Un delirio razzista

Quello che segue è un delirio razzista e il suo autore, purtroppo, è un redattore di La poesia e lo spirito. Il testo integrale si trova qui.

Ecco un lacerto significativo:

Sana palestra in attesa di quello che verrà. Duri e puri nelle vostre posizioni, ma spero pronti a coalizzarci quando giungeranno (e già son giunti) gl”infedeli’… sia infedeli nei confronti del nostro Dio sia nei confronti della nostra scienza… comunque avversari, nemici, della nostra cultura, della nostra tradizione, del nostro sapere, della nostra identità… e non ditemi, miei cari positivisti o moderati o umanitari o quel che siete che chi sta arrivando porta rispetto a voi e non a noi.

Per rispetto allo stomaco dei lettori tralascio di portare in prima pagina altri passi in cui Gian Ruggero Manzoni non si perita di spiegarci come qualmente i musulmani “succhiano, sporcano, appestano” e “si accoppiano bestialmente”.

Bollare il diverso e l’altro da sé non solo come nemico ma come bestia è la premessa immancabile di tutti i genocidi, inclusa la Shoah: una volta marchiato l’altro come essere inferiore e indegno di rispetto, sterminarlo sarà un gioco da ragazzi. Be’, sarò strano, ma io a quel gioco lì non ho intenzione di giocare.

159 pensieri su “Un delirio razzista

  1. Marina Pizzi

    aderisco con assoluta convinzione a questo post di sdegno di Luca Tassinari. forse il male peggiore di Gian Ruggero Manzoni è di non sapere fino in fondo di dover ancora morire come tutti noi.

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  2. Rina

    Probabilmente GR ha avuto il coraggio di dire quello che molti pensano e si guardano bene dal dire..o forse lo fanno, ma non certo pubblicamente.
    Per la cronaca, io appartengo al gruppo che si tiene la propria opinione per sé facendone oggetto di studio personale.

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  3. paola castagna

    Sapevo dell’uscita di questo post, letti i vari commenti sul post di riferimento, e sinceramente mi aspettavo qualcosa di decisamente diverso,di più concreto, di più interessante.
    Abbastanza noioso, ma due righe le scrivo.

    …Quello che segue è un delirio razzista e il suo autore, purtroppo, è un redattore di La poesia e lo spirito.
    Più che un delirio razzista, chi conosce Gian Ruggero Manzoni, sa benissimo quanto il suo provocare sia “famoso” e quanto non abbia mai mascherato i credo o delle prese di posizione.
    Come credo anche che non abbia bisogno del mio intervento per trovare risposte.
    Per quanto riguardo il fatto che sia un redattore della poesia e lo spirito, aggiungerei un E che Redattore.
    Non credo abbia bisogno di me anche per questo, testimone sono le visite, i commenti, la quantità di dialogo che i suoi post producono.
    E quante le cose che fornisce come conoscenza e come sapere.
    Però un’aggiunta di mio la porto in relazione a ciò che viene così gratuitamente postato.
    Sono figlia di una razza dove il Rosso scorre da sempre ( pochissimi esempi per non annoiare nessuno) mio nonno, pace all’anima sua, 40 anni fa fu portato via in bara con stesa sopra la bandiera rossa con falce e martello, senza funzione religiosa e con i canti della sua terra, a 16 anni se la sede di un partito ( allora democrazia proletaria ) non mi tolse dalla strada del quartiere in cui stavo, ci sarei morta nel giro di pochi anni.
    Oggi alla soglia dei quarant’anni, mi ritrovo rivedere quei credo nei quali ho sempre creduto appunto.
    E dopo ciò che segue probabilmente sarà anche il mio un delirio razzista, pazienza.
    Anni fa mi ritrovai in difficoltà con un figlio ed una casa che, nonostante i tre lavori che facevo, non ero in grado di pagare.
    Mi rivolsi alle strutture adibite per aiutare casi come il mio.
    Risposta, per una casa popolare c’è una graduatoria, prima vi sono situazioni gravi, extra-comunitari.
    Ci pensai avvilita sentendomi fuori posto, senza casa, senza patria, senza diritti.
    Sola, se pur Rossa.
    Da una decina di anni faccio un lavoro, per una cooperativa rossa, che mi porta ad essere a stretto contatto col pubblico.
    Una clientela dove il 60% è di indiani, pakistani, rumeni ecc…
    Dopo 10 anni di sorrisi di contesto, di comprensione per una lingua a loro sconosciuta, dopo aver dato, senza che nessuno me lo chiedesse una disponibilità gratuita, mi ritrovo a rabbrividire, quando arrivano ancora al mio cospetto.
    Mai fare di tutta l’erba un fascio, lo so, ma il più delle volte sono arroganti, opportunisti, villani e ti trattano come merde al loro servizio.
    Nel mio oggi la ciliegina sulla torta è che davanti alla casa dei miei genitori stanno costruendo un Mostro di chiesa, di una religione che non ho ancora capito bene cosa sia.
    Al posto dell’unica area verde che quel quartiere circondato da fabbriche aveva.
    Ora le mie parole saranno spacciate per Razzista, eppure non lo sono.
    Pazienza.
    Caro, caro il mio Gian Ruggero un bacio grande.
    Tua Paola .

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  4. Anna L.B.

    Per me, siamo tutti INDIVIDUI e tutti sulla stessa barca. L’origine dei mali è la parola “noi”.

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  5. Marina Pizzi

    vorrei sapere, per favore, se GRM si ritiene fascista. io lo ritengo di destra e non lo conosco di persona ma, in varie occasioni, mi è parso dotato di buona generosità.

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  6. carlabariffi

    ragazzi, calma
    non sta bene parlare di una persona quando è assente e non può difendersi!
    giusto?
    e questo è solo un……post.

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  7. Marina Pizzi

    stiamo tutti qui in seduta di trasferta, Carla e, poi, finora i commenti sono tutti, appunto, di donne o donnette come qualcuno, anche qui, in fondo pensa o ha dimostrato di pensare.
    la “terra” monolitica tutta confini è finita per sempre e per tutti. moltissimi lo accetteranno in ritardo e scorrera sangue a fiumi, ancora

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  8. fabry2007

    abbiamo discusso molto in mailinglist su questo post. Gian Ruggero è un mio caro amico, anche se certe sue provocazioni sono evidentemente inaccettabili da tutti i punti di vista. bisogna però fare alcuni distinguo. lo stesso Gian Ruggero ha definito “delirante” questo suo intervento, inserendolo sotto l’etichetta della provocazione e accompagnandola con emoticon che facevano intendere l’intenzione di leggere tra le righe, come dire: è quello che si sente in giro, sto riportando quello che si può udire distintamente come paura e malumore e rabbia e ogni sorta di sentimenti negativi in una parte della popolazione (cose sentite perfino in una trasmissione come Anno Zero). dimenticare questo contesto e il genere iperbolico e paradossale utilizzato significa dare a Gian Ruggero quello che non gli spetta. che poi Gian Ruggero non ami le mezze misure è universalmente noto, per cui certi toni sopra le righe ce l’ha nel sangue. è stato lui a volere a tutti i costi la pubblicazione di questo post, per affrontare i problemi a viso aperto, come sempre fa, con la sincerità che tutti gli riconoscono. condannare severamente i contenuti è scontato per la maggior parte di noi. ma fare mente locale su chi è Gian Ruggero dovrebbe esserlo altrettanto.

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  9. carlabariffi

    Scusatemi ma
    mi viene in mente questa canzone di
    Pierangelo Bertoli, A muso duro

    (1979)

    E adesso che farò, non so che dire
    e ho freddo come quando stavo solo
    ho sempre scritto i versi con la penna
    non ordini precisi di lavoro.
    Ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
    e quelli che rubavano un salario
    i falsi che si fanno una carriera
    con certe prestazioni fuori orario
    Canterò le mie canzoni per la strada
    ed affronterò la vita a muso duro
    un guerriero senza patria e senza spada
    con un piede nel passato
    e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
    Ho speso quattro secoli di vita
    e ho fatto mille viaggi nei deserti
    perché volevo dire ciò che penso
    volevo andare avanti ad occhi aperti
    adesso dovrei fare le canzoni
    con i dosaggi esatti degli esperti
    magari poi vestirmi come un fesso
    per fare il deficiente nei concerti.
    Canterò le mie canzoni per la strada
    ed affronterò la vita a muso duro
    un guerriero senza patria e senza spada
    con un piede nel passato
    e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
    Non so se sono stato mai poeta
    e non mi importa niente di saperlo
    riempirò i bicchieri del mio vino
    non so com’è però vi invito a berlo
    e le masturbazioni celebrali
    le lascio a chi è maturo al punto giusto
    le mie canzoni voglio raccontarle
    a chi sa masturbarsi per il gusto.
    Canterò le mie canzoni per la strada
    ed affronterò la vita a muso duro
    un guerriero senza patria e senza spada
    con un piede nel passato
    e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.
    E non so se avrò gli amici a farmi il coro
    o se avrò soltanto volti sconosciuti
    canterò le mie canzoni a tutti loro
    e alla fine della strada
    potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.

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  10. paola castagna

    Si Fabrizio
    anche utilizzare di continuo i post per buttare fuori rabbie e frustrazioni quotidiane mi sembra cosa orami superata e in questo tuo blog, perde anche di credibilità.
    Spesso non leggo nemmeno certi post interessanti perchè gli interventi rasentano tutta la stupidità al di fuori di qualsiasi colore della pelle o credo.
    Gente che si scanna senza riguardo.
    Sarebbe ora di crescere senza sputare gratuitamente sentenze e cercare veramente nelle parole, nella poesia ciò che siamo.
    Un abbraccio.

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  11. Marina Pizzi

    13. concordo appieno con Paola Castagna: tutti i commenti andrebbero chiusi per rispetto vero verso i post di poesia o altro. i commenti si sono dimostrati quasi sempre pattume e, a dire il vero, anche certi post.

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  12. Marina Pizzi

    carla, concordo, davvero. scrivere è come il sangue: dà la vita alla vita. facciamola finita con le frecce/iate più o meno dolci o avvelenate o solo educate o opportunistiche presenti nei commenti che, spesso, non commentano un bel nulla

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  13. carlabariffi

    ma che c’entra questo?
    si sta parlando del post, Marina!
    io la faccio finita adesso, perchè sono veramente delusa dalla mancanza di sensibilità di parecchie persone quì dentro!
    forse è il caso di cambiare nome al BLOG!

    Saluti vivissimi
    e auguri!
    🙂

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  14. Marina Pizzi

    carla io parlo di tutti i commenti, closed! ok?
    la letteratura non sta nei commentucoli o nei coomentoni di chi si trova a passare o passa di bella posta o vuole solo rompere le uova nel paniere. lo spirito, famoso, va inteso in ogni accezione, carla e tu lo sai bene

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  15. paola castagna

    Chiudere e perchè?
    è così difficile diventare grandi?
    ci si può scambiare opinioni e critiche senza le quali non si cresce.
    Solo un tantino di umiltà e di coerenza, i fatti nelle parole.
    Confido nella serietà di questo blog e mi spiace quando il tutto precipità nella stupidità perchè vi sono persone che più di altre dichiarate, cercano solo che la rissa.

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  16. Maestro Yoda

    Prima vennero gli artisti della sintesi e gli equilibristi del relativo, gli spregiatori della terra che hanno mangiato il frutto dell’universale, i bulimici dell’ospitalità (per lo più a spese altrui). Ma i nuovi arrivati vivevano in un altro secolo, e la meravigliosa deboscia del relativo non aveva effetto su di loro. Quando le quando le strade divennero insicure e le loro figlie guardate come carne da macello, gli ospiti divennero furiosi e qualcuno pensò alle spade arrugginite in soffitta, ma la parola patria suonava ridicola sulle loro bocche, ed essi scomparvero, com’è giusto che capiti a popoli decrepiti.

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  17. Emanuele Kraushaar

    (ora solo una cosa sulla proposta closed di Marina: così non ci sarebbero neanche i tuoi commenti che spesso hanno scrollato lo schermo: questo è un blog, non è un libro: i commenti sono come le scritte a matita sui libri: uno può anche non leggerli, ma ci sono).

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  18. listexxx

    marinapizzi, nei commenti trovo spesso l’unica risorsa. se li chiudete cambio blog, vado a viadellebelledonne.

    saluti, nonostante le tempeste in un bicchiere d’acqua

    rs

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  19. Marina Pizzi

    Emanuele, il tuo commento mi commuove.
    così, così autentico e gentile, davvero.
    nei miei commenti [muoio] ogni volta un po’: non ho la parola simpatica e pronta per ogni evenienza o evidenza che dir si voglia.
    i commenti quali chiose di amanuensi? bellissimo pensiero, davvero, ma il mondo è altro da noi e ci uccide comunque, caro

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  20. elena f

    da gianruggero ci si può aspettare che ti dia della maestrina da quattro soldi per un’incomprensione, un dissenso o uno scontro verbale, ma anche che cerchi in seguito di capire, che non si fissi su un giudizio, per quanto ostile o negativo possa essere stato e che torni a considerarti con un occhio più sereno . non sono spesso d’accordo con i metodi e nemmeno con le idee di gianruggero ma gli riconosco una trasparenza che altri nè qui nè fuori di qui possono vantare.
    trovo questo post inutile se non dannoso. si poteva semplicemente dissentire con lui rispondendogli, come hanno fatto tutti gli altri, nel luogo in cui avveniva la discussione in oggetto. inoltre , e qui finisco,questo post è la dimostrazione di come sia facile difendere un nemico lontano e sconosciuto e quanto sia difficile dire anche solo una parola quando ad essere attaccati, anche ingiustamente, sono persone in carne e ossa. qui in questo blog si sono viste dispute sfociate in vere e proprie esecuzioni sommarie e nessuno che sia intervenuto, se non ad esecuzione avvenuta, per dirsi contrario o per dire basta.
    la vita è sempre maestra ma anche critica delle nostre idee mediante il nostro agire concreto.
    gian, se posso permettermi, ci farebbe bene imparare il linguaggio pentecostale, quello che ci consentirebbe di farci capire anche da chi non parla la nostra lingua… c’è sempre la speranza che prima o poi accada.
    con stima

    elena f

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  21. mariobianco

    Più che le posizioni di GRM mi hanno colpito le righe di Paola Castagna che fanno riflettere su ingiustizie davvero gravi e incomprensibili, giustificabili magari, per una cinica “correttezza politica”, ma dannose a lungo e a breve andare.

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  22. fk

    A questo punto, a mio sommesso parere, Tassinari, invece di sbattere la porta con un post assolutamente lecito ancorchè abbastanza parziale, dovrebbe attendere e confrontarsi con Manzoni (e con chi altri lo voglia).

    Se c’è una cosa che mi fa imbestialire è il razzismo e l’intolleranza. Certo,se come l’amica Paola castagna ci mettiamo a raccontare quello che capita per la strada, abbiamo dato un saggio, ma non abbiamo fatto un vero “servizio completo” alla verità.

    Ricordiamoci che il nemico sono gli estremismi, gli integralismi. Io ho parecchio in uggia l’integralismo cattolico, quasi come quello musulmano; non per altro, l’integralismo islamico spara, butta bombe, ammazza.

    Altrettanto in uggia ho l’integralismo liberistico della banda Bush & Co. Per me questo è il nemico. Sono loro, proprio quelli che si sparano addosso, che sono il nemico. E non perchè io sia un pacifista (parola che a mio modo di vedere non significa niente).

    Dunque, pubblicamente, chiedo a Tassinari di tornare nell’agone e confrontarsi. Ricordiamoci che internet è spesso una brutta bestia; tutti quanti noi abbiamo provato, almeno una volta, la sferza dell’incomprensione. Tornare a riflettere con civiltà e giudizio: solo questo deve, adesso, contare.

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  23. Rina

    Elena al 32: ‘trovo questo post inutile se non dannoso’.
    Beh, io inutile non lo trovo se c’è gente disposta a dire la sua con onestà, dannoso invece sì, ma nei confronti dell’autore/redattore su citato, cioè GR. È piuttosto un inveire gratuito ad personam, anzi un vero e proprio atto d’accusa
    che non può portare a nient’altro se non a fomentare contrasti d’opinione accesi che rischiano di diventare offensivi.
    Così presentato il post è negativo per gli sviluppi che quasi invoca.
    L’argomento invece è molto interessante, e peraltro di grande attualità, ci tocca tutti molto da vicino in questa società che sta cambiando i suoi connotati ..e a velocità supersonica.

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  24. andrea margiotta

    Condivisibile quel che dici Franz …

    Solo: attenzione a non confondere integralismo con integrale …

    Un conto sono certi pazzi fanatici di sette (americane, protestanti, o altro).
    Un altro aspetto sono i neocon come si sono storicamente affermati negli usa, partendo da posizioni, pensa te, di sinistra rispetto ai repubblicani conservatori classici vecchio stampo e come abbiano influito nella politica soprattutto estera americana …
    Un altro ancora è il magistero della Chiesa, la Tradizione – che uno può anche aver dei dubbi, o addirittura non esser proprio d’accordo – ma intanto è concretamente lì da duemila anni; come nella bellissima, intensa e struggente ultima scena del film di Pasolini Mamma Roma, quando la Magnani (che adoro), sconvolta, apre la finestra, forse sta per compiere un gesto estremo ma si trova improvvisamente di fronte la cupola di San Pietro …
    Se tu ci fai caso, la maggior parte dei critici cinematografici hanno sempre esaltato Accattone o il film su Gesù (belli entrambi, certo) ed hanno invece sempre considerato un po’ meno Mamma Roma …
    Il motivo? Perché in quel film – un po’ anche per l’interpretazione della Magnani della quale Pasolini non era contanto – la storia aveva preso una piega un po’ piccolo-borghese consolatoria (Pasolini non era contento proprio perché la Magnani aveva trasformato quel personaggio appunto in una piccolo-borghese) … Invece Pier Paolo – nelle sue continue contraddizioni interiori, tra senso del sacro, che aveva fortissimo e ideologia comunista – forse non capì che la Magnani aveva reso il personaggio molto più vero, molto più vicino alla realtà (lei non era un iper-letterato come PPP) e molto meno puro di quel che forse avrebbe voluto Pier Paolo che riprendeva il Citti di Accattone dal basso, quasi come un santo …

    Ho divagato un po’, ma insomma non è che l’argomento del post sia molto stimolante …
    Semmai lo diventa se si esca dalle accuse personali a GianRuggero (sulle quali condivido quel che dice don Fabry) per parlare di un tema più generale che riguarda la nostra identità culturale e – vedi ritorno a quel che ti dicevo all’inizio – la nostra integralità che non è integralismo … Il dialogo con l’Altro (e dico altro, non diverso) è vero solo quando avviene a partire da una chiarezza identitaria e culturale … Integrale, appunto …
    Io non capisco certi italiani che si vogliono far buddisti – spesso anche per moda: prendete prima sul serio quel che è nella vostra storia e nel vostro destino … La vostra (nostra) Tradizione …
    Prima prendete sul serio, poi fate come vi pare … Ma non saltate il problema come se fosse preistoria o roba antiquata solo perché vi hanno martellato per secoli con certe parole d’ordine contro la Chiesa … Pensando che sia il vostro pensiero e che invece è il frutto di secoli di ateismo pratico-teorico … Che però non è riuscito ancora a distruggere le mura Vaticane …

    Il resto è roba per politicanti 😉

    Andrea Margiotta

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  25. Gian Ruggero Manzoni

    GRM ha scritto (sebbene mi paia riduttivo e non corretto estrapolare qui e là a propria discrezione senza dare contesto, cmq stiamo al ‘giochino’):

    “Sana palestra in attesa di quello che verrà. Duri e puri nelle vostre posizioni, ma spero pronti a coalizzarci quando giungeranno (e già son giunti) gl”infedeli’… sia infedeli nei confronti del nostro Dio sia nei confronti della nostra scienza… comunque avversari, nemici, della nostra cultura, della nostra tradizione, del nostro sapere, della nostra identità… e non ditemi, miei cari positivisti o moderati o umanitari o quel che siete che chi sta arrivando porta rispetto a voi e non a noi.”

    GRM vi domanda: meglio così?

    “Un sano confrontarci sui massimi sistemi in attesa degli sviluppi futuri in campo globale. Un confrontarci severo e sincero, così da sostenere le vostre posizioni, ma confido pronti a fare sistema quando ingerenze esterne al nostro vedere democratico si faranno presenti, se già non lo sono, sulla scena nazionale… ingerenze che spesso contrastano, e credo sia sotto agli occhi di tutti, con la nostra tradizione religiosa e culturale, nonché artistica, visto che certe culture non contemplano la figura umana quale possibile rappresentazione, e non mi si dica che anche i riformisti, i liberali, gli uomini di scienza, i positivisti, così come i moderati non si sentano pressati da integralismi e fondamentalismi di vario tipo, perché non posso crederci, anche alla luce di come vengono affrontati, da tali culture, argomenti cari alle donne quali l’emancipazione, la libertà sessuale, di espressione, di amore, di maternità… etc. etc.”

    Per continuare…

    Gian Ruggero Manzoni non si perita di spiegarci come qualmente i musulmani “succhiano, sporcano, appestano” e “si accoppiano bestialmente”

    GRM vi chiede… forse meglio così?

    “Di seguito, care amiche e cari amici, non mi pare argomento da poco il prendere in considerazione il come, alla luce dei fatti, spesso i nostri giovani sposi, lavoratori e contribuenti da sempre in questa nazione, non possano trovare casa senza doversi mettere in lista di attesa assieme a cittadini stranieri, spesso giunti fra noi da poco, così come è innegabile il livello di degrado nel quale spesso ci si trova allorquando certe abitazioni o certe aree delle nostre città vengono occupate da persone che, o senza fissa dimora o estranee alle nostre leggi in materia, per non dire volutamente estranee, ne fanno residenza, con tutto ciò che ne consegue-comporta, così come è provato che certe malattie, come la tubercolosi e la lue, da noi debellate da anni, a seguito del benessere e delle ovvie prevenzioni, si siano ripresentate più aggressive di prima a seguito dei flussi migratori in atto, senza dimenticare come pidocchi o parassiti simili siano ricomparsi nelle nostre scuole, oppure il come, sebbene i consultori, certi diritti da noi maturati in ambito femminile vengano ignorati da quelle culture entranti, culture e modelli sociali che, seppure le leggi democratiche vigenti nella nostra repubblica, in ambito familiare e non solo costringono, ancora, le donne a coprirsi completamente, oppure a soggiacere a pratiche come l’infubulazione, oppure le si costringono a matrimoni concordati, pressandole nella loro dignità di individui alla pari di tutti gli altri… etc.etc.”

    Vi ho dato esempi di FORMA, del come dire le ‘cose’, senza ‘irritare’ l’altrui sensibilità, o, almeno, del come dire, quelle ‘cose’ (e pur si dovrà parlare anche di ‘ste robe… o no?!) facendo accettare dai più il discorso, tramite “un pacato modo di intendere i problemi politici e sociali con la giusta correttezza e con i presupposti di un possibile dialogo costruttivo.”

    Bene, e potrei andare avanti fino a domattina friggendovela col burro, come poi la friggono chi vediamo in televisioni (quelli che poi ci fanno un po’ schifo a tutti… non concordate?), ma mi fermo qui (perché sono stanco e domani ho la Cresima di mia figlia e, di seguito, una mia mostra di quadri).

    Quindi la FORMA… il come dire le ‘cose’, il come scriverle, anche, il come fare, perciò, letteratura, e perché no?! E la faccina 😉 che ho messo a fianco dei miei commenti nel post indicato da Tassinari stava a indicare proprio questo e non solo, visto che ‘giocavo’ con l’amico Binaghi su chi, dei due, era più ‘duro’ e ‘puro'(considerato quello che Franz del Binaghi ci aveva proposto), fino al punto di rispondere a un commento facendo addirittura il verso al Binaghi stesso, e via così (andatevi a rileggere tutto il papiro e capirete, se ne avrete voglia, soffermandovi al commento 100, un mio di risposta alla signora Jolanda… direi oltremodo chiarificante).

    Per finire. Marina Pizzi mi domanda dove mi colloco politicamente: sono un anarchico di destra… prima lo ero di sinistra, ma la cosa, a mio avviso, cambia poco. Sono un libero pensatore che ha il coraggio di dirsi com’è e di scrivere (come è stato detto sopra) come la gente in strada si esprime… spesso di nascosto, spesso senza volersi far sentire per non essere tacciati, appunto, di ‘razzismo’ (ma poi perché si teme questa parola? Forse perché ha portato 6 milioni di ebrei, e non solo, al genocidio? Forse che la dobbiamo cancellare dai dizionari? Forse che un intellettuale debba avere questi tabù? Io non ho tabù. Mi dico per quel che sono e uso tutte le parole che il lessico, corrente o passato e anche futuro, se propongo neologismi, mi mette a disposizione… quindi anche ‘razzismo’, con estrema tranquillità, sebbene, da grande innamorato di Gesù Cristo, poi consideri tutti figli di Dio… ma qui sta il problema, così come fuoriusciva lampante nel post teologico a firma Binaghi… di quale Dio?).

    Io al Binaghi voglio estremamente bene, perché è uomo tormentato al pari mio, di quel tormento che fa bene alla mente, sebbene, ahime, spesso faccia male alla salute… di quel tormento che ti fa sentire ancora vivo, che ti fa arrovellare, ti fa pensare, ti fa angustiare, ti fa preoccupare, ti fa riflettere, ti fa odiare ed amare, ti fa scrivere poesie e romanzi, ti fa commuovere, ti fa umanamente abbracciare o sfoderare il coltello e… ti fa essere, in un mondo di morti viventi come questo nostro occidente, in cui quasi tutto è ormai teatrino e falsità.

    Sì, la poesia. Ieri sera ho avuto la prova che ancora la poesia, se di viscere, fa tacere una platea di 400 persone. Ho letto più ispirato del solito. Per un attimo ho avuto gli occhi velati di pianto. Ero preso, mi aveva preso. Per fortuna ricordavo il passaggio a memoria. E la platea zitta… non un colpo di tosse, non uno sfregamento di suole. Silenzio totale. Il teatro era muto. Stavamo dicendo Messa. La Maraini, sceso dal palco, mi ha abbracciato, anche lei visibilmente scossa. Ancora silenzio. A palco ormai vuoto infine l’applauso. Ero già in platea, e si applaudiva l’assenza del poeta. Fenomenale. Quell’applauso non era per me, era per la poesia, ed io il suo tramite, apersonale, solo voce, per 15 minuti sacerdote. GRM non era più. Era il suono che ancora andava. L’Io era un Noi… e il Noi è… che lo intendano anche gli altri da noi… come noi siamo pronti a intendere il loro suono… ma che ce lo diano ‘sto benedetto suono! Siamo qui con le orecchie tese ormai da anni. Forse hanno sentito solo lo scoppio delle nostre bombe? Sì, lo hanno sentito. Difficile dare un suono quando hai ancora nella testa il rumore di una battaglia. Difficile. E difficile temo sia rimediare al danno… nostro e loro. Temo il peggio, se ancora non lo si fosse inteso… e tale terrore-orrore dà voce al paradosso iperbolico del delirio. Il delirio dell’uomo. La nostra più recondita paura… io che paura ho e ho avuto, sebbene la scorza, sebbene quel che ho visto, sebbene la morte come liberazione. GRM uomo di coraggio? Sì. GRM uomo di angoscia? Sì. GRM uomo? SI’. Paura del silenzio, quando il silenzio di ieri sera è stata poesia, liturgia, reciproca avulsione. Paura del loro silenzio… ecco, paura del loro silenzio.

    Che i commenti non si chiudano. Parliamo e voliamo assieme. Teniamoci. Amiamoci… difficile però amare chi teme il tuo troppo dire e risponde col silenzio. Chi teme il tuo fare e risponde col silenzio. Chi teme il ‘bianco’ perché portatore di sciagure. Difficile. Molto difficile. Questa attesa è per me estenuante.

    Che fortuna hai Fabry di essere sacerdote!

    Vi abbraccio tutti. Tassinari compreso. GRM è qui, sempre a vostra disposizione. Rude quel tanto, ‘delinquente’ quel tanto, sincero sempre, uomo come mai… nella paura (forse) di esserlo.

    A domani notte, questa voce dalla notte.

    Rispondi
  26. Giorgio

    “Io non capisco certi italiani che si vogliono far buddisti”

    Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 18
    Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, in pubblico o in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

    Rispondi
  27. paola castagna

    @Franz, giusto ciò che dici, il mio raccontare è stato per portare un’ angolazione diversa di veduta, nulla togliendo all’importanza della verità.
    La semplicità espressa nel mio dire è stata la reazione di un Delirio razzista che quando mi sfiora, mi porta all’umiltà.
    ( l’unica stanchezza che ho oggi è rispetto le parole prive di fatti )

    @ Mariobianchi, il vissuto delle persone, porre l’attenzione su questo nel rispetto che è l’Essere, per una vera Democrazia che non ha colore o classe politica, figurati poi, l’altra sera con un amica, più praticante di me, siamo arrivate alla conclusione che l’unica soluzione oggi,( sopratutto per i nosti figli ) è la caduta del governo attuale.

    @ Caro, caro Gian Ruggero, davvero
    hai dato ennesima prova di ciò che sei.( e i numeri già parlano )
    Conosco le parole che ti animano e il Codice che ti è proprio.
    La poesia ti è stata al fianco, ti ha lasciato il Silenzio che reale e palpabile ti è apparso.
    Non avevo, e non ho dubbi, sulla potenza della parola, la tua, e di come l’attenzione viene portata verso ciò che dici e fai.
    In questo giorno di Luce che so essere, ti abbraccio.

    @ Tassinari
    scagliata la prima pietra…
    dove sei?
    considero utile oggi la tua apparizione, per quello scambio che pacato e maturo può essere motivo di scambio e di crescita.

    Rispondi
  28. fk

    @Andrea Margiotta.

    Concordo su Pasolini e Mamma Roma. Un film immenso, e mi fermo qui.

    Sul buddismo: è il prét à porter delle animelle light. Si vuole saltare il fosso senza prendersi le bastonate doverose che ci danno le Sacre Scritture. Questi buddisti da “Sacher Torte” mi fanno l’effetto di quelli che – siamo sempre nel “cinematografico spinto” – applaudono alle magniloquenti storielle di un Bertolucci, che dopo “Novecento” non si è più ripreso. Certo, un grande film (e basta) l’ha fatto: quello.

    GRM può dire la parola razzismo, la possiamo dire tutti. Ma il razzismo io l’ho provato sulla mia pelle (sì, io, con questo nome da guerriero gotico) e l’esperienza mi ha dato “leggermente” sui nervi. A un tedesco che mi chiamò “Badoglio” con disprezzo, perchè sono italiano, risposi a muso duro, per una dozzina di volte, “Adolf Hitler”. Non è facile giocare le proprie partite in trasferta. Da ragazzo ero almirantiano di ferro (GRM lo sa bene, ha letto – e ha fatto leggere alla sua mamma ex ausiliaria della RSI, un mio pezzo- lettera a GA che è nell’antologia Fazi “Lettere ai politici” d’imminente uscita – scusate l’autospot). E dunque il razzismo “al contrario”, di tipo politico (ma che invistiva tutto quanto), anche quello l’ho provato. Essere di destra, allora, era un peccato grave. “Uccidere un fascista non è reato!”, si urlava col disprezzo del vero razzista che si sente protetto dalle istituzioni. Bravi, bis. Il “fascista” era lo spettro nero agitato dai vincitori, il fantoccio (un “remake” del Mussolini agitato a testa in giù in Piazza Loreto) da mettere avanti per nascondere il lerciume del resto. Non si era – e non si è, aggiungo – ancora fatto il conto (più che i conti) col nostro passato.
    Chiudere i commenti, concordo con Gian Ruggero (che, lo ribadisco qui – ché l’ho già scritto in mailing list, è uomo sincero e leale) sarebbe un errore. Fare di questo blog una replica floscia dei nostri giornalini culturali, con una “linea”, simili a salottini piccolo-borghesi, sarebbe una perdita. Fare il verso a dei “tinelli di lusso” tipo il “Primo Amore”, dove i reduci di Nazione Indiana prima edizione – che volevano imporre una linea, segnatamente la loro, e per questo sdegnosamente se ne andarono sbattendo la porta – se la cantano e se la suonano per pochi intimi, sarebbe un errore che gente come noi, viva e più vegeta che vegetativa, non possiamo fare. Uno spazio come questo ha valore in modo direttamente proporzionale alla varietà della voci che l’attraversano – spesso a spada tratta.

    Rispondi
  29. mariobianco

    “Io non capisco certi italiani che si vogliono far buddisti”
    cioè la dichiarazione di Margiotta.

    Volevo dire questo: io sono buddhista a parole da tanti anni, almeno trenta, ma non appartengo a nessuna scuola,
    però adesso voglio far dinuovo l’apostata,
    cio voglio diventar pagano, ecco.
    Mi converto al neopaganesimo e tutti i giorni me faccio visita, puntuale e circostanziata, verso le ore 8.00, al tempio di Venere, ‘n dove ci stanno
    de le sacerdotesse prospirose assaissimo, ovvero bonissime, che, in camera caritatis, te fanno un rito subliminale che te ‘ncanta e ti passi benissimo, poi tutta la journèe.

    Rispondi
  30. Giorgio

    “Sul buddismo: è il prét à porter delle animelle light. Si vuole saltare il fosso senza prendersi le bastonate doverose che ci danno le Sacre Scritture”.

    A parte il già fatto riferimento alla “Dichiarazione universale dei diritti umani”, art. 18, ricordo che

    – il buddismo ha anch’esso una letteratura sterminata e varie articolazioni non meno bastonanti di qualsiasi altra religione o pratica (il buddismo non è propriamente una religione)

    – anche il cristianesimo venne dall’Oriente da cui sono venute tutte le religioni e apparve come una stranezza ai Romani. Ricordo che Plinio domandava all’imperatore Traiano addirittura questo:

    “È forse il nome “Cristiano” a essere perseguibile di per sé, anche se non vi sono atti criminali, o la “criminalità” è inevitabilmente connessa al nome stesso?”

    Anche il Cristianesimo appariva allora come una cosa da femminelle nei confronti della religione romana e del mos maiorum, anzi esso fu considerato come una delle cause della caduta dell’impero.

    Rispondi
  31. lapoesiaelospirito

    D’accordo Giorgio, ma fare il buddista qui da noi è facile, davvero. Siamo fuori contesto. Il buddista occidentale si chiude nel suo tempio personalizzato e se la canta da solo. Non c’è vero confronto con il fuori che è di impronta giudaico-cristiana.
    Non volevo essere irriverente. E’solo che le soluzioni facili non mi sembrano delle buone soluzioni. Poi, è ovvio e per fortuna, ognuno fa della sua vita quello che vuole. Per esempio, io approvo molto la scelta di Mario Bianco…

    Franz

    Rispondi
  32. Giorgio

    Su Bertolucci: “Novecento” a mio parere è troppo retorico e discontinuo, di Bertolucci preferisco questi film: “Il conformista”, “Ultimo tango a Parigi”, “Piccolo Buddha”, “Io ballo da sola”, “L’assedio”.

    Rispondi
  33. lapoesiaelospirito

    Beh, sì, è discontinuo. Anche perchè dura 4 ore.

    Vedo che abbiamo gusti diversi: i film che hai citato secondo me sono i suoi peggiori. Terribile “Ultimo tango”, filmetto patetico invecchiato malissimo, peccato per Brando, quel personaggio meritava ben altro.
    “Io ballo da sola” è proprio un film da buddista da “Sacher Torte”: ci sono tutti gli ingredienti che piacciono al “light-man”. E poi la meraviglia del Chiantishire, il bell’attore inglese che sta morendo di aids, la bella ragazza americana con l’espressività di una mucca belga…
    Ma l’hai visto il suo primo, “La commare secca”, con sceneggiatura di Pasolini?
    Anche “La tragedia di un uomo ridicolo”, con Tognazzi, era un ottimo film.

    ciao,
    Franz

    Rispondi
  34. Maestro Yoda

    Niente da dire sul rispetto. Il fatto è che questa parola spesso nasconde la democratica indifferenza per il valore. Un misto di viltà e di impotenza. Le civiltà non sono tutte uguali, le religioni non sono tutte uguali, chi lo sostiene si è autoamputato del senso più importante di tutti, quello spirituale. Per una cultura degna di questo nome, è l’anticamera del suicidio.
    Per te è lo stesso che tua figlia riceva l’infibulazione piuttosto che la Cresima? O forse sei talmente democratico che hai abolito il concetto di iniziazione, per non essere costretto a scegliere?
    Per non soccombere al demone della violenza, attento a non buttarti nell’abisso di un nichilismo che si spaccia per pacifismo.

    Rispondi
  35. violaamarelli

    dopo gli islamici, i buddhisti. A quando i valdesi, i catari, i metodisti,i battisti, i quaccheri, gli animisti, gli shintoisti, i greco-ortodossi, gi induisti, i confuciani e last but non least gli ebrei ecc. ecc.? Esistono le “tradizioni” – non la Tradizione – , ed esistono perchè rispondono a una qualche esigenza umana. Difenderle od offenderle a “spada tratta” è degno di Simone di Montfort. Per fortuna il cattolicesimo esprime anche Bartolomeo de Las Casas e Raimon Panikkar per non parlare di Francesco, Domenico ed Eckhart. Così come gli islamici esprimono Rumi. Con molta compassione, Viola

    Rispondi
  36. Giorgio

    “Il conformista” getta uno sguardo particolare sui rapporti tra borghesia e fascismo, “Ultimo tango” mi pare dire cose sulla solitudine metropolitana valide ancora oggi, “Io ballo da sola” agita tanti temi, ma riesce a tenerli insieme con leggerezza e in una storia che più va avanti più acquista solidità e profondità…

    Voglio solo dire, Franz, che ci sono diversità anche grandi sul piano estetico (però ricordo che abbiamo un amore in comune: il film “Vivere” di Kurosawa!)…

    Figuriamoci allora su quello etico e politico e…

    “Se io discuto con te e tu hai la meglio su di me invece che io su di te, hai forse necessariamente ragione e io necessariamente torto? E se io ho la meglio su di te, ho io necessariamente ragione e tu necessariamente torto? Ha uno ragione e l’altro torto, oppure abbiamo ragione entrambi o entrambi torto?…”

    Rispondi
  37. Giorgio

    Viola, d’accordo, Rumi dovrebbe essere studiato da tutte le religioni, e anche Ibn Al-Arabi:

    Il mio cuore è divenuto capace di accogliere ogni forma.
    E’ un pascolo per le gazzelle,
    un convento per i monaci cristiani
    è un tempio per gli idoli,
    è la Ka’ba del pellegrino,
    è le tavole della Torah,
    è il libro del Sacro Corano.
    Io seguo la Religione dell’amore,
    quale mai sia la strada
    che prende la sua carovana:
    questo è mio credo e mia fede.

    Ibn Al-Arabi

    Rispondi
  38. paola castagna

    Nel leggere ora , il compenso di parole e la soddisfazione di essere partecipe a questo Sano risultato di scambio.
    Bene, molto bene,Davvero…

    Rispondi
  39. Marina Pizzi

    37. dio non deve stare in nessuna politica.
    va tenuto dentro di sé, ad ognuno la scelta. in nome del proprio dio il mondo è stato messo a ferro e a fuoco. nessuna dittatura religiosa, please! religione+stato e la prigionia è completa. gli anarchici amano l’umano e non fanno guerre. ecc.

    Rispondi
  40. Giorgio

    Nelle discussioni spesso hanno il loro peso vicende pregresse che non tutti conoscono e che io non conosco. Può darsi che questo avvenga anche qui.

    Per quello che qui leggo, mi pare di capire che Viola si riferisse a questo fatto:

    La storia ci offre numerosi esempi di intolleranza e fanatismo (dal latino “fanaticus”, che significa “posseduto da uno spirito maligno”). Fedeli di religioni diverse hanno lottato l’uno contro l’altro, e in nome della religione vere e proprie guerre sono state combattute. Gli uomini sono stati perseguitati a causa delle proprie convinzioni: ai tempi dell’Impero romano i cristiani erano imprigionati e giustiziati, nel Medioevo e in epoche successive la Chiesa faceva bruciare sul rogo gli eretici, e oggi in alcuni paesi musulmani è ancora proibito praticare religioni diverse dall’Islam.

    Rispondi
  41. GiusCo

    Voto radicale (Pannella-Bonino) da anni e dovrei quindi essere italianamente piu’ destro che sinistro, pro USA e liberal/libertario. Di tutto questo dibattito, qui e nel post precedente, potrei tentare dei soli argomenti toccati da Galosi, Lombardini e Giannino, ma non lo faccio perche’ non sono all’altezza. Dove c’e’ da parlare di scienza, mando avanti Einstein, Gauss, Pasteur e gente che l’ha fatta sul serio; dove c’e’ da parlare di tecnica, mando avanti Meucci, Gutenberg, Fermi.

    Non e’ vero che non si possano far discorsi seri un blog; e’ che sostanzialmente chi interviene non ha nulla di proprio da dire. Manzoni ha da dire la propria esperienza sul campo (di battaglia, senza eufemismi) e non e’ poco; Fabrizio ha da dire della propria missione. Ma gli altri? Non sto sparando sul diritto inalienabile a dire la propria, ma su cosa di tutto questo privato che emerge debba divenire pubblico.

    Io chiuderei i commenti e diraderei di molto la frequenza dei post.

    Rispondi
  42. Giorgio

    Giusco, anche a me l’accanirsi in certe discussioni non mi entusiasma, infatti intervengo pochissimo in casi come questo.

    Ed è inevitabile che si discuta a partire o da idee o da esperienze personali anche private.

    Questa volta sono intervenuto per esprimere orientamenti di fondo, per manifestare una diversità di vedute anche tra i redattori del blog.

    Per quello che mi riguarda, il mio pensiero è questo:

    Da tempo io preferisco esprimermi nella scrittura, nella narrazione.

    Il pensiero, la filosofia, la politica, le grandi astrazioni non danno conto del particolare: esse, anche quando pensano il particolare, lo pensano nella sua generalità, come categoria, non nella sua individualità. L’arte invece rappresenta “cum figuris”. La figura indica, accenna, e perciò è finita e inesauribile al tempo stesso: è qui che la letteratura tocca una verità che sfugge alla storia, alla filosofia, alla politica.

    Rispondi
  43. vitaldust

    ho sempre pensato ai blog come luoghi in cui la porta è aperta in entrata e in uscita. se a qualcuno un posto non piace e non ne condivide i metodi è libero di aprirla per andare altrove no?

    Rispondi
  44. Giorgio

    Infatti, come vedi, questo è particolarmente aperto, e questa è una sua ricchezza, e anche tu entri ed esci quanto ti pare.

    Rispondi
  45. Giorgio

    Ottimo, sono d’accordo con te. E siccome tra un po’ devo uscire, buona domenica e buona continuazione!

    Rispondi
  46. andrea margiotta

    @ Guisco , se pensi che si debban chiudere i commenti, perché commenti?
    … Antinomie (o meglio: contraddizioni) di voi logici-epistemologi-scientisti … 😉
    D’accordo invece sul dar più tempo e respiro ai post …
    Sai, io credo che i commenti nei post vadano presi anche un po’ ludicamente, con un certo brio, senza rinunciare però ad una voglia di confronto, scambio di punti di vista …
    Uno non è obbligato a passarci o a lasciare il segno … C’è libertà …

    Dici che voti radicale? Be’ visto che lo dici candidamente io ti rispondo con egual candore che Li odio … (il che non vuol dire che non possa avere anche qualche amico …) …
    Anzi, vorrei sapere quali siano stati i loro reali rapporti con gli USA (cioè, vorrei sapere se abbian ricevuto finanziamenti e la mia è solo una domanda ) – sin dal loro affacciarsi sulla scena politica italiana – nel loro disegno-progetto politico volto a mutare il volto dell’Italia contadina e cattolica e comunitaria, delle campagne o dei quartieri – quella che faceva dire a Pasolini “che paese meraviglioso era l’Italia ai tempi del Fascismo” – in uno strano paese ibrido, egoisticamente individualista, dal tessuto sfilacciato e
    dove tutto si confonde e si annulla nella pappa dell’indifferenziato burocratizzato, in una specie di minestrone relativistico dal colore arcobaleno ma dalla puzza di carogna … Facendone, dunque, una pallida fotocopia Usa – a fini consumistici – ma senza i molti pregi, in termini di libertà, di quel paese; bensì con la permanenza di certi italici difetti …
    (vedi classe politica un po’ da fumetto, mancanza di fierezza, tendenza all’opportunismo, al trasformismo, al mollismo da Sardanapalo, alle combriccole, insomma: un paese senza palle …) …
    E soprattutto gonfio di quella presunzione terribile d’essere sempre dei grandi artisti o dei grandi furbi (con danni per l’arte e per il viver civile) …
    Mi piacerebbe se gli italiani – sia quelli del mandolino e della pizza, sia quelli dei party alto-borghesi light-tutto – si drogassero di serietà protestante … Trasfusioni di Scandinavia …
    Sì, buonanotte … Forse solo se venissero in massa 10 milioni di svedesine o danesine … 😉
    Ad ogni modo, quello degli italiani è un po’ il difetto di tutti i popoli latini … (e non ditemi che discendere da Giulio Cesare o dai Vichinghi sia la stessa cosa …)

    @ Franz, ancora interessante il tuo punto di vista …

    @ Giorgio, cerca per cortesia di riportare le mie frasi nella interezza di senso e di non fare il fazioso: è inutile che mi tiri
    Fuori le leggi – che conosco …
    Ho detto che non capivo gli italiani che abbracciavano il buddismo – un po’ per trendismo – senza prendere prima sul serio quel che si trovano già nel cuore della propria storia …
    Mica ho detto che uno non sia libero di scegliere …
    Se io andassi dal Dalai Lama ed egli mi dicesse “Ma che cazzo vuoi da me, tu hai Cristo, fa’ prima i conti con quella storia lì” …” io lo capirei … Sarebbe un consiglio intelligente, illuminato e ispirato… Da vero saggio 😉

    @ Su Bertolucci : il discorso sarebbe lungo … Mi piace molto un suo film, nato come piccolo progetto per la tv, “L’Assedio” anche perché la protagonista nera mi ricordava molto la mia fidanzata (vabbé questo è il motivo privato, suonano i violini che ci son sempre … ma nello specifico il film mi piace in quanto privo di “bertoluccismi” ) …

    @ Viola: mi pare un po’ sincretistico …

    @ Il tempio di Venere di Marcobianco: be’ quella è una religione che piace a tutti, me per primo …
    Con la sola avvertenza di non farsi allettare troppo … quello è un dio bizzoso e capriccioso che spesso ti frega … 😉
    Ecco, dopo questo commento vi lascio, carissimi, perché mi è appena arrivato un sms di una mia amica attrice di Bellocchio (a proposito di Maestri …) che mi propone un aperitivo sul tardi non so dove …
    Per ora, l’unico di voi che mi piacerebbe invitare è Franz … Vabbé …

    Saluti dar Colosseo …

    Andrea Margiotta

    Rispondi
  47. Maestro Yoda

    Le compiaciute citazioni di Rumi e Ibn Arabi fanno capire qual è il vero punto di questo dibattito. Interpretare le reazioni di senso comune (dall’ospitalità alla xenofobia) in un evento che i sociologi definirebbero di acculturazione, con le categorie della mistica, è profondamente sbagliato.
    Il luogo da cui Ibn Arabi pronuncia quel
    “Il mio cuore è divenuto capace di accogliere ogni forma”.
    è un il frutto di una evoluzione spirituale che non può essere presunta come diffusa nel sociale, e meno che mai esigita.
    Il politico che deve gestire un fenomeno di immigrazione ed eventuale acculturazione che adottasse un punto di vista del genere sarebbe più criminale che stupido.
    La dimensione poetica in cui la maggior parte dei collaboratori del blog intende muoversi, può portare a una sospensione del giudizio sull’agire politico (di cui Manzoni a suo modo si fa interprete) ma non a perseguire la politica inconscia dell’autocastrazione.

    Rispondi
  48. Marina Pizzi

    28.:”nei commenti trovo spesso l’unica risorsa.”
    rs: sei molto generoso: credo che tutto il web gridi il tuo nome: sei l’unico sito da leggere e imparare a memoria!

    Rispondi
  49. francesco sasso

    Scrivo così come mi viene, in diretta. Chi mi conosce sa che in questo momento, sul piano personale, sto attraversando un periodo “particolare” e mi sarà difficile, se non impossibile, replicare; certamente non lo farò se il discorso scadrà in burla, offesa o battutine spicciole, poiché devo tener sotto controllo il mio malessere interiore.

    GRM è Gian Ruggero Manzoni, mi perdonerete se abbrevio.

    Questa riflessione è frutto di alcune mie letture, non sono idee originali.

    Ora, io sono profondamente deluso dalla risposta di GRM al post di Tassinari. Perché? Perché mi aspettavo, dopo il suo commento “delirante” e “provocatorio” in cui sembra, a dire dell’autore, mimare il sentimento che alberga in molti cittadini italiani ecc, svelando l’ipocrisia degli stessi di fronte al proprio pensiero più intimo ecc, dico, mi aspettavo, dopo un commento “delirante” o “mimetico”, una presa di posizione seria sull’argomento e non una furbesca lezioncina di scrittura creativa (meglio così che così?), come è, di fatto, il commento 37.

    Adesso e non prima, dopo aver letto il commento 37, dico che non è accettabile la pseudoprovocazione di Gian Ruggero, poiché, a mio avviso, è fine a se stessa, e non diretta alla comprensione vera dei fatti, della realtà quotidiana.

    GBM scrive (commento 100 del post di Binaghi): “Io spingo sull’acceleratore, provoco, pungolo, faccio l’avvocato del diavolo […], appunto, che si cerchino delle soluzioni, si propongano delle soluzioni, se soluzioni ci sono […]”.

    Insomma, egli si pone, a me pare, come l’intellettuale che tenta la terza via a tutti i costi, preso com’è dal mostrare/dimostrare all’altro l’ipocrisia, la deriva, il rammollimento dell’uomo occidentale ecc, senza sapere se effettivamente esiste la terza via, la “soluzione”. Allora, mi domando, a che serve provocare? E’ un gioco vanaglorioso, poiché solo il gioco è fine a se stesso. Così facendo, la provocazione è sterile e basta, dura l’attimo di un post, l’attimo del plauso generale e della retorica dello “straniero che toglie il lavoro agli italiani”. Non sarà questo il tuo pensiero, almeno lo spero, ma è il pensiero di alcuni lettori che davanti alla tua provocazione hanno trovato un falso punto di appoggio, quello più semplice, quello che gli deriva dall’aver interpretato in senso letterale il tuo commento. Stava a te, adesso, mostrare che c’era dell’altro, oltre l’apparenza e la provocazione, oltre l’ipocrisia del lettore.

    Poi, ancora non ho ben capito il rapporto tra provocazione (voi- positivisti, umanisti ecc- siete così) e l’invito “aprite le meningi[…] e “interpretate oltre che ragionare.[…]” .”Altrimenti silenzio” ecc “che il momento è grave” ecc.

    Che il momento è grave, è opinione di molti, lo so io che sono un giovane disoccupato come anche il mio vicino “Gerry Scotti dipendente”; lascia che ti dica che hai scoperto l’acqua calda, scusami. La tua provocazione, così com’è, è sterile.

    Dire che la realtà, come a me pare GRM voglia farci intendere, va in un certo modo non significa che possiamo conoscerla nella sua interezza o che un giorno la conosceremo. Quest’asserzione andrebbe dimostrata da GRM in modo serio, senza imboccare la scorciatoia della lezioncina di retorica (vedi l’iperbole incriminato) o di eleganza letteraria (vedi commento n.37), ma con un serio discorso critico, altrimenti, ripeto, la provocazione è solo una provocazione sterile all’interno di un dibattito/post sulla teologia sviluppato su un bolg tenuto in piedi da alcuni volontari e guidato da uno scrittore prete e da uno scrittore con un cognome tedesco. Tutto qua! E’ chiunque può dire, a ragione, che esso è, sotto sotto, un discorso che invoglia al razzismo, poiché non ha la giusta presa (quello da noi auspicato) sulla coscienza dei nostri lettori né propositi seri da cui partire noi redattori tutti, anche per un eventuale progetto da metter su con LPELS.

    Il fatto poi, che Fabrizio e Franz (capi supremi) sembrino sorvolare, prendendo il tuo dire come pura manifestazione della tua personalità, mi dà molto a pensare.

    Infatti, il fatto è che GRM con quella descrizione delirante e iperbolica alla Celine (parole sue) non ci dà una risposta alla domanda intorno al significato degli avvenimenti, ma ci porta all’erronea conclusione che il comprendere della realtà sia appunto una specifica, indefinibile esperienza vissuta da lui (vedi la risposta a Jolanda e il suo curriculum vitae e il commento di GiusCo).

    Non pretenderà GRM che noi tutti si creda acriticamente a tutto ciò che scrive, solo perché egli lo scrive (nella forma che più gli aggrada) e lo intende (forse bene, forse male).
    Non pretenderà il GRM di dar per scontato che io o noi, ho/abbiamo letto tutte le sue opere, quindi stupidi noi se la sua provocazione non siamo riusciti ad interpretarla o ad inserirla in un contesto più ampio, dopo una prima o seconda o terza o quarta lettura, alla luce dei suoi scritti e della sua storia privata e degli avvenimenti passati, presenti e futuri ecc. In tal caso siamo punto e a capo. Sarebbe impossibile dialogare fra di noi, lettori e redattori di LPELS, capire o raffrontare il sentire di noi tutti con il sentire di GRM. Quindi, sarà impossibile agire su questa realtà, ognuno nel suo piccolo.

    GRM dimentica che “ciò che è essenziale nell’esperienza vissuta privata non è, propriamente, il fatto che ciascuno possiede il proprio esemplare, ma che nessuno sa se l’altro ha anche questo, oppure qualcosa di diverso […].” (Wittegenstein).

    Tuttavia, rripeto, GRM trascura che ciò che più ci interessa è la risposta alla domanda: come confrontiamo queste esperienze vissute da noi tutti, oggi? C’è la possibilità di fissare un criterio d’identità del loro accadere qui ed ora? Un collegamento? E’ possibile agire tutti insiemi? Come? Verso dove?

    GRM è pessimista. Lo dice lui. Allora che fa, provoca e basta? Altra scorciatoia?

    (non accetto, poiché ragiono e intendo senza l’ausilio della balia, la banalità della retorica del coltello e del gruppo dei guerrieri ecc. Io desidero di più. Desidero una critica radicale della contemporaneità.)

    Bobbio, vecchio “marpione” della cultura italiana, affermava, in un contesto diverso ma sempre valido, nel 1954 in Politica e cultura che: “Il compio degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze”.

    GRM è un intellettuale? Sì, desidero crederlo. Egli è un intellettuale che attraverso la critica del sapere e delle pratiche odierne, e soprattutto- cosa che non è avvenuto nel commento 37- la critica del proprio discorso, cerca di difendere le condizioni di esistenza e di sviluppo della cultura occidentale. Ma le forme e i presupposti che ha usato, a mio avviso, ripeto, sono inutili, sterili e propagandistiche.

    (ma è più che probabile che io mi sbagli, il mio intendere nasce dalla lettura dei due post, per questo mi aspettavo una risposta diversa, una critica “seria” e non il commento 37. Caro GRM, intervengo controvoglia, non ho il tuo pedigree, non pretendo di sapere più di te, ma sono deluso dal tuo discorso. Punto.)

    Ricordo qui un passo di “il sangue d’europa”del 1950 di Giaime Pintor, libro che non ho letto, ma ricordo questa frase: “le rivoluzioni riescono quando le preparano i poeti e i pittori, purché poeti e pittori sappiano quale deve essere la loro parte”.

    Detto la mia, taccio.

    f.s.

    Rispondi
  50. Giorgio

    “compiaciute citazioni di Rumi e Ibn Arabi”

    Ognuno ha le sue: io preferisco queste ad altre. D’altra parte Rumi è considerato un santo nel suo paese, e il più grande poeta religioso in tutti i paesi, perciò merita una citazione in un blog di poesia e spirito.

    “Il mio cuore è divenuto capace di accogliere ogni forma”.
    “è un il frutto di una evoluzione spirituale che non può essere presunta come diffusa nel sociale, e meno che mai esigita”

    Se questa affermazione è il frutto di una evoluzione spirituale, e quindi se è “evoluta”, è giusto che io ne faccia un riferimento dei miei orientamenti. Se la consideri “evoluta” anche tu, perché non ti ispiri ad essa?

    “La dimensione poetica in cui la maggior parte dei collaboratori del blog intende muoversi, può portare a una sospensione del giudizio sull’agire politico (di cui Manzoni a suo modo si fa interprete) ma non a perseguire la politica inconscia dell’autocastrazione”.

    Yoda, non capisco da quale punto di vista parli: a volte da religioso, a volte da filosofo, a volte da politico.

    Quest’ultimo intervento è da politico.

    Io non sono un politico, né aspiro ad esserlo, semmai mi piacerebbe pormi dalla parte dei poeti; io posso solo esprimere degli orientamenti, così come credo che tutti qui esprimano degli orientamenti. A meno che tu non abbia la possibilità di intervenire da politico, allora diccelo!

    Sta al politico sapere come tradurre gli orientamenti in pratica, caso per caso, adeguandoli alla situazione e mediando con gli avversari politici, come è prassi in ogni democrazia.

    Rispondi
  51. Giorgio

    Il commento precedente era riferito a Maestro Yoda.

    Ad Andrea Margiotta volevo dire: innanzitutto, mi fa piacere quanto dici de “L’assedio”, anch’io come puoi vedere l’ho posto tra i film di Bertolucci che mi piacciono.

    Per quanto riguarda la citazione della “Dichiarazione universale…”: non volevo essere fazioso, solo chiarire: lecito cambiare religione… è sempre successo.

    Però tieni presente questo: quando si cambia religione, si va sempre contro la tradizione, anche i primi cristiani andavano contro la religione romana.

    Rispondi
  52. Maestro Yoda

    Quiesto thread è politico. L’autore del post voleva stigmatizzare la posizione di Manzoni reclamandone la pubblica condanna, per spingere il medesimo ad abiurarle o andarsene, o gli altri ad espellerlo. Il vostro problema qui è che siccome il livello politico (ma anche teologico) dei discorsi (ovunque c’è da discriminare e decidere al di là del vago sentimentale) apparentemente lo rifiutate, poi vi prende alle spalle come il ritorno del rimosso. Tassinari fa con Manzoni quello che Manzoni fa coi musulmani.

    Rispondi
  53. Maestro Yoda

    Giorgio, ho detto che è una tappa di un’evoluzione spirituale, non il massimo possibile. Una mistica senza un’incarnazione comunitaria porta spesso a vere e proprie aberrazioni, quietistiche o violente che siano. San Benedetto è molto meglio di Ibn Arabi. Infatti il primo ha reso possibile civiltà materiale e cultura, il secondo speculazioni gnostiche, più o meno seducenti per un’elite raffinata.

    Rispondi
  54. Giorgio

    Francesco, anch’io conosco poco Gian Ruggero, quello che so, lo so grazie a questo blog, perciò non posso dialogare con lui basandomi su una conoscenza personale. Però mi sono proposto di leggere qualche suo libro, in particolare quello che parla del dolore, se riuscirò a trovarlo.

    Vedo poi che Gian Ruggero ama le grandi questioni, e sulle grandi questioni si possono fare buone sintesi, e mi pare che Gian Ruggero abbia molta cultura per farle, ma non sempre si possono dire cose originali.

    Però non è importante dire cose originali, certe cose è importante che si dicano comunque, se sono vere e giuste: ad esempio, io mi sono trovato molto d’accordo con un post di Gian Ruggero sullo stato di salute del pianeta Terra, anche se non è un tema “nuovo” in assoluto.

    In merito alla questione che qui si discute, io penso questo:

    Non so se esiste ancora qualche parte sperduta d’Italia in cui si viva una situazione idilliaca, ho i miei dubbi. Per quello che vedo a Milano, la situazione profetizzata da Gian Ruggero non descrive un futuro di là da venire, ma la realtà attuale.

    Basta vedere i casi di Opera e di Pavia. Già adesso cittadini italiani duri e puri si danno alla guerra, nelle forme in cui è loro consentito, al momento: persecuzione verbale e fisica nei confronti di immigrati o semplicemente di persone di diversa etnia, nonché di italiani che prendono o sostengono le loro parti, semplicemente per la sola colpa che quelle persone o sono diverse o la pensano diversamente. Con tutto il sostegno dell’apparato politico-amministrativo. Quindi, insomma, questa guerra non è una cosa “rivoluzionaria”, è il sistema.

    La nostra cultura, la nostra tradizione, il nostro sapere, la nostra identità sono solo il pretesto, in rari casi più acculturalizzati. In realtà si tratta spesso di azioni mosse da pregiudizi, egoismi, ignoranza.

    In questo senso, Gian Ruggero fotografa la realtà, anch’io non vedo perciò nelle sue parole uno spirito profetico, nel senso che non propone una speranza nuova rispetto a come sono andate le cose nella storia.

    Se poi è vero che “le rivoluzioni riescono quando le preparano i poeti e i pittori, purché poeti e pittori sappiano quale deve essere la loro parte”, ancora di più non mi sembra che quella prefigurata dalle parole di Gian Ruggero sia una situazione nuova, sarebbe nuovo se succedesse il contrario.

    Per finire: alla domanda di Gian Ruggero:

    ‘razzismo’ (ma poi perché si teme questa parola? Forse perché ha portato 6 milioni di ebrei, e non solo, al genocidio? Forse che la dobbiamo cancellare dai dizionari?”

    io rispondo: sì, sarebbe ora, non dal dizionario della lingua italiana, ma da quello dei programmi ideali e politici.

    Rispondi
  55. Maestro Yoda

    E’ sicuramente così, biologicamente parlando, ma la gente non si rapporta a concetti scientifici, ma a gruppi umani, quelli di cui si parla hanno caratteristiche ben distinte, spesso attualmente incompatibili. L’origine culturale piuttosto che razziale di queste caratteristiche non sposta di una virgola il problema.
    Il lessico di Manzoni non lo sottoscriverei, ma mettere la testa sotto la sabbia è pure peggio.

    Rispondi
  56. fk

    @Francesco Sasso

    Cosa dobbiamo fare? Stigmatizzare? Conosco GRM e penso che si debba fare una tara a quello che afferma. La sua vita è stata quella del combattente vero, sui campi di battaglia. Il suo modo di esprimersi deriva anche da quello. Io personalmente avrei gradito una controreplica da parte di Tassinari, caro Francesco.
    E’ lecito, anzi più che lecito, pubblicare quello che si vuole; ma in questo caso si sono fatte delle accuse molto precise e poi si è sbattuta sdegnosamente la porta di un luogo fatto di molteplici personalità. Non è che Tassinari ha sbattuto la porta di “Casa Manzoni”. Manzoni, qui, è uno dei tanti, anche se ha una personalità e un’energia (nonostante i suoi guai fisici) debordante.
    Sui “capi supremi”: vorrei chiarirlo ad uso dei lettori: io cerco di coordinare le attività del blog assieme a Fabrizio Centofanti. Non sono e non mi sento “direttore editoriale”, “capo supremo”, “guida”, “conducator”. Certo, questo non è un blog “politicamente corretto”. Spero che ormai tutti se ne siano accorti. Chi vuole il politicamente corretto, la solidarietà a tutti i costi, le cordate “antiscippo” solo perchè lo fanno tutte le altre “anime belle”, credo che ha sbagliato rivista. Tutto qui. Credo che in Lpels possano trovare rifugio personalità molto complesse e sicuramente tormentatissime, come è quella di GRM. Sono stato abituato per troppo tempo (sono del 60, ho vissuto da adolescente un certo clima plumbeo)a vedere bollati come “fascisti” e “razzisti” certi comportamenti sulla base di un razzismo al contrario. In certo senso – e non si salva nessuno, seppure con diverse responsabilità – siamo tutti razzisti.
    Dunque, a mio avviso, essere tolleranti e democratici significa anche accettare il confronto con lo scomodo, con certi punzecchiamenti, con certe derive.
    Il nemico, oltre che l’integralismo, è l’intolleranza. Se la destra è storicamente intollerante, lo è anche la sinistra. Io divenni di destra, da “piccolo”, perchè non tolleravo l’intolleranza totale e globale della sinistra.
    Io credo che dobbiamo venirci incontro, imparare a conoscerci meglio. Prendiamo esempio dal Vangelo, anche se non siamo credenti (io, a modo mio, cerco di esserlo).
    Come redattore di Lpels, voglio imparare qualcosa dagli altri, voglio “succhiare” conoscenze, punti di vista, squarci autobiografici. Siamo nel magma, tutti. Quello di Gian Ruggero è stato un intervento magmatico, direi iperrealista. La sua condizione umana si dispiega nel racconto “autobiografico” delle sue idee.
    Ecco. Cerchiamo di accettarci, di venirci incontro. E non rifiutiamo il dialogo, anche sostenuto.
    Un abbraccio.

    @Giorgio.
    Mi scuso per i toni di prima su B. Bertolucci. Purtroppo le mie idiosincrasie le butto a volte violentemente sulla pagina. “Il conformista” è veramente un ottimo film, è vero. Io penso però che da un certo punto in poi lavorare con gli americani di Hollywood gli abbia fatto male. Come è stato con Tornatore, che ha fatto film ridicoli e insensati come “Il pianista sull’oceano”. Sul cinema tendo ad essere sempre drastico.

    @Margiotta.
    Aperitivi romani con un’attrice bellocchiana? Se è quella che penso, gradirei davvero essere invitato, la prossima volta!

    ciao,
    Franz

    Rispondi
  57. Angela D.N.

    razzismo e cultura provocazione e forma soldati e guerrieri tradizione e tecnologia poesia e lacrime anarchie colorate insomma è una ‘area vasta’ questo manzoni non si riesce mai a prenderlo in castagna, sguscia da tutte le parti però siamo all’86iesimo comment, pochi i post che hanno tale audience..mi sa che la sa lunga il manzoni ma chi è gian ruggero.. 🙂

    Rispondi
  58. dlombardini

    che bello se il mondo non avesse religioni. penso che tutta la conoscenza umanistica e religiosa, al pari di quella scientifica, sia una continua tensione alla descrizione e comprensione dell’uomo. non avendo basi empiriche, lo studio dell’oggetto “uomo” viene spesso mistificato e descritto in toni deliranti, credendo erroneamente che una descrizione “carismatica” (delirante) sia in grado di sondare terreni altrimenti inintelligibili. questo crea mostri. la potenza gnoseologica della religione, per quanto concerne la conoscenza dell’uomo, è a parer mio ridicola. quanto più sappiamo grazie alle neuroscienze, le scienze cognitive, la piscologia, la piscologia evoluzionistica, ecc. nell’uomo esiste certamente una compenente razzististica che forse trae origine dall’ambiente in cui i suoi caratteri comportamentali e cognitivi si sono evoluti, nel pleistocene: allora l’uomo non conosceva ancora l’agricoltura, era nomade, viveva in piccoli gruppi di individui. abbiamo passato il 95% della nostra storia in questa condizione: il restante 5% comprende l’avvento dell’agricoltura e pastorizia, e in infinitesima parte l’era industriale. l’esistenza di gruppi diversi creava l’alterità – creazione del diverso – per la salvaguardia del gruppo stesso. se non si considerano queste cose come parlare dell’uomo? le razze, è vero, non hanno assolulatamente basi scientifiche, ma sono impresse nella nostra storia evoluzionistica: questo però non dovrebbe portare all’accettazione che se una cosa fa parte della natura dell’uomo allora sia da accettare in maniera fatalistica. cosa fanno ora religione e potere politico, in un’alleanza antica e schifosa? creano la visione del diverso, di orde fameliche di negri proliferanti. un’ultima cosa: cosa vuol dire “anarchico di destra”? ma chi ha messo le bombe nel ’69 a Milano? -mi spiace, ma l’anarchia di destra NON esiste, urge altra definizione.

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  59. Angela D.N.

    @89
    basterebbe chiedere di che gruppo sanguigno sei per capire se appartieni al 95 o al quel 5% e si chiarisce dubbio, punto. a volte le cose sono semplici se si resta tra gli umani. ma chi sa se poi basta per davvero ..

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  60. Maestro Yoda

    Lombardini: urgente applicare il metodo scientifico ai propri discorsi, e mettere ordine tra idee tanto confuse. La sua stravagante teoria per cui o ci si basa su dati empirico-scientifici o si sprofonda nella superstizione religiosa, non tiene conto di ciò che è immensamente più diffuso e fondante di entrambe, cioè il senso comune. Quando una comunità politica dichiara qualcosa naturale e legittimo o meno, lo fa in base al senso comune, cioè all’esdperienza condivisa dei suoi membri.
    In altri termini: per la scienza la natura è in via di continua definizione, per questo la scienza non ha niente da dire in materia etica e politica. Per il senso comune naturale è ciò che è lungamente sperimentato come tale. Pretendere che gli uomini ragionino come utopisti o scienziati o accettino le decisioni dell’elite senza discutere è ciò che qualifica il giacobinismo, cioè l’origine di tutti i totalitarismi contemporanei.

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  61. Angela D.N.

    semplicando giorgio: il gruppo sanguigno 0 sembra essere risalente a quel 95% di storia di cui parla d.lombardini sopra, i gruppi a e b al restante 5%, sono gruppi più recenti. credo che in questo senso per la scienza non esistano le razze. e che responsabili delle differenze siano solo le diverse condizioni ambientali e la capacità degli organismi viventi di adattarsi a questi. su questo presupposto
    molti discorsi perdono di significato pur restando invariate le problematiche che oggi ci ritrovano diversi 🙂

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  62. fabry2007

    Luca Tassinari, probabilmente, è fuori per il weekend: risponderà oggi (lunedì) o domani. qui non si vuole sorvolare su niente. i contenuti razzistici sono stati condannati senza appello. così come è stata difesa la persona di Manzoni, che dal post di Tassinari poteva risultare criminalizzata. per il resto, condivido l’intervento di Franz: il nostro è un blog che lascia spazio all’espressione di posizioni diverse. il confronto può essere costruttivo, se non intervengono fattori come l’antagonismo, la suscettibilità, l’orgoglio o la violenza. in un mondo ridotto alla convivenza forzata, noi vogliamo sperimentare una convivenza scelta e vissuta consapevolmente. pensiamo sia l’unica via d’uscita dalla catastrofe della guerra totale.

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  63. Gian Ruggero Manzoni

    Sagge parole, Fabry, e un grazie a tutte le amiche e gli amici qui intervenuti, in particolare a coloro che hanno speso parole buone nei miei confronti. Se Tassinari vorrà dire, dirà, io mi sto già spendendo ad oltranza 🙂 Grazie, anche, a coloro che prendendo spunto da questo post stanno ampliando i ragionamenti.

    # 73 Francesco Sasso. La soluzione non ce l’ho, altrimenti non starei a tirarvi per la lingua al fine di trovare spunti, idee, stimoli, appigli al fine di averla. Già ve l’avrei scodellata bella calda. So solo, e lo ripeto, che il momento epocale che stiamo vivendo è oltremodo complesso e infinite possono essere le varianti a ciò che potrebbe essere un’analisi il più possibile vicino al vero al fine di costruire assieme una possibilità concreta di continuità per la specie umana. Infinite le varianti come infiniti gli elementi che compongono il problema. Siamo in un tunnel… e non lo dice solo il piccolo GRM, anche grandi intellettuali, scienziati, religiosi etc. del pianeta (almeno quelli occidentali), da Zygmunt Bauman a Marco Aime, da Desmond Morris a Ivan Illich, scomparso qualche anno fa, da André Gorz, morto suicida assieme alla moglie una decina di giorni fa, al Papa. Forse il tunnel ce lo siamo creati noi… sicuramente ce lo siamo creati noi, così come, individualmente-singolarmente, il più delle volte, siamo noi a crearci i problemi che poi finiscono per imbottigliarci per anni, alienandoci, non facendoci vivere felici o che altro. Cmq, negli ultimi mesi gli interrogativi sulle sorti del nostro pianeta si sono fatti più acuti e drammatici, e hanno trovato ‘risposte’ da far accapponare la pelle. La domanda “Dove va il mondo?”, che ancora recentemente serviva ad economisti e politici poco fantasiosi a tirare per le lunghe senza spendersi troppo, trova oggi riscontro in ponderose analisi e dati difficilmente oppugnabili. Ciò che più impressiona è il confluire, in un periodo storico relativamente breve, di una serie di fenomeni rovinosi, ciascuno dei quali in grado di mettere in discussione il futuro della terra, ma tali da apparire decisamente irreparabili se considerati tutti insieme. All’ordine del giorno c’è in primo luogo il rapido aggravarsi del global warming, l’effetto serra. Un ponderoso studio (settecento pagine) commissionato dal governo britannico a Nicholas Stern, già dirigente della Banca mondiale, documenta che, per riparare i danni prodotti dal nuovo clima nel corso di questo secolo, sarà necessario spendere il 20% circa del prodotto lordo mondiale, pari all’inimmaginabile cifra di 5,5 trilioni di euro. Tra gli effetti che occorre mettere sul conto vi sono fenomeni estremi come gli uragani (si pensi alle tragedie che stanno provocando in grandi città e territori), le alluvioni, la siccità, il collasso di intere produzioni agricole, il rialzo del livello dei mari e il pericolo che esso rappresenta non solo per le economie, ma per la sopravvivenza stessa di intere specie viventi. Nello stesso tempo, l’inaridimento già in atto di vastissimi territori, la mancanza d’acqua anche per dissetarsi, costringerà circa 200 milioni di persone a migrare in altri paesi, determinando una pressione demografica assai più rapida e acuta di quella già in atto. Per quanto sia da annoverare fra i paesi con il clima più temperato, anche l’Italia è sempre più soggetta ai fenomeni negativi del riscaldamento della Terra. Chi va in vacanza nelle zone alpine non può non rimanere colpito dal cambiamento dei ghiacciai da un anno all’altro. La perdita di superficie dei ghiacciai è stata del 50% tra il 1850 e il 1980. Se non interverrà un radicale cambiamento della tendenza, tra i cinquanta e i cento anni spariranno del tutto. Per un futuro non lontano si prevede che circa 4500 km quadrati di litorali italiani saranno sommersi dalle acque marine, mentre l’aumento del caldo e delle piogge tropicali – soprattutto nelle regioni meridionali – ridurranno e modificheranno le coltivazioni agricole. Ma già oggi assistiamo a un deterioramento del paesaggio, sconvolto dal moltiplicarsi degli incendi per lo più causati da piromani o altri ‘folli’ e dall’irresponsabile speculazione edilizia. Un rapporto non meno significativo e importante è stato recentemente reso pubblico dal Wwf, con il titolo Living Planet Report 2006. Qui la questione che viene posta è il consumo della Terra da parte dell’uomo. Il principio per cui ad ogni indebitamento deve corrispondere una restituzione viene da molto tempo radicalmente violato. Classico il caso della caccia alle balene da parte dei giapponesi, che mette ormai a rischio l’esistenza stessa dei grandi cetacei. Ma tutte le risorse del pianeta, a cominciare da quelle più necessarie per la sopravvivenza dell’uomo, tendono a ridursi e a sparire con crescente rapidità. Si consuma più acqua, si distruggono più alberi, intere specie animali vengono aggredite dall’inquinamento dei mari, dei fiumi, delle terre stesse. Secondo il rapporto del Wwf, nel 2050 i prodotti del nostro pianeta basteranno soltanto alla metà dell’umanità; mentre è già scomparsa una parte cospicua dei quasi dieci milioni di specie animali che con noi abitano la Terra. Tanto che lo stesso Wwf formula la previsione che per sopravvivere avremo bisogno di dividerci su due pianeti. Molti biologi, peraltro, si spingono a prendere in considerazione l’ipotesi di una sesta estinzione di massa, che sarebbe poi la prima provocata dagli stessi esseri umani. L’elenco dei guai che sovrastano il futuro non finisce qui. Ed è la loro contemporaneità a sollecitare la nostra massima attenzione. Già ho fatto cenno alle migrazioni in atto. Esse ci richiamano ad una delle grandi astrazioni scientifiche formulate da Karl Marx: quella che attribuisce allo sviluppo del capitalismo la tendenza a produrre nuovi fenomeni di impoverimento e, in particolare, un crescente distacco fra ricchi e poveri. Legioni di economisti hanno speso le loro energie intellettuali a smontare l’intero impianto del pensiero economico di Karl Marx partendo dal “clamoroso fallimento” della teoria dell’impoverimento assoluto e relativo. È del tutto evidente – secondo questi – che, identificandosi il capitalismo con il mercato, lo stesso mercato non può che procedere automaticamente ad un’equa redistribuzione delle ricchezze prodotte. Qui starebbe la base dello Stato sociale. George Soros, difficilmente catalogabile fra i comunisti, nel suo “La bolla della supremazia americana”, ha scritto: “Lo Stato sociale così come lo conosciamo è diventato insostenibile e la redistribuzione internazionale delle risorse praticamente non esiste. Complessivamente, nel 2002, la cooperazione internazionale ammontava a 56,5 miliardi di dollari, il che costituisce soltanto lo 0,18% del Pil. Di conseguenza, il divario fra ricchi e poveri continua a crescere: l’1% dei più ricchi nell’ambito della popolazione mondiale riceve quanto il 57% dei più poveri; un miliardo e 200 milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno; due miliardi e 800 milioni con meno di due; un miliardo non ha la possibilità di procurarsi acqua pulita; 827 milioni soffrono di malnutrizione. Tutto questo non è stato necessariamente causato dalla globalizzazione, ma la globalizzazione non ha fatto niente per porvi rimedio. La teoria marxiana dell’impoverimento si conferma più valida che mai. Proprio negli ultimi decenni si è venuto stabilendo un rapporto stringente fra lo sviluppo del capitalismo moderno e l’impoverimento crescente di una parte notevole dell’umanità. Tanto che alcuni studiosi, che in passato avevano considerato la questione come un semplice abbaglio di Marx, cominciano oggi a fare autocritica. Le crescenti migrazioni dai paesi e dai continenti della fame verso l’Occidente industriale provocano a loro volta tensioni assai acute e pericolose nelle zone d’arrivo, ne sconvolgono l’equilibrio economico e sociale, richiedono cambiamenti radicali dei modelli di sviluppo. Si pensi a ciò che di negativo rappresenta il sistema energetico dominante, incentrato sui combustibili fossili. L’influenza che esso esercita nel processo di cambiamento climatico è fuori discussione, e si basa soprattutto sul consumo di petrolio, di carbone e di metano. I profitti legati a questo sistema sono di tale dimensione che, uniti a quelli dell’industria degli armamenti, inducono le grandi potenze interessate a una sorta di guerra continua, e a correre il rischio di un conflitto atomico, pur di non cambiare questo modello suicida. È del tutto evidente che i sistemi politici attuali non sono in grado di realizzare un cambiamento radicale, che pure sarebbe concettualmente realizzabile (nuove fonti di energia, nuovi sistemi di trasporto, ecc.). Siamo giunti a un punto in cui solo una presa di coscienza e una grande mobilitazione della collettività internazionale possono far uscire il mondo dalla situazione critica attuale. Faccio un esempio specifico: quanto può andare avanti il processo di cementificazione del nostro Paese, che ha ormai assunto, soprattutto in alcune regioni, un carattere rovinoso, nel complice immobilismo delle istituzioni? La reazione a questo fenomeno può essere lasciata a pochi intellettuali, mentre la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica sembra non rendersene conto, o averne una conoscenza apparentemente limitata al proprio orticello? Ecco dunque che, dai pericoli del global warming e delle minacce atomiche, al flagello della fame, alla salvezza dei tanti ‘orticelli’ la grande questione che viene posta è una presa di coscienza collettiva che può realizzarsi soltanto attraverso una vera e propria Rivoluzione del sistema informativo e della comunicazione. Si deve partire dalla consapevolezza che l’informazione è minacciata ogni giorno dal controllo politico ed economico sui media, favorito anche da fusioni e complicità internazionali. In Italia, proprio in questo periodo, gli editori tentano di liquidare l’autonomia professionale e contrattuale dei giornalisti. In altri paesi (leggi Russia, ma non solo) c’è chi ricorre addirittura all’assassinio di giornalisti colpevoli di praticare la libertà d’espressione e di critica. Libertà e pluralismo dell’informazione debbono costituire l’obiettivo centrale di un grande movimento di opinione pubblica e delle istituzioni. Quindi il nostro impegno di intellettuali è di fornire ai nostri simili una chiave di lettura dei processi reali, per essere protagonisti critici della comunicazione e per contribuire al superamento della crisi di cultura che segna questo nostro tempo. Altro non so dirti, Francesco. Prendi anche tu, questo mio, quale spunto al fine di continuare a riflettere assieme. Per ‘stemperare’ la tensione creata dai dati che vi ho riportato, citerò un famoso passo rap dei Pubblic Enemy: “Se tu non sei la soluzione, allora fai parte del problema.” E riflettiamo anche su questo.
    Grazie Sasso per la lezione di ‘dialettica’… hai anche tu dimostrato che tramite la giusta combinazione delle parole si può far apparire un somaro come un’aquila o un’aquila come un pinguino… e in questo (ma pare tu lo abbia bene inteso) mi considero anch’io un maestro 🙂

    # 88 Angela. L’emanazione virtuale di una arcaicità futura 🙂

    # 89 Domenico Lombardini. L’anarchico di destra è colui che trova la libertà in sé stesso e che quindi non conta sulla finta libertà altrui. Stirner, Nietzsche, Dostoevskij, Evola… e tanti altri.

    # 93 Angela. Concordo. Le razze umane non esistono, però esistono le specie… cioè di quale specie di uomo-donna si tratta… e la sfumatura non è da poco.

    Io sono del gruppo Brh+ quindi sono recentissimo… allora perché mi sento così vecchio? 🙂

    Rispondi
  64. Letterio Cassata

    DATECI

    Dateci qualche cosa da distruggere,
    Una corolla, un angolo di silenzio,
    Un compagno di fede, un magistrato,
    Una cabina telefonica,
    Un giornalista, un rinnegato,
    Un tifoso dell’altra squadra,
    Un lampione, un tombino, una panchina.
    Dateci qualche cosa da sfregiare,
    Un intonaco, la Gioconda,
    Un parafango, una pietra tombale,
    Dateci qualche cosa da stuprare,
    Una ragazza timida,
    Un’aiuola, noi stessi.
    Non disprezzateci: siamo araldi e profeti.
    Dateci qualche cosa che bruci, offenda, tagli, sfondi, sporchi,
    Che ci faccia sentire che esistiamo.
    Dateci un manganello o una Nagant,
    Dateci una siringa o una Suzuki,
    Commiserateci.

    30 aprile 1984

    Primo Levi

    Rispondi
  65. Giorgio

    Gian Ruggero, tutto questo lo sottoscrivo (vai alla fine del post):

    “La soluzione non ce l’ho, altrimenti non starei a tirarvi per la lingua al fine di trovare spunti, idee, stimoli, appigli al fine di averla. Già ve l’avrei scodellata bella calda. So solo, e lo ripeto, che il momento epocale che stiamo vivendo è oltremodo complesso e infinite possono essere le varianti a ciò che potrebbe essere un’analisi il più possibile vicino al vero al fine di costruire assieme una possibilità concreta di continuità per la specie umana. Infinite le varianti come infiniti gli elementi che compongono il problema. Siamo in un tunnel… e non lo dice solo il piccolo GRM, anche grandi intellettuali, scienziati, religiosi etc. del pianeta (almeno quelli occidentali), da Zygmunt Bauman a Marco Aime, da Desmond Morris a Ivan Illich, scomparso qualche anno fa, da André Gorz, morto suicida assieme alla moglie una decina di giorni fa, al Papa. Forse il tunnel ce lo siamo creati noi… sicuramente ce lo siamo creati noi, così come, individualmente-singolarmente, il più delle volte, siamo noi a crearci i problemi che poi finiscono per imbottigliarci per anni, alienandoci, non facendoci vivere felici o che altro. Cmq, negli ultimi mesi gli interrogativi sulle sorti del nostro pianeta si sono fatti più acuti e drammatici, e hanno trovato ‘risposte’ da far accapponare la pelle. La domanda “Dove va il mondo?”, che ancora recentemente serviva ad economisti e politici poco fantasiosi a tirare per le lunghe senza spendersi troppo, trova oggi riscontro in ponderose analisi e dati difficilmente oppugnabili. Ciò che più impressiona è il confluire, in un periodo storico relativamente breve, di una serie di fenomeni rovinosi, ciascuno dei quali in grado di mettere in discussione il futuro della terra, ma tali da apparire decisamente irreparabili se considerati tutti insieme. All’ordine del giorno c’è in primo luogo il rapido aggravarsi del global warming, l’effetto serra. Un ponderoso studio (settecento pagine) commissionato dal governo britannico a Nicholas Stern, già dirigente della Banca mondiale, documenta che, per riparare i danni prodotti dal nuovo clima nel corso di questo secolo, sarà necessario spendere il 20% circa del prodotto lordo mondiale, pari all’inimmaginabile cifra di 5,5 trilioni di euro. Tra gli effetti che occorre mettere sul conto vi sono fenomeni estremi come gli uragani (si pensi alle tragedie che stanno provocando in grandi città e territori), le alluvioni, la siccità, il collasso di intere produzioni agricole, il rialzo del livello dei mari e il pericolo che esso rappresenta non solo per le economie, ma per la sopravvivenza stessa di intere specie viventi. Nello stesso tempo, l’inaridimento già in atto di vastissimi territori, la mancanza d’acqua anche per dissetarsi, costringerà circa 200 milioni di persone a migrare in altri paesi, determinando una pressione demografica assai più rapida e acuta di quella già in atto. Per quanto sia da annoverare fra i paesi con il clima più temperato, anche l’Italia è sempre più soggetta ai fenomeni negativi del riscaldamento della Terra. Chi va in vacanza nelle zone alpine non può non rimanere colpito dal cambiamento dei ghiacciai da un anno all’altro. La perdita di superficie dei ghiacciai è stata del 50% tra il 1850 e il 1980. Se non interverrà un radicale cambiamento della tendenza, tra i cinquanta e i cento anni spariranno del tutto. Per un futuro non lontano si prevede che circa 4500 km quadrati di litorali italiani saranno sommersi dalle acque marine, mentre l’aumento del caldo e delle piogge tropicali – soprattutto nelle regioni meridionali – ridurranno e modificheranno le coltivazioni agricole. Ma già oggi assistiamo a un deterioramento del paesaggio, sconvolto dal moltiplicarsi degli incendi per lo più causati da piromani o altri ‘folli’ e dall’irresponsabile speculazione edilizia. Un rapporto non meno significativo e importante è stato recentemente reso pubblico dal Wwf, con il titolo Living Planet Report 2006. Qui la questione che viene posta è il consumo della Terra da parte dell’uomo. Il principio per cui ad ogni indebitamento deve corrispondere una restituzione viene da molto tempo radicalmente violato. Classico il caso della caccia alle balene da parte dei giapponesi, che mette ormai a rischio l’esistenza stessa dei grandi cetacei. Ma tutte le risorse del pianeta, a cominciare da quelle più necessarie per la sopravvivenza dell’uomo, tendono a ridursi e a sparire con crescente rapidità. Si consuma più acqua, si distruggono più alberi, intere specie animali vengono aggredite dall’inquinamento dei mari, dei fiumi, delle terre stesse. Secondo il rapporto del Wwf, nel 2050 i prodotti del nostro pianeta basteranno soltanto alla metà dell’umanità; mentre è già scomparsa una parte cospicua dei quasi dieci milioni di specie animali che con noi abitano la Terra. Tanto che lo stesso Wwf formula la previsione che per sopravvivere avremo bisogno di dividerci su due pianeti. Molti biologi, peraltro, si spingono a prendere in considerazione l’ipotesi di una sesta estinzione di massa, che sarebbe poi la prima provocata dagli stessi esseri umani. L’elenco dei guai che sovrastano il futuro non finisce qui. Ed è la loro contemporaneità a sollecitare la nostra massima attenzione. Già ho fatto cenno alle migrazioni in atto. Esse ci richiamano ad una delle grandi astrazioni scientifiche formulate da Karl Marx: quella che attribuisce allo sviluppo del capitalismo la tendenza a produrre nuovi fenomeni di impoverimento e, in particolare, un crescente distacco fra ricchi e poveri. Legioni di economisti hanno speso le loro energie intellettuali a smontare l’intero impianto del pensiero economico di Karl Marx partendo dal “clamoroso fallimento” della teoria dell’impoverimento assoluto e relativo. È del tutto evidente – secondo questi – che, identificandosi il capitalismo con il mercato, lo stesso mercato non può che procedere automaticamente ad un’equa redistribuzione delle ricchezze prodotte. Qui starebbe la base dello Stato sociale. George Soros, difficilmente catalogabile fra i comunisti, nel suo “La bolla della supremazia americana”, ha scritto: “Lo Stato sociale così come lo conosciamo è diventato insostenibile e la redistribuzione internazionale delle risorse praticamente non esiste. Complessivamente, nel 2002, la cooperazione internazionale ammontava a 56,5 miliardi di dollari, il che costituisce soltanto lo 0,18% del Pil. Di conseguenza, il divario fra ricchi e poveri continua a crescere: l’1% dei più ricchi nell’ambito della popolazione mondiale riceve quanto il 57% dei più poveri; un miliardo e 200 milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno; due miliardi e 800 milioni con meno di due; un miliardo non ha la possibilità di procurarsi acqua pulita; 827 milioni soffrono di malnutrizione. Tutto questo non è stato necessariamente causato dalla globalizzazione, ma la globalizzazione non ha fatto niente per porvi rimedio. La teoria marxiana dell’impoverimento si conferma più valida che mai. Proprio negli ultimi decenni si è venuto stabilendo un rapporto stringente fra lo sviluppo del capitalismo moderno e l’impoverimento crescente di una parte notevole dell’umanità. Tanto che alcuni studiosi, che in passato avevano considerato la questione come un semplice abbaglio di Marx, cominciano oggi a fare autocritica. Le crescenti migrazioni dai paesi e dai continenti della fame verso l’Occidente industriale provocano a loro volta tensioni assai acute e pericolose nelle zone d’arrivo, ne sconvolgono l’equilibrio economico e sociale, richiedono cambiamenti radicali dei modelli di sviluppo. Si pensi a ciò che di negativo rappresenta il sistema energetico dominante, incentrato sui combustibili fossili. L’influenza che esso esercita nel processo di cambiamento climatico è fuori discussione, e si basa soprattutto sul consumo di petrolio, di carbone e di metano. I profitti legati a questo sistema sono di tale dimensione che, uniti a quelli dell’industria degli armamenti, inducono le grandi potenze interessate a una sorta di guerra continua, e a correre il rischio di un conflitto atomico, pur di non cambiare questo modello suicida. È del tutto evidente che i sistemi politici attuali non sono in grado di realizzare un cambiamento radicale, che pure sarebbe concettualmente realizzabile (nuove fonti di energia, nuovi sistemi di trasporto, ecc.). Siamo giunti a un punto in cui solo una presa di coscienza e una grande mobilitazione della collettività internazionale possono far uscire il mondo dalla situazione critica attuale. Faccio un esempio specifico: quanto può andare avanti il processo di cementificazione del nostro Paese, che ha ormai assunto, soprattutto in alcune regioni, un carattere rovinoso, nel complice immobilismo delle istituzioni? La reazione a questo fenomeno può essere lasciata a pochi intellettuali, mentre la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica sembra non rendersene conto, o averne una conoscenza apparentemente limitata al proprio orticello? Ecco dunque che, dai pericoli del global warming e delle minacce atomiche, al flagello della fame, alla salvezza dei tanti ‘orticelli’ la grande questione che viene posta è una presa di coscienza collettiva che può realizzarsi soltanto attraverso una vera e propria Rivoluzione del sistema informativo e della comunicazione. Si deve partire dalla consapevolezza che l’informazione è minacciata ogni giorno dal controllo politico ed economico sui media, favorito anche da fusioni e complicità internazionali. In Italia, proprio in questo periodo, gli editori tentano di liquidare l’autonomia professionale e contrattuale dei giornalisti. In altri paesi (leggi Russia, ma non solo) c’è chi ricorre addirittura all’assassinio di giornalisti colpevoli di praticare la libertà d’espressione e di critica. Libertà e pluralismo dell’informazione debbono costituire l’obiettivo centrale di un grande movimento di opinione pubblica e delle istituzioni. Quindi il nostro impegno di intellettuali è di fornire ai nostri simili una chiave di lettura dei processi reali, per essere protagonisti critici della comunicazione e per contribuire al superamento della crisi di cultura che segna questo nostro tempo. Altro non so dirti, Francesco. Prendi anche tu, questo mio, quale spunto al fine di continuare a riflettere assieme. Per ’stemperare’ la tensione creata dai dati che vi ho riportato, citerò un famoso passo rap dei Pubblic Enemy: “Se tu non sei la soluzione, allora fai parte del problema.” E riflettiamo anche su questo”.

    Però cosa c’entra con questo?

    “Duri e puri nelle vostre posizioni, ma spero pronti a coalizzarci quando giungeranno (e già son giunti) gl”infedeli’… sia infedeli nei confronti del nostro Dio sia nei confronti della nostra scienza… comunque avversari, nemici, della nostra cultura, della nostra tradizione, del nostro sapere, della nostra identità… e non ditemi, miei cari positivisti o moderati o umanitari o quel che siete che chi sta arrivando porta rispetto a voi e non a noi”.

    Io non l’ho capito…

    Rispondi
  66. Anna L.B.

    @89: esiste sì l’anarchia di destra (anche se l’ha già spiegato G.R. Manzoni). Era così il mio amico, Omar Vecchio, un grande che purtroppo è morto in un incidente alpinistico. A chi interessa, segnalo su di lui, entrambi delle edizioni Barbarossa: M. Murelli, O. Vecchio, “Cavalcare le vette”, A. Lamberti-Bocconi, O. Vecchio, “Sono stato quel ragazzo”.

    Rispondi
  67. Gian Ruggero Manzoni

    Beh, Giorgio # 99, Sasso mi ha domandato delle soluzioni e ho detto quel che so (sappiamo) e come la potrei vedere (se ce ne fosse la volontà)… io reputo che c’entri. Per il restante ho risposto sopra, e sono un po’ stanco di ripetermi (se vi va di considerarmi un razzista, consideratemi come tale, che altro vi devo dire?). Il problema migrazioni globali esiste, così come il dare risposta a coloro che migranti stanno arrivando, e il loro darci risposte al lassismo imperante-dominante l’occidente, ma pare che anche loro non ne abbiano di risposte se non dicendo che il loro modo di essere è meglio del nostro (e sotto certi punti mi sento di dar loro ragione) e tirino a sovrapporre la loro visione, seppur la nostra lassista e sempre meno viva (e lo ripeto), alla nostra. Mi pare, per essere ancor più chiaro, che anche da parte loro non ci sia molta propensione-volontà al dialogo così come non abbiano alcuna voglia di confrontarsi col nostro essere, considerato che se parli con un musulmano (ovviamente non tutti, ma una buona parte) quando giungi a toccare certi punti comincia a dire che il come l’impostano loro, la vita, è molto meglio del come la impostiamo noi (da ciò certi atteggiamenti ‘sbruffoni’ che la Castagna sottolineava in uno dei suoi commenti, quasi che abbiano inteso che noi si sia in caduta libera… e penso la abbiano bene inteso – infatti, loro – e scusatemi quel loro, ma è per capirci, visto che continuiamo a non volerci capire -, si pongono ben pochi problemi di quelli in questo blog e in questo post dibattutti – e dibattuti fuori da qui – loro, gli altri da noi, li vedo molto più sicuri del loro essere che noi – o pare solo a me?). Sopra ho parlato del terrore che ho del loro silenzio… ma anche di quello dei cinesi, comunità arroccata in sé stessa, così come ho il terrore del troppo parlare di certi slavi, che mai si comprende come infine la pensino… quindi silenzio anche il loro troppo parlare. Ho terrore… ho paura, l’ho scritto sopra, e la mia paura la si annusa anche nel nostro sociale e a tale paura, i più, cominciano a dare un certo tipo di risposte (dure). Tale paura non è tanto generata dall’incapacità o dalla non volontà di comprendere-comprenderli-capirli, quanto del come a loro non interessi un cavolo di farsi capire da noi… e non cominciate a tirarmi fuori che avete un amico palestinese col quale dialogate quotidianamente sull’Olocausto degli ebrei o un amico afghano col quale potete calorosamente e confidenzialmente intrattenervi sui vostri problemi esistenziali, sentimentali o sul come fate l’amore con la vostra donna o sui problemi che avete in famiglia, sul come vostra moglie esce con le amiche o va in palestra o ha un’amante o sul perché fate la Comunione e vi mangiate, con l’Ostia, il vostro Dio. Non stiamo a raccontarcela… questi sono casi più unici che rari… il trovare un islamico ‘aperto’. Oppure si deve parlare solo del tempo o del prezzo del pane che è cresciuto, come fanno gl’inglesi o i puritani – non a caso… i calvinisti – in genere? Quando si toccano certi tasti, ecco scattare in loro il muro… ovviamente per un fattore di cultura, e che altro se no?! E il problema ritorna. I muri ci sono e, spesse volte, non siamo noi a tirarli su. Il fatto è che io non vado a casa loro a dire che ho la verità in tasca (Bush sì, e con lui tanti che ne hanno l’interesse) perché so bene come andrebbe a finire (mi ritroverei con la gola primo o poi tagliata – infatti quando ci sono andato ero ben bene armato. proprio per questo) loro, invece, arrivano qui e ‘snobbano’ le nostre ben poche verità assodate-rivelate, così come e soprattutto i problemi che minano i nostri (traballanti) modelli sociali. E parlo diretto al fine, di nuovo, che almeno ci si comprenda fra noi, ma vedo che è oltremodo difficile anche questo. Che poi fra loro ci sia anche chi vuole la BMW… beh, anche questo ormai è assodato… alcuni di loro sono pur uomini sui quali certe lusinghe consumistiche ‘demoniache’ stanno facendo breccia. Ma, e lo ridico, i più dei loro sono ‘duri e puri’ (o, almeno, così la vivono – e così l’avverto, a pelle, come i cani si fiutano fra loro), e la Legge di Dio fa a loro scuola, ne più ne meno come la faceva qui da noi un 700 anni fa. Questo è quanto. Ora dite voi che il stare sotto inquisizione un poco stanca.

    Rispondi
  68. Giorgio

    Gian Ruggero, che anche “loro” siano “duri e puri” e lo siano anche molto, sono d’accordo. E mi dispiace.

    E giustamente, come in altro post facevo osservare a Maestro Yoda, tu ricordi che “loro” non sono solo gli islamici, ma anche la Cina, e io ci aggiungo l’India, e tanti altri mondi che ci sono già o che verranno, e all’interno di questi mondi ci sono e ci saranno tanti altri piccoli mondi, così come in Italia non c’è una sola Italia ma ce ne sono tante…

    Insomma, nel grande o nel piccolo, non so se riusciremo a mettere la parola fine.

    Lo diceva un filosofo già nel 600:

    “In confronto della realtà delle cose, partoriamo solo atomi. E’ una sfera infinita, il cui centro è in ogni dove e la circonferenza in nessun luogo”.

    E un altro già prima aveva detto:

    “…Questo piccolo globo, che non è che un punto, ruota nello spazio, come tanti altri globi; noi siamo sperduti in tanta immensità. L’uomo, alto circa cinque piedi, è certamente poca cosa nella creazione. Uno di questi impercettibili dice a qualcuno dei suoi vicini, nell’Arabia o sulla terra dei Cafri: ‘Ascoltatemi, perché il Dio di tutti questi mondi mi ha illuminato! Ci sono 900 milioni di piccole formiche come noi sulla Terra, ma non c’è che il mio formicaio ad essere caro a Dio; tutti gli altri Egli li ha in orrore fin dall’Eternità; solo il mio formicaio sarà beato, tutti gli altri saranno dannati in eterno!’”

    Anche gli altri sono “duri e puri”, dici, e queste verità dei filosofi non la capiscono “loro” (alcuni, io direi, sicuramente tanti) e non la capiamo “noi” (alcuni, io direi, sicuramente tanti).

    E allora? Facciamo ancora i guerrieri? Non è quello che si è sempre fatto? Dov’è la novità? La speranza?

    Ma se pensi, come hai scritto anche in un commento a questo post, che questa Terra è la grande casa di tutti noi, come puoi pensare ai suoi abitanti come gli uni contro gli altri armati? Ma davvero ti sembra questo il più grande eroismo? Perché non scegli un eroismo più grande?

    Io ti propongo quest’altro:

    Nobil natura è quella
    Che a sollevar s’ardisce
    Gli occhi mortali incontra
    Al comun fato, e che con franca lingua,
    Nulla al ver detraendo,
    Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
    E il basso stato e frale;
    Quella che grande e forte
    Mostra sé nel soffrir, né gli odii e l’ire
    Fraterne, ancor più gravi
    D’ogni altro danno, accresce
    Alle miserie sue, l’uomo incolpando
    Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
    Che veramente è rea, che de’ mortali
    Madre è di parto e di voler matrigna.
    Costei chiama inimica; e incontro a questa
    Congiunta esser pensando,
    Siccome è il vero, ed ordinata in pria
    L’umana compagnia,
    Tutti fra sé confederati estima
    Gli uomini, e tutti abbraccia
    Con vero amor, porgendo
    Valida e pronta ed aspettando aita
    Negli alterni perigli e nelle angosce
    Della guerra comune. Ed alle offese
    Dell’uomo armar la destra, e laccio porre
    Al vicino ed inciampo,
    Stolto crede così qual fora in campo
    Cinto d’oste contraria, in sul più vivo
    Incalzar degli assalti,
    Gl’inimici obbliando, acerbe gare
    Imprender con gli amici,
    E sparger fuga e fulminar col brando
    Infra i propri guerrieri.

    Rispondi
  69. Giorgio

    Rimane il problema:

    “loro” fanno i “duri”, cosa facciamo?

    Cambiare.

    Cambiare “noi” e cambiare “loro”.

    Certo che così, con i “guerrieri”, non va, per nessuno.

    Rispondi
  70. jolanda catalano

    Avevo deciso di mai più intervenire visti i sospesi sull’altro post e visto che le mie parole
    scorrono e poi si perdono nel nulla in cui un po’ tutti anneghiamo.

    Due cose però:
    Fra questi “loro” ci sono persone perbene e persone permale.Certo è che le varie organizzazioni
    criminali sparse per tutto il paese,per rimanere nel nostro piccolo,godono,in senso economico
    dei frutti di questi “loro”.Il problema da questo punto di vista rimane sempre interno .

    E’ vero il discorso degli acciacchi a cui sta andando incontro la terra:effetto serra,desertificazione,e così via,cementificazione senza regole e giustamente ci si ribella.
    Ma qualcuno mi sa spiegare perchè si voleva costruire ,lo si vuole ancora?,il ponte sullo stretto?

    Rispondi
  71. Pasquale Giannino

    Il rifiuto dell’altro, il pregiudizio, la chiusura preconcetta a ogni forma di dialogo, l’incapacità di sintonizzarsi sulle frequenze di chi ci appare “colpevole” di non rientrare nei nostri canoni, di non rispettare i parametri della nostra inutile, modestissima, miserrima visuale del mondo – ché tale resta anche se abbiamo letto milioni di libri e combattuto mille guerre e siamo stati premiati ed elogiati per il nostro inconsueto “eroismo”… tutto questo andrebbe dilatato nel tempo, andrebbe visto diciamo così dalla prospettiva di un “quasar”. E allora forse capiremmo che il nostro io per quanto alto e sublime è ben lungi dal trovarsi al centro del mondo. Altri dubbi e considerazioni “positiviste” le trovate nel post “incriminato”. Ma vi suggerisco di non leggerle ché tanto è inutile.

    Pasquale

    Rispondi
  72. Giorgio

    Jolanda, quando al 102 ho scritto:

    “queste verità dei filosofi non la capiscono “loro” (alcuni, io direi, sicuramente tanti) e non la capiamo “noi” (alcuni, io direi, sicuramente tanti)”

    ho inteso giusto fare le distinzioni che tu suggerisci.

    Il problema degli acciacchi (ma è anche molto di più) della Terra è quello che più mi preoccupa, purtroppo non posso intervenire con decisioni, io non sono Bush e nemmeno Pecoraro Scanio.

    Pasquale, quando dici:

    “Altri dubbi e considerazioni “positiviste” le trovate nel post “incriminato”.”

    a chi ti rivolgi?

    A me non interessano le sigle (positivisti o spiritualisti): sul tema che tu poni, io ho parlato al numero 102.

    Rispondi
  73. Luca Tassinari

    Ho letto i commenti al post e aggiungo qualche noterella di chiarimento che mi sembra necessaria.

    1. Non ce l’ho con Gian Ruggero Manzoni, ce l’ho col razzismo. E ce l’ho in modo speciale con quelle espressioni di razzismo che puntano a ridurre l’altro, il ‘diverso’, a un essere sub-umano (“si accoppiano bestialmente”). Queste espressioni hanno avuto storicamente un ruolo ben preciso: diffondere una quantità di odio sufficiente a ottenere consenso sulle azioni più estreme, come lo sterminio fisico del ‘nemico’ di turno. La Shoah è stata preceduta da un lungo lavoro di criminalizzazione e disumanizzazione degli ebrei.

    2. Non credo di dovere una controreplica a Gian Ruggero Manzoni, come chiede Franz, dato che Gian Ruggero Manzoni non ha replicato a me. La sua lezione sulla forma retorica non è una replica. La sua interpretazione al ribasso di quel che ha scritto (‘giocavo’ con l’amico Binaghi su chi, dei due, era più ‘duro’ e ‘puro’) non è una replica. Direi anzi che sono tutti modi più o meno diretti per scantonare. Scantonare è peraltro un diritto, quindi non insisto.

    3. Sono uscito da LPELS per un problema mio: sono intollerante a espressioni come quelle usate da Gian Ruggero Manzoni contro i musulmani (e anche gli slavi e altri gruppi umani a lui più o meno invisi), per i motivi che ho detto al punto 1.

    4. La mia uscita non comporta alcun giudizio sul progetto LPELS, che continuerò a seguire con interesse, né tanto meno su Gian Ruggero Manzoni, che per quanto ne so (niente) può essere la miglior persona di questo mondo come la peggiore.

    Infine lascio il mio modesto contributo al dibattito sui mali epocali che Gian Ruggero Manzoni ha sollevato nei commenti, e lo lascio in forma di domande. Una volta appurato che il momento è grave, che ci sono tanti problemi, che il pianeta rischia il collasso ecologico, che i flussi migratori sono destinati a intensificarsi e culture diverse a confrontarsi sempre di più, davvero crediamo che confrontarci con gli altri in base a opposizioni ideologiche e identitarie possa essere una soluzione? Davvero crediamo che considerare gli altri come un “loro” opaco e indistinto aiuti? Davvero essere stati noi italiani i migranti, fino a pochi anni fa, non ci ha insegnato niente? (almeno, dico, dovrebbe averci insegnato che le battute di caccia allo straniero, anche quelle solo verbali e ideologiche, sono molto umilianti e assai poco utili a favorire processi di integrazione pacifica).

    Rispondi
  74. paola castagna

    @angela
    questo manzoni non si riesce mai a prenderlo in castagna…
    carina come uscita, mi ha fatto sorridere al come non si prenda in castagna il manzoni ma prende la Castagna. 🙂
    saluti

    Rispondi
  75. lucaintona

    Letto tutto, per bene, ma rimango in silenzio. Parole su parole che sebbene spesso conducono da qualche parte, altre distolgono e spingono gli uni contro gli altri.

    Dico, però, che concordare con Tassinari – in particolare dopo il commento 107 – è inevitabile. Gian Ruggero Manzoni usa molto bene l’arte retorica, ma non risolve alcunché.

    >>Davvero crediamo che considerare gli altri come un “loro” opaco e indistinto aiuti?

    Nodo cruciale e irrisolto della questione. Sul quale, peraltro, ci si accapiglia perché arroccati su solide posizioni ideologiche e filosofiche. Attenti però a non farci sviare.

    cordiali saluti
    luca intona

    Rispondi
  76. Pasquale Giannino

    È probabile che gli abitanti di questo minuscolo pianetino bellicoso e intollerante non siano (o non siano stati) le sole forme di vita intelligente nel “nostro” universo (ché di universi possono essercene n-mila; saranno diversi dal nostro ovviamente, non saranno fatti di massa-energia spazio-tempo e carica, ma di tutto ciò che di altro la vostra mente riesca a immaginare…). Le ipotesi sostanzialmente sono due: le civiltà extraterrestri sono vissute (o vivranno) in finestre temporali disgiunte dalla nostra; ci sono civiltà coeve alla nostra incapaci di comunicare con noi, o perché troppo giovani, o perché troppo sviluppate ma usano messaggi che le nostre tecnologie non riescono a ricevere/decodificare, o perché semplicemente troppo distanti. E meno male, ché se no ve lo immaginate il casino?: tu sei indegno perché adori i buchi neri anziché il mio Dio, tu non mi piaci ché hai la pelle viola, tu sei troppo alto, tu sei troppo basso, tu sei troppo largo, tu hai le ali ma non sei un angelo… Insomma, credo di aver reso l’idea. Giorgio (# 106), mi chiedi a chi rivolgo le mie considerazioni “positiviste”? A Nessuno. È questa la realtà dei fatti. Potete pensarla come volete ma l’unico dato inconfutabile è che non siamo nient’altro che una manciata di materia tenuta insieme da una quantità di carica risibile, infinitesima rispetto a quella che abbraccia l’intero universo; e che i nostri atomi sono combinati in tal guisa da formare una corteccia cerebrale munita di circa un milione di miliardi di sinapsi; e che grazie a tale intrico di impulsi e segnali che vanno e vengono qualcuno riesce persino a vedere Dio e a credersi immortale. Benissimo, non è questo il punto, io non giudico quanti hanno tale facoltà, forse un po’ li invidio ma non più di tanto, giacché l’idea di vivere in eterno francamente mi terrorizza. La realtà è che tale prodigio della natura dura un attimo, e che delle nostre sinapsi non resteranno che pochi atomi sparsi nell’universo che diverranno poi misere particelle elementari… fino al momento dell’“apocalisse”, quando di tutti noi, bianchi gialli neri olivastri cristiani ebrei maomettani buddisti atei agnostici santi cornuti froci ladri farabutti figli di puttana… del mondo intero non resterà che una traccia impercettibile, pochi granelli di polvere destinati a sprofondare nell’abisso del big crunch. Eduardo, negli ultimi anni della sua vita, diceva ai giovani allievi: in fondo l’artista è uno che attende nell’anticamera di un dentista; sfoglia delle riviste, si sofferma sulle figure colorate; cerca di dare un senso a quell’attesa. Tutto il resto è noia e dolore.

    Pasquale

    Rispondi
  77. jolanda catalano

    106 Giorgio,scusa,non mi riferivo ai tuoi “loro” ma “loro” in quanto moltitudine di persone
    che sperano un altro futuro nel nostro paese,ma è un “loro” che potrebbe,dovrebbe,diventare
    un “noi”.Il problema rimane srmpre interno: non riusciamo da soli a pulire la nostra rogna e ce la prendiamo con chi pensiamo ce ne possa attaccare di più.

    Rispondi
  78. Rina

    Non ho la cultura di Gian Ruggero (al quale ribadiso la mia solidarietà per questo attacco gratuito), nè la sua loquela altamente esplicativa supportata da contenuti che la fanno diventare di spessore, ciò nonostante voglio dire la mia ..in maniera elementare.
    Il mio vuole essere un appunto a Tassinari e forse una risposta al suo modo di vedere tutto rose e fiori.., tutti buoni, tutti solidali etc, etc..
    Premesso che per ognuno, già nella propria terra, è un continuo lottare per la sopravvivenza, e non prospettandosi per il futuro ambienti rispondenti ai propri legittimi bisogni, che avremo, io vedo ‘modestissimamente’ l’arrivo -in pianta stabile- di extracomunitari come un’ingerenza da cui non si potrà ricavare aiuto, né scambio di vedute per reciproci supporti umanitari e non, se non un modo di ospitare ‘unilaterale’. (ospitare per , paraddossalmente, star dopo peggio dell’ospitato). Tutto questo perché -non- vedo disponibilità da parte loro, cioè a dire la volontà di venire incontro, piuttosto il sussiegoso arroccarsi su loro posizioni (dettate, o giustificate dal loro credo e di cui si fanno alibi). Insomma tutto si riduce ad un atteggiamento (anche fattivo) di ospitalità che non porta a nessun punto di incontro, anzi a odi più o meno velati, ma purtroppo esistenti.
    Il marcio c’è fra loro. Il marcio c’è anche fra noi, sì. Ma non vedo perché mischiare le due parti dal momento che nessuno può aiutare chi non vuole essere aiutato, o meglio chi vorrebbe essere aiutato a diventare più forte ..e magari contro di noi alla lunga.
    Forse sono razzista ..mi sa di sì, anche se anch’io ho conosciuto persone per bene fuori dallo stivale, però ne ho conosciuto altri che non mi son paciuti per niente.
    Ciao a tutti

    p.s. che il prossimo post non prenda spunto da un commento, che sia originale.
    Qui ci sono più di cento interventi, in un post precedente che trattava lo stesso argomento, in questo blog, =nemmeno uno=. Cosa vorrà dire? Forse la risposta la sappiamo già.

    Rispondi
  79. Gian Ruggero Manzoni

    # 102 Giorgio. Sempre grande Leopardi… e già il problema Uomo è stato trattato egregiamente da lui come dai Classici greci e latini, nonché dai Padri della Chiesa, quindi da Dante, poi dagli Umanisti e dagli Illuministi, a noi resta il mettere in cantina il ‘900 e il poter continuare a riflettere su una condizione che pare perduri nel 2000 sebbene il benessere raggiunto da 1 quinto del pianeta… e temo che sia anche se non proprio quel benessere (egoistico, nostro) a far sì che certe posizioni, dall’una e dall’altra parte, si vadavo sempre più a indurire-radicare. C’è chi non vuol cedere alcunché (forte di una ‘coscienza’ e ‘superiorità’ socio-economico-culturale raggiunta – spesso sulla pelle degli altri) e chi, invece, quell’alcunché se lo sta venendo a prendere (e giustamente) dopo che noi l’abbiamo preso a loro al fine di stare come oggi stiamo. Nemesi storica? Nemesi. Ruota che gira? Ruota… e mi sento Vichiano in questo: sempre il tutto si ripete seppure in accezioni socio-temporali diverse… fin quando non si edificherà la “Città del Sole” o fin quando non ci ritroveremo nella “Gerusalemme Celeste”… cioè belli che spacciati (seppure infine in pace), perché prime vittime di noi stessi, sia che si brandisca un’arma per difenderci sia per affendere. Cmq l’umanità è giovane e non pensiate che le armi possano tacere perché un qualcuno, nel-dal benessere, ha maturato idee pacifiste-umanitarie-solidali… quando si ha fame, come i restanti quattro quinti del pianeta sovramenzionati, o ti muore un figlio davanti perché non si hanno le medicine (se non quelle avariate che spediamo) un bel colpo in testa di AK47 non ce lo leva nessuno, e quel colpo sarà anche per i nostri pacifisti, visto, poi, come vanno a finire molti di coloro che là, in quei quattro quinti, hanno il coraggio e la buona volontà di andare per portare aiuti. Durano come la neve in pianura in agosto. E quelli sono dei Santi, e che quindi chi ha certe posizioni si mobiliti come quei Santi, e vada. Così ero solito dire ai comunisti quando esaltavano l’URSS… che ci andassero, chi li tratteneva qui? Che si vada a fare del bene là. Che si faccia i ‘non razzisti’ là, non che si pretenda che qui si sia tutti dei ‘buonisti’ illuminati sulla strada per Damasco. E questa è una risposta in particolare a Tassinari, visto che dice che non rispondo. Ora le ho risposto. Mi potrà ribattere il che cosa ne so io di quel che ha fatto o che fa lei… e che allora ce lo dica cosa ha fatto e fa per quei quattro quinti del pianeta… una manifestazione a Campo dei Fiori? Un girotondo? Un banchetto per raccogliere firme? Una serata con gli amici in osteria a parlarne? Due cannette? Un concertino coi bonghetti? (E mi perdoni certe immagini che richiamano gli anni ’70) Mah! Lei non conosce me, ma neppure io lei. Io ho detto di me, ci dica di lei. Le crederò, visto che io mi dico per quel che sono. E razzista penso di esserlo come lei… visto che lei mi dà del razzista e che non ci ha pensato due secondi a postare la sua accusa e a uscire sbattendo la porta. E in questo mi ricollego a un commento sopra di Franz e ad un altro che, per bontà nei miei confronti, ha girato la frittata per vedere se la sua metà, di lei, Tassinari, era anche quella cotta. E cotta mi pare che la sia, allorquando si tirano ancora in ballo gli ebrei (che ora sono la nostra punta di diamante là, e non ci pensano un mezzo minuto ad erigere un muro e a spianare un villaggio palestinese) così come i nostri emigranti, i bastimenti, le lettere ai parenti, le melanzane sottolio… indubbiamente brava gente, i nostri lavoratori emigranti (italiani brava gente… c’era anche un film… ma lo vada a dire agli Jugoslavi, ai Greci, ai Somali, agli Eritrei, agli Abissini, ai Libici)… dicevo, per lo più brava gente nei paesi europei, un po’ meno oltreoceano, nel nord America, ma gli Yankee se lo meritavano… non c’è dubbio… un po’ di ‘sana’ mafia non fa mai male ai cow boys (ora si stanno cuccando quella cinesa e quella russa).

    Riguardo allo scegliere un eroismo più alto… beh, già il continuare a confrontarci qui mi pare eroismo non da poco, visto il come anche fra noi i muri si alzino non appena uno urta l’ideale… il credere… le ‘certezze’ di un altro… o, meglio, il background di un altro del quale, come poi sottolinea anche Tassinari, ben poco si sa, se non nulla – come io o noi di lui -, a parte un elenco di libri editi se esiste un sito di riferimento (sempre se ne ha editati) o di interventi letterari qua e là sparsi in questo o quella rivista cartaceo o in web (libri, per il resto, letti da pochissimi, qui, se non da nessuno, e proprio per questo vi ho invitato a inviarmeli, quelli non trovabili in libreria, così da poterli anche recensire e infine conoscervi un po’ di più – cmq notando che gli altri, dei miei, ben poco è fregato, se non a chi già mi conosceva 🙂 e anche questa la dice molto lunga sul come si fa da un lato i disponibili, gli emancipati, gli sdegnati, i liberal, i ‘superiori’ a certe bassezze, quando poi, in verità, si tende a pensare solo e sempre a sé stessi e alla propria miserevole ‘fama’ da gente da web – fra cui sono e mi metto, seppure cerchi di sgambettare anche fuori da qui – e, questo, permettetemelo, mi fa sbudellare dalla risa… poveretti tutti noi! E anche questa è detta, così da essere chiari fino in fondo. E di nuovo rido alla grande di fronte a certi moralismi da 4 soldi per un termine usato, poi da me non usato, ma che mi si è attribuito di usare a seguito di un aver detto quello che il mio pizzicagnolo mi ha detto l’altra mattina e anche oggi – cioè che ‘quelli’, indicando un rumeno dall’aria baldanzosa perché neoeuropeo, li abbiamo sul collo – e anche per questo è giusto che giungano i ‘barbari’, così che vi facciano passare un bel quarto d’ora di notorietà alla loro, non alla nostra, maniera… e la loro maniera è dura (anche se a volte non pura), e nel nome di Dio, del loro, ovviamente, vi faranno anche smettere di dire minchiate in web, come succede non solo nei paesi islamici, ma anche in Cina… non parlo dell’India perché, al massimo, ci saranno 10 milioni d’indiani che navigano, dei quali solo 5000 avranno un blog… se ce l’hanno… quando invece sono i primi assemblatori di tecnologie e di nanotecnologie al mondo – e che strana contraddizione, non trovate?).

    # 104 Jolanda. Condivido quel che ha scritto. E’ vero. Da noi solo la criminalità e certi imprenditori-industrialotti (soprattutto del nordest leghista) godono del flusso migrante, e certi agricoltori meridionali (che pagano in nero le braccia, come poi gl’imprenditori-industrialotti sovracitati).
    Riguardo il ponte sullo stretto… beh, l’idea per me non è male, si snellirebbe molto il tutto tra Sicilia e Continente… cmq l’impatto ambientale sarebbe nel vero sconcertante… non so… altre opere simili sono state fatte al mondo e funzionano… è un terno, se non una quaterna al lotto. Io sarei per farlo. Così come sono per riaprire le Case Chiuse.

    # 105 Pasquale. Bella l’immagine del quasar. Siamo ombre, nulla più… giovani ombre con una violenza debordante. Rammenta che per me, i tuoi interventi, sono sempre oro… del resto mi fanno pensare, quindi ben vengano. E non sentirti messo da parte. Non lo sei assolutamente. Ben altre ‘magnagne’ affiorano qui e in web del tuo positivismno-scientismo manifestato con coerenza e foga produttiva (…sempre a mio modesto parere).

    # 107 Tassinari. Pare che ci siamo detti tutto, oppure niente, a discrezione. A me pare di aver detto, lei dice di no, quindi che dire?! Che fare?! Ognuno per la propria strada? Penso proprio di sì… e ci si rivedrà, forse. A lei dà fastidio la parola razzista per tanti motivi, a me, come avrà potuto leggere sopra, mi dà fastidio la supponenza di chi pensa di avere la verità totale in tasca, quando poi si pone come un non totalitario. Io mi sono definito un anarchico di destra assolutista, massimalista, totalitario (razzista me lo ha affibbiato lei) – cmq io mi sono detto, lei ha detto di me, dicendo, poi, che di me non sa niente, se non tramite l’aver estrapolato un frammento da un mio commento. Resta il fatto che io penso di aver capito chi è lei… lei ha capito nel vero chi sono io? Qui ci si dice, non si dice, altri garantiscono per un terzo che ha detto, altri chiamano a dire, altri, ancora, come ha scritto giustamente Binaghi, non dicono per convenienza o piaggeria, oppure perché temono di essere tacciati o nella paura di perdere chissà cosa. Ma cosa?! La verginità? Altri scazzano. Altri ancora sentenziano e bollano (e Binaghi lo fa anche lui… e anch’io lo faccio… a volte… quando mi va), poi chi dice di non bollare, bolla a sua volta, poi viene fuori che il gatto è morto e che si hanno frustrazioni dovute al rapporto col maschile o col femminile, poi che si è scalato l’Everest in solitaria e che si è data la ciotola ai poveri in quel maggio di 7 anni fa. Poi?! Poi ognuno nel suo. E nel mio non mi trovo in difetto, ma in affetto, almeno per me. E ciò non è poco: il volersi bene (dopo anni di torcimenti e falsi problemi… fra i quali il dire o il non dire per non ledere. Ma chi se ne frega! Io ora dico… poi, come qui è successo, si vedrà… vedremo. Resta un fatto: sia che si abbia ragione sia che si abbia torto aspettiamoci, tutti, la mazzata, e la mazzata è sempre meglio aspettarsela da parati-attenti-lucidi, e, soprattutto, super decisi, se ce ne sarà il tempo e l’occasione, a ri-darla di ri-mando… almeno in questo i guerrieri possono insegnare, così da non morire come dei farlotti… da noi si dice).

    # 108 Paola. Siamo nel tempo delle castagne, non a caso 🙂

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  80. Giorgio

    Rina, ci sono alcuni temi che per esperienza sappiamo che non possono non far discutere: ad es., se uno dice (estremizzo) “Berlusconi ladro” o “Prodi maiale” o “negri al rogo”, sicuramente farà discutere.

    Questo dovremmo saperlo tutti, ormai.

    A me non interessano sigle ed etichette e non sono mai intervenuto in discussioni sulle massime questioni, però esprimermi contro il razzismo in uno spazio di cui faccio parte, quando il fatto viene esplicitamente messo a tema, mi sembra un problema di civiltà che va al di là delle sigle, un dovere culturale e civile.

    Precisando quanto da me detto in precedenza: mi auguro che la parola razzismo sia cancellata anche dal dizionario, che cada nel dimenticatoio come parola superata dalla storia.

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  81. andrea margiotta

    “Potete pensarla come volete ma l’unico dato inconfutabile è che non siamo nient’altro che una manciata di materia tenuta insieme da una quantità di carica risibile …”

    Pasquà: Parla per te …scherzo… 😉

    Andrea

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  82. elio copetti

    Aggiungo la mia. La “provocazione” di Gian Ruggero non mi era sembrata affatto chiara, aspettavo quindi occasioni migliori per inserirmi in una simile discussione. Gli sviluppi però qualche chiarimento l’hanno raggiunto, in essi ho apprezzato particolarmente le posizioni di Fabrizio e Franz. Quanto al tema in sé, non ci vedo affatto chiaro. La complessità viene banalmente riconosciuta da tutti quanti, e in essa è particolarmente facile “intravedere” delle figure, tanto di speranza quanto di disperazione. Ma quanto esse possano essere frutto di una proiezione “fisiognomica”, invece che una segmentazione “efficace” del reale, proprio non saprei dire, e tale interrogativo lo estendo anche alle figure evocate da Gian Ruggero. Per anni, la rimozione degli aspetti “strutturali” che veniva operata nelle discussioni di ambito artistico-letterario ha costituito per me un motivo di irritazione, talvolta anche violenta. Ora mi appare come una patetica (ma è un patetico nel quale mi includo pienamente) necessità, analoga a quella dell’ubriaco che cerca le chiavi perdute sotto al lampone semplicemente perché lì, se ci sono, almeno le si può vedere. Mi risparmio quindi l’ennesimo affondo sulle “anime belle”, proprio perché mi rendo conto che per ora, aldilà di ogni filosofeggiare, più o meno scientifico, non si può far molto più che “auspicare”: che l’infiltrazione non sia maligna, cioè che non ammazzi l’ospite, per quanto lo possa costringere a differenti equilibri. Se da questa nebbia finirà davvero per emergere un mostro, vedremo allora cosa si potrà fare. Io ancora non lo vedo, o meglio, vedo un mostro (la nostra stoltezza di specie) del quale faccio parte, come qualsiasi altro.

    Rispondi
  83. Giorgio

    Gian Ruggero, si dà la stessa situazione del commento 99.

    Anche stavolta sono d’accordo con le critiche che tu fai (commento 115) alla storia dell’Occidente, la cui ricchezza, dici, è stata “raggiunta – spesso sulla pelle degli altri”. Dici anche che è “proprio quel benessere (egoistico, nostro) a far sì che certe posizioni, dall’una e dall’altra parte, si vadano sempre più a indurire-radicare”.

    Sembri anche ritenere giusto che “quando si ha fame, come i restanti quattro quinti del pianeta sovramenzionati, o ti muore un figlio davanti perché non si hanno le medicine (se non quelle avariate che spediamo) un bel colpo in testa di AK47 non ce lo leva nessuno”. Parli di giusta nemesi, capisci gli “altri”. E questa è una buona cosa. (“Mettersi al passo con gli altri presuppone incontrarli nel loro mondo. Cercare di capire cosa gli interessa e quale sia la loro esperienza della realtà…”).

    Perché allora, nel momento di dare una soluzione, invochi una chiamata alle armi (“spero pronti a coalizzarci quando giungeranno (e già son giunti) gl”infedeli”)? Non si è sempre fatto così? Nei tempi di crisi economiche, non sono sempre successe migrazioni e cacce agli stranieri? (Tanto per fare un esempio lontano, ricordi la caccia all’ebreo durante la grande peste del 1348?).

    E’ come se, di fronte allo stato di salute del pianeta Terra, tu dicessi, come soluzione: continuiamo a inquinare, deforestare, cementificare ecc. ecc.

    E così, nelle relazioni tra i popoli, dici: prepariamoci, armiamoci, scorrerà sangue.

    Nel caso della Terra, non sarebbe necessario un cambiamento di rotta?

    Nel caso del rapporto tra gli uomini, non sarebbe necessario un cambiamento di rotta?

    E tutto sommato, non ti sembra che le cause del cattivo stato di salute del pianeta Terra e del cattivo stato delle relazioni tra gli uomini siano le stesse?

    Insomma, se l’Occidente ha commesso qualche errore, come tu dici, perché perseverare?

    La soluzione non è facile, ma anziché cercarla nel già visto, perché non cercarla in qualcos’altro?

    PS: Rispetto alla curiosità per l’altro: ho già espresso al n. 83 il mio interesse a leggere il tuo libro “Il dolore”, ma dove trovarlo?

    Rispondi
  84. Luca Tassinari

    In risposta al commento di Gian Ruggero Manzoni, n. 115.

    1. Ripeto: non ce l’ho con Gian Ruggero Manzoni, ma con il razzismo. Lo scopo del mio post (e non pretendo che si capisse, naturalmente) non era dare del razzista a Gian Ruggero Manzoni, ma solo criticare duramente un discorso che, incidentalmente, è stato scritto da Gian Ruggero Manzoni. In altre parole: mi interessa il discorso sul razzismo, non stabilire chi è razzista e chi no.

    2. A me non dà fastidio la parola razzista, come suppone Gian Ruggero Manzoni. Mi dà fastidio, e molto, che discorsi apertamente razzisti circolino incontrastati nella nostra bella società.

    3. Alla frase “E razzista penso di esserlo come lei… visto che lei mi dà del razzista e che non ci ha pensato due secondi a postare la sua accusa e a uscire sbattendo la porta”, rispondo: fra descrivere i musulmani come bestie e accusare di razzismo un commento di Gian Ruggero Manzoni, mi sembra che ci sia un’evidente disparità di proporzioni, diciamo dell’ordine di 1 a un miliardo e rotti. Senza contare che mentre Gian Ruggero Manzoni ha la possibilità di replicare in diretta, *tutti* i musulmani non ce l’hanno.

    4. Gian Ruggero Manzoni chiede a più riprese, in tono vagamente sarcastico, che io esibisca i titoli mercé i quali pretendo di partecipare al grande dibattimento sulle sorti dell’umanità. Li esibisco volentieri: faccio parte della specie umana.

    Rispondi
  85. Maestro Yoda

    Sommessamente: l’irenismo delirante che si respira qua dentro fa il paio con i deliri razzisti, se meditaste su Eraclito lo capireste da soli.
    Manzoni è un provocatore, si diverte a provocare e non capisco bene perchè, ma l’impolitico (cioè colui che si ostina ad applicare categorie mistiche al destino delle comunità storiche) che pretende di cancellare la politica è un inconsapevole criminale, perchè taglia il ramo su cui anche altri sono seduti.
    Quando i migranti arrivano a frotte, oltre che quanto sono belli e quanto soffrono occorre che qualcuno si domandi: quanti ce ne stanno? e soprattutto quante concrete possibilità di integrazione ci sono per chi anzichè come ospite si comporta come conquistatore (islamici, spesso), quanto è tollerabile uno stile di vita nomade e parassitario in una comunità sedentaria e sovrappopolata (rom) ecc. Voi non solo non vi ponete questi problemi, ma detestate che altri se li pongano, per sedare facilmente sensi di colpa culturali più che personali.
    Voi non siete la soluzione, siete il problema.

    Rispondi
  86. Gian Ruggero Manzoni

    Caro Giorgio se hai letto bene ho anche scritto che imbracciare un’arma sia per difesa che per offesa genere, sempre, l’autocolpirsi, cioè il distruggersi, e mai come oggi che abbiamo in dotazione (ormai tutti) armi di distruzione di massa. Io dico solo di alzare il livello di attenzione e premunirci, in funzione di… visto il com’è andata la faccenda l’11 settembre 2001 (a parte le mille leggende metropolitane che ancora impazzano riguardanti una sorta di autoattentato messo in atto dagli USA stessi al fine di… – che gli USA, a mio modesto avviso, e già ho parlato di questo qui, siano andati sul leggero, cioè abbiano volutamente o non volutamente evitato di ascoltare i Servizi israeliani che già da sei mesi continuavano a dire che sarebbe andato un qualcosa di grosso… beh, fino a qui ci credo, così è stato… il resto, per me, è fantapolitica). Ma veniamo a noi… e per l’ultima volta.

    Quello che mi fa specie (…o forse non leggete quel che scrivo… magari per partito preso o per noia o stanchezza o superficialità o che altro) è che nessuno abbia estrapolato un mio passo direi di un’importanza oggi abissale, nel quale una possibile soluzione indolore era-è ventilata (e finora ho taciuto così da vedere fin dove questa sceneggiata andava a parare – e dire che da parte mia mi sono impegnato a dire, ma si continua a dire che non dico… in questo giochetto del dire e ridere non dire ri-dire e ridere… vabbè).

    Commento mio # 95. Ho scritto a chiare lettere allorquando mi si è domandato dove una possibile soluzione: “Ecco dunque che, dai pericoli del global warming e delle minacce atomiche, al flagello della fame, alla salvezza dei tanti ‘orticelli’ la grande questione che viene posta è una presa di coscienza collettiva che può realizzarsi soltanto attraverso una vera e propria Rivoluzione del sistema informativo e della comunicazione. Si deve partire dalla consapevolezza che l’informazione è minacciata ogni giorno dal controllo politico ed economico sui media, favorito anche da fusioni e complicità internazionali. In Italia, proprio in questo periodo, gli editori tentano di liquidare l’autonomia professionale e contrattuale dei giornalisti. In altri paesi (leggi Russia, ma non solo) c’è chi ricorre addirittura all’assassinio di giornalisti colpevoli di praticare la libertà d’espressione e di critica. Libertà e pluralismo dell’informazione debbono costituire l’obiettivo centrale di un grande movimento di opinione pubblica e delle istituzioni. Quindi il nostro impegno di intellettuali è di fornire ai nostri simili una chiave di lettura dei processi reali, per essere protagonisti critici della comunicazione e per contribuire al superamento della crisi di cultura che segna questo nostro tempo. Altro non so dirti, Francesco. Prendi anche tu, questo mio, quale spunto al fine di continuare a riflettere assieme.

    Non esistono programmi RAI e tantomeno Mediaset rivolti alle realtà culturali entranti, quando, invece, in molti altri stati europei ciò avviene (seppure da breve tempo e, ancora, i risultati non sono riscontrabili), e così come avviene negli USA, dove molte emittenti trasmettono telegiornali in lingua spagnola, in cinese mandarino, financo, una di New York (però locale) di cui non ricordo la sigla, in russo. Detto ciò, oltre ai telegiornali e ad intervistare il signor Magdi Allam, che infine mi dà la nausea per quanto è ruffianamente filoccidental-americano, e a dare il microfono ai soliti quattro gatti che sbandierano l’impegno anti razziale per tenersi la poltrona in Parlamento (storia che ormai anche gl’islamici hanno inteso bene), perché non produrre trasmissioni in cui certe tematiche vengono affrontate col giusto taglio culturale? E certo non mi riferisco a “Porta a porta” con i Vespa o al “Costanzo Show” oppure ai tanti Lerner o Santoro, i quali anche loro ci marciano alla grande, gettando, spesso, più benziana che acqua. Perché non entrare nel mondo dei migranti direttamente, usando le lingue degli stessi, con giornalisti vicini a loro o presi, addirittura, dai loro paesi di provenienza, e far vedere a loro il come ci stiamo muovendo noi nei loro confronti e il dove sbagliano loro, così come il dove sbagliamo noi… senza tanti slogan e puttanate simili (che tutti siamo in grado di coniare-strillare-farfugliare… come: dai al cane, oppure dai al razzista, oppure dai al fascista, oppure dai al comunista e il tutto finisce lì, come sempre nell’ignoranza totale abissale). Perché non fare programmi rivolti alle donne dei migranti, in lingua loro, in cui si fa capire il come doversi muovere, il come potersi muovere qui da noi se sorgono certi problemi, così da aumentarne l’emancipazione… e ben sappiamo come infine dalle donne siano sempre venuti i segnali e le prese di posizione più consistenti contro la violenza e in favore del vivere in pace e armonia (il senso materno è uguale in tutto il mondo). Perché non si fa questo e si preferisce far vedere ai migranti l’Isola dei Famosi o lo sculettare di quattro sgallettate con le tette di fuori? Poi ci si lamenta se il magrebino ci stupra la figlia? La RAI è cosa nostra, non dei quattro bastardi che stanno a Roma! Ma pare che a tutti, seppure il ‘murmugliare’, vada bene così, sinistra compresa… e vaffanculo anche a loro! (Come direbbe Grillo, che pur non mi sta simpatico perché anche lui mi pare un disco che suona a momenti fin troppo stonato da farmi pensare… da farmi ‘maliziosamente’ riflettere… infatti mi sto ancora domandando dove abbia trovato i soldi per muovere in casino simile… non reputo, di certo, gestendo un blog). Perché, quindi e per finire, non ci si affida alla comunicazione di massa (e non a singole iniziative bloggarie come questa) al fine di raccontarla a noi e a loro? Perché non si attacca direttamente la politica di Bush omicida-suicida (per l’Occidente) tramite i mezzi di comunicazione di massa, facendo intendere agli arabi e non solo a loro che non tutti siamo degli schifosi imperialisti, ma che c’è gente che ragiona con obiettività e che vuole la pace e il bene di ogni essere umano? Che ne sappiamo di come si muovono in ambito familiare i migranti se non tramite le quattro notizie di scannamenti, omicidi etc. messi in atto da padri padroni o da fratelli papponi in cui i vari TG sguazzano? Le sole notizie che abbiamo circolano a seguito della buona volontà di alcuni attivisti o, meglio, attiviste che stanno vivendo questo periodo storico nella giusta maniera… cioè come il sottoscritto: interrogandosi. Come mai il Vaticano, con i soldi che ha, non mette su un’emittente a livello nazionale se non continentale se non globale, visto i satelliti, tramite la quale si fa portatore di interesse nei confronti delle civiltà avanzanti e non solo demonizzi certi atteggiamenti di ordine sociale tramite (oltretutto tramite i nostri mezzi di comunicazione statali)? Perché il Papa ha chiuso ogni possibile discussione di tipo teologico con il mondo islamico? Il Vaticano si sta muovendo bene nei confronti degli Ortodossi, perché non lo fa anche con i Musulmani o i Confuciani? Perché? E lo ribadisco: la solo possibilità è Rivoluzionare i sistemi di informazione di massa, così come il dare spazio alle loro culture e il proporre a loro la nostra con estrema sensibilità, intelligenza, attenzione… usando i loro idiomi, facendo capire i possibili punti di convergenza, di incontro, facendo parlare gente coi coglioni… cioè che sa, non i Marzullo di turno, responsabile RAI per i servizi culturali… ed è già un tutto dire. Ecco, questa per me l’unica soluzione. Smettere di giocarsela a blog e a riunioni condominiali ed entrare nel grosso network. Ma temo che i nostri politici (tutti) non ne abbiano assolutamente voglia, progressisti compresi… meglio sganciare bombe e tentare di prenderci il malloppo che resta. Che allora i nostri politici siano i primi a venire sgozzati! E non c’è bisogno che me lo dica Grillo, visto che da 30anni me lo sono sempre detto anch’io e l’ho detto anche in piazza… al punto che mi hanno incarcerato e appioppato 1 anno e 6 mesi di galera 🙂 e questo è agli atti (si vada presso il Tribunale di Bologna in data 10 Febbario 1977 poi 11 maggio sempre del 1977, così, tanto per conoscerci ancora meglio).

    Questo è quanto. E qui finisco. Ovviamente potete continuare a dire.

    Rendo noto che mi prenderò un po’ di vacanza visto gli impegni di lavoro che ho, quindi posterò e commenterò non so quando, comunque seguirò i vostri lavori e leggerò i vostri commenti con l’intereresse di sempre.

    Un abbraccio a tutti, futuri agnelli sacrificali immolati sull’altare da coloro che avete votato 🙂

    Rispondi
  87. Gian Ruggero Manzoni

    Dimenticavo, il neretto è voluto o lo si lasci.

    Giorgio: “Il dolore” fu edito da Scheiwiller e non più riedito se non recentemente in due volumi in cui sono stati riportati molti miei scritti dal ’77 al 2003 non più trovabili. Ed. del Bradipo 2006. Se tramite mail mi invii il tuo recapito di posta cartacea sarà mio onore fartene omaggio.

    Tassinari… già Einstein lo disse (…specie umana … ma allora si usava la parola razza… lui disse razza umana). Cmq nulla neppure nei suoi confronti… anzi! Ora ho ribadito il come si potrebbe fare, spero che ciò possa tornare utile a tutti. Riguardo il resto… beh, ciao, sono un po’ stanco. Infine il razzista va a far razza con i pennelli e i colori. Grazie. 🙂

    Rispondi
  88. Giorgio

    “imbracciare un’arma sia per difesa che per offesa genera, sempre, l’autocolpirsi”: ci credo.

    Gian Ruggero, ho letto le cose che dici della tua vita su questo blog e anche da qualche altra parte che adesso non ricordo e mi sono fatta proprio questa idea.

    Attraversare la guerra, più guerre, è una grande esperienza, ma non può lasciare indenne nessuno, meno che mai una persona sensibile: ne restano cicatrici non solo fisiche, ferite anche non rimarginabili.

    Ancora di più mi ha impressionato leggere come hai fatto la scelta di arruolarti. Mi dà le vertigini pensarci: a vent’anni o giù di lì fare certe scelte.

    Quindi, direi, via il mito del guerriero, ha già fatto male abbastanza…

    Tutte quelle critiche, ai mass media, agli Usa, ai politici… mi trovano d’accordo.

    Non capisco cosa voglia dire questo: “alzare il livello di attenzione e premunirci”.

    Come dicevo prima, non può voler dire fare una nuova guerra o delle cacce agli stranieri. Forse esprime una preoccupazione “politica”? Se il discorso diventa politico, può convergere con quello di Maestro Yoda.

    “quanti ce ne stanno? e soprattutto quante concrete possibilità di integrazione ci sono” lui domanda.

    Queste sono domande concrete, non filosofiche né politiche, ma da politici-amministratori. Certo, bisogna tenere conto che le capacità della classe politica sono molto calate, però…

    C’è una grande politica, che si fa a partire dalle grandi opzioni e dai grandi progetti, che può implicare:

    – proseguire nella ricerca della ricchezza, come dice Gian Ruggero, “raggiunta – spesso sulla pelle degli altri”

    – o un cambiamento di rotta dell’Occidente nei confronti dei Paesi extraeuropei

    (teniamo presente che l’opzione di un cambiamento di rotta potrebbe avere l’effetto di diminuire la necessità delle migrazioni: se io sto bene a casa mia, non vado a farmi insultare da altri)

    Sulla base di queste grandi scelte e di questa grande politica, si verificano le modalità migliori per accogliere o non accogliere.

    – chi vorrà accogliere può creare le condizioni per l’accoglienza

    – chi vorrà non accogliere ha come opzioni estrema le cannonate.

    PS: Ti ringrazio del dono del libro, ti scriverò in privato, probabilmente domani, perché adesso sono molto stanco anch’io.

    Rispondi
  89. Martina

    (davanti alla “povera donnetta sola” soltanto un vetero maschilista potrebbe infierire) e adesso mi leggo tutto il birignao sul razzismo

    Saluti da Martina

    Rispondi
  90. violaamarelli

    1 e 123 X Luca Tassinari: condivido, consiglando a questo punto Dante (non ragionam di lor ma guarda e passa o, a scelta, che il perder tempo a chi più sa più spiace); un caro saluto, Viola

    Rispondi
  91. listexxx

    tutto questo can can per un intervento letterario.

    fate questa prova: incollate l’intervento di manzoni – il primo – nella homepage del vs blog personale. poi leggete il tutto senza pubblicare. è roba alla céline, ragazzi. se non avete stomaco per la Letteratura, se siete troppo sensibili, fatevi un aerosol di letteratura “in bianco”, le librerie hanno ormai solo quella.

    saluti, nonostante
    rs

    Rispondi
  92. Angela D.N.

    un anno e sei mesi di condanna a vent’anni e in quel contesto sarebbero stati niente..si sarebbero ridotti a qualche mese e saresti stato un eroe..le ragazze impazzite e i compagni o camerati riverenti. e senza necessità di dover fare l’impiegato di banca quella macchia sulla fedina era roba assolutamente trascurabile. quale senso dell’onore è cosi sovra strutturato da passare su simili ragionamenti. hai scelto da solo gr o sei stato mal consigliato.

    Rispondi
  93. Pasquale Giannino

    L’uomo nasce individualista, è inutile che ci raccontiamo palle. I pelasgi-achei lasciarono le campagne e se ne salirono sulle acropoli per difendersi dalle incursioni doriche. Fu così che nacquero le polis, altrimenti quei contadinotti se ne restavano tranquilli a occuparsi ognuno del proprio podere. D’altra parte quell’incredibile civiltà di cui noi occidentali siamo tutti figli e debitori crollò in un momento, giacché gli antichi greci preferivano disquisire sui massimi sistemi e praticare la democrazia diretta anziché rimboccarsi le maniche e fondare una solida nazione autoritaria e centralizzata come accadde a casa nostra qualche tempo dopo. Il marxismo nacque dagli aneliti di giustizia che connotavano una classe sociale inedita, ma poi non più di tanto, diciamo una classe di “sottoposti” che per la prima volta si guardava allo specchio: il proletariato, classe vieppiù oppressa e avvilita dall’iniqua ripartizione del lavoro che scaturì dalla prima joint venture della storia: quella stipulata fra la tecnica e il capitale. La realizzazione pratica del socialismo sappiamo tutti com’è finita. Ora più che gli aneliti di giustizia imperversano quelli di libertà. Personalmente non ho ben capito a vantaggio di chi si propugna questo nuovo liberismo transnazionale. Chi sono i nostri nuovi padroni, qualcuno li ha visti, ci ha parlato, ha stretto loro la mano? Una volta c’era l’Avvocato: trascorse i suoi anni migliori a fare il dandy e a spassarsela in giro per il mondo, all’età della “ragione” ereditò il timone del capitalismo italiano e tirò avanti per un pezzo a colpi di finanziamenti statali e rottamazioni. Suo nipote (non il cocainomane “invertito”, l’altro) si è laureato come il sottoscritto al politecnico di Torino, per di più meno brillantemente: abbiamo fatto una carriera un tantino diversa, ma questa è un’altra storia… A ogni modo, i contadini calabresi che negli anni Cinquanta lasciavano quella terra ricca di storia e miseria per inseguire il sogno di una busta paga, e poi magari trovavano qualche difficoltà ad “ambientarsi” perché qualche torinese aveva in uggia i terroni e non li voleva in affitto e per chiarezza lo scriveva pure sui cartelli… ecco, nonostante queste difficoltà iniziali e il culo che si dovevano fare alla catena di montaggio, in ogni caso poi riuscivano a comprarsi una Seicento, un appartamentino, far studiare i figli… e quando tornavano in paese li accoglievano come degli eroi. Ma oggi cosa rimane di tutto questo? In che mondo viviamo? Esistono ancora un nord e un sud, un est e un ovest? Esiste ancora il “proletariato”? Beh, se non altro il termine andrebbe aggiornato, visto che siamo sul punto dell’estinzione… ma del resto dov’è oggi la voglia di mettere al mondo i figli? E non ditemi che è un problema di soldi ché mia nonna aveva undici fratelli e i suoi genitori non avevano neanche un salario… Il fatto è che oggi è tutto uniforme, omogeneo… piatto. Terribilmente piatto. Sì, è questa la verità, è inutile che continuiamo a indignarci per il presunto razzismo di Gian Ruggero quando lo siamo tutti, almeno quanto lui, razzisti. E non c’entra il simbolo del cazzo su cui andiamo a lasciare il nostro segno nel chiuso della cabina elettorale, illudendoci in tal modo di partecipare alla vita democratica del paese. Vorrei vedervi tutti voi “puri” e tolleranti che avete messo alla gogna quel galantuomo di Gian Ruggero, vorrei guardarvi in faccia mentre dividete le vostre case con uno che ha una storia e una cultura che non c’entrano un tubo con le “certezze” della vostra italietta “libera” e “democratica”, che un tempo sapeva dare i natali a gente come Dante, Leonardo ed Enrico Fermi, e ora è la culla dei briatori, dei tronisti e delle veline.

    Abbasso il razzismo!

    W l’Italia! W gli italiani!

    Pasquale

    Rispondi
  94. Angela D.N.

    veramente l’ultimo nobel alla medicina credo sia italiano anche se anche lui emigrato.. il fatto è caro pasquale che gli italiani emigrano e gli altri emigrano in italia, qualcuno qui ci deve pur stare che dici. poi marx è grande e ancora lo si spreme ed esce succo se solo si azzeccasse sul soggetto rivoluzionario e per lui era stato facile ma qui adesso i nuovi geni dirigenti e pensatori di tasse non lo trovano o forse non lo cercano. il nord e il sud esistono e sai bene che esistono e non solo nella piccola penisola. e gli incendi al sud non sono più banalmente rivolti al lavoro dei forestali che in italia superano di gran lunga i paesi che le i boschi e le foreste le hanno davvero, e neanche pregano agli abusi edilizi, ci pensano le sanatorie a quelle, no bruciano rifiuti tossici perchè il sud del mondo è da sempre pattumiera più o meno tossica. forse bisognerebbe rilanciare: pattumiere del mondo unitevi! e a quel grido galantuomini e rifiuti si lucidino le spade per un futuro di pace e giustizia. eheheh non ho bevuto ma come dice giusco, da qualche parte, fare discorsi solo seri nei blog è veramente difficile. e mi mangio anch’io una castagna così paola non si offende 😉

    Rispondi
  95. paola castagna

    @ Angela
    Paola non si offende , anzi ne è ben lusigata di essere in Castagna col Manzoni. 🙂

    Rispondi
  96. Angela D.N.

    paola che succede, ti ricordavo più essenziale e spiritosa. credo che gr non abbia necessità di nessuna difesa e non posso che restarne lusingata per te 🙂

    Rispondi
  97. paola castagna

    mi sembra di esserlo…no?
    😉
    pazienza… il tra le righe è come la ciliegina sotto spirito che abbianata alla castagna rende il dolce-brusco che tanto amo.
    Un caro saluto.

    Rispondi
  98. andrea margiotta

    Attenzione: se la bella storia di Pinocchio – capolavoro – ci ha insegnato qualcosa, il pericolo non viene mai dai Mangiafuoco ma dai Gatto e Volpe …
    Questo almeno nella vita quotidiana di tutti i giorni …
    E non tiratemi fuori Hitler o altri dittatori che non è proprio il caso, data la sproporzione, se non volete sembrare ridicoli … E che semmai sono l’eccezione che conferma la regola …
    Non mi piace il moralismo forcaiolo e i processi alle intenzioni sulla base di un colorito passo Manzoniano 😉 – che non condivido – ma che va preso come la boutade di uno scrittore più realista del re e che non ha paura di dire – estremizzando per un’efficacia stilistico-retorica – cose che tanti altri dicono e pensano (o che pensano e non dicono); e comunque all’interno di un discorso o contesto più generale (il post con lo scritto di Binaghi)…
    Sulle doti intellettuali o di scrittura di GianRuggero e sul suo gran cuore e generosità, non si discute… (e a me, personalmente, interessano quelle…)
    Stesso discorso fu per Oriana Fallaci che di certo scriveva meglio di tanti predicatori laici della carta stampata …
    E questo lo dico da uomo profondamente attratto anche dalla cultura dell’Islam (non dal terrorismo o dal fanatismo, ma dagli Averroè o dall’angelismo coranico in Rilke o da certe influenze islamiche in Dante o dai poeti persiani da Hafez a Khayam – di cui ho un bel libro regalatomi che viene direttamente dall’Iran o dal siriano Adonis), se volete anche per vicende personali, così come lo storico Medioevale Franco Cardini … E da intelligentemente critico verso i neocon americani e nostrani che però esprimono preoccupazioni non tanto campate in aria …
    Le anime belle finto scandalizzate (soprattutto quelle nei salottini), le maestrine dalle coscienze immacolate, i moralisti dalla prosa untuosa, o i ponziopilati che non hanno il coraggio di guardare in faccia certi problemi reali e non teorici, non mi sono mai piaciuti …
    Questi non sono immuni da altri tipi di pre-giudizi o razzismi certo più politically correct ma non meno fastidiosi …
    Celine ha dovuto vivere una restante vita di stenti per colpa di certe animucce belle, (alcune frettolosamente rifattesi di una verginità, dalle troie che erano …) …
    Questo post – come dicono in Romagna – è un po’ una pugnetta …
    Sta diventando quasi surreale …
    E mi suona polemica ad arte …
    Basterebbe togliere il pezzo “incriminato” e stop … Senza farla tanto lunga …

    Vi lascio con questo pezzo che vuole essere solo un esempio e non certo offensivo verso gli amici musulmani , io che ho “rischiato” felicemente il matrimonio con una fiorentina-persiana 😉
    Ma sto solo citando …

    Je n’avais pas en vue la sagesse bâtarde du Coran (Non miravo alla saggezza bastarda del Corano) …
    Une Saison en enfer – A.Rimbaud

    Se il signor Tassinari vuole accusare di razzismo anche Rimbaud …

    Andrea Margiotta

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  99. Massimo Galosi

    Se il signor Tassinari vuole accusare di razzismo anche Rimbaud …

    Un santo non era, se ai musulmani gli vendeva i cannoni…

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  100. Marina Pizzi

    andrea margiotta, hai semplicemente cambiato le carte in tavola. il lessico di GRM è, spesso, da guerriero e ne abbiamo le tasche piene di tutte le anime belle variamente intese. la protesta di Luca Tassinari è stata responsabile e chiarissima ed, anche, coerente e democratica.

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  101. Pasquale Giannino

    @ Angela (# 135)

    Appunto Angela: Capecchi. È di “origine” italiana… Sulle discariche del sud ho detto in altre occasioni. Ma il problema non è la “spazzatura”, sarebbe il meno… I miei sono due maestri elementari figli di contadini, hanno ereditato qualche pezzo di terra, ma è noto: in Calabria la terra non vale un cazzo. In Calabria la terra comporta solo fatica e dolore. Al massimo ti offre qualche sprazzo di poesia, ma devi anche saperla cogliere… Però la casetta se la sono costruita i miei, per di più con un pezzo di terra intorno. Nulla di che, è una palazzina iniziata più di vent’anni fa e tuttora da finire, come tante altre laggiù. Perché a noi del sud non importa andare in vacanza all’estero, non ce ne frega niente. Ma la casa ce la dobbiamo fare, non ci sono storie, a costo di sacrificarci per tutta la vita. D’altra parte, se penso al buco dove abito in affitto qui in Padania, se penso che io una “villa” così me la posso scordare anche tra vent’anni (a meno di vincite al superenalotto o cose del genere)… va be’, lasciamo perdere. Dicevo, il problema non è tanto la “pattumiera”. Quella casetta i miei se la sono costruita nella valle dell’Esaro, poco distante dal nostro paesino d’origine, San Donato di Ninea, nel vicino comune di San Sosti. Quando ci trasferimmo, alla fine degli anni Ottanta, era una campagna deserta, c’erano poche altre costruzioni in progress come la nostra. E un po’ soffrivo perché non avevo la moto come i miei compagni più agiati, e mi sentivo dimenticato dal mondo. Però spesso mi affacciavo dal terrazzino, e ammiravo quel panorama di mille colori, e assaporavo la brezza dei monti e il profumo di zagara che si diffondeva, e non mi sentivo più solo. Mi capita ancora, durante le mie ferie da “emigrante” specializzato. Sì lo so, il termine è desueto ma a me piace usarlo: i “migranti” per me sono gli uccelli, loro hanno le ali… I momenti più belli che trascorro lontano dallo stress e dai rumori metropolitani sono quelli in cui mi adagio all’ombra di un pino, mi leggo qualche buon libro (preferibilmente autoctono), e mi abbandono alla carezza delle fronde. Lo so, potrei andarmene alla Canarie o alla Maldive, in fondo qualche soldino da parte ce l’ho anch’io. Ma piuttosto che rinchiudermi in uno di quei villaggi del turismo – che poi sono tutti uguali – io preferisco passarle così le mie ferie. È un mio limite, ne sono consapevole… La facciata principale della casa si affaccia su una strada parecchio trafficata. È la statale 105, che collega l’entroterra al mar Tirreno. È trafficata per lo più da turisti, che poi tanto “turisti” non sono, ma è gente che è andata fuori per studio o lavoro e sul concetto di vacanza ha un’idea simile alla mia. Ma è trafficata anche da un sacco di persone che vengono a fare shopping. Avete capito bene: vengono a fare shopping. Cosa pensavate, che lo shopping si fa solo a via Montenapoleone a Milano o a via Condotti a Roma? Lo shopping si fa anche in via Piano della Fiera a San Sosti. E sì, perché quella contrada non è più una campagna desolata, dove si odono i campanacci delle mucche. No. Ora è un quartiere gremito di negozi. E si trova di tutto, dai dischi dei cantastorie locali all’heavy metal e ai vestiti griffati. Di fronte alla mia abitazione c’è un negozio d’abbigliamento, lo hanno aperto da poco. Sono cinesi… Là di fianco c’è un baretto. Non pensate a quei locali che vedete al nord, gremiti di giovani che vanno a fare l’happy hour. No, siete fuori strada. È un locale come quelli che si vedono in alcuni film degli anni Cinquanta ambientati nel profondo sud. Il barista è uno che parla poco e sorride ancora meno. Nello spiazzo là davanti ci sono alcuni tavoli, e della gente che gioca a carte, per lo più uomini di mezza età; ogni tanto qualcuno si inalbera, qualcuno impreca ricorrendo a tutte quelle sfumature, intraducibili, che offre il vernacolo. A volte c’è anche qualche giovane, ma si fatica a distinguerlo dai vecchi… Ora, nel tardo pomeriggio ho l’abitudine di affacciarmi sul terrazzino che dà sulla strada, faccio finta di leggere qualcosa, e vedo il cinese che puntualmente si avvia verso il bar. La sigaretta in bocca, si avvicina ai tavoli con circospezione, sbircia fra le carte… dopo qualche minuto lo chiamano ché hanno bisogno del quarto compagno per la briscola. E allora inizia tutto un altro film… A questo punto vi chiederete: e i centri commerciali? Tranquilli, ci sono anche quelli. Quand’ero ragazzo ce n’era uno alle porte di Cosenza, precisamente a Rende. Ci andavo coi miei compagni di liceo quando facevamo “filone” (traduco per i non addetti ai lavori: quando non avevamo voglia di andare a scuola). Ed era strano vedere tutte quelle panchine, i pensionati che ci andavano ad ammazzare il tempo, gli altri sbarbatelli filonisti come noi… Sembrava di essere a corso Mazzini, la via dello shopping della città bruzia. Ora è pieno di centri commerciali anche dalle mie parti. Ce n’è uno mastodontico a una decina di chilometri, un altro lo stanno costruendo in paese: mi chiedo che ne sarà di tutti quei negozietti quando quel mostro verrà ultimato. Probabilmente le piazze scompariranno anche laggiù, com’è accaduto da tempo nei luoghi meno depressi dello Stivale. Pazienza, vorrà dire che se avrò voglia di incontrare qualcuno me ne andrò al centro commerciale come facevo da ragazzino. Almeno là dentro non soffrirò il caldo.

    @ Marina (# 141)

    Sai che ti dico, Marina? A me piacerebbe conoscerlo ‘sto Luca Tassinari. Vorrei sapere cosa fa lui di pratico a favore di quei signori che Gian Ruggero vorrebbe “abbrustolire” (almeno così mostra di aver inteso…). Mi piacerebbe sapere cosa fa per aiutare quegli accattoni, di ogni “razza”, che vediamo ogni giorno ai semafori, in metropolitana, col culo per terra, a implorare qualche briciola della nostra opulenza mentre passiamo per le vie della “nostra” città con quella spocchia piccolo-borghese che ci fa sentire i padroni del mondo, e neanche li degniamo di uno sguardo. Mi piacerebbe sapere se fa qualcosa lui per togliere dalla strada quei ragazzini coperti di stracci che ci chiedono l’elemosina e a cui la sera, quando tornano dai loro padroni, Dio sa cosa capita… Mi piacerebbe sapere cosa fa lui per togliere dalla strada i tanti ragazzi e ragazze immigrati che arrivano qui da noi convinti di trovare l’America, e che i “datori” di lavoro mandano sui marciapiedi a soddisfare le notturne voglie liberaldemocratiche e “antirazziste” dei nostri connazionali padri di famiglia (ah! la famiglia…). Sai, una semplice curiosità.

    @ Andrea

    Solo ora ho visto il tuo # 18: Andrè, con me non si scherza… 😉

    Pasquale

    Rispondi
  102. Marina Pizzi

    Pasquale Giannino, e tu che fai? l’essere umano si è sempre tradito per conto proprio e ha sempre violentato la terra per scopi di lucro. il capitalismo ha riempito le tasche di pochi e i molti sono adesso addosso ai pochi solo un po’ meno poveri ché i veri ricchi sono già salvi e sempre più ricchi. era prevedibile e stiamo solo all’inizio. tutti hanno diritto a una vita vivibile e dignitosa.

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  103. andrea margiotta

    @ Marina, cambio le carte? No, forse muto solo l’angolo di ripresa filmica o, se vuoi, allargo l’inquadratura 😉

    @ Pasquale : devo dire che ho sentito una botta di simpatica nostalgia quando tu dici
    “Ci andavo coi miei compagni di liceo, quando facevamo “filone” …
    Ovviamente, a me non serve la traduzione dato che ho passato alcuni anni al liceo Classico Telesio (liceo abbastanza difficile, almeno la mia sezione) in quel di Cosenza (anche se poi ho finito a Forlì) … Andavo benissimo, anche in matematica con il leggendario e temutissimo Vaccarella che dava del lei, (pensa…) a noi ragazzi …
    Io sono del ’68 … Non so tu …
    Non ti dico – per questioni di pubblico decor – quello che invece facevamo noi durante i nostri “filoni” … bulli e pupe 😉
    Un po’ di quel tempo, anche se in una fase pregressa, dunque scuole medie, emergerà in un poemetto che sarà contenuto nel mio secondo libro di poesie, e che è il punto di maggior contatto con l’esperienza di Officina (tra Pasolini e Roversi …) …

    Ciao

    Andrea

    Rispondi
  104. Pasquale Giannino

    Gentile Marina io non faccio un cacchio se proprio ti interessa, tranne tentare di dire ciò che penso, in maniera possibilmente diretta e sincera. Però nemmeno mi metto a distribuire patenti di razzista…

    Andrè io sono del ’72 e ho fatto lo scientifico a Roggiano Gravina. Una volta, credo al terzo o quarto anno venimmo al Telesio per una sorta di assemblea comune, di preciso non ricordo, forse riguardava la caduta del muro… Poi alla maturità ho avuto come presidente l’allora preside del Telesio, il prof. Ciacco. Era laureato in matematica ma interveniva in tutte le discipline, ti stuzzicava su Dante, su Gide, sulle guerre mondiali… pareva che ne sapesse più lui dei commissari.

    Ciao.
    Pasquale

    Rispondi
  105. Angela D.N.

    @ paola
    cara, se ci tieni tanto ad arrostire su una graticola, fai pure, mi guardo bene dal dal togliere le castagne dal fuoco di chicchessia 😉
    @ pasquale
    l’immondizia tossica è la meno spesa dici ..beh è una cosa pasquale che sommata alle altre forse non fa il totale ma pur sempre fa e non poco 🙂
    avvincente il tuo dire,conosco rende qualche anno fa ho attraversato quell’area della calabria e ne ho un ricordo un pò diverso, ma il mio è solo un ricordo la realtà sarà di certo come la descrivi tu.

    Rispondi
  106. Pasquale Giannino

    Luca Tassinari, perché non hai sbattuto in prima pagina la mia risposta a Marina nel # 143, ovviamente dopo averla estrapolata e decontestualizzata come hai fatto con lo stralcio di Gian Ruggero? Io purtroppo ho un brutto difetto: la curiosità. E finché non la soddisfo continuo a rompere le palle. Sai, semplice testaduraggine magnogreca…

    Angela sei stata dalle mie parti? E qual è il ricordo che ne serbi? Mi interessano i punti di vista diversi dal mio…

    Pasquale

    Rispondi
  107. Pasquale Giannino

    Luca Tassinari che fine hai fatto? In quale fratta ti sei imboscato? Non sarà mica un attacco di codardia piccolo-borghese-pseudoartistica fulminante? No, non lo credo. Sicuramente sei così preso da non avere neanche il tempo di respirare – spinto dalla tua foga “antirazzista” – senz’altro ti stai adoperando per aiutare quei poveracci…

    Congratulazioni!
    Pasquale

    Rispondi
  108. listexxx

    giannino, ma farti gli affari tuoi, no eh?
    ha già replicato, lo sai?

    saluti, nonostante i lenzuoli

    rs

    Rispondi
  109. Pasquale Giannino

    Ruggero Solmi stai attento con me ché io picchio, e non ho bisogno di nascondere la mia faccia dietro quella di Agnelli. Poi non sempre mi ricordo di togliere gli anelli… E c’è scappata anche una rima baciata… Anzi, sai che ti dico, ciapati pure ‘sti versi, oggi mi sento ggeneroso:

    E mo ca si poetune anzi poetazzu
    fami na rima a ‘stu grupu de culu
    e nu suniettu a ‘stu curmu de cazzu.

    Rispondi
  110. listexxx

    sei un cretino. e sbruffone anche. i tuoi lenzuoli ficcateli su per… hai capito. tu picchi? non hai visto me in azione.

    senza saluti, solo nonostante

    rs

    Rispondi
  111. jolanda catalano

    Pasquale rs ha ragione,questa non è la calabria che ci può rappresentare.con la volgarità non si va da nessuna parte.

    Rispondi
  112. Pasquale Giannino

    E tu sei un poveraccio Solmi: mi fai pena.

    Cara Jolanda, le mie battaglie proCalabria le combatto fra le pagine di Calabria Sconosciuta, rivista di altissimo livello e prestigio con cui mi onoro di collaborare – io giovane tecnico ammalato di cultura – di fianco a firme del calibro del prof. Franco Mosino (ellenista di valore) o del prof. Aldo Maria Morace (presidente fondazione Alvaro). E lì non sono certo avvezzo a questi metodi, credimi. Purtroppo qui dentro sono stato costretto a usarli. Se c’è una cosa che è volgare qui dentro è il modo in cui è stato concepito e avallato questo attacco nei confronti di una persona che oltre a essere artista e intellettuale di spessore è anzitutto un signore d’altri tempi: Gian Ruggero Manzoni. E ce ne fossero come lui! Gli avete sferrato un attacco vile indegno ipocrita subdolo e premeditato. Vergogna!

    Pasquale

    Rispondi
  113. jolanda catalano

    Pasquale conosco la rivista di cui parli e pure i prof che nomini.io stessa più di una volta sono stata recensita su calabria sconosciuta.non mi trovi in sintonia quando dici che sei stato costretto.nessuno può costringerci alla violenza e alla volgarità anche se l’animo è agitato.
    per questo siamo persone.

    jolanda

    Rispondi
  114. Pasquale Giannino

    DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI – Art. 1

    Variante cosentina:

    “Tutti i ggìenti nascianu libberi e ‘gguali all’àtri ppì ddignità e diritti. Ognunu tena cirbìeddru, raggiune e cuscìenza, e s’ha de cumbortà cull’atri cumu si li fòssaru frati.”

    Variante catanzarese:

    “Tutti l’omini nescianu libberi e sunnu i stessi pe’ dignità e diritti. Ognunu ava u cerveddhu soi e a raggiuna e a cuscenza sua, e ava ma si cumporta cull’atri propriu comu si fhussèranu i frati soi.”

    Variante reggina:

    “Tutti i cristiàni nàsciunu libberi e ntâ stessa manèra ill’authri pi dignità e diritti. Iddhi ndànnu ognunu u so ciriveddhu mi ‘rraggiùnunu e ‘ndannu mi càmpunu unu cull’authru comu mi sùnnu fràti râ stessa matri.”

    Variante tricolore:

    “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

    E con questo vi saluto.
    Pasquale

    Rispondi

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