L’ultima noia

di Mauro Baldrati

I lettori di Valerio Massimo Manfredi non s’illudano: L’Ultima Legione, film di qualche pretesa tratto da uno dei più riusciti romanzi storici di Manfredi, un piccolo capolavoro di genere, non è 300, il kolossal dove i piani narrativi e stilistici si incontrano con quelli dell’omonimo fumetto di Frank Miller, si fondono, si sfidano; è, al contrario, un filmetto senza gloria e senza infamia la cui sceneggiatura cerca di seguire pedissequamente la trama del libro, fino alla parte finale dove la storia di Manfredi viene abbandonata e scivola palesemente nella trama di un altro romanzo storico, non citato nei crediti.
La vicenda è ambientata negli ultimi, drammatici anni dell’Impero Romano (476 dc), quando gli imperatori si succedevano al traballante trono della devastata superpotenza e immediatamente venivano assassinati. L’ultimo degli imperatori, un ragazzino nel cui corpo scorre “il sangue dei cesari”, è minacciato da Odoacre, il re dei Goti che ha di fatto conquistato Roma, e dall’Imperatore d’Oriente. Un manipolo di eroi si assume il compito di difenderlo e, attraverso una serie di avventure più o meno rocambolesche, di farlo fuggire in Britannia, l’ex colonia dove le legioni si sono ritirate, incalzate dai barbari. Tutte meno una, l’ultima Legione appunto, che farà la sua apparizione trionfale nel gran finale.
Ma il tutto procede stancamente, per luoghi comuni, vignette scontate (c’è la solita storiella d’amore che prende forma, con tecnica da manuale di sceneggiatura per principianti) e, se i costumi sono belli e interessanti, pure le scene di guerra e di combattimenti non riescono a configurarlo come kolossal, al cui rango invece ambirebbe.
Il passaggio nel secondo romanzo storico non citato avviene alla fine, e si tratta della saga di Camelot, momumentale opera in 8 volumi dello scrittore scozzese Jack Whyte che racconta la storia di Artù, la spada nella roccia, ma senza magie né trucchi soprannaturali o ammiccamenti alla fantasy. Il tutto – nel romanzo di Whyte – è molto umano, con esatti riferimenti storici. Scopriamo così – nella trasposizione cinematografica – che il gruppo di eroi si stabilisce in Britannia e fonda una delle colonie che stanno alla base di Camelot; e scopriamo, senza alcuna meraviglia, senza stupirci, perché in questo film non una sola scena, un solo particolare sono degni di stupore, che una certa “spada dei Cesari”, che viene trovata in quattro e quattr’otto nel film, è una spada mitica – forgiata da una “pietra di luce caduta dal cielo”, cioè un meteorite, precisamente come nel libro di Whyte – la cui leggenda si tramanderà per secoli e secoli.

5 pensieri su “L’ultima noia

  1. fabry2007

    grazie, Mauro, è importante evitare le perdite di tempo.
    hai notizie di un film che s’intitola “A Casablanca gli angeli non volano”?

    Rispondi
  2. M.Baldrati

    Il film Casablanca, Fabry, deve essere interessante, come la maggior parte dei film “etnici” che vengono girati da qualche anno a questa parte. Purtroppo hanno una distribuzione stentata, è il dramma dell’Italia. A Bologna ormai dominano le multisale tipo Mc Donald, dove proiettano quasi unicamente film da cassetta, in più sale. Per vedere film come questo bisogna studiarsi il programma dell’unico cinema d’essai e stare attenti perché restano su non più di tre giorni.

    Per il resto (Gian Ruggero, sei stato molto più esplicito di me, ed è vero, l’attrice indiana, miss mondo 1994, è l’unica attrazione del film), personalmente non amo le stroncature: se ho la sventura di leggere un brutto libro o di vedere un brutto film perché sprecare altro tempo per parlarne male? In questo caso però si tratta di un piccolo servizio, soprattutto per chi, lettore come il sottoscritto dei libri di Manfredi, va al cinema con fiducia…

    Rispondi
  3. Gaja

    Ho come l’impressione che in questo augusto consesso di redattori LPELSiani ce ne sia A(K)LMENO uno perdutamente innamorato di Aishwarya Ray, VERO, FABRA?? 😀
    Comunque sul «Messaggero» ho letto una solenne stroncatura di questo film – proprio dal punto di vista della ricostruzione storica – a opera di un celeberrimo studioso di cui ora mi sfugge il nome. Grazie, Mauro.

    Rispondi
  4. akmeno

    Il film è una solenne delusione rispetto al romanzo (se piace il genere). Ma Aishwarya Rai vale da sola il prezzo del biglietto!!! E VIVISSIMI complimenti a Mauro per aver immediatamente colto la contaminazione con la saga di Camelot.
    (ehm… per gli appassionati di Fantasy, sapete che è morto Robert Jordan?)

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *