40.
la donna sempre sola affacciata
nei panni in balìa
confeziona clessidre
sa di curve che stralunano
nell’occaso di un sole allo smacco
nel fusto scalfito di un albero
nel berretto del capostazione
logorio di trilli e segnali
di va e vieni lei lo sa il saluto
del miserrimo guardare nel ritmo
di una persiana da rincuorare
nel ladruncolo stipo di lettere
dove prestava servizio il miracolo!
41.
clessidre ritmiche gaiezze
le nuche del tempo
i creduli inviti di evviva
la maestra che insegna
calamita il chissà
la rotta viva di fole in resta.
spensierati alambicchi dettero
alluvione e carestia
mai una diga mai un lasciapassare
per le aureole dotte di accanto
accanto capire con vista…
42.
ora di lui s’interri
lo spilungone agone
il dispaccio di non ritorno
dicano addio al suo portone
per sempre uso ad essere stradale
per tempi di altri dispetti
43.
le ginestre gialle e rosse le hanno bruciate
con la scusa dell’agosto
le braci non portano nulla di buono
solo libertà orrende e marchi di commiati
l’afrore in gola e mantice la morte
disseminato il re di figlioli bui
44.
anche nell’erbario il sudario
la conca in brace di chiamar la gemma
immacolata concezione
dopo il falò la madre in tanta cenere
oltre baracca il varo della foce
45.
nel crollo del vocio tu sei l’ennesimo
bambino senza manna.
chi concluderà a consolarti?
quale presepio servirà il tuo petto
dal convulso abbaiare dei cani?
invero tu sei limitrofo
alla foggia del lutto in piena vita
quasi un cratere soltanto di elemosina
nel sì cortese che ti sfilaccia un poco
rispetto alla grondaia in piena foce
46.
oh ruotami bravure di commiato
da qui a lì un librino di rugiade
nel ritmo conforme di un editto
pure appello di un tocco di consorte
l’addio comune mai falla la ronda
dentro il soqquadro del respiro chiuso.
47.
in una distanza di truffa
l’asilo noncurante nella blasfemia
di agosto questa città qualunque
manciata di un ritmo crudele
perimetro di opere qualunque
e qui la normalità del fosso
la sporcizia dell’aria e la combusta
pretesa della resistenza in stanza
la stazza di una morte miserrima
canotta senza redentore
48.
in preda a braci di lutto
la foga senza tema della polvere
questa mansione del desco
sconsolato dattero al deserto.
in preda a filigrane e parsimonie
la rotta della lente senza fuoco
opaca a far madrina al cieco vicolo
consolato dal pendolo a ridosso.
in preda alle porte che sbattono
le valenze del torto.
49.
appiglio sulla notte il gioco comico
curato dalle rotte che non sperperano
né rade né picchi i sensi-frutti.
oggi è il giubileo dei cani e dei gatti randagi
appiglio alla ciotola la trama tragica
il branco della solitudine.
appiglio sulla lacrima resistere
crisi del sale crisi del pane
d’altri la gioia? punto di non ritorno
il prodigio dello sguardo senza pesi
nella pineta la ventola che dà da volare:
salvo l’occaso giunonica l’aurora
50.
il dovere della notte
ha sempre badato di correre
tanto prestando il ciglio alla lacrima
del vento senza fermarsi alla giostrina
di paglia simulacro di chissà
quale amorazzo infuso consolante.
via di villa giunonica la perdita
del tatto della vita.
51.
la gioia col sole è solo una sottanina
pittata a globo come per inventarti
la partecipata felicità
la cicca del remo alle marine.
col basto del dolore la rima nera
nello stanzino per ripararti
da troppi ospiti che ovunque attirano artificio
contro una salsedine di filo
il gran dolore sovrano manico mozzo.
i fiori dissidenti chinano corolle
ma il polline resiste le discendenze
le glorie altrove per occorrenze d’abaco.
52.
dammi un lato di venia
pel caso fatuo la carne della fine.
col cuore in ecatombe sto lo sfratto
dovuto alle balìe. il lusso del tempo
la voluttà del vuoto
dove imprendibili le nuvole del credo
e le gimcane tutte
dove l’addendo sfinisce al sottraendo
e già ne smuoiono con disdetta
il corso il fato nudi della moria con trappola
quale sgomento in atelier contratto
a semplice conteggio un accidente e un meno;
invece c’è la vita che reclina
solo perfidie di abituri
esclusa venia esclusa per i giocattoli
che accolgono e declinano.
53.
mi sa che verrò a farti incanto
così per fingermi margine felice
libagione di atleta in apice e/o in coda.
mi sa che verrò a farti tràdito
qui alla memoria mortuaria
dal primo attimo a mo’ di boh!
mi sa che verrò a farti mio
liberto nel cannocchiale di questa Roma
marziale con i poveri che vegetano.
mi sa che vorrò il tuo sorriso
riarso dalla rendita di eclissi
faccendiere di un apice di dio.
mi sa che vorrò il tuo dispendio
qualora la preghiera è lo sciupio
di una pagina già letta mille volte.
mi sa che vorrò la nenia lenta
qua dalla baracca che mi fregia
nel nome di una carica di ritmo!
54.
sta per arrivare il fuoco e
i libri piangono
l’urlo del dorso sfilacciato in mille
eremi d’urla
sta per varare il giudice il tuo
ergastolo stortignaccolo poeta
in far di nomi
sta per tornare il torto della fiaba
lesta la bambina con il cerchio
a far da ninnolo
sta per commettersi illogico un tuo bacio
con la ventura a panico
a far lo spettro
sta per viaggiare oltre polvere lo sguardo
patriota del giro che lo afferra
artista in un flash
sta per stordirsi il varco del tuo amore
commiato del viluppo lo stemma
al posto della cura lo stempiarsi
55.
chiamami dal bavero all’occaso
presente remoto granitico appello
sul costato di marzapane
sicché ascoltandoci un poco sonnecchi
la ronda data vincente.
56.
la cura della notte se leccornìa
il corso del buio l’ora ennesima
nella fisionomia del niente
quasi il profilo occiduo
l’inferriata maggiore è tutta divelta
nessuno è scappato dacché inutile
il lasciapassare. le sparizioni delle creature
sanno tutte le filosofie poliglotte
eppure nessuno comprende
né lascito né illuminazione
salva per poco la conta sillabante
57.
è strada chiusa il perno di vederti
dacché cercandoti dote di via
so l’invece del secchio capovolto.
il lutto del canestro la fa da padrone
nonostante l’altezza smisurata
dell’atleta consenta di abbracciare
il davanzale. la vittima col saio della notte
fa processione il gomito a saltare
verso di là dove la rivolta segna.
58.
la strada s’incolonna sudario
nel danno estivo la pazienza maggiore
dell’anno. da qui alla bussola
la solita spranga di eclissi
che dà dolore movimentando massi
sul tarlo del silenzio sulla leggenda
del peso massimo, fuscello.
59.
in uno scorcio di venia
stato di non esserci
polso di silenzio
strada di collasso in un erbario.
60.
meticcia la salsedine del volto
trasuda sabbia
anticipo di cenere
l’acqua calunniata
minata a malta.
61.
estate il mito delle statue
del mare reso al secchiello
della maretta dentro la conchiglia
del molo all’infinito della zattera di cielo
vestirci di un grappolo di uva
vederci dietro una tenda
pronuba dell’ombra stenta
che dà silvano il sole
cruento altrimenti
venuto a spegnerci la vista
lo sguardo al guado solo per granello.
62.
La gita di rondò
la gita fu un rondò di sguardi.
i sedili del pullman erano o troppo vicini o troppo lontani.
i vicini non interessavano, i lontani invece sì:
lì sedevano gli amanti possibili,
le sillabe dell’accento, accentate dall’emozione
accentuate zone di tatuaggio.
la gita finì con un nulla di fatto:
il piazzale di accesso al ritorno
parve nemico, sventrato da un bombardamento:
i saluti tremolavano nei versi giusti
ma le stigmate già si andavano aggirando
nella gattabuia di un ricordo di rimpianto.
63.
dei bambini all’asilo i grembiulini
profumano di latte di gote
di versamenti di unguenti
di terra strapazzata ai pazzi giuochi
di fionde svelte lo scontro col cielo.
al camposanto le tombe delle gioventù
mansarde in miniatura per la sberla
ha simulacro di scampo di crono
combinato con un accatto ancora
d’àncora trinciata per sasso lapide.
64.
chiavistello e scure sono gli orecchini
del balbettio al potere. l’amore vitreo
del girino non fa ranocchio
né la raucedine del condannato
nasce imparata. il bilico che abbracci
cigola dondola in una donna
dal nome naturale. eppure nessuno
è felice tra l’addobbo e lo sgobbo
per l’addobbo. la luna sulla biga
della scienza non bara neanche più
di amarti.
65.
La ringhiera ghiotta
Attorno alla moria del tuo costrutto
ricordi la cicala che ti svolse
simile alla marea ma nato eraso
reso roso arreso errato raso reo
in coda alla perizia della cenere.
Pendulo intarsio di tutte le perdite
già prima d’imparare ti convenne
l’inchino della pena alla natura
alla ringhiera ghiotta di ogni vento
sconnesso con la schiera delle lapidi.
66.
attorno allo scalino un grado dell’inferno
di uscire di entrare di stare
pianoro rosato senza scaturigine
67.
all’agonia dei resti
il mito di strapparti
gioia di fiato vetta sopra
il ciglio dello sguardo
terra equorea mente di quota
felice quale un pungolo
sorriso a dondolo quale
amido l’abito magnifico.
68.
coriandoli di fame queste lucciole
agostane fievoli fogge di ciondoli
voli di luci cicatrici appena
69.
il lascito della capanna è la cattura
sotto la lingua l’antidepressivo viso di ieri
il trattino di un giardino gemellato
alla giostrina con un intingolo di madre
seppure da adulta pianse le cimase
e le civette e le cicale e le formiche e tutte le favole
blasfeme sul levante oranti sul ponente
vicendevole il vuoto sul comune
berretto pel riparo della nuca
70.
nulla salverà il tuo tratturo
questa foschia al chiodo della forca
calcata sulla multa per viandanza
71.
tra una scalata e un fosso
il viso senza presa del diplomatico
la palla al centro con risultato al trucco
72.
ipotesi di nenia il dondolio dell’amàca
che non c’è. dormi vestito per recupero
di tempo che chissà.
potresti amare un vagito al sorriso
che non c’è. il canticchìo dell’alba
bara anzitempo.
73.
sulle spiagge i falò innamorati
opprimono conchiglie tranquille
ogni amore fa male ad altro amore
il movimento e la stasi si supplicano
con il calcagno nel fosso con la ronda
armata sulle care facce. la disfatta
in un gelo d’identità.
74.
un remoto pastrocchio ti supplicò
di non nascere mai più. i libri
letti col furore del condannato
vollero una diga per proteggerti.
il tempo bruciò il singolo plurale
insieme ai brevetti di soccorso.
75.
senza malìa sua madre era abituata
all’ordine maniacale della casa.
un ordine senza conoscenza
per un museo belloccio
di un io legnoso sodo alla vita senza capire
le scintille delle lucciole patriote
che precocissime sparivano al buio buie .
la cura era una non cura, solo i fiori sulla veranda
si amavano. per il resto i cuscini del salotto
non servivano innamorati o bambini sul pavimento,
la cucina non invitava odori né le stanze
sopivano rientri o festività di giuggiole.
76.
cornucopia dell’ira la poesia
nudità del pio blasfemo
modo del duttile per un mondo di spranghe
ghetti di animi alla forca.
le poesie le leggevi con la torcia
ti hanno ucciso per ebetudine
per la giuria del dopo cenere.
c’è quaggiù un arso campionato
padrone di soldatesca ed esca viva
sconforto di pane alle parole in fondo.
77.
nella solita visuale s’è rappreso l’ematoma
scansione pessima comprensione.
ruggine in palio la discoteca del futuro
questi corpi agitati da tante frodi
nel messaggero di una buca senza bulbo.
le mestizie asprigne del sottocasa
vogliono obbedienze, debbono tornare
alla boria del lessico mortale.
78.
girandola del seno il tuo costrutto
distrutto dalla rena delle collere
dovute ai giardinetti del giro
di cattività, di cavità
atee come le scimmie
piangono dio con la pietà che non ha.
79.
a testa in giù mi si è sconfitto
il cuore, staccato il petto
il blu marino delle estasi
quelle conchiglie vuote senza occaso
la folla gemellare dentro gli occhi.
80.
la penuria dell’albore
rende al bene del poco o minimo
allertare il cibo.
la giuria del polline
per fortuna non sceglie
il turno di casa mia.
la furia del lutto tartassa
le grandezze di ieri intorno ai sì
oggi lignei oggi per la lapide.
pira di sale il petto alla berlina
di passare pure col cadavere
lungo le giostre gotiche del vero.
81.
queste rose che prendono il volo
per sorridere comunque
non sanano nessuno
né il sussurro né l’urlo
davvero gemelli
mono del mono zigote
82.
al pari del coriandolo la fretta
di non sosta.
quale perditempo schioderà lo sguardo
dal dominio?
quale gerundio in apice strapiombo
danzerà con te?
una zolla di zucchero è una stanza
con la premura al muro
83.
un quaderno bianco mi sopravvivrà
un quaderno bianco che fa da base
alla base del computer per sostenere
un po’ più in alto il monitor almeno
ad altezza di sguardo di lettura
84.
Aspettami sull’eremo del tarlo
gioia di noi che ne fummo morti
nei costoni delle rupi nelle piazze
metropolitane d’ascia, credimi
nel lutto delle fiere e degli agnelli
libertari al sangue.
eppure le premesse delle lune
degli amanti furono gli addobbi
le bettole del giorno sul comunque
chetarsi nullità di arsi.
85.
Metropolitana delle rotule
dalla luce al buio dal buio alla luce
cedimi al miraggio dimmi la girandola
che dal dolo del vento mi ami
salsedine di zucchero
equità di pace l’ingombro.
86.
allunga del mio bavero il cipresso
sconfessami dal giro della perdita
le dita intrise di sevizie vizze
acropoli del vuoto questo stordire
indetto dalle rendite del senso
soppresso in coda con le giostre appresso.
87.
assumimi al cospetto dell’arcinoto
ch’io possa finalmente capire
lo scardinato gerundio di chi nasce
acidulo comunque sotto il dubbio.
in più un bacio se dato o non dato
se ricevuto o preso o imbevuto al vuoto
non somma la sirena della voglia
del vivo del morto del nascente morto.
tanti macigni irruppero la gioia
questa condanna cinta di bravura
l’intonaco del limbo per breviario.
in più nel teschio ci sarà chiunque
l’io blasfemo con la strage di stato.
88.
in terra si adunò questo sopruso
patito dalle rendite ridotte
sotto bivacco.
al comico che generi risata
vorrei reggere lo strascico dell’eco
sopra la spranga della galera
in piena ronda.
a te che stani l’abaco prestato
verranno a toglierti lo sguardo e il cipresso.
89.
fuori dal coro ci sopravviva il mare
la dispersione immensa della sabbia
la bravura senza vena di clessidra
l’enciclopedico bagliore di guardarti
amore in sangue, lascito scalzo l’arsenale
90.
racchiusa in una giostra la tua fidanza
qualora fosti libertà di gioia
sul davanzale a dondolo giammai la morte
ma il trenino nell’aria il tappeto volante
arcinoti a tutte le bestiole di batteria
per il mangime massimo
pur minimo, crudele.
91.
le verifiche dell’indice
identità di vuoti.
le ammende del contenuto
realtà di vuoti.
le coste della terra
facoltà violate.
le chele sulle unghie
artigli per le vendite.
il ciclope sulla pertica
rimesta nelle pentole
ingurgita ognuna di tutte le lettere.
la scarpa lessa di Chaplin
si è ancora innamorata.
il permesso sulla ruggine
è scaduto da un bel pezzo:
la girandola gironzola pazza.
92.
quale anomalia intervenne a renderti savio?
quale filastrocca la rendita del sonno?
quale capanna ispessì il tuo nome?
quale accento inventò marea?
in preda alla stanza del disuso
visse il mal d’aria timer di rivolta
verso lo zero del titano avvinto.
93.
in un modulo di archivio
ho visto il chiodo
chiuse le dighe sulle gaie fonti,
con la bisaccia del lutto parlo poco
ariano o mongolo il sudario
del popoloso lascito
scisso, veterano l’imbarco del fuso orario.
in argine alla crepa di levante
il midollo dell’agnello.
94.
mandami un sillabario
d’oltre note e sillabe
mandami un manubrio contro
il brio di tutti i potenti
frulla il mio esofago d’arsenico!
dal fulcro della trottola
la croma e il crono del dio pessimo
questa manciata sciatta che fa la morte.
95.
nel ladro che cintura la mia strage
96.
non occorre del chissà la cosa stenta
un dito di aceto il verdetto
tutto premuto sul grilletto
che sconta mimetismi alquanto ingenui!
97.
molto cara la fretta di chi non si disputa
che con l’ennesimo sudario rincasa
dopo la mensa di plastica
con le stigmate negli occhi
il prete intanto celebra ricelebra festività
con le occorrenze del tarlo nella sporta
98.
aggiungimi al soqquadro del rigagnolo
nelle storie dei grilli non presi
sulle pallottole che sparano coriandoli
su dove avviene l’indice al veleno
che svende la gincana all’agonia
nel ladro che cintura la mia strage
99.
fu un traffico di alunni la sua vita
spampanata al papavero di un attimo
100.
davvero ci sarà il tuo martìre
contro le teche delle lune
chiuse sugli asfalti periferici.
verso concluso ti dorrà
quel grato affanno innamorato
delle vie secondarie e laterali
quale un mestiere di avanzo
per campare lucertola imprendibile
*******************

un post davvero succinto.
grazie, e saluti
rs
sì, rs, lungamente nudo, così, se dovessi morire, mi sarei tolta un pensiero.
sai, rs, ti devo confidare che mi ricordi tanto FK di qui. se è così, beato te che ti diverti tanto o sembri farlo. la letteratura è, ormai, una fogna. ciao, ruggero o franz