di Antonio Sparzani
[Pier Jacopo Martello vi avrebbe deliziato
col verso martelliano, se fosse più durato:
trattasi, com’è noto, d’un doppio settenario
con la rima baciata, come un doppio binario
che potete allungare a vostro piacimento
sempreché il vostro pubblico si dimostri contento]
(mi tenta la congettura che Pier Jacopo Martello abbia fatto un tale brillante uso del settenario, perché il suo nome completo è uno splendido settenario, a.s.)
Gloria della Serdàna
Nei gorghi e nelle gore della cascina in festa
s’aggirava l’afrore nell’ombra più funesta
persino all’ara olista del marzo fustigante
già cestiva un fustillo di pietra fumigante
e infatti, dalle fosche caligini del prallo
avanzava insidioso un piro col busallo:
dalle fitte madrepore, dagli atri muscosetti
dai borghi delicati, dai merli e dai chiossetti
da zone inesplorate, da impervi bulicami
avanzavano innumeri di astarti fitti sciami
il loro volo oscuro la loro infelicanza
era segno sicuro di strazza e di vaganza:
col rostro perso e bigio e le schettùre ardenti
erano una minaccia di anghiero per le genti,
non curavan di nibbi non curavan di astori
volavano laurando e sprizzando colori,
emettevano ambagi, emettevano squizzi
al loro sopraggiungere cadean persino i lizzi,
i vezzi, i tubertenti, le andivie delicate
le ségole e i nortini, perfin le stirie alate;
Ma… con noi c’era lei, la splendida Serdàna
che senza alcuna tema, forte e del tutto prana,
non appena s’avvide del volo degli astarti
emise un cheruticchio, modulato in tre parti,
dapprima dolce e schiro, senza alcuna grivanza
che pareva una mélode di affira e mesta danza
poi sempre più bescato, meltuso e biricame
che cominciava a féllere, a scardare lo sciame
e infine senza meno, con grande trippotanza
abbricava gli astarti; e tornava l’allanza
profumata di mirto, abbrivia di pescheti
sentore di cortecce, di muschi e di arilleti.
Da allora la Serdàna, sàlluca e rindolzita
signora di noi tutti sempre sia riverita.

Si riverisca lo Sparzani
anche da’ sette nani
anche da Biancaneve
che l’anno siagli lieve!
ma sei grandissimo, Antonello!
un profluvio di rime, una cascata di allitterazioni, una sequela di arabeschi poetici…
abbràccioti e adòroti!
vorticosi auguri
(Mi complimento altresì con Mario)
va bene, signora, se promette di rindolzire anch’ella medesma, ancorché non sia esattamente sàlluca, vedremo di riverirla un po’…