Ricordo di Nadya Andjoman

0u2kkcaapauktcarjxoqhcag7cze7cabd3wxycacp0s36caehusszcaucz59dcac7mfn3cattg4pvcalt614mca3tgou3ca1x2ul6caf9jt2ccaj1s49kca4te42ica8n5da5carkb5w0caxokxsk.jpgNel novembre del 2005, la poetessa afgana Nadya Andjoman fu trovata morta nella sua casa di Herad nel nord dell’Afganistan. Uccisa a pugnalate dal suo marito che, dopo alcuni mesi in carcere, è tornato presto al suo incarico di docente universitario.
Begangen

für Nadya Andjoman (1980-2005)

So blutet Regen dort:
Wortbruch aus Schädelspalten,
helllichten Tags.

Die stirbt an Händen zuerst,
jene an Füßen
und die aus ihrer Mitte
eines schönen Vormittags.

Silbe um Silbe birst
in ihrem Mund,
kein Schrei
an keinem Ohr,
zerschmettert
ehe ein Wort ihn fand
bei Fäusten, Steinen.

Das Blut am Boden
wischt, Lappen im Maul,
die Andre fort.

Dann ist es still.
Ein Tagewerk begangen.
Kein Wort in keiner Kehle
schließt hinter sich die Tür
die Zeugin.

Commesso

a Nadya Andjoman ( 1980-2005)

Così la pioggia sanguina laggiù:
frantumi da fessure craniche
in pieno giorno.

Una comincia a morire dalle mani
l’altra dai piedi
e questa dal suo grembo
una mattina bella.

Sillaba dopo sillaba si spezza
nella sua bocca.
Nessun grido
a nessun orecchio,
colpito
prima che la parola lo ritrovi
tra pugni e sassi.

Il sangue a terra
pulisce, straccio in bocca,
l’altra.

Silenzio poi.
Facenda commessa.
Nessuna parola in nessuna gola
la porta chiude dietro di sé
la testimone.

7 pensieri su “Ricordo di Nadya Andjoman

  1. Antonio Sparzani

    Molto bella, grazie di questo ricordo e di questa testimonianza che rende omaggio a una delle innumeri donne sconosciute e ignorate prima di tutto perché donne.
    Nella traduzione segnalerei solo che, a parte il refuso ‘facenda’, forse ‘faccenda commessa’ non rende bene ‘Tagewerk begangen’, cosa diresti del più audace ‘faccenda celebrata’, che pure è un senso di ‘begehen’? Comunque vedi tu naturalmente. A.

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  2. mariapia

    Un alto valore profetico, in questa (come in tante, femminili e non) poesia/e.
    Premonizioni, oracolarità non represse, o facoltà interne al fare della poesia, in azione?
    Ho pensato per analogia ad “usciamo dal silenzio”, stessa onda stesso pensiero.

    Maria Pia Q.

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  3. stefanie golisch

    Grazie, Antonio e Maria Pia!

    Effettivamente neanche a me piace troppo ” la faccenda commessa” rispetto l’originale… Si, potrebbe essere adirittura una intensificazione il celebrare la faccenda (domestica) del pulire il sangue dell’altra…penso che lo cambierò…trovando forse un altro titolo alla traduzione. Traducendo una sola poesia mia, mi rendo conto di quanta ingiustizia si possa fare ad una poesia e quanto forse è necessario di allontanarsi dall’originale per salvarlo…grazie dei suggerimenti!

    Stefanie G.

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  4. ramona

    Nemmeno la cultura salva dalla follia, dall’ignoranza e dall’intransigenza? Un docente universitario che commette un tale gesto barbaro, e sconta solo pochi mesi?! Se la religione crea fanatismo,la cultura non rischiara a fondo le menti e la giustizia è un optional, esiste qualcosa che possa proteggere il mondo dalla perversione dell’uomo?

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  5. Antonio Sparzani

    Al momento non vedo nulla che “protegga il mondo dalla perversione dell’uomo”. Tra gli efferati aguzzini nazisti vi erano raffinati cultori di musica e di filologia. La classe dei professori universitari non è migliore di altre, speriamo neanche peggiore. La cultura ‘in sé’ non salva, mi vien da dire, solo forse se vissuta intensamente, ma, di nuovo, ciò è scelta di pochi.

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  6. Anna L.B.

    @ 5: mi sa invece che è un po’ peggiore (non tutti, per carità, ma infatti si parlava di “classe” e non di “individui”); comunque altamente parassitaria ed autoreferenziale. I becchini della cultura.

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  7. ramona

    Quello che volevo dire, Antonio, è che dal mio punta di vista la cultura dovrebbe aprire l’orizzonte al bello, e nel bello non c’è, o non ci dovrebbe essere (mi dirai che il bello è soggettivo, d’accordo…) posto per la crudeltà e l’efferatezza. Lo so, forse è un’utopia, ma parte dal principio che spesso l’ignoranza conduce a miseria e la miseria dell’anima non porta a superare i più bassi istinti animaleschi…
    So che è un discorso un po’ confuso… l’esempio che riporti dei nazisti amanti di musica e arte lo conoscevo e dimostra che la mia era solo una speranza. Di cui però sono ancora convinta. Altrimenti non avrebbe senso cercare di diffondere la conoscenza, a questo mondo.

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