Roberto R. Corsi

Scelta di poesie 2005 – 2007

SETTE POESIE DA «L’INDEGNITÀ A SUCCEDERE»
(Esuvia Edizioni, 2007)

BISMANTOVA, FERRAGOSTO

Scattavo foto alla povera pietra
costretta ai fianchi della sua distanza,
irrisa dalle nuvole.

Sdraiavo i pensieri su prati innocenti
profetici di valeriana – soltanto al ritorno
seppe il costato le tue frecce.

REQUIEM

Soffocato, ignobilmente
reciso dall’azione

di certo,
certamente ostinato nel torpore –

così venne a fiorire
di polvere ombra e tarli il mitologico
scorrer dell’occhio sul serico corpo.

Dunque, il dopo. Sia il dopo estroflessione
di salice, appropriazione indebita
o debita
delle piccole cose. Come un dio combattuto
e sopraffatto, un Wotan con pancetta
e canottiera nera.

Esigenze di scena.

“LAVARONE”

Il dolore metodico, affilato
che da te a me promana per insonnie,
sembra esprimersi in neri stuoli d’alghe
morenti sulla riva alle bestemmie
di bagnini e bagnanti.

Come il mare, ti spurghi
di metallica cruda flatulenza
e insegni la follia
alla vergine brezza del mattino.

ZENONE DI ELEA

Attendendo la teoria del continuum, che nell’Ottocento
ne soffiò via con garbo il lógos ormai impolverato,
Zenone era la mosca, il primo infingardo
ai cervelli di terza superiore, adagiati su pollini di tiglio
a lambiccare labirinti in forma
di carapace e veloci, sabbiosi calzari achei.
Mai ci venne dischiuso il nefasto: Platone
(con frivola maligna inconsistenza, ribatte Apollonio)
imbastiva Zenone di bellezza, doratura e prestanza,
ma lo faceva amante del grande Parmenide, suo concittadino.

* * *

Dai Campi Elisi mi spingo talora alle arse rive
del tempo presente, porgo orecchio alla sua musica –
riportami indietro, dove tutto ebbe inizio
oh take me back to the start sembra implorare
quel biondo flessuoso cantore dalla elettrica cetra.

Vedi – negavo il moto per potermi illudere
di permanenza.
Quando gli amori dormivano crisalidi di ghiaccio
che non frantumai
o quando taglienti giocavano alle amanti, alle madri

allora raffinavo il dolore in metallici sofismi

eloquenza – una spezia
per lenire l’umido sfaldarsi della canapa,
lo sciogliersi di un laccio

ma un dardo, sia esso movimento
oppure profondissima quiete

scocca
ferisce
ha sale sulla punta
se è esperto l’arciere.

TIRESIA

In quale specchio, Atena,
catturai la tua bianca nudità –
ostentata, indigesta come panna?

Quale amplesso ferale
divisi a forza
se non col vento del timido sguardo?

Cieco agli altrui sospiri, barcollo
carezzando coscienze –
i doni d’Era e Zeus
mischiati
in pallida spuma.

DAVANTI A “L’ALZAIA” DI TELEMACO SIGNORINI

T’ho abbandonata al sùbito svelarsi
della parete – al soffio di cobalto
del cielo, allo sforzo marmoreo
dei barcaioli.

Sei uno scafo sospeso, ligneo, in estasi
sulla pelle del fiume – sospettoso
dell’uomo, che dilania impolverato
la corrente del tempo. Poco a destra
di questo nostro istante.

DUE QUADRI DALL’ODISSEA

Ti lascerò alle spalle, Nausicaa; lo farò senza dirmi
ombra sul bianco peplo.
Ti lascerò indietro, Nausicaa –
giovane obliquità, linea spezzata
ma fresca ed infinita. Ti lascerò alle spalle
guardando in basso
le mie vesti
d’arancio, come a dire
dolore – soffocato
in senso del destino.

Tra salsi cedri, penserò la tua vita
sbocciare
della stessa cromìa

né saprò ancora questo
tener rotta su Itaca
dagli odori selvaggi e familiari,

se sia desìo o la vela
rappresa del timore.

* * *

No. Non so ritrovare
nel caldo della mente
i tuoi slanci,
neppure quelli che ti infuse Atena.

Ti vedo solo in grumi dispiegati
a geometrie d’ulivi. All’altrove. Lontano,
evaporato Antìnoo ai Campi Elisi,
lo cerchi in ogni speco.
Vai a caccia di quei giorni e ne rischiumi
l’assenza
in azzurro livore.

Laerte, è un nuovo addio.
Ne temevo la lama, ma non è che stupore
delle foglie d’autunno, dell’insetto caduto
nel calice festante.

POESIE INEDITE

INVERNO. QUATTRO MOVIMENTI

Hai logiche di ragno dentro gli occhi
che lenti mi risucchiano nell’ambra,
e braccia spalancate a San Firenze –
giostri l’aria notturna, ripercorri
con musiche il mio vitreo desiderio…

Domenica. Mugghiar di Tramontana
sulle fronde dolenti alle Cascine
ci squaderna e ci stinge: vento fiero,
grigio puntale, penetra e mi scaglia
sui tuoi rami spezzati, sui tuoi Altrove…

Ma stanotte il Lungarno s’è indorato
d’inusitate nebbie – trina al Ponte a
Santa Trìnita, alle sprezzanti statue.
La luna si scontorna nel vapore;
del tuo volto spianato alle carezze,
eclissi dell’eclissi è questa luce
ovale, che sotterri, che ti drena
dal corpo abbandonato le parole
soffici, che le intinge nel purpureo
schiudersi per poi elidersi d’un bacio…

Nulla. Freddo. Stoviglie a San Silvestro.
Il rituale dei passi in Porta Rossa
accartoccia il pensiero di te, secca
foglia nel palmo.

[2005 – presentata al concorso “Stagionalia” di Sermide (MN)]

PRESSO IL TRAMONTO
tre stanze in forma d’haiku

Spiaggia autunnale –
la risacca lenisce
ciò che non sono.

***

E’ per amore
che adombri la mimosa,
giovane nube?

***

I monti apuani –
hanno rosei silenzi
le loro vene.

[2005 – presentata al Concorso “Iris di Firenze – Silvano Dani” di Firenze]

PER NARRARE IL CONCERTO PER DUE VIOLINI DI JOHANN SEBASTIAN BACH
ESEGUITO DA UN’ORCHESTRA AL FEMMINILE

potrei cavarmela con angeli, col film di William Hurt,
l’amore fatto a finestre aperte, musiche d’acacia a sviare
fidanzate e vicini,
o con l’assenza di anticipi posticipi decoder: non avendo la sera
altro da fare, il Kappelmeister sfornò all’incirca un migliaio di figli…

E invece nell’isola cui, forti di lento splendore, vi appressate
(smeraldo sospeso su odori di città),
lo vedo nuovamente unicamente
danzare

lui! / padre della musica / canuto, semicieco
scioglie il rigore in sguardi – non importa se vuoti. Forse
proprio in linee di donna, ascendente suasione di braccia
distese a raccogliere la notte
sugli archi.

Danzare verdi passi lungo la melodia
ma anche l’alabastro di ciò che non apparve, e adesso
ci acceca con lo scoccare di una sillaba.
La vita – sapiente, incauta dolcezza
del dopo tutto…

[2007 – dedicata al Cassiopea Womensemble. Recitata durante un concerto pubblico in Piazza della Passera, Firenze, dalla attrice Laura Martelli]

Roberto R. Corsi

Nasce a Ferrara il 30 Gennaio 1970. Dopo frequenti spostamenti di città dovuti al lavoro paterno, nel 1982 si trasferisce a Firenze, dove vive tuttora alternandosi con la Versilia.

Ha pubblicato nel Febbraio 2007 la sua prima silloge di poesie, «L’indegnità a succedere», per i tipi di Esuvia Edizioni (www.stazionediposta.it/esuvia.asp ).

Oltre alla passione per la parola scritta, si interessa da sempre di musica classica, avendo svolto attività di critico per alcune testate cartacee/web, insieme alla consulenza strategica per importanti associazioni musicali del territorio.

Contatti:

indirizzo postale: c/o Fitness Terapic Center, Viale Giuseppe Mazzini 26, 50132 Firenze
telefono e fax: +39 055 200 11 86 (ore ufficio)
email: [email protected] ; [email protected]
sito web: http://robertocorsi.wordpress.com

web/email casa editrice: http://www.stazionediposta.it/esuvia.asp ; [email protected]

Tutte le poesie contenute in questa plaquette sono pubblicate anche sul sito http://robertocorsi.wordpress.com
© Roberto R. Corsi 2005-2007. Riproduzione parziale o totale consentita previa autorizzazione dell’Autore

3 pensieri su “Roberto R. Corsi

  1. jolanda catalano

    Versi che incantano, sprofondano abissi di memoria, emozionano, cantano.Tiresia e Due Quadri dall’Odissea, senza nulla togliere al resto, anzi, evocano mondi, atmosfere, condizioni del sentire che sgomentano piacevolmente.
    Grazie a Fabrizio e all’autore.
    jolanda

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  2. Roberto R. Corsi

    il trackback ha fatto prima del sottoscritto… dall'”alto” della mia pressione mattutina (60/95: praticamente striscio), ringrazio Fabrizio, Jolanda per le sue belle parole, chiunque vorrà soffermarsi e/o approfondire, ma anche chiunque dantescamente guarderà e passerà.

    Rispondi

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