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Maggio 2007, alla Fiera del Libro di Torino si presentava il romanzo Regina, di Giancarlo Pastore (Bompiani).
In quell’occasione né sindrome yè yè, né tribù dei cesolingui, piuttosto una presentazione adorante.
Adorante la giornalista Stefania Miretti, adorante il bravissimo attore di Centovetrine che leggeva brani del romanzo, ma soprattutto adorante tutto il pubblico femminile che riempiva la sala, in rari casi accompagnato da esseri maschili accucciati sotto la sedia.
Pastore discorreva del libro con la Miretti che gli porgeva un paio di domande adoranti. Si parlava di figure femminili, storie di rapporti di madri e figli, l’attore leggeva una pagina che descriveva un’alluvione, dal pubblico si levava un’alluvione di applausi.
Un piccolo excursus su questo attore di cui purtroppo non ricordo il nome: era un signorino magrolino che pareva l’incarnazione dell’uccellino Woodstock amico di Snoopy, solo che da Woodstock, quando iniziava a leggere, fuoriusciva una voce calda come lo scirocco e fluida come uno sciroppo. Bravissimo, una voce che sarei già felice se leggesse anche solo l’indice di un mio libro, un vero peccato saperlo dilapidare il suo talento in una roba tipo Centovetrine.
La Miretti sgranava uno sguardo blu sopra zigomi sporgenti, Pastore, beato tra tanti occhieggiamenti, si concedeva alle domande del pubblico. Un’ossigenata trasognata si alzava in piedi, la Miretti la invitava ad avvicinarsi porgendole il microfono, l’ossigenata avanzava verso Pastore con passo trasognato, accostava alla bocca carminia il microfono e cinguettava una domanda sognante, con argomento vagamente attinente al tema dell’universo femminile. Pastore riusciva a cavare dalla domanda sognante una risposta di senso compiuto. Altre domande sognanti si preparavano tra il pubblico, ma, ahimè, la Miretti invitava a sfollare, che il tempo era esaurito.
All’uscita c’era un banchetto dove si vendevano copie del romanzo. Mi univo alla calca di donne sognanti in fila per comprare il libro. Una volta conquistata la mia copia mi ridisposi in fila per l’autografo di rito. Dopo un tot di sgomitate ricevute ma pure rifilate eccomi al cospetto di Pastore. Gli porgevo la mia copia, lui mi chiedeva il nome, io gli dicevo se poteva fare una dedica anche alla mia fidanzata, lui faceva di sì ma poi si distraeva per colpa di qualche sognante sgomitante, insomma scriveva sulla copertina un nome sbagliato, machecacchio, mi dissi, mica potevo tornarmene a casa con una dedica sbagliata, così lo feci presente a Pastore che mi fissò un attimo costernato.
Quindi mi disse: scusami, questa copia te la compro io. La ritirò e prese dal banchetto un’altra copia, scrisse a Paolo e Barbara e me la consegnò sorridente. Me ne andai anch’io adorante.
(Poi lessi il libro e ne uscii trasognato, Barbara ancor più.)

Paolo, ci fai sognare!
Pure Giancarlo Pastore,
è rimasto entusiasta da LPLES, non ci conosceva, dice che ci linkerà.
Paolo
Certo che le adoratrici fanno gola.
Ma ci sono le adoratrici adulatrici?
Chissà come sono le adoratrici adulatrici del Pastore?
E quelle del cane di Pastore?
Povero Pastore senza cane ormai, rubatogli dalle adoratrici che se lo accalappiarono scopo souvenir.
Però qui c’è semenza di peccato, perché secondo la fede si può adorare solo Nostro Signore, invece queste depravate si abbandonano ad adorare i pastori.
Sono empie, ecco.
Io non ci gioco più.
E’ passata Santa Lucia e nessuno ha detto niente!
Altro che il Pastore.
Almeno Santa Lucia era una santa davvero e la si può venerare.
Se va avanti così fanno un altare con statua d’oro a Bruno Vespa, tipo il vitello d’oro e poi ci fanno le fumigazioni davanti, poi la Binetti ci sventola l’incenso, magari, col turibolo.
Mah, gli dei falsi e bugiardi…..