di Antonio Sparzani

ecco a voi questo nuovo e curioso mixing: l’ottava classica dei nostri poemi epici, composta però di puri esametri dattilici, ovviamente catalettici – l’ultimo è un trocheo come di prassi. Il nonsense è meno apparente, più velato che nei precedenti esempi, però è, doverosamente, festaiolo. In figura la musa Erato, che presiede alla poesia lirica e amorosa.
Tè di rugiada
Quando la scotta del boma di mezzo accompagna la brezza
nascono roride palme di more e di turgide felci,
come dal fiume che sempre nel cavo del fondo carezza
perso nel nulla con gli occhi ad amare e a scolpire le selci,
limpide arìllidi cariche e piene di morbida asprezza
sognano belfri di chiese lontane ammantate d’intrelci,
mentre ci appare alla fine una tazza splendente di fiori
colma di tè di rugiada che veste e accompagna gli amori.

Chi è lei per svelare i segreti delle arillidi che nuotano nelle tazze di tè, sfiorate dall’incresparsi dei sorsi in piccole onde concentriche, scosse dai brividi del soffio delicato che lo raffredda e fa volare i loro capelli di seta? I segreti sono segreti, ci lasci sognare i belfri di nascosto, o finirà lei trasformato in un intrelcio senza suono e voce… con un nido di averle sulla testa e un giustacuore di muschio.
Mi piace mi piace, mi mette di buon umore. Dev’essere perché è come una musica, o forse perché sono parole – diciamo così – dolci. Non so spiegarmelo, però è bella.
Lei, o Sparzani,
dattileggia in tal maniera
ch’io ne danzo da mane a sera,
e mi nabisserei nei belfri ognora
ma no lo vuol la mia segnora
dirò dunque alle arillidi che ben si guardino dal nuotare nelle tazze del tè che viene raffreddato da chicchessia, ché codesta è pratica volgare assai, soprattutto poi col preziosissimo tè di rugiada.
E al mariobianco mi tocca avvertirlo che la sua signora ha da esser poco pia daddovero, se vero è che la rifugge dall’inabissarsi nei belfri, inquantoché, come il colto e l’inclita certo sa, belfri è corruzione e volgarizzamento italico dell’inglese belfry, francese beffroi, parole che indicano torri e in particolare le sante torri campanarie delle nostre chiese e basiliche et abbazie, nevvero, che se poi lo viene a sapere il nostro immanente Kentumfantum, non si sa che possa accadere.
E a Carlo64 lo ringrazio proprio, per una così bella gratificazione, servita su un piatto d’argento.
sono stàsiato,
quasi illuminato
Davvero interessante!
Complimenti.
Fabrizio
Le arillidi nuotan dove a loro piace.
Ora, mi scusi, la poesia mi chiama.
Se non le rispondo fa certi versi!
tre cose:
1 – sarebbe interessante conoscere la genesi di questo tuo bell’accostamento ottava-esametro.
2 – con una punta di campanilismo rivendicherei la denominazione di origine controllata alla ottava “classica”, in favore di ottava toscana.
3 – con una punta di spamming autocompiaciuto, ma in topic, vi informo che ho appena messo in rete sul mio sito (sezione Materiale) una nota ad un libro che guarda caso contiene parecchie belle ottave, stavolta in endecasillabo.
Tanti Auguri a tutti!