Padre mio che sei in cielo, di Francesca Tini Brunozzi # 1

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(PRIMI NOVE CANTI)

preghiera civile
[ 2007 ]

I

Padre mio che sei in cielo resta là
non tornare in terra perché qui c’è guerra.
Ho sperato che fossi tu a espiare
che fossi proprio io a pagare nella vita
con la vita tua tutti i crimini di guerra.
Che fossi io a risarcire con la tua perdita
a far tornare la pace quaggiù in terra.

II

Mi sono illusa padre che questo sacrificio
servisse sulla terra. Se adesso sei in cielo
sei stato però in guerra come tuo padre
senza tuo padre contro te stesso.
Tanto fa lo stesso la guerra è guerra.
Non ho tue storie da raccontare ora
la storia non parla di te né di tuo padre.

III

Ero in vacanza io d’estate ero in Francia
in albergo con la porta del bagno aperta
nella sera sulla stanza e la tivù accesa.
Sul terzo canale RAI la notte del dieci agosto
il Rabbino racconta cosa vide a Sant’Anna.
Ho giurato padre fino a che avessi mai vita
di combattere senza nemico la tua scelta.

IV

Ho sperato padre mio mi sono illusa
di salvare te e il mondo intero da una scelta
quella tua sbagliata dei diciassette anni.
Rinunciando a te con la tua nella mia vita
ho sperato che il giorno che fossero morti
tutti i figli maschi della tua generazione
il mondo sarebbe stato immune dall’orrore.

V

Ma tu sei morto padre mio padre caro.
Padre buono per come ti ricordo ora
ma per come ti ho conosciuto io
cattivo nel dolore tuo recluso nel terrore.
Con lo sguardo sbarrato sopra il piatto la sera
chissà cosa vedevi tu che non raccontavi
che cosa rivedevi di quella guerra a cena.

VI

Avevi solo diciassette anni padre mio
il primogenito di sette figli eri proprio tu
tu che dovevi stare al posto di tuo padre
non c’eri tu al suo posto vicino a tua madre.
Lui a Salò mentre tu scappavi in Germania.
Lasciasti tua madre vedova una volta di più
per dimostrare a lei che eri tu il più grande.

VII

Non hai mai parlato papà a noi in famiglia
padre nostro di cosa facesti in guerra.
Non hai mai tradito nostalgia a parole
ma nel tuo cuore tu portavi il terrore
della morte sul confine della nostra terra.
Mi hai detto una volta dei Maori – li pézzi
sulla Linea Gotica li vedevi ancora brillare.

VIII

Gli Inglesi mandavano avanti loro – li Maori.
La guerra è guerra e gli schiavi schiavi
proprio questo mi volevi insegnare padre.
È l’unica storia che ti sei lasciato scappare
una frase tra i denti in un sorriso di terrore.
Chissà se l’hai visto davvero coi tuoi occhi
o te l’hanno semplicemente raccontato.

IX

Di te e di quei mesi riascolto poche frasi
la mamma forse sa tutto ma non dice.
Fa bene la mamma a non tradirti padre
a non patire orgoglio della tua storia.
Della sua stessa storia di piccola italiana
di bambina che non conosceva te ancora
di madre poi con te la stessa madre mia.

(Continua. Da: “Frau”, Edizioni Torino Poesia – 2007. Immagine: Alberto Burri, Sacco IV, 1954)

9 pensieri su “Padre mio che sei in cielo, di Francesca Tini Brunozzi # 1

  1. jolanda catalano

    Bellissimo ritratto Francesca,la figura paterna si staglia nitida e lo strappo doloroso della
    separazione vibra e si fa canto nei versi fluidi e corposi che rimandano a una malinconia di
    fondo:nessun libro di storia lo ricorderà,né lui né altri padri.
    Grazie perchè domani mio padre avrebbe compiuto gli anni,classe 1913,e non avrei potuto leggere
    nulla di più giusto che me lo facesse dolorosamente ricordare.

    cari saluti
    jolanda

    Rispondi
  2. francesca tini brunozzi

    cara Jolanda,

    sono molto soddisfatta da questa mossa iniziale, così breve e intensa, della tua chiosa ai primi nove canti del poema.

    è vero, la storia non parla dei giovani che entrano in guerra e che, se usciti di là, si ritrovano a essere padri nel resto della vita: nessuno si occupa più di loro, si ignora tutto (forse si vuole dimenticare o nascondere, rimuovere) e non si comprende che è proprio sulle vite di questi giovani che si procede a costruire la società.

    sono davvero commossa del fatto che tu abbia trovato in questi versi un tributo a tuo padre, in una ricorrenza che mi auguro per te possa essere più amorosa e, per questo, meno dolorosa.

    cordialità,
    Francesca

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  3. listexxx

    tamara padanica con volpe argentata e cabinato hard top con padre accarezzato nel riposo estremo, attendo il seguito.

    saluti, con stima

    rs

    Rispondi
  4. fk

    Grazie a te Francesca. I nostri padri sono fratelli ideali.

    Informo che la seconda parte andrà “in rete” a giorni. Seguirà la terza e ultima parte.

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  5. francesca tini brunozzi

    @ rs

    felice di figurarmi in tale guisa ad accarezzare la nuca di mio padre.
    (mio padre di una donna sì descritta avrebbe sentenziato ‘orpo, che telaio’)

    scaldo il mio cuore sotto la volpe argentata di tamara e con te attendo il seguito.

    ricambio la stima e saluto,
    francesca

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  6. francesca tini brunozzi

    @ Listexxx

    sommo Solmi, grazie per il tam tam hop hop a liberinversi (ma là non ti ho trovato numeroso) e grazie per la figurina della tamara padanica in volpe argentata.
    facciamo la pace da dove eravamo rimasti? Io torno alla recensione di Guido Michelone a Frau qui su lpels.
    ci sentiamo là (se nulla osta).

    un saluto,
    francesca

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