Telegramma
La finestra è rimasta come prima. Il freddo
ripete quell’essenza idiota di roccia
proprio mentre tremano le lettere di ogni parola.
Con un mezzo sorriso indichi
una via d’uscita, una scala qualunque.
Nemmeno adesso hai simboli per chi muore.
Ti parlavo del mare, ma il mare è pochi metri quadrati,
un trapano, appena fuori. Era anche, per noi,
l’intuito di una figlia che respira
nei primi attimi di una cosa. Carta per dire
brodo e riso, mesi per dire cuscino. Gli azzurri mi chiamano
congelato in una stella fissa.
[da Distante un padre, Mondadori, 1989]

iniziare la giornata con questi versi
Amo Milo De Angelis, ho sempre amato la sua poesia, sin dai tempi in cui lavoravo per Empirìa. Lì ho avuto anche la fortuna di conoscere di persona Giovanna Sicari (altra grande poetessa mai abbastanza compianta, e persona deliziosa): cos’altro posso dire se non ringraziarti, Marina, per aver pubblicato questi versi?
“Con un mezzo sorriso indichi
una via d’uscita, una scala qualunque.
Nemmeno adesso hai simboli per chi muore”.
Da poco rivista la riduzione teatrale, a Milano, de “La corsa dei mantelli” di Milo, ecco che questi versi e questa presenza ritornano: con la perentoria necessità di un altro tempo, fuori da questo.Dal (suo)gremito e vuoto, di attuale.
Una voce indimenticata.
Maria Pia Q.
Gli azzurri mi chiamano
congelato in una stella fissa.
mi lascia senza fiato…
un abbraccio
C.