L’impero e l’imperatore di Francesco Scopelliti

Un sobbalzo improvviso/ l’occhio che prima sondava la parete sbiadita vide una stella accendere l’oscurità. Era strana quella stella/ rossa e dolcemente intermittente. Una nube di fumo scosse l’ombra. Un tizzone di sigaretta. Cazzo/ qualcuno era adagiato sulla vecchia poltrona/ qualche vecchio stronzo non timorato di dio addirittura fumava.

Aron scattò in avanti.

Fermo/ sono armato.

Una voce cupa/ e l’adrenalina del filosofo venne giù di colpo inchiodandolo come una statua di cera.

Giuro che sono armato e se ti avvicini.

Il click del cane della pistola che veniva portato indietro.

Stammi a sentire/ filosofo dei miei coglioni. Qualcuno/ i nomi non ti interessano/ sta combinando un discreto casino/ e sta facendo incazzare molto noi/ cioè/ la brava gente del governo. Noi pensiamo che tu sia un pochino a mezzo in questo casino.

La risposta di Aron restò afona/ depositata tra le cavità oscure del suo apparato orale.

Hai perso la lingua stronzo/ c’è un problema che non hai valutato/ il problema é che o ora inizi a dirmi quello che sai… o muori.

Il filosofo non seppe ciò che il suo cervello gli suggerì/ ciò che il suo istinto gli dettò. Salì una vampa dai suoi organi interni/ calda come il fuoco/ simile al brivido che agita gli innamorati/ forte come l’impeto che anima i guerrieri. Si scagliò con un urlo di rabbia contro l’oscurità/ dritto verso la bocca di fuoco della pistola.

Due colpi esplosi. Dalla canna armata con il silenziatore partirono due rasoiate veloci/ dal suono simile ad una moto che sibila sull’asfalto. Il primo proiettile penetrò nel collo/ soffocando Aron/ riversandogli il suo sangue a gorgogliarli in gola. Il secondo bucò il polmone/ oltrepassandolo come fosse debole miele/ uscì e si schiantò nella libreria finendo in un rumore sordo sul muro.

La veridica risposta alle sue domande/ il suo casus belli esistenziale/ il dubbio iperbolico sulla morte e sulla vita/ era lì/ pronto a portarlo via/ nella sua cruda consistenza ontologica. Il filosofo Aron era ormai fottuto.

Finiva tutto in un crollo al suolo/ il crollo molle e a-plastico di un corpo senza vita.

Il killer levò di tasca un fazzoletto con il quale svitò il silenziatore incandescente. Gli servirono solo quattro passi per uscire con decisione da quello studio/ per uscire dal covo di un pensatore mai noto.

Il killer si trovò sulla scala d’acciaio/ la pistola fremeva ancora nelle sue tasche/ ed un lieve vento svirgolava i lembi del suo pastrano. Estrasse il telefono e/ mentre i suoi occhi si perdevano in quella trama fitta di tetti cupi/ compose sul display semplicemente il tasto uno/ era un telefono particolare quello.

Tu….tu…tu…tu…lo squillo sordo della comunicazione.

Ci sono! Hai fatto?

L’ho dovuto stendere.

Ma sapeva… Ti ha detto qualcosa? Ha cantato?

Non so se sapesse/ se fosse implicato/ non ha detto nulla/ mi ha aggredito e l’ho ammazzato. Cazzo dovevo fare? Mi avevi detto che era uno smidollato/ invece… ha provato ad aggredirmi. Comunque se ha reagito…beh…evidentemente sapeva qualcosa.

Merda/ io sono convinto che quel pensatore politomane in questa congiura di merda ci entrasse eccome. Niente. Di nuovo tutto da rifare.

Mi spiace/ ma le perquisizioni a casa dei senatori?

Niente di niente. Brancoliamo nel buio/ nel buio.

Il killer chiuse l’apparecchio. Puntò l’occhio verso il basso tra i sipari che il metallo apriva sulla strada/ un enorme auto governativa lo stava attendendo. L’identità/ il suo volto. La sua nuca bionda era orlata da un orizzonte suburbano/ in lontananza una raffica di ciminiere puntava il cielo come guglie. Gotico/ tutto molto gotico. Quel cappuccio scuro che indossò/ su cui spiccava un arzigogolato numero tre.

Morto Aron/ esploso il suo polmone/ sventrata la sua gola/ consegnato il suo carico di sophia al nulla/ questo racconto potrebbe anche terminare qui.

I monti che si stagliavano su quel cielo giallo pisciato si erano accorti della sua scomparsa? No/ sicuramente no. La metropoli continuava a ritorcersi/ terminale/ vacua/ straziata/ pareva un porco al macello. Eppure se i dodici lo cercavano/ se/ anche pur maldestramente/ lo avevano ucciso…. Se.. ma. Voleva dir qualcosa certo questo loro interesse. Non si fa niente per niente. Do ut des. E la fisica rimembra principi basilari/ ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

Il filosofo c’era dentro fino al collo/ lui/ lui timido/ lui debole/ lui tapino. Era buffo/ un topo da carta scritta e le sorti del mondo. Era buffo/ ma la storia sa che tutto è possibile e tutto è concesso.

Aron pensava alla sua morte in modo compulsivo/ mai avrebbe pensato di morire ammazzato per mano di una pistola. Lui si immaginava vecchio ad agonizzare in un letto/ con gli occhiali perennemente inforcati per cercare di vedere il trapasso in faccia/ di carpirne i segreti. Ora tutti noi/ che seguiamo questa vicenda/ possiamo solo augurarci che quella scommessa sull’eternità/ sul nulla/ sul pervenire ultimo del nostro individuo si sia risolta chiaramente/ e che la domanda del filosofo sia stata in qualche modo pacificata nell’eterno presente/ del tutto/ o del niente.

( Da L’impero e l’imperatore, per gentile concessione dell’editore Ennepilibri )

 

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