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Dopo una notte di sonni agitati, un padrone si svegliò al mattino con un cattivo presentimento.
Ricordava di aver sognato di perdere l’anima, il dio profitto, finire all’inferno.
Come tutte le mattine, raggiunse di buon’ora la sua azienda e appena arrivato nell’ufficio presidenziale chiamò il suo consigliere di fiducia e gli confidò ciò che lo turbava.
Il consigliere, dopo averlo ascoltato attentamente, non ebbe dubbi su cosa suggerirgli.
-Presidente, faccia del bene! Ispiri la sua condotta alle virtù cristiane! Così tutti vedranno il suo lato benevolo e umanitario, molti innalzeranno al Cielo lodi e preci in suo favore, e lei avrà salva l’anima.-
Il padrone, che teneva in massima considerazione le parole del suo consigliere, si convinse. In breve trasformò la sua vita in un modello di rettitudine cristiana. Da avaro che era con i propri dipendenti , stipulò accordi sindacali di massimo favore per i lavoratori e investì sulla sicurezza. Da insensibile che era alle esigenze familiari, fondò un asilo per i figli dei dipendenti.
Ogni mattina, come prendeva posto dietro la scrivania in pietra del deserto del Sinai, chiamava un suo collaboratore e gli leggeva ad alta voce un passo delle Sacre Scritture, chiedendo poi di commentarlo.
C’era un unico brano che proprio non gli riusciva di leggere: “È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio” (Marco, 10,23-30).
Ancora una volta, si confidò con il consigliere. Gli chiese come poteva superare l’idiosincrasia per il celebre passaggio del Vangelo di Marco. E al consigliere venne un’idea.
Poco prima di Natale, in azienda si inaugurava l’ultima opera voluta dal padrone: una palestra dove i dipendenti avrebbero potuto tonificarsi, al fine di essere sempre prestanti e scattanti per l’adempimento delle loro mansioni.
Si decise di approfittare di quell’inaugurazione in prossimità delle feste natalizie per invitare un sacerdote a benedire la nuova struttura e celebrare una Santa Messa, proprio nel salone della palestra.
In prima fila, davanti a un altare improvvisato, si sedette il padrone, in compagnia del consigliere e dei più alti dirigenti. Nelle file dietro gli impiegati e in quelle in fondo gli operai.
Al sacerdote, per le letture, fu richiesto il passaggio di Marco. Subito dopo la lettura del passo, in un angolo della sala si alzò un sipario, dietro il quale c’era un cammello, e accanto un ago di cartapesta alto quasi quanto l’animale, con una cruna del diametro di due metri e passa. Un inserviente afferrò le redini del cammello e lo condusse verso la cruna.
Tutti nella sala trattenevano il fiato, osservando la scena e chiedendosi se il passo del Vangelo avrebbe ricevuto una pubblica smentita.
Il cammello, sospinto dall’inserviente, sembrò quasi farcela, aveva già superato l’ostacolo con due zampe, ma inciampò nel bordo della cruna con una zampa posteriore e crollò pesantemente sul pavimento, ribaltando ago, cruna e inserviente.
Il padrone osservò la scena impassibile, solo serrando viepiù le labbra. Poi disse qualcosa nell’orecchio del suo consigliere.
Il consigliere fece cenno di avvicinarsi al capo dei sorveglianti, gli disse a sua volta qualche parolina nell’orecchio.
Il capo guardiano si accostò all’animale, ancora disteso sul pavimento e prorompente alti muggiti; estrasse la pistola e scaricò tre colpi in rapida successione sul povero cammello. L’inserviente peraltro fu graziato.
Tutti ammutolirono nel salone, non immaginando un epilogo così cruento. Ma il consigliere fece spargere la voce che era stato un gesto di pietà ordinato dal padrone. Mica si poteva far soffrire a quel modo una creatura di Dio.
Restava il problema di cosa fare del cammello. Serviva una decisione rapida ed efficace. E ancora una volta il consigliere ebbe un lampo d’intuito. Chiamò a sè il capo cuoco e gli chiese:
-E’ stato già deciso il menù di Natale per la mensa dei dipendenti?
-No, Dottore, non ancora.
-Bene, allora per Natale cammello.

Aargh!! Povero cammello! Sono sempre gli innocenti a pagare…
Esporrò reclamo alla Protezione animali!
Povero, povero cammello….
Cara Ramona, hai mai assaggiato il salame di cammello? In alcune zone del Maghreb a Capodanno lo servono sopra un letto di lenticchie, una squisitezza, non sai cosa ti perdi…
Ciao
p.
Povero, povero cammello… No, non ho mai assaggiato il salame di cammello, e a dire il vero non è che ci tenga troppo a provare… Già mi fanno pena i maialini (e ipocritamente li mangio, ok, ditemelo che sono ipocrita….).
Chissà, se però emigro nel Maghreb, una volta o l’altra… le lenticchie sì, mi piacciono!
Ciao Paolo!!
Bellissima parabola, veri complimenti a Paolo.
Tuttavia aggiungo che anche gli asini non passano per le crune degli aghi, anche le capre;
però è allo studio una mutazione genetica per rimpicciolrli assai onde smentire il povero Marco.