Finta meraviglia di credere in scontatezze
e la nostra fiducia nel domani,
e poi retropensare
alle cose che facevamo ieri e più di ieri.
Nulla, solo parole
su rotaie di tram, su gomme di strada
lungo tutta Buda, freddi come lime.
Così cento giorni si ressero sulle gambe
solo per poco.
Sulle tue gambe.
Finta meraviglia di credere in scontatezze
ho creato una specie non rara di mondo
a misura delle otto ore, fino alle sei.
Dopo, il mondo lo crea solo la fame
di vera vita animale. E così, ma certo
si fa in fretta, anche se con la lentezza
dei dinosauri in via d’estinzione.
Flessi sulle gambe, ci guardiamo l’ombelico:
tu controlli il mio, io naturalmente il tuo,
e se tutto è in ordine e ha un senso, là e intorno.
E l’ora di crollare – come manichini nel sonno
non tarda mai a venire a bordo di un’ombra pura.
Traduzione dall’ungherese di Natalia Hornung
Gyula Bastos (1963, Budapest) è insegnante e montatore cinematografico. La sua raccolta di poesie Gyula Le Pivot Orient Express (1995)è stata tradotta in sei lingue. Lavora da quindici anni a un romanzo, Bea Balas & Bea Perkas, atteso per l’anno prossimo, sulla storia di una famiglia ungherese dal 1956 a oggi.


le saghe familiari….da 15 anni…dalla repressione del 1956 ai giorni nostri…da rabbrividire al pensiero di questo poveraccio; dickens e balzac almeno li pagavano a cottimo; preferisco la scrittura in versi, come questa: dice lo stesso e il rendimento in termini di costi/benefici mi par ottimo (quell’ora di crollare che mai tarda a venire), auguri all’autore e alla traduttrice che mi par rendere bene senso e suono anche se non conoscerò mai l’originale ..Viola
l’ungaro tiene. da piccolo mi ricordo “i 100 giorni di gyula”, un film a puntate per ragazzi. stavo diventando buono , a vederlo. poi c’era “gustavo”, il cartoon della hungarofilm. quasi inquietante, muto.
saluti,
rs