Al bivio – di Giovanni Nuscis & Franz Krauspenhaar

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Ci sono sentieri dove andare,
basta conoscerli, cifrarli
mettere la combinazione in moto
in una testa appassita, stanca
giungere le mani anche a caso
non è una vergogna trovarsi
nudi all’appuntamento.
Abbiamo trasceso noi stessi
bufali incarogniti, e spersi
e spesi di energie mancanti
la vita d’oggi è l’inferno
di allora. Siamo giunti al bivio
è meglio fermarsi, forse
scendere, perdere e guardare
indietro, fare i conti.

La nebbia era il pane seminato
tra gli argini dei fiumi.
Passato e futuro bocche ora
affamate che si frugano.
Quali i padri, quali i figli. Le madri
valichi bui di sospiri.
Volatile la traccia attraversata
da torme anch’esse cieche.
Il profilo della roccia è tagliato
da maestrali urlanti di cobalto.
Siamo nel segno che s’addensa
ma ritorna briciola
bianca in una distesa lattea.

(Immagine: Jackson Pollock – Untitled, 1940)

6 pensieri su “Al bivio – di Giovanni Nuscis & Franz Krauspenhaar

  1. robertorossitesta

    “Siamo giunti al bivio
    è meglio fermarsi, forse
    scendere, perdere e guardare
    indietro, fare i conti.”

    Cari Giovanni e Franz,
    i versi che ho estrapolato mi sembrano di enorme importanza.
    Non solo le sirene dei media e del consumo ma anche i guru del’arte e della psicanalisi (posto che non formino un tutt’uno) ci indicano la direzione e il comportamento contrari: avanti sempre, dove ci porta il cuore, a dare una bella incornata nel cemento, anche là dove prudenza e fortezza (la stessa fortezza!) consiglierebbero altro, ben altro.
    Consiglierebbero cioè di accettare di perdere, di non raddoppiare la posta nel gioco in cui a vincere è solo il diavolo che tiene il banco, finché, beninteso, gli viene concesso.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  2. jolanda catalano

    Questi testi a incastro di pensieri mi piacciono sempre più. Credo che al bivio ci si trovi tutti, ogni mattina, ogni alba che sale ci invita sempre a scegliere, a confrontarci col momento attuale ,intimo e sociale, uno sguardo al passato e poi riconoscersi in quella briciola bianca in una distesa lattea.

    un caro saluto a Franz e a Giovanni
    jolanda

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  3. maripia

    Scommetto che la seconda strofa è di Giovanni, la prima di Franzk, vero?
    Soltanto perché la mano della poesia si riconosce ad occhi chiusi, e per Franz è il s econdo, non il primoamore..
    Uno tende al poematico, segnato e franto anche dal proseguo,e ragiona in profezie, Giovanni segue il verso:
    e torna indietro e va avanti, ma sempre al presente),pacificato da colori cosmici, essi vanno insieme a due voci, coem due amici.

    Maria Pia

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