la belletta nella ciotola
era una tenuta di baracche per cavalli da corsa
nessuna corsa si aggiudicava un tropo di premio,
il misantropo del guardiano si accontentava
di concimare la terra intorno con gli escrementi
dei cavalli di razza. il volatile del sonno si tirava
lo sgambetto da solo tanto che ogni volta il risveglio
lo imbacuccava come se fosse sempre inverno.
la cuccia del cane era imbrattata da racconti
scritti da antenati che furono i padroni sempre
dello stesso cane, il medesimo.
il cane non aveva età, ma restava
sempre un caro cane molto paziente e forse
semiaddormentato o prestato in bàlia per cucciolate
unte di placente.
[Ottobre 2007]

Marina, la cuccia del cane zeppa di racconti del padrone è un’immagine che mi prende assai…(chissà chi è il padrone o i suoi antenati)
Ciao
un tropo di premio…bizzarramente esatto, il non aggiudicarselo (secondo me, i cavalli stavano sin troppo bene, che bisogno avevano di “correre”? )..o erano cavalli in letargo? come il cane, almeno lui sempre molto caro. Viola
La foto… azzeccatissima, o la scrittura alla foto.
Dona
noto una notevole (notare o annotare la figura di parola. che figura!) trasformazione.