In rete e sulla stampa è reperibile il seguente appello, che appare, sotto il profilo dell’etica pubblica, ancorché sotto quello politico, assai condivisibile (E.D.L)
Nel nostro paese sta maturando una crisi morale e politica assai grave che investe in particolare le nuove generazioni. Si tratta di un fenomeno di cui si avvertono i sintomi anche nel resto d’Europa, ma che in Italia è ormai così pervasivo da avere già provocato una profonda degradazione della convivenza civile e della vita democratica.
Il peggioramento drammatico della qualità media del ceto politico, la crisi delle istituzioni, lo stato dell’informazione soprattutto televisiva, l’indebolirsi della solidarietà sociale, le tensioni provocate dai problemi derivanti dalle trasformazioni indotte nel mercato del lavoro e dall’accelerata immigrazione di massa generano, da un lato, sfiducia nella partecipazione politica e, dall’altro, forti regressioni di tipo comunitario, ghettizzazioni e manifestazioni di xenofobia.
La scuola della repubblica, che tutti sono obbligati a frequentare per almeno otto anni, è una delle istituzioni cui compete dare attuazione all’imperativo costituzionale di rimuovere gli ostacoli culturali e sociali che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impedendo il loro sviluppo umano e la loro partecipazione alla vita democratica del paese.
L’introduzione negli anni cinquanta dell’insegnamento dell’Educazione civica nei programmi scolastici aveva indicato una forma concreta per assolvere alla funzione di “educare” all’esercizio della sovranità popolare alla quale sono chiamati tutti i cittadini.
Vari sono stati i motivi per i quali tale insegnamento non ha avuto gli esiti sperati: in particolare ha nuociuto l’assenza di un sua collocazione autonoma nei programmi e di una specifica preparazione professionale dei docenti.
Invece è urgente introdurre un nuovo insegnamento che proponiamo di definire “Cultura civica”, inteso a favorire una consapevole partecipazione dei giovani alla vita civile e democratica, a promuovere lo spirito di solidarietà, la comprensione delle esigenze di una società sempre più pluralistica e il valore delle diversità, a diffondere la convinzione che diritti umani e democrazia non sono mai conquiste acquisite una volta per tutte, ma rappresentano gli esiti di una storia tormentata e sempre a rischio di essere rimessi in discussione.
Per conseguire questo obiettivo è necessario che siano garantiti:
1. un insegnamento specifico e autonomo
2. tempi e metodi adeguati
3. una preparazione idonea degli insegnanti, in rapporto ai diversi gradi e ordini di scuola.
Nei primi anni di scuola s’impartiranno nozioni di comportamento civico, con l’ausilio anche di visite guidate ai luoghi istituzionali locali, di partecipazione a eventi pubblici, di interventi sul territorio, con l’intento di realizzare un maggior coinvolgimento nella tutela dell’ambiente e della vivibilità degli spazi comuni.
Nella seconda metà degli anni dell’obbligo la Cultura civica sarà sviluppata estendendola a una prima conoscenza dei diritti universali, del significato della cittadinanza italiana ed europea e della carta costituzionale, con particolare riferimento ai principi fondamentali e ai diritti e doveri dei cittadini
Nel triennio delle scuole superiori si procederà allo studio del testo costituzionale integrato da informazioni sul contesto storico, sul dibattito culturale e sui valori che hanno ispirato la nascita della repubblica italiana, nonché allo studio del processo di integrazione europea, delle sue motivazioni e del comune patrimonio civico e costituzionale.
Roma 20 dicembre ‘07
Giovanni Bachelet
Giulio Ercolessi
Sergio Lariccia
Giacomo Marramao
Enzo Marzo
Italo Mereu
Alessandro Pizzorusso
Clotilde Pontecorvo
Beatrice Rangoni Machiavelli
Stefano Rodotà
Carlo Augusto Viano
Marcello Vigli
Gustavo Zagrebelski

telepatia ? scritte due righe su stesso tema giusto qualche giorno fa.
Certo che si, per due motivi. 1) La cultura civica che era largamente implicita nei comportamenti e nei media fino a una ventina d’anni fa si è dissolta per lasciare posto alla deregulation totale dei gesti e delle opinioni più aberranti: non solo per degrado morale, ma soprattutto perchè la barbarie riceve dignità culturale e interpretazione plausibile dal sociologismo d’accatto che trionfa nei media, con un effetto gravissimo di disorientamento per gli adolescenti. 2) La genertazione degli insegnanti formatisi nel ’68 e dintorni (e mi ci metto dentro, non fuori) ha seri problemi a recuperare un senso positivo a concetti come autorità e legalità.
Insegnare ai giovani la legalità non è facile, in paese dove gli scandali a volte vengono dalle “autorità”.
Come non condividere?
Pienamente d’accordo per l’inserimento di questa fondamentale materia nei programmi scolastici.
Auspicherei anche da parte della tivù pubblica (da noi in parte finanziata) un lavoro coeso che preveda, in prima serata, al posto dei soliti programmi di ordinaria idiozia quizzarola, interventi anche di dieci, quindici minuti al giorno da parte di esperti sui concetti di regola, di legge, di politica, di solidarietà e delle cose realmente fatte per la società e i più deboli in quella direzione.
Giovanni
Sì, ma il problema non può essere circoscritto al sistema scolastico, che occupa i ragazzi solo per un quarto della loro giornata. I
media, i media e i valori “commerciali” che promuovono, la scarnificazione dei valori in ragione di un’esaltazione della sola immagine, gli imput di tipo cannibalistico che propongono, quelli pesano il doppio. Complici le famiglie compiacenti.
ciao
Apolide
Condivido,
sottoscrivo e vorrei che questa inziativa, programma fosse presa in carico serio, deciso dalle autorità competenti, Ministero della P.I.
Ci si lamenta, talvolta, che il papa parli di moralità, il suo concetto di etica, quello (forse) cattolico.
Vecchio italico (anche democristiano)vizio di lasciare l’educazione al comportamente civico/civile ai preti, e l’etica laica chi me l’insegna?
Eppure ssiste ed ha una tradizione cha pare morta, sepolta.
Mi viene in mente la seria educazione civica impartita nelle vecchie famiglie di impronta socialista.
Altro vizio/errore: l’educazione si da in famiglia.
E se le famiglie, gli adulti hanno perso il senno, la dirittura e il senso del convivere civile?