Amen omen – di Chiara Daino

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e fu. l’ inizio: un soffio
strazio che [e sfuma, lento]
la ricerca la risposta:
si trova nel perché nudo
[è nudo di punto – luce]

da dove a dove, tu? è verso
che non afferro che non affermo!

vecchi amici [in breve – vecchi]:
persi nell’arco di un tramonto

Amen Omen [il tuo volto – ancora?]
Amen Omen [la mia volta – ancora?]
essere privi [e sere senza…]

la vita possibile: è tutto è
dolce è felice è [a prima vista!]

Di te: la voce ritorna

mille e una vita: io vivo in un giorno
[ogni fiato è una piccola morte di me]

Amen Omen [il tuo volto – ancora?]
Amen Omen [la mia volta – ancora?]
essere privi [e sere senza…]

ascolto: un soffio [piano perde polpa]

il silenzio è parola [la più pura
è quella che lasci, l’addio che non riesci]

Di te: il mondo ha posto

nelle mie vene – un accordo a vuoto
[la voce muta] è tutto. e rimane?
Amen Omen

(Immagine: Hans Hartung, T, 1954)

12 pensieri su “Amen omen – di Chiara Daino

  1. Ipazia

    Come il silenzio è parola
    così la voce- muta- dice
    così l’accordo-vuoto- è necessario all’armonia.

    La vita sta a noi come noi stiamo al presagio.
    Alla nostra capacità di coglierlo
    e rovesciarlo.

    Ciao Chiara, grazie.

    Rispondi
  2. Gaja

    Il silenzio è significato, quello vero, quello senza maschere.
    È tutto quanto si tenta di esprimere a parole.
    È lo spazio bianco tra una parola e l’altra.
    Quello al quale si tenta di avvicinarsi scrivendo.

    “la più pura è quella che lasci, l’addio che non riesci”

    Chiara, leggerti è pensiero.
    Quindi grazie.

    Rispondi
  3. fabry2007

    “e fu. l’ inizio: un soffio”.
    un vento di Dio aleggiava sulle acque. qualcuno traduce “lo Spirito”. ma gli ebrei, come i napoletani (nu DDio ‘e viente), rendono così il superlativo: un vento fortissimo.
    comunque un soffio: di vita intensa (presagio, naturalmente).
    grazie, Chiara.

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  4. Giovanni Nuscis

    “Di te: il mondo ha posto

    nelle mie vene – un accordo a vuoto
    [la voce muta] è tutto. e rimane?
    Amen Omen”

    Parola che non dispensa immagini, che va all’essenza, al ritmo, alla misura primigenia del silenzio, del nostro esistere.

    Grazie, Chiara.

    Giovanni

    Rispondi
  5. jolanda catalano

    per fortuna la Poesia non è cerchio ma libera espansione e in questo caso io direi felicissima
    espansione.un’atmosfera che cattura,un silenzio che dice (e quanto dice!).L’ho letta infinite
    volte.

    un caro saluto
    jc

    Rispondi
  6. Chiara Daino

    @ Fabry
    ANIMA, SPIRITO, SOFFIO E VENTO: è il pneuma del creato – La Bellezza che “cura” ogni trauma. Grazie

    @Franz

    tu sai, s-travolta dalla Capitale ti/vi leggo sempre… nella fretta nella furia, stringe il tempo (e costringe a molti silenzi d’inchiostro) mentre allargo l’orizzonte che non mi chiude.

    STURM & DRUM che sia…

    @Solmi
    Non so se “nuovo” – ma decisamente mio che si rivela… e ricambio i saluti dopo lo sbarco nella terra del bip. Messa in atto o scena – della lingua Amore

    @ fem, Giovanni, Jolanda: è trascorso appena un pugno di ore… E ribadivo che ogni forma di Arte (e di Vita), per me, ESISTE nel momento in cui è condivisa. Il confronto (con testi, corda, ritmi) è.

    Tutto – che mi regalate. Presente (grazia che mi rendete)

    Chiara

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  7. massimo

    “sa Chiara, deve”. ma un giorno quell’addio deve essere detto o sussurrato… e non si capisce se sia il Cielo a suggerirlo, o il buio. eppure va detto. non si capisce questo *chiaro* vincolo. non si capisce dove vada. non si capisce perché esista. non si capisce se chi dice addio sia cattivo, dopo aver avuto “il cuore grande”, o sia ancora buono, ma solo più severo; o se sia solo un uomo infelice. “tu hai il diritto di essere sereno, felice è una parola grossa, ma sereno – sì” – sono parole materne. il figlio se le ripete. al mattino: un litigio, ancora, con una terza persona (ogni *terzo* pensiero). Piano sto Perdendo Polpa: PPP. ho pensato alla lettera di PPP a Patrizia, la moglie di Ninetto: “io sono vecchio e solo… e ora non potrò più chiedere a Ninetto di fare un viaggio nel mondo…”. amen, omen. con la sicurezza che il lavoro – non si parla di cuori che battono [battono in privato, non in pubblico], ma di lavoro fatto – è stato, almeno quello, svolto con giustizia.

    quanto al vecchio amico (che prende questi versi come se fossero *suoi* e li commenta al solito modo: improvvisando e rivivendoli), il vecchio amico *non sta bene*. scrive, cerca la grazia che non sa più dare. non sapendo darla, si sente cattivo. Maledetti lasciamenti!

    Rispondi

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