Ben oltre il mezzo del cammin della sua vita, un bel giorno Erre entra in una chiesa, come da quasi quarant’anni non faceva, se non per qualche matrimonio o funerale, e si mette in piedi vicino alla porta: tanto impone il suo peccato, magari non enorme ma irremissibile in terra.
Da quel giorno Erre torna quotidianamente in quella chiesa per la prima Messa, e trascorrono gli anni.
Gli anni trascorrono e le forze di Erre scemano, finché un altro bel giorno, senza nemmeno pensarci, Erre fa qualche passo in avanti e va a sedersi nell’ultimo banco.
Trascorrono altri anni, e sono la vista e l’udito a scemare, sicché, per vederci e sentirci qualcosa, mica per altro, Erre di banco in banco risale la navata, fino a trovarsi al primo. Anche da lì ci sente e ci vede ormai pochissimo, eppure quel pochissimo è proprio, esattamente, né di più né di meno, il suo necessario.

a volte ciò che è necessario è molto difficile da vedere,
poichè la vita scorre in superficie.
Buona giornata Roberto
carla
Il cammino verso il cuore della vita si compie raccogliendo tanta manna quanta ne basta a ciascun giorno.
buona giornata
elena f
“Il posto al sole”, seppure inaspettato, non cercato – degni o indegni che si sia – (solo) nel cielo aperto della fede.
Grazie, Roberto, un caro saluto.
Giovanni
Cari amici,
grazie a tutti.
A proposito di “posto al sole”, domenica un vecchio prevosto sapiente, commentando la parabola del figliol prodigo” ha detto una frase cruciale: “non sappiamo neppure se il figliol prodigo, tornando, avesse veramente capito o fosse soltanto spinto dal bisogno”. Vecchio prevosto sornione! Che cosa può capire, di regola, la nostra intelligenza? E’ la nostra pancia che sente quando è vuota, ed è molto quando proprio la nostra pancia comincia a “capire” la differenza fra pieno e vuoto, fra cibo nutriente e veleno.
Anche le piccole e corte furbizie della della nostra creaturalità possono sollecitare la tenerezza di Dio.
Un caro saluto,
Roberto
sì, Dio s’accontenta anche della cipollina di Grušen’ka. è sua la forza di risalire di banco in banco, fino a toccarlo.