ai giardinetti

Un gruppo di cinesi faceva il picnic ai giardinetti, nel settore di prato recintato e riservato ai cani. Seduti in terra estraevano cibo da barattoli, le madri nutrivano i bambini nel prato pieno di cacche. Arrivarono due anziani con cani, guardarono i cinesi, dissero loro di togliersi, che quello era il posto per fare andare i cani. I cinesi finsero di non sentire, non capirono. I due uomini con cani erano stupefatti, da un lato si sentivano superiori ma dall’altro non sapevano come comportarsi. Erano due bravi pensionati ciascuno con un botolo, uno regalato dai nipotini, l’altro trovato in campagna.
“Alura, vogliamo togliersi, qui è per i cani!”, esclamò il primo.
Quelli niente. L’altro pensionato si avvicinò al cancelletto, strattonò il cane che faceva per entrare, e cercò di parlare con l’uomo cinese, probabilmente il padre, che nel frattempo si era alzato e lo guardava.
“Senta un po’, ognuno ci ha il suo prato, questo è per i cani, così possono correre e stare tranquilli in di per loro, ci fanno anche i suoi bisogni e non danno fastidio a nessuno”.
Il cinese lo guardava inespressivo.
“E ma porca sunetta, ci avete anche i bambini, ma cosa li tenete lì in mezzo alla cacca?”, cominciò ad alterarsi il vecchio.
“Lascia perdere, che ti sale la pressione”, gli disse l’amico. “Andiamo da un’altra parte”.
Mentre i padroni parlavano, intanto, tutti e due i cani si erano messi in punta. Tiravano verso le vaschette di alluminio piene di avanzi posate per terra, accanto ai cinesi seduti. Un bambino piccolo prese un pezzo di frittata e lo allungò verso il muso del cagnolino più vicino: quello se lo slappò con simpatia e fece: ”Uhìì” per soddisfazione. La madre cinese se ne accorse e sgridò forte il bambino, prendendolo e scuotendolo come una campana. Il padre cinese allora sgridò la madre con suoni nasali e violenti, e a quel punto la ragazza dal viso giallastro dimostrò di avere paura, si ritrasse come per schivare uno schiaffo.
Il primo pensionato disse: “A me mi fan pena, soprattutto per i bambini”.
Il secondo disse: “Mah, una volta erano robe da matti”.
Uno dei due cani si mise a girare su se stesso appiattendo l’erba, e poi fece i suoi bisogni proprio vicino al cancelletto, sull’entrata dell’area. I cinesi si erano alzati tutti, avevano deciso di andarsene. Uscirono in fila scomposta, tirando i bambini, guardandosi male fra loro. Lasciarono nell’area un cimitero di vaschette di avanzi.
Il primo pensionato disse: “Se fem ades?”, che in italiano vuol dire “Cosa facciamo adesso?”.
“Andiamo via, che se entriamo si leccano tutta quella porcheria, e il mio Lillo ormai ci ha i suoi anni, è delicato di stomaco e dopo mi sta male”, concluse l’altro.

14 pensieri su “ai giardinetti

  1. listexxx

    scusi lamberti vien dal mare, ma che è ‘sto lenzuolo? fà prendere aria alla biancheria?

    saluti,
    rs

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  2. Anna L.B.

    Non ho stato capace di spezzarlo: se un redattore più bravo di me può farlo, vi evitate lo spettacolo della mia biancheria. Sorry.

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  3. robertorossitesta

    Raccontino esemplare, che bene rappresenta le difficoltà e le incomprensioni di un rapporto forzato entro recinti sempre più vasti ma sempre più soffocanti.
    Quando poi le cose non dovessero andare lisce come in questo caso…
    Un caro saluto,
    Roberto

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  4. enrico de lea

    bello e rappresentativo di un’assenza di pietas in un ambito di egoismo, in cui la parola “solidarietà” appare una bestemmia –
    un apologo da far leggere a scuola a certi bulletti

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  5. listexxx

    ottimo a lei, lamberti mazzanti vien dal mare, vestivamo alla marinara ma abbiamo capito lo stesso tutto.

    un apologo di rara efficacia.

    saluti,

    rs

    ps: questo sito mi sta diventando di alto livello.

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  6. Anna L.B.

    Caro rs, guarda che ti sbagli proprio se pensi che io sia una ricca nobildonna che vestiva alla marinara. Vai proprio fuori bersaglio. Telefonami che te lo spiego: non ho problemi ma mi scocciano gli equivoci su di me. 333.2876930. Comunque se ti è piaciuto il mio racconto son contenta. 🙂

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  7. mariapia

    Cara Anna, sì la racconti l’assenza di pietas, che dovunque è “spalmata”(come si usa dire),in giro.
    Il contrasto fra spazi ee vuoto, gremit/vuoto che colpisce..me o te, ciascuno.

    Maria Pia

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  8. Anna L.B.

    Enrico, ma non è che la muta violenza dei cinesi risulti da meglio, eh… Mi pare che “non ce n’è per nessuno”, tanto per mimare ancora un po’ i vecchi dei giardinetti.

    rs, nevvero che a certi tipi come lei dare il n. di telefono è come mettergli un pallone in bocca? Comunque grazie.

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  9. Giovanni Nuscis

    Un racconto che non si lascia tentare dalla retorica e dal luogo comune; il confronto/scontro etnico – certo – ma più semplicemente è la dinamica relazionale a definire la storia e il suo epilogo, coerentemente ai caratteri resi con acutezza e verità, e al contesto.

    Grazie, Anna

    Giovanni

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  10. enrico de lea

    mi spiego meglio, quell'”ALURA!” iper-efficentista/formalista mi fa paura perchè è il trionfo del “particulare” più gretto, ma perentorio, a prescindere che sia rivolto al cinese strafottente od all’anziano pessimo autista (che magari dovreebbe convincersi a non prendere più l’auto) – (ovviamente in altre regioni ci sono termini ed atteggiamenti omologhi)

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