Provocazione in forma d’apologo 33

Ben oltre il mezzo del cammin della sua vita, un bel giorno Erre entra in una chiesa, come da quasi quarant’anni non faceva, se non per qualche matrimonio o funerale, e si mette in piedi vicino alla porta: tanto impone il suo peccato, magari non enorme ma irremissibile in terra.
Da quel giorno Erre torna quotidianamente in quella chiesa per la prima Messa, e trascorrono gli anni.

Gli anni trascorrono e le forze di Erre scemano, finché un altro bel giorno, senza nemmeno pensarci, Erre fa qualche passo in avanti e va a sedersi nell’ultimo banco.
Trascorrono altri anni, e sono la vista e l’udito a scemare, sicché, per vederci e sentirci qualcosa, mica per altro, Erre di banco in banco risale la navata, fino a trovarsi al primo. Anche da lì ci sente e ci vede ormai pochissimo, eppure quel pochissimo è proprio, esattamente, né di più né di meno, il suo necessario.

5 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 33

  1. Carla

    a volte ciò che è necessario è molto difficile da vedere,
    poichè la vita scorre in superficie.

    Buona giornata Roberto
    carla

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  2. elena f

    Il cammino verso il cuore della vita si compie raccogliendo tanta manna quanta ne basta a ciascun giorno.

    buona giornata

    elena f

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  3. Giovanni Nuscis

    “Il posto al sole”, seppure inaspettato, non cercato – degni o indegni che si sia – (solo) nel cielo aperto della fede.

    Grazie, Roberto, un caro saluto.

    Giovanni

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  4. robertorossitesta

    Cari amici,
    grazie a tutti.
    A proposito di “posto al sole”, domenica un vecchio prevosto sapiente, commentando la parabola del figliol prodigo” ha detto una frase cruciale: “non sappiamo neppure se il figliol prodigo, tornando, avesse veramente capito o fosse soltanto spinto dal bisogno”. Vecchio prevosto sornione! Che cosa può capire, di regola, la nostra intelligenza? E’ la nostra pancia che sente quando è vuota, ed è molto quando proprio la nostra pancia comincia a “capire” la differenza fra pieno e vuoto, fra cibo nutriente e veleno.
    Anche le piccole e corte furbizie della della nostra creaturalità possono sollecitare la tenerezza di Dio.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  5. fabry2007

    sì, Dio s’accontenta anche della cipollina di Grušen’ka. è sua la forza di risalire di banco in banco, fino a toccarlo.

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