“L’ordine bisbetico del caos” di Gabriele PEPE

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Lucy

1.

Vigilia in luce etiopica

adorna mondi per commedia d’uomini

ricurvi su un proscenio informe della vita:

reincarnando tracce stazioni erette

reami a dislocare

che genitrice oscura,

madre irsuta dal cuore indecifrabile

caduta tra le melme o forse un lago

in un cielo risorta all’improvviso

di acustici diamanti

allucinati voli

bizzarri idiomi e ciglia a spennellare,

tornando adombra un grembo di sequenza

ad archiviarci in ossa e cranio calibrato

ornati per frammenti

canini i denti ed altre connivenze

2.

Ovunque sia… ovunque sia la faglia

il peso della razza

figliastro di placenta

sfiguro nella teca

che passeggio coevo per Laètoli

per quel mare tranquillo di basalto

con passo primordiale

ad incrostarmi cenere

con balzo d’allunaggio

a congedarmi fossile pedestre

inverno della specie

impronta di natura ristagnante

orma di sangue congelato

bastione di biosfera

a ruggine terrena

a mordere nel vento

cinquantadue segreti di memoria

compresi i sogni ed altre ridondanze

3.

Oh Denkenèsh tu sei magnifica

di vita in ogni istante viva

di sguardo acuto che assedia l’orizzonte

sull’ardua cresta degli arbusti in passerella

sull’orlo di savana che si accalca

e non si eleva all’alba o cade nel crepuscolo

ma ogni viva essenza

conduce a suo barlume

quando il buio rapisce la materia

e ovunque brilla l’occhio della fiera.

Oh Denkenèsh sprofondo di sorgente

antro corallino della mente

gola stretta all’origine del tuono

lampo di voce roca d’un cielo muto

vuoto d’immagini e divine somiglianze

meravigliosa Lucy

in piedi al centro della scena

compresi i polsi ed altre militanze

4.

Caducente madonna delle ossa

perdona il mio cordone ombelicale

avvezzo a trasudare

umane screziature

antropiche fratture solchi di safena:

esose mappature della psiche.

Perdona di grazia l’invaso

limite di salvezza

il furto delle stelle

da parte della mano

perdona con riserva d’estuario

la strenua resistenza delle cose

all’occhio che distilla

al moto ondulatorio della lingua

bacino brulicante

del nocciolo corrente

compreso il logo ed altre supponenze

5.

Se inferno o paradiso era l’istante

l’organico scorrente

l’instabile confine tra le foglie

oh esigua matriàrca della specie,

di pelle e muscoli scimmieschi

tracimata sull’incrocio progredito

delle tibie dei femori smaltati

sulle quattro patelle d’ossa in oro

e argento, sul granello dell’altare

vessillo della polvere

che dentro questo vento di tumori

questo teschio roboante

obliquo sventola,

conforta di grazia l’eretto

elettrico cosciente

assiso sotto l’albero di luce

comprese le falene ed altre provvidenze

6.

Che sia groviglio fitto di radici

o ramo che biforca all’infinito

che sia linfa o latte del tuo seno

corteccia fiore o frutto maturato

fogliame di giaciglio

albero del nostro bene

ovvero l’albero del nostro male

invero resina

ambra che ingemma i tuoi pensieri arcaici

residua dottoressa del pliocene

insegna dalla cattedra selvaggia

a questi corpi tossici

a questi lombi passeggeri

a questi spazi inconsistenti

l’onere inconsolabile del transito

che ad ogni passo l’alluce si piega

dal mondo ci solleva

per ricondurci a terra

compresi i troni e nuove tracotanze

7.

Pendolo magico dell’andatura

e baricentro l’àncora che dondola

creatura eretta

tra scorza e vento

barcolla la stazione

nei corpi stride intera la colonna

e incognito destino,

che sogni liquido tra fondo e superficie,

è privo della lisca

vescica e cartilagini inattese.

Neppure un corpo di mollusco, polpo

attinia o verme. Dispersione pura

informe alla corrente:

fosfene sillabario

rumore bianco di nevischio

nomignoli del fuoco

comprese le tempeste ed altre luminarie

Il tratto è dado

Non muoio a sangue pisto ed ossa rotte

ma a cauti vezzi e vizi di rimpallo

che gaia incuria e vaga strategia

di lampi prodigiosi disadorno

luce inferno nell’occhio mi strabordo

fomento e supponenza d’eresia

dei miei santi non valgo il piedistallo

ma drago di mulino e donchisciotte

sui campi di battaglia faccio il morto

ramengo oziando in quieta frenesia

lesto sonnecchio e bradipo sfarfallo

tra simboli fuggenti e lune estorte

tra ombre e luci al chiuso riprodotte

burba tempesta in bolla di cristallo

di vento e di bufera scheggio via

che scorpione mi scodo e capricorno

mi strappo delle corna e a muso inerme

tra le corazze e gli armamenti vago

carcassa appesa al morso della fiera

eunuco consumato a fiamma casta

dal dogma mi distacco per scissione

e sguardo al cielo e membra tra le ortiche

a fior di pelle sbocciano vesciche

all’occhio s’addobba la visione

pupilla allucinata che sovrasta

sovranità dell’iride frontiera:

prisma dell’essere coscienza-imago

che tutto scinde e carne mi prosterne

Controluce

Che luce mia

s’intarsi per l’inverso

al bosco umbratile

allo stormire oscuro

di rami e foglie

sull’argine dell’alba

e l’ombra mia

si stagli per intero

sull’assolato

convegno delle forme

sul lato acceso

che eredita la notte

A pegno dell’assente

Bastasse del castello

l’ombra merlata a gloria dell’impero

dell’angelo placato

a rinnovare i toni

i canoni dell’opera

e rocca di dolori ed aspri suoni

antichi vespri concistori

e scarne chiacchiere residue

a confortare assenze

e quel che resta sulle dune dopo

il mare della festa

con tanto di cappello

umano ritornello

sul guscio degli ottoni

su quattro chiocciole di luce timbrica

riflessi di conchiglia

tra le risacche basse

del deltagramma armonico

arrese ad un respiro

a un dio del ritmo

per dare cantico possente

allo squillar di vita

per dare corpo greve

all’anima ottavina

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“L’ordine bisbetico del caos” di Gabriele PEPE
Lietocolle, 2007
Con scritti di:
Stefano Guglielmin (“Lucy sull’argine dell’alba”)
Luigi Metropoli (“Oltre l’ossimoro permanente”)

Gabriele Pepe nasce a Roma, dove pure risiede, nel 1957. Ha pubblicato due raccolte di poesie: Parking Luna (ArpaNet, 2002) e Di corpi franti e scampoli d’amore (LietoColle, 2004). È inoltre presente nelle antologie: Ogni parola ha un suono che inventa mondi (ArpaNet, 2002); Fotoscritture (LietoColle, 2005); Il segreto delle fragole 2006 (LietoColle); Poesia del dissenso II a cura di E. Passannanti (Joker, 2006); CONCEPTS cinema CONCEPTS arte e mini CONCEPTS arte ArpaNet, (2006).
Suoi testi e recensioni sono apparsi su varie riviste.

2 pensieri su ““L’ordine bisbetico del caos” di Gabriele PEPE

  1. sparz

    Mi pare di avvertire un nucleo consistente in questa poesia. Preferisco, tra queste “Controluce”, forse perché particolarmente composta e unitaria, e discreta. Grazie. A.

    Rispondi

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