di Mauro Baldrati
In questi giorni ho in lettura lenta Pessimi Segnali di Enzo Fileno Carabba (Marsilio black 2004), una scoperta piacevolissima nel mondo, per me un po’ misterioso, della scrittura italiana. Notevole per ritmo, ironia, coraggio. Il narratore lavora come obiettore di coscienza nella sede della Croce Rossa di un paese della Valdarno, un luogo surreale popolato di persone-mostri, quasi dei rettili alieni (in realtà non vi è nulla di soprannaturale – per ora – tutto viene giocato sottolineando certi aspetti grotteschi o violenti delle personalità, tutto dipende dalla visione). Un ragazzino, Augusto, per uno stupido incidente ha perso la vista, l’udito e l’uso della parola. Il narratore è impressionato e attratto da lui, lo porta in giro, si perde in fantasie sulla sua capacità di controllare le piene del fiume ecc.
Questo particolare, la caduta nel buio assoluto, ha colpito anche me. Mentre leggevo mi sono coperto gli occhi, ho immaginato di perdere la vista. Mi sono anche bendato e, un giorno in cui ero da solo, ho provato a muovermi per la casa. Poi mi sono infilato dei tappi di gomma nelle orecchie e ho completato l’opera con una cuffia antirumore. Il vuoto pneumatico. Non sentivo più i suoni. Ed ero bendato, al buio. Camminavo incerto per l’appartamento, tastavo i muri, i mobili, e pensavo che non potevo neanche parlare. Mi è salita una paura in gola che stava diventando terrore, un vero e proprio attacco di panico. Ho raggiunto il letto, incespicando, e mi sono steso. Non posso parlare, pensavo, mentre forte era la tentazione di strapparmi via tutto. Non so quanto tempo ho resistito. Forse un’ora, forse due. A un certo punto i miei pensieri sembravano scivolare via, o forse precipitare in un buco nero, ma il buio assoluto, il nero, non mi spaventavano più. Stavo entrando, per così dire, in un’altra dimensione. Ho pensato che la mia situazione potesse diventare definitiva, non vedere più mia moglie, mia figlia, gli amici, un film, non potere più ascoltare musica. Ho pensato che potrei tentare di scrivere, anche se è estremamente difficile farlo senza vedere le pagine. Chiederei a mia moglie: “sei tu qui con me?” Ma poiché non potrei udire la sua risposta le scriverei: “se sì toccami il dito indice”. Insomma, mi sentirei come la sagoma vivente dell’atroce film di Dalton Trumbo E Johnny prese il fucile. Potrei anche esercitarmi nel tatto, diventare uno specialista. Ciò che mi stava di nuovo spingendo nel panico non era tanto il buio, ma l’isolamento della comunicazione. Non potere mettere al corrente gli altri delle mie esigenze, delle mie tristezze. Non potere parlare. Mi saliva da dentro, dal profondo, l’urlo di Rimbaud: Io non so più parlare!
Ho pensato – penso – che vi sono persone che vivono questa situazione fin dalla nascita. Sono le persone sorde mute e cieche che brancolano nel buio e nel silenzio, in un mondo laterale e misterioso che non conosceremo mai fino in fondo. A loro è negata la musica, la lettura, la discussione. Esiste un’associazione che si occupa di questi problemi, la Lega del filo d’oro, questo il sito: http://www.legadelfilodoro.it/ Visitatelo, cliccando sul link “aiutaci” ci sono gli estremi per fare una donazione. Tempo fa ho realizzato un servizio fotografico nella loro sede di Osimo, ne ho ancora un ricordo vivissimo e ho raccontato l’esperienza qui. Si avvicina il Natale, si spendono soldi, anche a vanvera, per l’evento consumista; sottraiamo qualcosa all’economia dei regali, dei panettoni, e facciamo un regalo anche a loro. Perché, come dice Augusto nel libro di Fileno Carabba, “i ricordi sono una boa, ma la superficie è il dolore. Pensavo che da un momento all’altro si accendeva la luce ed io tornavo tra le mie cose, nella mia camera con la carta da parati a fiori gialli e le conchiglie.
Ora so che non tornerò”

Enzo Fileno Carabba è un ottimo scrittore. Ricordo di averlo conosciuto a una presentazione, a Roma, dov’era introdotto da Idolina Landolfi. Grazie per la tua lettura e per il tuo “esperimento”, Mauro: impressionante, come sprofondare nel nulla, appunto.
Grazie a te Gaja. Sono contento che appressi Fileno Carabba, che per me è una scoperta molto recente. Più mi addentro nella scrittura più mi stupisco per il suo stile.