Una nota per chi vuole # 2

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52.
sul pianerottolo invento un amore
che non mi faccia più tornare a casa
né al sussidio dei portici alla pioggia.
col coma di beltà l’inverno clinico
così ne muoio ben contenta in nodo
dove il notaio non conterà eredi.
53.
[di Marina Pizzi, da Ricette del sottopiatto, 2007]

13 pensieri su “Una nota per chi vuole # 2

  1. marcosimonelli

    Delle volte vorrei avere anch’io un pianerottolo simile per inventarmi un amore che mi porti via, magari con uno scontato cavallo bianco e la solita figurina azzurra vestita cinquecentescamente. Ma sto in un terratetto, non c’ho il pianerottolo, così, se proprio me lo devo inventare, lo faccio sullo zerbino.

    Marina, molto mi piace la tua scrittura “corrente” (= che è come la corrente, con queste quasi sconnessioni ad alto voltaggio; che è corrente come l’acqua, tanta, frammentata ma coerente) e ogni volta che ti leggo mi viene la voglia di ricercare tutta la tua bibliografia cartacea e in bit (da bravo lettore collezionista).

    Saluti!

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  2. Giocatore d'Azzardo

    Col Solmi mi siederei volentieri a un tavolo di carte; sui pianerottoli invece è difficile giocare.

    Blackjack

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  3. andrea margiotta

    “sul pianerottolo invento un amore
    che non mi faccia più tornare a casa”

    Allora: io dico che questo è un attacco debole e da canzone di Sanremo …
    Piace? (anche Baglioni o Giorgia piacciono) …
    De André? Grande chansonnier … (caso a parte, spesso, o quasi sempre , poetico) …
    Se usassi una carta per coprire il testo – come faceva il grande Roberto Longhi con le foto dei quadri, partendo dai particolari – non procederei più avanti perdendomi un’altra scivolata che è la leopardiana beltà … (attenzione alle parole antiche, magari rileggetevi quel che il Ghepardo di Recanati ne pensava, lui che usava una lingua comunque letteraria e che già non si parlava più ai suoi tempi ) …
    Qualunque grande poeta o grande critico – (ma può bastare anche qualche bravo editor magari di Grande casa editrice, che spesso sono i migliori) portrà dirvi la stessa cosa …
    Ora Marina s’incazza, oppure mi dice qualche cattiveria o non mi risponde …
    Io perderò una potenziale lettrice del mio prossimo libro (che potrebbe essere di un grande editore) …
    L’arte però è una forma di obbedienza …
    Sia per me che per lei che per Marco Simonelli, interessante poeta, come dissi …

    Ciao ciao (alla DeGregori…)

    Andrea Margiotta

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  4. Marina Pizzi

    andrea, il distico iniziale così narrativo, così à la page, così in prima e frettolosa lettura corrivo è, è ovvio, voluto e scelto: ti sei fatto fregare?! leggi il resto e prova a volgerlo in prosa da bravo scolaretto o critichetto o chierichetto o come vuoi tu. ciao ciao, bell’amore, ciao

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  5. andrea margiotta

    Marina: una caduta (voluta o non voluta) resta una caduta: nel tuo caso 3 nel breve spazio di 5 versi… Non invoglia molto all’esplorazione del tuo macrotesto …
    Non so chi si faccia fregare realmente, poi, io con il mio orecchio quasi perfetto o altri che si bevono di tutto, specie in rete …
    Se ti piacciono tienile, ovvio: non mi cambia la vita … e stop …
    Mi era solo andato l’occhio lì …
    Solo che, se uno casca, non serve a molto dar dello scemo al fanciullo che si mette a ridere della cosa 😉 … (come poi ti avevo già pre-visto … nei tuoi tre possibili modi di risposta …) …
    Ci sarebbe una quarta possibile risposta che invece è quella giusta per uno scrittore serio …
    Chissà se la trovi … 😉
    Adieu

    Andrea Margiotta

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  6. Marina Pizzi

    tu fai addirittura capitomboli: addio.

    il distico iniziale io lo trovo delizioso, cantabile, fanciullino.

    la tua prepotenza perfetta è proverbiale, margiò!

    la quarta possibilità te la lascio e, mi raccomando, attento!, dato che cadi così spesso. e, poi, non sei affatto capace di pre-vedere…

    stop.

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