UN LIBRO DA TRADURRE URGENTEMENTE

(A cura di) William A. Dembski
Uncommon Dissent. Intellectuals Who Find Darwinism Unconvincing – ISI Books

uncommon dissent

Vi propongo questa articolata recensione di Bruce Thornton, nella traduzione dell’amico Fabio Brotto che ringrazio per avermi permesso di riprodurla dal suo blog.

UNA SFIDA AL FONDAMENTALISMO DARWINIANO di Bruce Thornton

Se si dà retta a quello che si dice sui media dominanti, i critici della teoria darwiniana dell’evoluzione sono tutti creazionisti fanatici, i quali credono che il Genesi descriva letteralmente l’origine della vita, e così equivalgono, come scrive William Dembski nella sua Introduzione, a “negatori dell’Olocausto, sostenitori dell’idea che la Terra è piatta, o credenti negli oroscopi”.

Schierati contro di loro sono quei presunti modelli di pensiero razionale che semplicemente credono in ciò che i fatti della scienza hanno stabilito come verità. Non ci vuol molto a cogliere quali siano per i media gli eroi della situazione – tutti quegli intellettuali avanzati e illuminati che ci proteggono dai fondamentalisti di mente ristretta smaniosi di riportare noi e i nostri figli alle epoche oscure dell’ignoranza e della superstizione.
Come al solito, i media distorcono la realtà. Sebbene i creazionisti si servano del lavoro dei critici di Darwin, molti di costoro non esprimono una visione creazionista o comunque religiosa delle origini della vita. Al contrario, essi fanno proprio quello che si suppone debbano fare scienziati e intellettuali: esercitare “una mente affamata e una propensione a mettere in questione le opinioni ricevute”, come dice John Wilson nella sua Prefazione. Dopo tutto, non è forse questo il modo in cui funziona la scienza: attraverso un costante scetticismo, che assoggetta ciascuna teoria alla messa in questione dei suoi presupposti e delle sue tesi, e anche dell’evidenza che si suppone supportare entrambe? Come mostra questa raccolta di saggi, i migliori critici dell’evoluzione darwiniana sono precisamente intellettuali e scienziati che sottopongono ad analisi le tesi della teoria darwiniana, e mettono in luce i suoi difetti e punti deboli. Come afferma Edward Sisson nel suo Insegnare le pecche del neo-darwinismo, “I sostenitori di un disegno intelligente che trovo persuasivi non affermano che l’evoluzione debba essere soppressa a causa di un qualche conflitto con la Bibbia. Al contrario, essi argomentano che un’evoluzione inintelligente debba essere posta in questione per il fatto che l’evidenza scientifica che viene offerta a suo sostegno è debole”.
Di fatto, sono spesso i darwinisti quelli che esprimono un’intolleranza del dissenso ed un’insofferenza alla critica tipiche della mentalità fondamentalista, come si vede dalla prontezza con cui alcuni darwinisti ricorrono agli attacchi ad hominem e alla denigrazione di chi li critica. Una tattica è quella di evitare qualsiasi argomentazione e di etichettare ogni critica con l’allarmante epiteto di creazionista, come ha fatto il divulgatore ultra-darwinista Richard Dawkins in risposta all’articolo di David Berlinski su Commentary magazine (ripubblicato in Uncommon Dissent insieme con le risposte di altri lettori e le repliche di Berlinski). Altrove Dawkins aveva proclamato che “se si incontra qualcuno che afferma di non credere nell’evoluzione, quella persona è ignorante, stupida o malata (o perversa, ma non voglio considerare questa possibilità)”. Reazioni così aspre e immature dimostrano non un atteggiamento scientifico ma una sensibilità quasi religiosa, che avverte una minaccia all’ortodossia. Un altro dei modi per rifiutare qualsiasi critica del darwinismo è quello di affermare con soddisfazione che a tutte le critiche è stata data una risposta e che quindi esse non possono venir prese seriamente in considerazione. Per esempio, secondo l’idea di complessità irriducibile concepita da Michael Behe, il meccanismo biochimico finemente calibrato che regola la funzione cellulare non potrebbe essere stato creato mediante accumulo di mutazioni casuali selezionate in quanto valide per la sopravvivenza, dal momento che le molte parti che svolgono la funzione devono essere presenti nello stesso tempo. Come scrive Behe nel volume in questione, “i sistemi irriducibilmente complessi sono un tormento per la teoria darwiniana perché resistono all’idea di una produzione graduale, avvenuta un passo alla volta, come figurata da Darwin”.
E tuttavia secondo Andrea Bottaro, che scrive per il National Center for Science Education, l’idea di complessità irriducibile avrebbe “ricevuto un colpo fatale” da una simulazione al computer che ha utilizzato “mutazione e selezione casuale non diretta” per creare un risultato “irriducibilmente complesso”. Questa asserzione è supportata da due riferimenti, e tuttavia quando questi vengono analizzati, come fa Dembski nel suo saggio, il “colpo fatale” non risulta essere neppure una lieve ferita. Il primo riferimento, come nota Dembski si limita a rinviare “il lettore alle spiegazioni razionali impiegate dalla comunità biologica per eludere la minaccia posta dalla complessità irriducibile”. Il secondo rimanda alla simulazione al computer che “ha introdotto nella simulazione ciò di cui essi [gli autori] pensavano l’evoluzione avesse bisogno per funzionare” e così “ hanno presupposto esattamente il punto in questione”.
In verità, per molti difensori dell’evoluzione il darwinismo è parte di un sistema religioso, i cui fondamenti non derivano solo dalla ragione ma anche da una fede. Questa religione è l’ateismo, una credenza che non sorge dall’evidenza ma è un fatto di fede, come può spiegare chiunque abbia un minimo di preparazione filosofica. Il primo principio dell’ateismo è il materialismo: la credenza, ugualmente non provata dalla scienza, che tutta la realtà sia materiale, e quindi tutto debba essere spiegato da cause materiali e forze cieche che seguono le leggi della fisica. In altre parole, come nota Robert C. Koons, “il darwinismo è stato parte di un attacco metafisico all’idea stessa – che ha avuto corso per duemila anni – di un soggetto agente, sia umano che sovrumano”.
Così il darwinismo, come il freudismo e il marxismo, è un esempio dell’attacco della modernità all’idea stessa dell’umano, una riduzione delle persone a pure cose in un mondo completamente determinato dalle forze brute della natura. Non occorre dire che il rifiuto di una volontà libera e di una realtà spirituale non è una pretesa scientifica, ma piuttosto filosofica o religiosa: “Quello che gli esponenti del Center for Science Education propongono di insegnare come evoluzione,” nota Phillip E. Johnson “e qualificano come un fatto, è basato non su una qualche evidenza empirica incontrovertibile, ma su di una presupposizione filosofica altamente controversa”. Dio, tuttavia, non è stato liquidato dall’evoluzione. Tutte le sue capacità creative e intenzionali non gli sono state conferite da mutazioni casuali e selezione naturale.
Il riconoscimento delle radici non scientifiche dell’adesione al darwinismo aiuta a spiegare la riluttanza di molti a trattare dei problemi della teoria. Alcuni di questi sono di natura logica, come il ragionamento circolare della evoluzione darwiniana. “Continuamente” scrive David Berlinski “i biologi … spiegano la sopravvivenza di un organismo riferendosi alla sua capacità adattativa, e la capacità adattativa di un organismo riferendosi alla sua sopravvivenza”. Mi viene in mente Pangloss, che credeva che il naso fosse stato fatto così com’è per poter reggere gli occhiali. O si considerino i problemi creati dall’adesione all’idea di un universo privo di finalità. Il processo evolutivo è condotto da mutazioni casuali che per mero accidente migliorano le capacità di sopravvivenza di un essere e ne determinano il successo riproduttivo. Ma la spinta a sopravvivere e riprodursi non è forse un’intenzione mirata, che si dovrebbe presupporre impossibile entro lo schema darwiniano? “Che cos’è” chiede James Barham “che fa sì che la materia vivente si preoccupi di autoconservarsi?” Potrebbe esserci una risposta scientifica a questa domanda, ma fino a questo momento la teoria dell’evoluzione non l’ha fornita.
Poi c’è la tormentosa mancanza di evidenze fossili che supportino l’evoluzione. “È molto difficile” nota Johnson “conciliare l’evidenza fossile con lo scenario darwinista. Se tutte le specie viventi discendono da antenati comuni mediante un accumulo di piccoli progressi, un tempo deve essere esistito un vero e proprio universo di forme intermedie di transizione, colleganti gli odierni organismi ben differenziati tra loro, come farfalle alberi e umani, con quegli ipotetici antenati comuni”. E tuttavia, quando sono costretti a riconoscere che nelle testimonianze fossili compaiono numerose specie già ben formate, come nella esplosione cambriana delle specie avvenuta 600 milioni di anni fa, gli apologeti dell’evoluzione avanzano un’argomentazione del tipo “il compito l’ho dimenticato a casa”: c’è un vuoto nella documentazione fossile perché per qualche motivo i fossili non sono sopravvissuti. Il punto non è che qualche fossile apparentemente transizionale, come quello del dinosauro piumato archaeopteryx, esiste, ma che milioni di altri non esistono.
L’evoluzione darwiniana assomiglia sempre più alla vecchia immagine tolemaica dell’universo, in cui tutti i pianeti giravano intorno ad una Terra immobile. Nel corso degli anni, quelli che aderivano a questa visione sulla base della fede nell’autorità biblica aggiustarono il modello per dar conto della nuova evidenza, finché l’evidenza contro il modello divenne così schiacciante che il suo assunto centrale, l’immobilità della Terra, dovette essere abbandonato. Un nuovo strumento, il telescopio, fornì la nuova evidenza che liquidava il cosmo geocentrico. Così è anche oggi: nuovi strumenti di osservazione hanno rivelato le basi biochimiche e genetiche della vita, la cui complessità davvero intricata costituisce una potente sfida al quadro darwiniano di mutamenti casuali accumulati gradualmente.
Le proteine, ad esempio, debbono assumere una configurazione particolare, ripiegandosi prima di poter svolgere una funzione nella cellula. Ma, come osserva Roland F. Hirsch, questo processo di ripiegamento è possibile solo se guidato. Un processo di ripiegamento in cui la catena proteica si curva in modi casuali non potrebbe formare in un periodo di tempo utile la configurazione funzionale di quella proteina”. Se si considera il numero incredibile di proteine che sono necessarie per far funzionare una sola cellula, per non menzionare le loro interconnessioni, ci si trova davanti alla questione sollevata da Hirsch: “Come è possibile che una funzione che richiede una molteplicità di proteine in un meccanismo cellulare emerga mediante le mutazioni casuali richieste, che hanno sviluppato una molecola proteica alla volta e in modo graduale, mutazioni che non hanno fornito alcun prodotto intermedio con una qualsiasi funzione che permetta alla selezione naturale darwiniana di operare?”.
Così è anche col DNA, che mette in codice la struttura di circa 250 amminoacidi che costituiscono una proteina. Secondo una stima citata da Berlinski, il numero di proteine vitali si colloca intorno a dieci alla quindicesima potenza – la materia prima di tutta la vita che è esistita nel tempo. E tuttavia il numero di “tutte le possibili proteine di una determinata dimensione si calcola moltiplicando venti per se stesso 250 volte (venti alla duecentocinquantesima potenza)”. Ciononostante dovremmo credere che la piccola sottoclasse di proteine che rende possibili tutti gli esseri viventi sia scaturita per accidente da quel vasto oceano di possibilità. Questo è tanto probabile quanto il fatto che un migliaio di scimmie che battono a caso i tasti di un computer producano anche soltanto un verso di Shakespeare, il che non può accadere a meno che qualcosa salvi le lettere giuste quando esse siano accidentalmente battute, perché quel qualcosa sa quale verso deve riuscire. Nell’evoluzione, quel qualcosa è la selezione naturale, alla quale ora vengono attribuiti i poteri di fine, intenzione e disegno un tempo riservati a Dio.
Le conclusioni di questo testo importante non vanno, contrariamente a quello che vorrebbero far credere i media, nel senso di sostenere l’insegnamento scolastico del racconto biblico della creazione. Piuttosto, il senso del discorso è che gli scienziati dovrebbero comportarsi da scienziati ed essere pronti a mettere in discussione i loro stessi assunti e affrontare le critiche con un’argomentazione ragionata invece che con insulti, caricature e appelli all’autorità. Lo scetticismo è l’arma più importante della scienza: la sua assenza in troppi difensori dell’evoluzione darwiniana indica che le loro credenze sono guidate da qualcosa di diverso dalla scienza.

58 pensieri su “UN LIBRO DA TRADURRE URGENTEMENTE

  1. lambertibocconi

    Caro Binaghi, scusa ma è vecchia! Io ho già tradotto un librone simile la primavera scorsa, non so nemmeno se sia già uscito. Miliardi di parole e di cifre per cercare di suggerire in modo subliminale una sola idea… Posso dire che, nella mia lunga vita di persona che ha letto migliaia di libri, non ho mai trovato un’idea tanto viscida, insinuante e falsamente pacata come quella del “disegno intelligente”. So che in America ci si scannano, penso e spero che in Europa non attecchisca ma francamente non credo. Senza offesa per nessuno ma sono meglio Adamo ed Eva, almeno hanno dato luogo a potenti imprecazioni ed affreschi! Alla larga…

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  2. vbinaghi

    “sono spesso i darwinisti quelli che esprimono un’intolleranza del dissenso ed un’insofferenza alla critica tipiche della mentalità fondamentalista”

    INFATTI:

    “non ho mai trovato un’idea tanto viscida, insinuante e falsamente pacata come quella del disegno intelligente”
    Più che una critica è un anatema (come direbbe il buon Baldrati)

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  3. lambertibocconi

    Sì, ma guarda che tirano a quello… Togliere credibilità all’evoluzionismo, per poi tirar fuori questa cosa del “disegno intelligente” che altro non è secondo me che un camuffamento contemporaneo pseudoscientifico della vecchia e buona idea di Dio creatore dell’universo. Baci e non ti arrabbiare. Fra l’altro, non ho mai capito perché tutti si accaniscono con l’interrogativo su “chi ha creato tutto questo”. Mi sembra un po’ infantile. Non è abbastanza il problema di viverci, in tutto questo? Non è abbastanza la questione del bene e del male? Non sono abbastanza le belle ragazze? (Quest’ultima domanda era per ridere, le prime due serie).

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  4. vbinaghi

    Anna, la questione in termini filosofici si può porre in come caso e necessità da una parte, o evoluzione finalizzata dall’altra.
    Il dibattito non ha solo un significato cosmologico, ma soprattutto antropologico, come ben sa chi ha investito sulla diffusione del catechismo darwinista anche più di quanto la chiesa abbia investito sul creazionismo. Ad esempio, per dire, il razzismo come ideologia nasce storicamente da un’elaborazione ideologica di temi darwiniani. Il fatto che un genetista di fama internazionale come Sermonti abbia scritto libri contro Darwin cosa ti dice?
    E il fatto che nessuno discuta la caduta dei gravi mentre l’evoluzionismo scatena dibattiti da centocinquant’anni, non ti suggerisce l’idea che al secondo mancano le caratteristiche che rendono una teoria scientifica verificata e inconfutabile?

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  5. rferrazzi

    Anna, a prescindere dal discorso sul “disegno intelligente” e sull’evoluzionismo duro e puro, vorrei rispondere alle tue domande: no, a tutte e tre.

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  6. Sparz

    trovo la recensione – non ho letto il libro – davvero un po’ sfuggente e speeo innervosente, per i suoi contenuti e per la sua retorica. Non potendo in un commento ovviamente dilungarmi troppo, faccio solo qualche esempio.
    Perché dire “cause materiali e forze cieche che seguono le leggi della fisica” attribuendo subito una connotazione negativa, eh sì, alle forze di natura, cieche e tendenzialmente cattive? Ma in quale bizzarro senso? Le forze di natura – nella misura in cui le conosciamo – sono quelle che ci permettono di vivere ogni giorno, di sopravvivere e di provare gioie e dolori, sono il motore di tutto quanto, a meno che non si voglia credere, ma questo forse è davvero eccessivo, all’intervento permanente di un qualche ente superiore nell’evoluzione dell’universo e dei suoi abitanti.
    Analogamente la frase “Così il darwinismo, come il freudismo e il marxismo, è un esempio dell’attacco della modernità all’idea stessa dell’umano, una riduzione delle persone a pure cose in un mondo completamente determinato dalle forze brute della natura”, ma quando mai, ma ragazzi, ma nessuno più ritenevo pensasse questo, ma come un attacco all’idea dell’umano? Proprio questi settori di grande respiro e articolazione, non teorie scientificamente provate – che, sottolineo, non esistono in nessun campo della scienza, nessuno – come i tre citati, senza i quali la nostra civiltà occidentale sarebbe indubbiamente assai più povera, sono un attacco all’umano?
    Il riferimento alla Bibbia non penso poi sia ritenuto neppure dai settori più avveduti della riflessione di parte cristiana come una fonte attendibile sulla storia dell’uomo, men che meno come un libro ispirato da un essere buono e misericordioso, andate a leggere, un esempio fra innumeri, la descrizione così ben specificata del perché Giosuè voleva far ‘fermare il Sole’ (Giosuè, cap. 10).
    Tralascio le stupidaggini dette a proposito del telescopio come strumento di sconfitta del punto di vista tolemaico, c’è ottima letteratura in proposito, ricordo solo ancora che lungi dal pensare che il darwinismo sia una teoria in qualche senso ‘dimostrata’ mi pare però che almeno ogni tanto faccia progressi, come con la scoperta, ad esempio, dei geni regolatori, che permettono di spiegare anche dei salti notevoli nell’evoluzione. E infine l’esempio finale delle scimmie, vecchio di secoli e caratteristico dell’apologetica più povera, non dice naturalmente nulla, essendo privo di qualsiasi supporto quantitativo.
    L’unica frase su cui davvero concordo è probabilmente quella conclusiva “gli scienziati dovrebbero comportarsi da scienziati ed essere pronti a mettere in discussione i loro stessi assunti e affrontare le critiche con un’argomentazione ragionata invece che con insulti, caricature e appelli all’autorità” norma alla quale occorre attenersi anche evitando di ridicolizzare sottilmente le opinioni avverse.

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  7. vbinaghi

    Sparzani, non trovo nel tuo intervento niente di più che (buona o cattiva non importa) retorica, il che dimostra che ci muoviamo tutti quanti al livello della doxa, non della scienza.
    Un esempio:
    Marx e Freud contro l’umano? Ma suvvia, granduomini da tutti riconosciuti come questi!
    Potrei obiettare: non contro l’uomo come specie (ci mancherebbe altro) ma contro l’uomo come soggetto intelligente e responsabile, che dai suddetti viene identificato ai fattori sociali e pulsionali che lo determinano.

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  8. dlombardini

    le cose sono due: o Binaghi vuole introdurre in modo legittimo il tarlo del dubbio in una teoria accreditata che, a suo dire, risulta almeno un po’ dogmatica, almeno nelle asserzioni di alcuni evoluzionisti “focosi” che, devo ammettere, ci marciano e mangiano sopra, oppure è un tentativo maldestro di catechismo creazionista, benché dissimulato. alcuni punti sul testo:

    1) il motore dell’evoluzione non è soltanto la selezione, e Darwin si dispiacque molto che alcuni avessero travisato questo punto importantissimo della sua ricerca

    2) creazione di complessità: ci sono almeno due modelli: quello dell’evoluzione graduale, step-by-step, e quello saltatorio. Quello graduale non spiegherebbe la comparsa delle complessità, come per esempio di organi estremamente complicati. Una possibilità è che strutture elaborate possono evolvere per una funzione e poi essere cooptate per un’altra del tutto differente, e irriducibilmente complessa. Inoltre, mutazioni anche puntiformi possono causare la comparsa di strutture anatomiche del tutto differenti, ad esempio esistono geni che regolano il piano strutturale del nostro corpo, i cosiddetti geni omeotici: questi sono “conservati” cioè presenti in tutti gli organismi, dalla mosca a noi. La loro funzione può essere riassunta come: qui fai le ali, ma non le zampe. La loro duplicazione durante l’evoluzione ha causato la creazione di strutture anatomiche ex-novo, dotate quindi di complessità. L’annosa questione dell’occhio, struttura complessa per antonomasia, è stata liquidata da tempo, e qui risponderei come ha risposto Telmo Pievani in un suo incontro a Genova: coloro che indicano le difficoltà della teoria evoluzionistica nel giustificare la presenza ed evoluzione di un organo complesso come l’occhio, non sanno che tutto questo è già stato chiarito in modo esauriente nei testi scientifici, che andrebbero quindi letti, in advance.

    3) attacarsi alla tensione alla sopravvivenza di tutti gli organismi per proporre la presenza di una finalità è puerile, forse l’ultima spiaggia degli anti-darwinisti: questa questione rimane tuttavia spinosa e non spiegata dalla teoria evoluzionistica la quale propone soltanto un modello che, in quanto tale, non può spiegare tutto. tuttavia, secondo me, come ebbe a dire Monod, gli organismi viventi sono strutture teleonomiche, ovvero dotate di una finalità intrinseca propria della loro struttura, in definitiva una proprietà epifenomenica.

    4) la questione dei fossili: mancano, è vero, molti organismi fossili intermedi per giustificare la comparsa degli altri? e con questo? non si sono ancora trovati, semplicemente, o non saranno mai trovati.

    5) nel testo Hirsch si chiede: “Come è possibile che una funzione che richiede una molteplicità di proteine in un meccanismo cellulare emerga mediante le mutazioni casuali richieste, che hanno sviluppato una molecola proteica alla volta e in modo graduale, mutazioni che non hanno fornito alcun prodotto intermedio con una qualsiasi funzione permetta alla selezione naturale darwiniana di operare?” Questo donota grave ignoranza del problema. esempio: a volte succede, ed è successo, che si sono formate, casualmente, “strutture” ridondanti, pertanto non necessarie, che in seguito sono state utilizzate al momento del bisogno, come è il caso delle globine umane (tra cui l’emoglobina, la proteina che lega l’ossigeno nei globuli rossi), derivate da una globina ancestrale che è stata sottoposta a processi di duplicazione. La prima globina a un certo punto si è duplicata in un organismo antico. La nuova copia di globina era libera di mutare perché non sottoposta a pressione selettiva, infatti tale pressione colpiva solo la prima globina che esprimeva una funzione. A un certo punto, la globina duplicata inoperosa e mutata è stata cooptata per una funzione, come è il caso dell’emoglobina fetale, più adatta per il compito di legare l’ossigeno nell’ambiente intrauterino.

    6) non sono possibili infinite proteine perché esistono limiti interni termodinamici alla formazione e ripiegamento delle proteine. Molte proteine sono conservate tra milioni di esseri viventi per il semplice motivo che da una parte, a volte, derivano da una proteina ancestrale comune, dall’altra perché una proteina che assolve bene i propri compiti difficilmente sarà controselezionata.

    7) a volte si trascura l’aspetto pratico che ha avuto la teoria evoluzionista sulla ricerca, specie dopo Mendel, ad esempio se si scopre un nuovo gene nel topo questo avrà il suo omologo nell’uomo e i due geni (che si chiamano più esattamente ortologhi) sono sempre estremamente simili in termini di costituzioni chimica. In laboratorio si applica la teoria di Darwin ogni giorno e i risultati sono così abbondanti che inverano a posteriori la teoria evoluzionistica.

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  9. Sparz

    Binaghi si vede che hai cercato poco se hai trovato solo retorica nel mio commento, o forse è meglio non menzionare neppure quello cui non si sa rispondere. L’argomentazione dei geni regolatori, ripresentata qui con molto maggiore competenza da Lombardini, ad esempio, dove la mettiamo. O le stupidaggini sul cannocchiale, vuoi che te le spieghi in dettaglio?

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  10. vbinaghi

    @Domenico
    La questione dei fossili: mancano, è vero, molti organismi fossili intermedi per giustificare la comparsa degli altri? e con questo? non si sono ancora trovati, semplicemente, o non saranno mai trovati.

    e se fosse perchè non esistono?

    In laboratorio si applica la teoria di Darwin ogni giorno e i risultati sono così abbondanti che inverano a posteriori la teoria evoluzionistica.

    Forse sarebbe meglio dire: in laboratorio accadono cose che non sono in contrasto con la teoria evoluzionistica, e quindi non la smentiscono (ma nemmeno la provano: se la teoria è che tutti i Lombardini sono biondi e Domenico è biondo, la teoria non è confutata ma nemmeno provata)

    Infine, parli di “tentativo maldestro di catechismo creazionista”. Niente di tutto ciò: per me il catechismo sta dove deve stare, cioè in sacrestia e all’oratorio. Non sono io che mi ostino a definire teoria scientifica una filosofia della natura che suscita dissensi all’interno della stessa comunità degli scienziati.

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  11. vbinaghi

    Sparzani, hai nominato i geni regolatori come Don Abbondio a Renzo il suo latinorum. Questa è retorica.
    Non mi pare che il punto sia dibattere scientificamente di biologia (certo io non ne sarei in grado) ma definire il darwinismo una teoria scientifica verificata senza dubbio o una filosofia della natura abbracciata da molti. Il dibattito stesso, soprattutto ALL’INTERNO della comunità scientifica (e questo il senso del libro e della recensione), fa propendere per la seconda definizione.

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  12. elioc

    Non sarà mai “verificata senza dubbio”, Valter. Non puoi pretendere una dimostrazione di tipo matematico per una teoria riguardante il mondo fisico. Possiamo preoccuparci che sia sensata, ovvero logicamente coerente nelle sue diverse parti e nella loro articolazione, poi si tratta di valutarne l’efficacia esplicativa nei confronti del mondo (per esempio attraverso la fecondità di risultati dei programmi di ricerca che su essa si basano), efficacia che ovviamente non sarà mai “assoluta”. E’ in rapporto a questo tipo di efficacia che essa sembra semplicemente il migliore strumento che abbiamo finora escogitato per spiegare certe evidenze (e prevederne altre).
    Questa teoria costituisce certamente anche una filosofia della natura, ma poiché l’efficacia filosofica è questione piuttosto diversa, più “orientata”, diciamo, alle esigenze vitali umane di un “senso” sentimentalmente efficace (al quale spesso si sacrifica tutto quanto) non mi scandalizza che in tale ambito essa non venga ritenuta il meglio che abbiamo. Ma qui i criteri di validazione fanno più profondamente parte della posta in gioco, di conseguenza le componenti “estetiche” (irriducibili in quanto fondate sulle disposizioni corporali) vi intervengono maggiormente.

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  13. vbinaghi

    E’ una forma di accecamento tutto contemporaneo quello di ritenere che componenti “estetiche” e “morali” di una visione del mondo siano elementi accessori e non fondativi. Sei sicuro che tali componenti non siano all’opera nell’adesione incondizionata del pensiero borghese al darwinismo (antagonismo concorrenziale come regola di vita, sopravvivenza del meglio adattato ecc)?

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  14. dlombardini

    valter, mi spiace ma le cose stanno in termini diversi: i dissensi all’interno della comunità scientifica non sono pro- o contro Darwin, ma su alcuni particolari della teoria, non su altro. I dissensi veri e propri vengono da fuori, da bocche spesso poco competenti. Poi il termine “risultati di laboratorio” non è proprio giusto: si dovrebbe parlare di tools. ad esempio, esiste una potentissima tecnica che permette l’amplificazione specifica di frammenti di DNA o geni (si chiama PCR per chi vuole approfondire, l’inventore è un premio Nobel), usata nella routine ad esempio per diagnosticare l’ADIS. Per usarla è necessario “disegnare” due frammenti di DNA sintetico che fiancheggiano il frammento da amplificare. A volte succede che si usano questi frammenti ad esempio di topo per amplificare geni umani o di scimmia. tutto questo, nella routine. si ragiona sempre in termini evoluzionistici: si studia l’epilessia o l’autismo nei topi per una cura nell’uomo; tutti i farmaci esistenti sono stati studiati o scoperti su modelli animali. Poi una delle prove più potenti della veridicità del modello evoluzionistico è che geni importantissimi per il nostro sviluppo corporeo (quei geni che in soldoni si accendono durante l’embriogenesi) sono conservati dalla mosca a noi, miliardi di anni di evoluzione.

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  15. elioc

    Non mi sono mai sognato di difendere “l’adesione incondizionata del pensiero borghese al darwinismo”. Facevo implicito riferimento alla teoria operante nei suoi contesti più maturi e appropriati – estensioni incaute, degenerazioni e strumentalizzazioni (presenti in ogni campo) rappresentano un argomento differente, più “politico”, se vogliamo. Riguardo alle componenti estetiche e morali, non le considero accessorie. Indubbiamente la catena esplicativa scientifica le incontra a “coronamento” del flusso causale (per quanto intricato e non deterministico questo possa essere) e non all’origine. E’ sicuramente lecito provare a ribaltare la prospettiva, come si è sempre fatto in filosofia, e vedere cosa ciò possa offrire. La vecchia suddivisione di Dilthey non era certamente arbitraria, direi anzi che persiste gloriosamente, nonostante la continua pressione esercitata dal lato “esplicativo” (quello “comprendente” mi sembra un po’ esaurito, ma è solo una mia impressione).

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  16. Sparz

    ma Binaghi, si sa da almeno cento anni, cento, da Duhem in poi, senza parlare – poi – di Popper, Lakatos e lunga compagnia, che una frase come quella che usi tu “definire il darwinismo una teoria scientifica verificata senza dubbio” è completamente priva di contenuto (come ricorda anche Eliot qui sopra), nessuna, dicesi nessuna teoria scientifica moderna sta in questa mitica categoria del “verificata senza dubbio”. Le teorie scientifiche nascono, si affermano, più o meno parzialmente, ed eventualmente muoiono secondo modalità e processi che è difficile catalogare in una rigida normativa, come tra l’altro ha mostrato con una notevolissima messe di esemplificazioni storiche Paul Karl Feyerabend. Io proverei a dire così: il darwinismo, nelle sue varie versioni, è una teoria scientifica che si propone, con tutte le difficoltà e le aporie del caso, come un modello, ancora probabilmente troppo rozzo, ma in progress, per spiegare la presenza della vita sulla terra in tutte le sue forme, presenti e passate. Non, naturalmente, il primo emergere della vita, che è un problema distinto. Al momento non sembra esistere alcunché di meglio.

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  17. dlombardini

    io credo che in seno alla comunità scientifica propriamente detta il dibattito non sia pro- o contro darwin – sarebbe ridicolo – ma in riferimento ad alcuni particolari del modello evoluzionistico, specie nel suo modus operandi. credimi binaghi, la teoria evoluzionistica non è un dogma (e non ascoltare dawkins, che ci marcia per vedere libelli), leggi ad esempio Lewontin. poi, la questione dei fossili è ridicola: ci sono più tracce di evoluzione del nostro genoma che in qualsiasi fossile ritrovato. a proposito di risultati che suffragano la teoria (ma più di teoria sarebbe più opportuno dire modello), parlerei più opportunamente di tools: esiste una tecnica (PCR), usata nella routine ad esempio per diagnosticare l’HIV, che può amplificare in modo selettivo un frammento di DNA, ad esempio un gene, con l’uso di due frammenti di DNA di sintesi, disegnati per fiancheggiare tale frammento. Spesso, nella routine, si usano questi frammenti di sintesi disegnati sul DNA di topo per amplificare geni umani o di scimmia, (o ratto, o coniglio etc). non si dovrebbe trascurare l’aspetto tecnico: se non si ha coscienza della tecnica, si ha un’immagine farraginosa della teoria, una caricatura meschina. è straordinario comunque la persistenza di antidarwinisti nell’era della genomica, in un tempo in cui è possibile usare il DNA per produrre proteine di sintesi, ad esempio, o con la possibilità di disegnare approcci terapeutici specifici per un soggetto in base al suo profilo genomico. darwin avanzo tra l’altro l’ipotesi dell’evoluzione per selezione senza avere alcuna conoscenza dell’ereditarietà; quando dopo la morte di darwin venne scoperto il lavoro STRAORDINARIO di Mendel, e l’evoluzinismo era ancora sotto dibattito, avvenne una vera e propria esplosione di prove a suffragio dell’evoluzione.

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  18. vbinaghi

    @Sparz
    Visto che citi fior di epistemologi, conoscerai senza dubbio Thomas Kuhn (La struttura delle rivoluzioni scientifiche), e le sue idee circa le ragioni extra-scientifiche (diaciamo culturali in senso lato) del successo di un paradigma (cosa diversa da una teoria) quale appunto l’evoluzionismo ritengo che sia.

    @Lombardini
    Il primato dell’esperienza naturale e del senso comune sulle astrazioni da laboratorio (dove la natura viene obbligata a rispondere solo nei termini pre-fissati dalla teoria) è esattamente la differenza tra realismo e idealismo tecnologico.

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  19. marco guzzi

    Carissimi, grazie per la densissima discussione.
    Credo che sia necessario distinguere i fatti accertati dalla scienza dalle teorie generali che se ne possono dedurre.
    Giovanni Paolo II, in un famoso discorso dell’ottobre 1996, sostenne che alcuni fatti del processo evolutivo sono ormai indubitabili, e che certamente il creato non è stato sempre come si presenta oggi.
    Questi fatti vanno discussi e messi continuamente alla prova in base al metodo scientifico.
    Derivare da questi fatti una teoria generale sulle origini dell’uomo è tutta un’altra cosa, e può condurre realmente al dogmatismo ateistico che riduce l’essere umano ad una cosa, ad un prodotto di forze casuali.
    Il credente crede che l’universo sia creato da un’intelligenza amorosa, ma non sa come questo processo creativo si sviluppi.
    Qualche mese fa è uscito in Francia un volume, credo, decisivo sulla questione: Dieu versus Darwin, di Jacques Arnould, un giovane domenicano che insegna storia della scienza.
    Egli riesce con grande semplicità e competenza a mostrare come la fede e il rigore scientifico non debbano necessariamente contrapporsi.
    Penso di fare tradurre questo libro nella mia collana…
    Grazie ancora

    Marco Guzzi

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  20. dlombardini

    ” primato dell’esperienza naturale e del senso comune sulle astrazioni da laboratorio (dove la natura viene obbligata a rispondere solo nei termini pre-fissati dalla teoria) è esattamente la differenza tra realismo e idealismo tecnologico”
    vabbe’ binaghi, ma al commento 9 ho smontato punto su punto la prefazione, non sarebbe male, oltre ai sofismi, di addure anche qualcosina in merito, al di là delle frasi apologetiche che somigliano più ad anatemi che ad una critica o a un dialogo che voleva essere costruttivo… saluti

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  21. vbinaghi

    Lombardini, la posta in gioco non è l’aggiornamento scientifico (praticamente impossibile per chi non se ne occupa professionaolmente) ma proprio il rapporto tra conoscenza scientifica e senso comune, luogo delle decisioni etiche e politiche. In ogni caso è questo che può interessare e coinvolgere i non addetti ai lavori. Quello che hai messo tra virgolette è tutto tranne che un sofisma: è la premessa per ricomporre una frattura tra mondo della vita e mondo della teoria in termini che non siano di esclusione reciproca. Comunque, da me non avrai mai altro che questo.

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  22. Sparz

    Va bene, Binaghi non ha più niente da obiettare se non appunto frasi apologetiche, dunque lascio stare anche l’allusione a Kuhn, filosofo della scienza del tutto in linea con quanto venivo argomentando. Mi interessa piuttosto dire a Marco Guzzi che non vedo il problema qui di accordare il darwinismo con qualche fede religiosa più o meno se dicente rivelata. Il problema era la plausibilità scientifica e le difficoltà del darwinismo, su cui già s’è detto molto. Non credo, tra parentesi, che una religione seria abbia particolari problemi a confrontarsi con un modello di storia della vita sul nostro pianeta come quello darwiniano che ben si guarda dal “ridurre l’essere umano a una cosa”, ma quando mai: non capisco perché abbiate così paura di una teoria che scavi un po’ a fondo nei meccanismi che sottostanno, certo non esaurendolo, al comportamento dell’uomo come individuo (Freud), come società (Marx) e come specie (Darwin). Capire un po’ di più come siamo fatti forse ci aiuterà a star meglio, o no? Ed è assolutamente evidente che si tratta di teorie (modelli, o altro) sempre in evoluzione, che, in ogni istante, hanno una loro ben determinata capacità di spiegare in tutto (più raramente) o in parte i fenomeni che studiano. Come qualsiasi altra teoria scientifica di quelle cosiddette “dure”, dalla meccanica quantistica, all’elettromagnetismo, al cosiddetto modello standard delle particelle elementari.

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  23. vbinaghi

    Sparzani, “capire”?
    Grazie a gente che per principio mette tra parentesi o elimina proprio quanto fa dell’essere umano un essere umano, sempre in linea di principio riducendo l’universale all’ideologico, l’affettivo al pulsionale-biologico, il fine alla coincidenza?
    Grazie a Dio da questo “capire”, che ha inquinato i miei primi trent’anni, mi sono disintossicato, e non sulla via di Damasco, ma semplicemente scoprendo la realtà oltre il velame dell’ideologia.

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  24. marco guzzi

    Carissimo, io non ho alcuna paura della ricerca scientifica, che trovo affascinante. Mi preoccupa la filosofia materialistica che spesso ha utilizzato la scienza per asserire dogmi sull’uomo e sul creato.

    La scienza empirica non può dire nulla sull’essenza umana né sull’essenza della vita, non è suo compito.
    Chi dalle ricerche di Darwin deduce che l’uomo ha origine dalla scimmia passa dalla scienza alla filosofia, passaggio legittimo, che però va riconosciuto. Non è cioè la scienza che dimostra che l’uomo ha origine dalla scimmia.
    Per me l’uomo deriva da Dio e la sua essenza precede qualsiasi processo evolutivo terrestre.
    Questa fede non è affatto in conflitto con le autentiche ricerche scientifiche.
    Marco Guzzi

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  25. Pasquale Giannino

    Il fatto evoluzionistico è dovuto alle mutazioni genetiche (Domenico, se sbaglio correggimi). Ma i geni non sono degli “sciamani” capaci di modificarsi in maniera “furba”, né ricorrono all’uso di algoritmi adattativi per adeguarsi all’ambiente. Piaccia o no, il tutto avviene in modo randomico. Mi spiego. Le giraffe non hanno sviluppato il loro collo perché i rami erano troppo alti e si sforzavano di raggiungerli. Ognuno di noi, uomo bestia o pianta che sia, subisce nel corso della propria vita una valanga di mutazioni genetiche: alcune causano danni (a volte letali), di altre neanche ci accorgiamo, altre ancora sortiscono effetti benefici, per esempio di adattamento.

    Seconda questione: l’origine dell’universo. Il tutto è nato da un’esplosione abnorme circa quindici miliardi di anni fa. Non ha alcun senso pensare che un Dio abbia creato l’universo “prima” dell’evento conosciuto come big bang. Per il semplice fatto che la nozione di “tempo” nasce col big bang. Qualcuno a questo punto storcerà il naso: “Ma come? Vorresti dimostrare scientificamente che Dio non esiste”. No, non ne sono capace. La ragione è ovvia: è impossibile confutare “scientificamente” la possibilità di una creazione. Si può pensare che Dio abbia creato il mondo “dopo” l’evento del big bang facendo scaturire il tutto da quella esplosione primigenia, si può pensare che Dio abbia creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, perché no?, programmando un percorso evolutivo “casuale” tracciato dalle mutazioni genetiche… Sono tutte ipotesi che non possono essere né confermate né smentite.

    Allora, il punto è che tali discussioni come altre del genere sono sterili e improduttive. Lasciamo che gli scienziati facciano il loro lavoro, non serve brandire i soliti discorsi di falsificabilità (per di più distorti, non compresi, in primis da quei filosofi che si riempiono la bocca di Popper). Tanto prima o poi la scienza farà il suo corso. Cerchiamo di andare al cuore del problema piuttosto, le “sceneggiate” dei potenti le conosciamo, sappiamo bene quanto sono bravi a usare le ideologie per conservare la poltrona… Vogliamo parlare dell’embrione? Benissimo. Vogliamo discutere – da un punto di vista rigorosamente etico (ma allo stesso tempo “laico”: non possiamo dar retta ai testimoni di Geova che vorrebbero vietare le trasfusioni…) – se sia più giusto difendere a spada tratta l’embrione piuttosto che tentare di far rinascere la “speranza” in centinaia migliaia milioni di persone che l’hanno perduta?

    Prima di salutarvi due righe di bibliografia:

    Stephen W. Hawking – Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo.

    Un testo fondamentale per chi ha voglia di avvicinarsi ai misteri del cosmo (e iniziare a capire qualcosa di relatività), scritto da uno scienziato credente.

    Edoardo Boncinelli – Prima lezione di biologia

    Un libro chiaro, profondo, aggiornato. Utile per i non addetti ai lavori.

    Infine, per chi intende approfondire il discorso della complessità:

    Murray Gell-Mann – Il quark e il giaguaro. Avventura nel semplice e nel complesso

    Ciao a tutti.
    Pasquale

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  26. Stefano Serafini

    Buonasera a tutti. Mi è un po’ faticoso, ma accolgo l’invito a dire due parole che mi paiono necessarie per eliminare l’odore di zolfo e incenso che si avverte sempre quando si aprono simili dibattiti.

    Non vi è problema nella genomica, nel mendelismo, nella relazione fra le specie viventi, insomma in tutto quanto è stato qui avanzato come “fatto” del darwinismo (e che in realtà ha fin dall’inizio del secolo scorso, e piuttosto bruscamente, rintuzzato il dogma centrale de L’origine delle specie, cfr. ad es. D. J. Depew – B. H. Weber, Darwinism Evolving. Systems Dynamics and the Genealogy of Natural Selection, MIT Press, Cambridge, Mass. – London 1995).

    Il tema vero è lo scheletro di interpretazione dei fatti biologici secondo caso e necessità, nella fattispecie il mito della selezione naturale, che non regge più, ma è volutamente mantenuto in piedi dal fil di ferro dell’ideologia non scritta: quella borghese, o, per farla breve dandogli una forma specifica, quella dalla quale sia Darwin che Wallace dichiaratamente trassero ispirazione, traslocandola dalle speculazioni sociologiche a quelle naturalistiche: lo Essay on the Principle of Population (1798) del rev. Thomas Malthus.

    Il mito della selezione naturale, vero chiavistello ideologico del cosiddetto darwinismo (e poi del neo-darwinismo), col quale la biologia teoretica e sistematica è stata legata per un secolo e mezzo impedendole di muoversi, non ha nulla a che fare con la genetica molecolare. Anzi, la genetica molecolare, con le scoperte continue degli ultimi anni, non ha fatto altro che trovare nuovo e nuovo ordine laddove la Dottrina prevedeva il caos (proprio come fece all’inizio del ‘900 la riscoperta di Mendel, che obbligò a una revisione profonda e antidarwiniana delle dottrine del maestro, fatta però passare come niente fosse). Verrebbe molto più pulito e ordinato, il quadro interpretativo dei dati genetici (e di quelli più strettamente fisici, come quelli tratti dalle discipline che indagano caos e autorganizzazione), con von Baer che con Darwin.

    E lasciamo perdere le barzellette sulle “prove” della selezione naturale, come quella delle falene chiare e scure che ci hanno insegnato a tutti a scuola (vedi T. D. SARGENT, C. D. MILLAR, D. M. LAMBERT, “The “classical” explanation of industrial melanism: assessing the evidence”, in Evolutionary Biology, vol. 30, 1998, pp. 299-322), per non parlare dei programmini al computer. Oggi è abbastanza chiaro che la selezione naturale – se ce l’ha – ricopre un ruolo minoritario nell’evoluzione dei viventi.

    Naturalmente questo non significa che l’Intelligent Design abbia ragione. Esistono scuole biologiche soffocate non dalla “selezione per il meglio”, ma da fattori ideologici, che avrebbero molto da dire se invece di ascoltarle non le si confondesse ad arte con i testimoni di Geova. E che comunque, nonostante la pubblicistica divulgativa, fanno il loro corso, e da un po’ ricominciano a respirare più liberamente per ovvia incapacità del vecchio paradigma.

    D’Arcy Wentworth Thompson, Conrad Hal Waddington, Léon Croizat, Adolf Portmann, Pierre Grassé, Søren Lövtrup, Brian C. Goodwin, Antonio Lima-de-Faria, per citare solo alcuni dei più grandi, testimoniano che il dibattito va ben al di là dei litigi fra beghini teisti e ateisti. Dove i beghini, sono soprattutto quelli ateisti (cfr. l’isteria di Micromega al riguardo, ad es. il n. 2/2007 tutto à la Dawkins – ho pubblicato un articolo di C. Preve al riguardo che ne denuda molto bene le ragioni, diciamo così, psicopolitiche).

    Aggiungo che irrita un po’ la malafede di chi riduce le critiche al darwinismo, ingoiate durante i decenni come solo un’ideologia può fare, e non una teoria scientifica, non sarebbero altro che passi evolutivi della dottrina, i quali dunque ne dimostrerebbero la scientificità. Naturalmente non mi riferisco ai presenti, ma ad es. a Boncinelli e Pievani, recentemente entrati in panico per le osservazioni di M. Piattelli-Palmarini nel presentare il suo prossimo libro sull’argomento, in preparazione con Jerry Fodor, secondo il quale la selezione, forse, ha poco a che spartire con l’evoluzione. Anche perché pare davvero di assistere alla teatralizzazione comica, e piuttosto sfrontata, della “teoria ad hoc” di cui parla Popper.

    Bibliografia, per essere “updated”: 1)Jerry Fodor, “Why Pigs Don’t Have Wings”, London Reviews of Books, 18/10/2007; e per “bring water to my Mill” 🙂 2)Antonio Lima-de-Faria, Evoluzione senza selezione. Autoevoluzione di forma e funzione, Genova, Nova Scrpita 2003 (ma andrebbe benissimo anche D’Arcy Thompson, solo che è vecchiotto!).

    Mi scuso se ho annoiato o irritato e saluto tutti cordialmente.

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  27. Alessandro

    L’evoluzionismo é incompleto o completamente errato.
    Tralasciando i filosofi, riporto la discussione su quella che é la teoria scientifica.
    Per uno scienziato, la teoria é un modello che da buone risposte ma non é una legge: può e anzi deve essere messa in discussione su fatti. La teoria fornisce efficaci soluzioni a varie questioni ma non ha quel principio universale di cui necessita la scienza.
    Inutile dire che per i biologi si va spesso a ipotesi e teorie e quasi mai a leggi.Iniziamo con una lunga introduzione scientifica, poi due sciocchezze che noto sul testo.

    Cerco di spiegarmi alla buona, ma il fatto é che le mutazioni a carico del genoma sono minime. Partiamo: il codice genetico codifica in base a tre lettere per un totale di 64 combinazioni. Delle 64 combinazioni, alcune sono multiple, altri sono segnali.
    Perciò per prima cosa alcune differenze non comportano alcun cambiamento nella struttura. Se ho la tripletta AGG che cambia in AGA, il risultato sarà identico.

    Il sole – i raggi ultravioletti, per meglio dire – comportano cambiamenti nella struttura stessa del DNA. Fortunatamente, sono mutazioni che vengono ben presto riparate (a carico di questo controllo vi éla malattia denominata xeroderma pigmentoso).

    Copiando il DNA, la primasi che copia ha anche attività esonucleasica. Per cui, se sbaglia se ne accorge e sistema.

    Trasferendo l’informazione dal DNA all’RNA, l’RNA primasi ha anche attività esonucleasica, per cui sistema.
    In entrambi i casi, molti dei cambiamenti codificherebbero per lo stesso amminoacido.

    Aggiungiamo poi che alcuni amminoacidi non creano problemi (dividendoli in tre categorie, apolari, polari positivi e polari negativi), alcuni cambi non comportano modifiche a livello funzionale (non per l’anemia falciforme ad esempio, dove basta un amminoacido su non so quante migliaia, ricordo che tuttavia é un caso limite). Le cellule eucariotiche maturano le proteine in complessi appositi: in caso di errore, queste vengono degradate e recuperate (efficienza anche nello smaltimento dei rifiuti :)).

    Il DNA umano non solo é complesso: é anche parecchio “inutile”. il 99.7% del nostro genoma non codifica assolutamente per proteine. Infatti dal momento della fecondazione continuiamo a perdere “pezzi” e non moriamo (per chi ne conoscesse un po’, l’uomo – a contrario di piante e altri organismi – non ha modo di aumentare i propri geni con la telomerasi da adulto né usa trucchetti come altri organismi).

    Alla luce di questo, se anche ponessimo un cambiamento di una singola base ogni 10000, ogni quanto questa non verrebbe riconosciuta e sistemata? Il Dna viene riparato continuamente e durante la divisione cellulare mitotica anche ricontrollato. Siccome siamo pure un organismo diploide, diviene facile sistemare molti punti.

    Da dove deriverebbero i cambiamenti casuali? Siccome proteine differenti facilmente perdono funzionalità e l’organismo ci sta bene attento, l’unico fenomeno di ricombinazione é il “crossing over”. E qui che vi voglio: se i cambiamenti del crossing over derivano dalle leggi di Mendel, da dove derivano quelli dei genitori? Incrociando piselli verdi e gialli di una pianta ottengo il fenotipo del carattere dominante. Bene. Ma da dove diamine deriva il carattere dei genitori?

    Questa é la domanda.O ipotizziamo un periodo in cui i controlli cellulari erano completamente assenti o non ne veniamo a capo. Se in questo momento le cellule smettessero controlli, ecco cosa succederebbe:
    – possibile morte per perdita delle funzioni a causa delle mutazioni;
    – alcune mutazioni non avrebbero effetto, essendo il codice – così si esprimono i tecnici – degenrato;
    – alcune mutazioni creerebbero problemi alla maturazione e alla successiva distribuzione delle proteine, con conseguente probabilissima morte.

    Da quello che sappiamo sul crossing over, i geni vengono scambiati, non creati. Non vedremo mai una persona con gli occhi a pois, intendo. Perché quell’allele – molto semplicemente – non esiste.

    La teoria di Darwin non spiega nulla. Molto comoda per l’evoluzione intraspecifica (i fattori ambientali mostrano chi ha più probabiità di sopravvivere in un ambiente selvaggio) ma completamente inutile, se non dannosa, per la sua parte “da scimmia a uomo”.

    Pensando all’ordine straincasinato con cui una cellula funziona, tutto crederei eccetto che funzioni a caso.

    Arriviamo però al testo che contiene alcuni errori:
    – innanzitutto il ripiegamento della proteina é guidato solo in parte. E’ la stessa configurazione primaria della proteina che da luogo alla sua successiva evoluzione. Come sa qualunque professore di biologia, le molecole chaperon che intervengono non necessitano ATP, e quindi energia, in nessun caso. Ma soprattutto non portano nessuna informazione! E’ la stessa struttura lineare della proteina e la chimica che danno informazioni. Basta, stop, fine. Aggiungerci altro significa non prendere in considerazione gli ultimi 50 anni di risultati biologia molecolare.
    – qualunque proteina é assolutamente necessaria alla vita. Non ne esiste una più importante e una meno: senza actina si muore, senza emoglobina si muore, senza questo e quest’altro si muore. E se non si muore si va incontro a malattia che porta a morte precoce non fosse per le tecnologie attuali.
    – gli amminoacidi proteici sono 20 più un eventuale altro paio in determinate attività. Sono tanto poco usati che i libri liceali e spesso anche quelli universitari non ne parlano, e in ogni caso nessuno le enumera mai. 250 amminoacidi é un’abnormità, uno sproposito che spero sia stato un errore, e non una mancanza di informazioni.

    A parte questi errori, concordo che ci siano dotti che non sanno più cosa sia la critica (ah, Duesberg, tu ne sai qualcosa) ma é l’unica parte del testo. Buona la direzione ma alcuni argomenti lasciano alquanto a desiderare, tirano aria al vento.

    @Pasquale Giannino: visti i tuoi interessi ti consiglio la lettura de “l’universo elegante” di un fisico. Il successivo libro affronta da fisico i problemi dello spazio e del tempo, con un buon excursus sulla teoria delle superstringhe che ultimamente va tanto di moda.

    @Dlombardini: non so come hai trovato quella definizione di PCR e spero non dalla rete. Non solo perché basta un solo frammento per l’amplificazione ma soprattutto perché in nessuna delle sue fasi dimostra alcunché sull’evoluzione. Semplicemente, sfrutta la possibilità di replicare indefinitivamente un piccolo pezzo di dna, o gene, ed eventualmente torna utile per farmaci.

    P.S. se qualcuno ha letto tutto, complimenti. 🙂

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  28. vbinaghi

    Ringrazio tutti quelli che sono intervenuti, che comunque la pensassero hanno sostenuto quella che era l’intenzione fondamentale del mio post, cioè mostrare che il darwinismo è una filosofia della natura che integra e interpreta dati scientifici, e proprio per questo suscita contrapposizioni dialettiche.
    Sui motivi extrascientifici del suo successo (come per freudismo e marxismo) ci sarebbe un lungo discorso da fare (psicopolitica, direbbe Preve). Per quanto riguarda il mio interesse dominante, cioè la distinzione tra senso comune, filosofia, paradigmi culturali e teorie scientifiche, proverò in futuro a portare qualche altro contributo.

    Rispondi
  29. dlombardini

    Alessandro, “Non solo perché basta un solo frammento per l’amplificazione […]”
    volevo solo illustrare che con l’uso di primer di topo potevo amplifiacare geni umani, basta.
    con un solo primer (frammento d’innesco) non c’è specificità. come giustifichi la presenza di famiglie geniche e dei geni omologhi fra specie e generi diversi? e soprattutto:
    1)”non ha modo di aumentare i propri geni con la telomerasi “: questa non l’ho capita…
    2)”se i cambiamenti del crossing over derivano dalle leggi di Mendel”: questo non è vero, qui si cade nel non-mendel
    3)” qui che vi voglio: se i cambiamenti del crossing over derivano dalle leggi di Mendel, da dove derivano quelli dei genitori? Incrociando piselli verdi e gialli di una pianta ottengo il fenotipo del carattere dominante. Bene. Ma da dove diamine deriva il carattere dei genitori?”: cosa?
    4)”Da quello che sappiamo sul crossing over, i geni vengono scambiati, non creati”: sono possibili anche ricombinazioni cosiddette sbilanciate, con creazione di nuovi frammenti di DNA, quindi nuovi geni: come saprai, molte proteine sono organizzate in domini, e molte proteine appunto modulari, hanno domini diversi per funzioni diverse, derivati per eventi ricombinativi da altri geni.
    5)”da scimmia a uomo”: si sa che non è corretto dire così
    6)qualunque proteina é assolutamente necessaria alla vita: letteralmente falso

    Rispondi
  30. dlombardini

    scusate, ma mi è venuto un pensiero molto triste: io non so se Alessandro e Serafini, tra gli altri, hanno un cultura scientifica solida, ma da quello che ho letto, nei commenti, soprattuto dei suddetti, benché dimostrino una preparazione scintifica molto sopra la media, mi ha preso una sensazione di scoramento; mi spiego: io sono laureato in biologia e attualmente dottorando in neuroscienze; non dico questo per diventare “autorità”, ma per dire chi sono. nonostante le buone intenzioni e la passione di gente che ha una cultura scientifica ben sopra la media, e di questo mi congratulo, sinceramente – l’orecchio di chi è “esperto” sente subito le imprecisioni. in questo campo le imprecisioni, e la non completa conoscenza di un singolo argomento, non permettono di affrontare un problema così complesso, che, in forza della sua complessità, necessiterebbe una preparazione scientifica soltanto accademica. la scienza è purtroppo pienamente comprensibile solo ai suoi druidi; tutti gli altri o l’accettano pedissequamente come “dogma” (è dogma non è, come il darwinismo), non assimilando e apprendendo nel vero senso della parola, oppure la criticano, anche con passione, ma senza o con poca cognizione di causa. dico questo senza polemica, e un dibattito su qesto tema sarebbe importante. grazie

    Rispondi
  31. Stefano Serafini

    E’ vero, il dibattito su questo argomento è importante. Dal mio punto di vista, anch’esso senza offesa, è vero proprio il contrario: lo scienziato, il biologo, cioè chi _è usato_ dalle categorie sottintese al proprio lavoro, è l’ultimo a poter dire qualcosa di critico sulla fondazione della disciplina nella quale è immerso. A meno che non abbia anche una forma mentis epistemologica. Come scriveva Renzo Tomatis – un raro esempio di scienziato critico – « I ricercatori somigliano di più a sociologi che a innovatori rivoluzionari, si identificano, e finiscono per amare i dogmi. Come i sociologi trovano gran difficoltà a immaginare veri cambiamenti che li costringerebbero a mettere in discussione un dogma. Gli eretici sono rari tra i sociologi come lo sono tra i ricercatori e per anni chi si azzardava a sostenere che esistevano meccanismi fondamentali al di fuori del genoma nucleare rischiava l’ostracismo, se non il rogo. »

    (Storia naturale del ricercatore. Il mondo della ricerca visto dall’interno, Milano, Garzanti, 1985, p. 34).

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  32. dlombardini

    scusami Stefano, ma se quello che dici, a suffragio della tua critica contro certo darwinismo, non è, letteralmente, corretto, come può dire che io non ne posso parlare perché non ho mente epistemologica? se vogliamo, e se vuoi, partiamo con umiltà: potremmo, forse però questa non è la sede corretta, iniziare dall’inizio, con lezioni di citologia. ti segnalo http://www.biovisioni.wordpress.com in cui vorrei, prima o poi, fare “lezioni” di questo genere- grazie

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  33. vbinaghi

    Del compianto Tomatis ho letto un romanzo, “Il fuoriuscito”, che consiglio vivamente a tutti. Parla delle pressioni degli interessi economici sulla ricerca scientifica.

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  34. Alessandro

    @Dlombardini
    Dici bene, la mia preparazione é semplicemente quella di un “corse in progress” o, detto comprensibilmente, laureando.Ma scusa, in biologia non si studiano i “telomeri”? Sono la parte terminale, inutile, del DNA che in alcuni organismi viene a perdersi (poiché, come sappiamo, lo sganciamento della primasi non copia tutto). E’ interessante che la proteina telomerasi (che allunga la sequenza genica) é stata trovata attiva nelle cellule tumorali. Nell’uomo i telomeri sono lunghi circa 10.000 coppie di basi e vengono perse in una quantità davvero minima ad ogni replicazione cellulare. Ci sono vari metodi per non perdere queste “non-informazioni” usate da altri organismi, ma non mi pare il caso di continuare qui.

    Ora passo a risponderti (in assoluto ordine casuale XD) ma vorrei sapere cosa ho detto di impreciso: mi piace sapere dove sbaglio a dire ed eventualmente correggi, la tua confutatio si basa su un principio di autorità e non sulle mie affermazioni, soprattutto quando dici “l’orecchio di chi è “esperto” sente subito le imprecisioni.” Vorrei sapere le imprecisioni: ovvio che qui si parla in modo da farsi capire senza dire stupidaggini.

    1)Lo spiego poco sotto: l’attività replicativa umana porta alla perdita di materiale. Nelle cellule tumorali, é la proteina telomerasi ad aggiungere sequenze inutili, altrimenti a quel ritmo di crescità ben presto la malattia terminerebbe. Normalmente é presente nelle cellule germinali e in poche altre cellule normali in proliferazione.
    2-3) mi sono espresso male, intendo dire che da Mendel noi abbiamo ottenuto una tabella generale. Il crossing over ha aumentato la variabilità intrinseca alla specie, ma intrinseca. Infatti – questo conta – il crossing over spezza scambiando i geni, non scambiando pezzi di questo e quel genotipo. Sulla parte dei domini, rispondo in 4)
    La domanda poi é semplice: se il fenotipo dei figli deriva per ereditarietà dal genotipo dei genitori e così via… Ma da dove sono nati questi genotipi? Mutazioni? Ci sono decine di controlli diversi a carico di proteine sul dna, persino la rottura di un cromatide é facilmente superata.
    Per me serve una teoria più esaustiva e di più larghe vedute.
    4) Da quello che ne so, la segregazione sbilanciata crea un sacco di casini. Se l’individuo arriva a morte, non c’é evoluzione. Se dai a una proteina un modulo diverso in amminoacidi possoon succedere due cose:
    – la funzione é alterata: nessun vantaggio ma perdita di una funzione (in ogni cellula serve tutto) e.. morte?
    – la funzione rimane inalterata: non cambia assolutamente nulla nella cellula se non la sequenza.
    5) Bene, su questo siamo d’accordo. Ma allora perché si insegna una teoria come fosse una legge?

    Chiudo con una doppia considerazione: da una parte il tuo “essere esperto” non ti fa un genetista, come non lo sono io, tuttavia la tua esperienza non ti fa conoscere il termine telomero, per cui forse abbiamo delle basi ma non la Conoscenza (e purtroppo nessuno la avrà mai). Dall’altra, a tanti altri viene lo scoramento quando si sente che chi non é d’accordo non viene neppure valutato e combattuto, semplicemente ignorato, quando io troverei più intelligente un dialogo costruttivo tra un Duesberg e un membro dell’HIC, ad esempio. Cioé, la scienza non dovrebbe aprir la mente? Non dovremmo esser così chiusi alle nostre stesse idee, soprattutto pensando fino a quanto tempo nella biologia stesso abbiamo dato poco adito a idee intelligentissime, ricredendoci qualche tempo dopo.
    Ma come ha detto un ricercatore di cui purtroppo non ricordo il nome, all’inizio non ci crede nessuno. Quando prende piede, ci sono buoni elementi da considerare. Dopo che tutti lo hanno accettato invece, l’avevamo sempre saputo tutti.

    Rispondi
  35. Alessandro

    @Vbinaghi:
    dici bene: siamo la prima società al mondo a curare la depressione coi farmaci, uno stato d’animo di cui possiamo indicare per colpevole la società, non una malattia. Illich (spero di non sbagliarmi) l’aveva ben capito quando diceva che a un certo punto un servizio si evolve e, invece di assolvere un servizio, ottiene l’effetto opposto.

    Rispondi
  36. elioc

    @Valter: niente da scusare, naturalmente. Anzi, l’articolo che hai indicato l’ho trovato eccellente (anche se devo ritornare un po’ sulla prima parte) assai migliore di questo in discussione. Mi ha ricordato, per certi versi, l’atmosfera intellettuale de “L’altra faccia dello specchio” di Konrad Lorenz (libro che ho apprezzato molto). Se era la “riducibilità” dell’umano al fisico a preoccuparti, puoi stare tranquillo: hai le spalle coperte da strati e strati di irriducibilità computazionale (anche se il limite è epistemologico piuttosto che ontologico). Questo però mi fa anche supporre che tu non abbia ancora incontrato i rappresentanti migliori – in campo filosofico – della parte che avversi. E per questo contesto ti indicherei sinceramente Daniel Dennett: il suo “l’idea pericolosa di Darwin” è secondo me un libro che merita veramente di essere studiato (anche se indubbiamente la sua pars construens mi sembra molto meno efficace della destruens). Si impara molto dalle polemiche fra personalità eminenti (largamente accessibili in rete, anche se principalmente in lingua inglese) tipo quella fra Dennett e Stephen Jay Gould: si può star certi che ciascuno mira alle parti “molli” della posizione avversaria con precisione implacabile, e si può essere anche abbastanza certi che – con tutta la comunità scientifica che assiste – lo fanno stando ben attenti a non screditarsi con un uso men che onesto (intellettualmente) delle diverse acquisizioni.
    Ciao

    Rispondi
  37. Alessandro

    @Dlombardini:
    no, assolutamente. Sto facendo un percorso da biotecnologo, scelta alquanto infelice, quindi le mie materie comprendono anche le basi di genetica.

    Concordo con te che la scienza é per i suoi “druidi” almeno nei suoi meccanismi: perché tutti possono capire la teroia delle superstringhe, ma saperla dimostrare é un’altra cosa. Tuttavia tutti possiamo dimostrare la legge di gravità.
    Ma una teoria come quella darwiniana va presa per quello che é: filosofia, o al più un modello di spiegazione, non una legge, tutt’altro che dimostrata. Per questo il dibattito é importante, sia nell’ambiente accademico sia a livello di pensiero, per vedere come si difende.

    Rispondi
  38. Sparz

    Solo due precisazioni: “tutti possiamo dimostrare la legge di gravità.” è una frase che non si sa cosa possa voler dire. Da un lato, come ho già ripetuto fino alla noia, nessuna legge fisica si “dimostra”, né la legge di gravitazione universale (cosiddetta) né il darwinismo né le equazioni di Maxwell (tra le più celebrate della storia della fisica). D’altra parte produrre verifiche sperimentali per (ovvero corroborare) la legge di gravitazione universale è tutt’altro che alla portata di tutti, proprio tutt’altro, ma qui ovviamente non mi dilungo. Inoltre non citate la teoria delle stringhe (e il libro di Brian Greene L’universo elegante), perché la teoria delle stringhe, priva di solide verifiche sperimentali è già in fase di declino.
    Poi continuo anche a non capire perché la teoria darwiniana sia una filosofia e la meccanica newtoniana, o, per dire, la relatività generale invece no; sospetto fortemente che con la frase “è una filosofia”, si tenda a relegarla in un limbo di incertezze incontrollabili.

    Da ultimo, caro Alessandro, trovo quanto mai arrogante cominciare un intervento con la frase “L’evoluzionismo è incompleto o completamente errato.” Un po’ di misura, in un dibattito su una teoria su cui discutono da così tanti decenni scienziati di ogni tendenza.

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  39. Alessandro

    @Sparz
    la teoria delle superstringhe sarà anche una moda, più o meno passeggera a seconda di chi la tira in ballo, ed é un semplice esempio. C’é cosa più complessa e cosa meno: la legge dei gas ideali fu fatta per sperimentazioni e tu, io, e chi vuoi altro potrebbe rifarla se rifacesse le stesse osservazioni. Francis e Crick avevano delle difficoltà ad appaiare le basi: a quanto si racconta fu un loro amico a spiegare che le adenine stavano con loro a livello energetico più basso etc.
    Io, una pazzia come sta cosa delle superstringhe, non sarei capace neppure di pensarla, figuriamoci di metterla in formula. Serve molta più matematica di quella che possiede una persona sopra la media. E, comunque, il modello matematico é ancora in pieno sviluppo per quanto ne so, servirebbe una citazione per dire “é fuori moda”. Se con in declino intendi che le si sferrano attacchi di tutti i tipi, allora penso solo che fan bene. O viene migliorata, o cade. Ottimo.

    Poi non vedo arroganza nell’affermare che “L’evoluzionismo è incompleto o completamente errato”. Esso indica un’opinione, la mia, non ho mai detto – e qualcuno me ne scampi – di essere la verità assoluta. Anzi, fan più comodo i detrattori che i sostenitori. Ma se vuoi lo ripeto:
    – l’evoluzionismo é incompleto o completamente errato.
    Non vedo l’umiltà come una virtù, temo.
    Vedo comunque molti proseliti di Schopenhauer: invece di colpire nel succo del discorso, ci si appiglia un po’ dove si può. O potevo evitarmi le tre righe sopra. 🙂

    Sul perché il darwinismo sia una filosofia, amo le parole: l’ereditarietà é verificabile; la “teoria” di Darwin non spiega nessuna legge, perché non verifica alcunché. Puoi anche rispondermi che spiega la differenza nella specie, e fin qui possiamo starci, non spiega tuttavia la differenza tra le specie. Se non spiega alcuna legge, non é una teoria. Già dovremmo parlare di “ipotesi”.
    Si continua a chiamare un’ipotesi teoria? Beh, allora io che non sono convinto posso chiamarla filosofia. Infatti é incontrollabile. Perché non dovrebbe esserlo? Se lo fosse, visto quant’é vecchia l’avremmo già fatto.
    E comunque non ha connotazione negativa, assolutamente, ma almeno sottolineo che sfugge ad ogni critica che non sia nello stesso campo: quello delle parole.
    La teoria della selezione naturale é una cosa, l’evoluzionismo della mitica progenie da cui discende il mondo un’altra.

    Ma, se vogliamo, possiamo spostare il dibattito: la selezione naturale era già stata proposta in tempi anteriori senza alcun impatto. Erano i tempi che non potevano accettarle. Con la selezione naturale ci siamo portati anche il resto. Il problema attuale é che abbiamo accettato la filosofia, ma non spiegata. Almeno, io non conosco nulla sulle dinamiche effettive dell’evoluzione tra le specie. Ma allora ha senso continuare e non battere invece altre strade? O rattoppare quella percorsa?
    Dire che via Taldeitali sta a nord rispetto a noi e spiegare come raggiungerla son cose diverse.

    Il problema? Per un essere vivente, nulla funziona “a caso”. Quindi qualcosa già non funziona, l’evoluzione deriva dal caso? Le cellule si proteggono – come ho ampiamente mostrato sopra – dalle funzioni del caso che ne altererebbero le funzioni durante la loro vita.
    Colleghiamo troppo spesso le critiche al creazionismo e – puzzando di chiesa – le rigettiamo subito. Trovo sia più affascinante esplorare nuove strade, si dovrebbe fare quasi a scopo polemico per esercizio fisico. Quindi spero – anche se vista l’ora chissà cosa ho scritto, preferisco non pensarci – in qualche risposta delucidante.

    @All:
    – Per riflettere… il codice genetico non é universale. In base a quale mutazione l’organismo può aver cambiato modo d’intendere, di “leggere” se stesso ed essere sopravvissuto? Può? Non l’ho mai capito. Un caso molto fortunato. 😉

    P.S. chiedo scusa se l’intenzione dell’autore non era un dibattito scientifico ma un problema di tutt’altro tipo, e forse più interessante, ma non potevo non rispondere al primo post di Dlombardini anche nello stesso campo o, retoricamente parlando, sarebbe valso da solo come delegittimazione delle tesi opposte.

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  40. Alessandro

    Fortuna mi son riletto più che velocemente (ultima volta che scrivo a questi orari :P):
    – “La teoria della selezione naturale é una cosa, l’evoluzionismo della mitica progenie da cui discende il mondo un’altra.”
    Lungi da me affermare che tutto é nato “per dato” e negare in toto l’evoluzione. Il problema é il caso. Se ho scritto altre stupidate, son sicuro me lo si farà notare presto. ^_^

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  41. Pasquale Giannino

    Mah! ho letto a campione i nuovi interventi, mi riservo di tornarci più tardi. Un’impressione a caldo: la capacità di “ascolto”… Non parlo di scienza o di questioni esoteriche, qui mancano le basi della comprensione verbale.

    @ Binaghi

    Ti suggerisco un bel corso di comunicazione efficace. Io ho avuto l’opportunità di seguirne uno bello tosto nella ditta dove lavoro (all’università certe cose te le sogni…), e ti assicuro che mi ha cambiato la vita.

    @ Alessandro

    Per quanto riguarda le superstringhe, è un argomento che ho già iniziato ad approfondire (da studioso, non da ricercatore: io di mestiere faccio ricerca applicata). Grazie del “consiglio”.

    Pasquale

    Rispondi
  42. Roberto R. Corsi

    @Pasquale: Touché.

    siamo sicuri che la dialettica antropologica (sub specie religionis) di oggi accetti la modalità dell’ascolto (e dunque della soggettivizzazione critica)?

    Il continuo riferimento alla dogmatica (vedi post di Valter su “libro coraggiosamente inattuale” – ma sia chiaro che l’osservazione non coinvolge un solo schieramento), nonché la teoria stocastica, mi suggeriscono il contrario…

    Rispondi
  43. vbinaghi

    L’unica comunicazione che storicamente l’intellettuale progressista accetta dai cattolici è quella permeata di soggezione e subalternità, in perenne rincorsa di “attualizzazione”: c’è già Mancuso per questo, non contate su di me.

    Rispondi
  44. Pasquale Giannino

    @ Stefano Serafini (# 32)

    Stefano, il tuo discorso, sfrondato di opinioni e giudizi tuoi personali e altisonanti citazioni si riduce a questa semplice frase:

    “La selezione, forse, ha poco a che spartire con l’evoluzione.”

    Hai scoperto l’acqua calda.

    Selezione vuol dire: scelta preferenza separazione divisione distinzione…

    Evoluzione: progresso sviluppo miglioramento crescita trasformazione…

    Selezione ed evoluzione non sono teorie confutabili ma dei dati “storici”, non serve neanche scomodare la scienza. Parlo solo di questioni biologiche, lasciamo perdere la sociologia e la politica: se qualcuno è convinto che si vivesse meglio nel medioevo sono cavoli suoi.

    Allora, veniamo al sodo piuttosto:

    1. L’origine del mondo: esiste un arché, una causa prima, una causa efficiente che ha generato il tutto? Oppure il tutto proviene da “– infinito”, e si svolge attraverso una serie di singolarità ciclicamente ripetute (big bang e big crunch)?
    2. Il procedere del mondo è meccanicistico o teleologico?

    Personalmente mi reputo agnostico (che non vuol dire ateo). Sei in grado di rispondere a questi due quesiti e convincermi che tu abbia ragione? Te ne sarei grato.

    @ Alessandro (# 33)

    La tua dissertazione si regge su fondamenta piuttosto deboli: il significato distorto che attribuisci all’aggettivo “casuale”. L’aggettivo casuale va inteso – in genomica come in fisica (quella postnewtoniana) – va utilizzato con riferimento al calcolo delle probabilità e alla statistica, è questa la chiave. Non bisogna pensare alla “casualità” come a una partita a dadi ma a un insieme di leggi espresse da distribuzioni probabilistiche. Tanto per fare un esempio stranoto che ricorre nei campi più disparati: la gaussiana. Una curva del genere opportunamente caratterizzata (per gli esperti: da valor medio e varianza), ci dice qual è la probabilità che un dato esperimento produca un certo risultato nelle condizioni di misura stabilite dal modello che stiamo utilizzando. E modello non vuol dire legge, i modelli vanno perfezionati in corso d’opera: è questo il senso della falsificabilità, non è possibile “confutare” delle teorie “scientifiche” come orde di accademici si ostinano ancora a sostenere: le teorie scientifiche sono suscettibili di miglioramento ma non possono essere prese e gettate nella prima discarica che troviamo. Altrimenti non parliamo di teorie scientifiche, parliamo di tentativi che non hanno alcunché di scientifico (tali sono le speculazioni dei filosofi, quelle sì, possono essere tranquillamente confutate; tali sarebbero anche le costruzioni teologiche se i teologi accettassero il dialogo…). Per ora mi fermo qui.

    Buona serata.
    Pasquale

    Rispondi
  45. Stefano Serafini

    Caro DLombardini,

    non mi riferivo a te, perché non so se hai forma mentis epistemologica.

    La mia obiezione è: uno scienziato (o un druido) può parlare con competenza di passaggi scientifici (o di come si raccoglie il vischio), ma non di filosofia della scienza o, peggio, di metafisica o teologia. Sono ambiti (e competenze) completamente distinti.

    Sulla scorrettezza di quanto ho postato, anziché la riproposizione di un punto di vista tecnocratico, oggi rimontante e assai pericoloso anche in senso politico, vorrei anch’io avere delle indicazioni precise, anche perché non ho fatto che riportare tesi e nomi altrui (anche di druidi, toh!).

    Per tecnocrazia, a scanso di equivoco, intendo l’ideologia che vorrebbe i “tecnici”, cioè gli scienziati, i veri detentori del sapere vero, dunque coloro ai quali dovrebbero essere demandate le scelte politiche: avete presente il Nobel Montalcini secondo la quale un feto in formazione “non è che un grumo di cellule”, et ergo?

    Anzi questo es. può rendere più chiara la mia tesi: la druida emerita Montalcini, dal punto di vista scientifico ha detto il vero, se intendiamo per scienza l’insieme delle conoscenze oggettive slegate da una consapevolezza critica di ciò che non si sa e di quanto non è ancora stato formalizzato. Filosoficamente ha detto una cavolata, anche molto grossa. Purtroppo non solo non ne ha consapevolezza, ma siede anche in parlamento, e usa la propria autorità druidica per afre invasione indebita di campo.

    Ecco perché è importante che la scienza nella sua interezza e nelle sue direzioni venga discussa dal senso comune, e non divenga un oracolo in nome del “druidismo”. E’ chiaro che nessun ignorante si deve permettere di discutere di splicing, ogdoni e foglietti embrionali con gli specialisti; ma santo cielo, se mi vengono a dire che il padreterno è una favola perché tutto è nato dal caso, e loro sì che lo sanno perché sono scienziati, e discutere è inutile perché non so la scienza, fischio il rigore.

    Ciao!

    Rispondi
  46. Stefano Serafini

    Caro Pasquale,

    _1. L’origine del mondo: esiste un arché, una causa prima, una causa efficiente che ha generato il tutto? Oppure il tutto proviene da “– infinito”, e si svolge attraverso una serie di singolarità ciclicamente ripetute (big bang e big crunch)?_

    Pensa, persino S. Tommaso d’Aquino è agnostico su questa opinione, e poi aggiunge che chi si fa partigiano di una delle due lo fa per fede…

    2. Il procedere del mondo è meccanicistico o teleologico?

    Anche qui non vedo difficoltà nel non esprimermi, naturalmente abbiamo letto tutti Immanuel Kant e le sue antinomie, e conosciamo i presupposti newtoniani della sua opera monumentale.

    Il che però non c’entra nulla con la “scoperta dell’acqua calda”, come definisci tu l’idea che la selezione naturale non abbia il ruolo che pretendeva Charles Darwin (e che pretende Dawkins, per es.). Evidentemente le citazioni sono state considerate per la loro “altisonanza” ma non per il loro contenuto.

    Evoluzione e selezione saranno anche “fatti” (parola grossa, da un punto di vista epistemologico). Però esiste la possibilità teoretica che l’ordine biologico non derivi dal caso, via il processo di scelta della selezione naturale, ma per es. da un ordine nomogenetico, oppure intrinseco com’è quello degli attrattori studiati dalla fisica dell’autorganizzazione. Lima-de-Faria fa l’esempio della tavola degli elementi di Mendeleev: non è che l’ordine riscontrato fra gli elementi sia il frutto di una qualche “selezione” (né peraltro di un Dio intelligente armato di bilancino atomico), se elementi di peso atomico anche grandemente diverso ricadono sotto la medesima colonna, e hanno caratteristiche omologhe, non chiamiamo in causa il caso e la lotta per il più adatto. Una simile tavola ordinata, con caselle vuote che si sono progressivamente riempite con scoperte _predette_ (e mi piacerebbe tanto vedere una _previsione_ darwiniana!), è stata realizzata per le graminacee da Beloussov. La capacità funzionale del volo, e la forma funzionale alare, compare periodicamente e improvvisamente nella storia del vivente tra gli insetti, i rettili (pterodattilo), i mammiferi (pipistrello), i pesci (Cypselurus heteururus), senza che tra essi intercorra una relazione genetica diretta. Un lavoretto di M. Denton e C. Marshall intitolato “Laws of Form revisited” (Nature, 410, 22 marzo 2001, p. 417) ha creato un bel po’ di scompiglio per asserire cose simili, cioè per introdurre la tesi che le piegature proteiche rappresentano un insieme finito di forme naturali organizzate da regole di assemblaggio indipendenti dalla selezione. Questo non è esattamente darwinismo, o no? Ed è anche, permettimi, qualcosa di più di acqua calda.

    Saluti cordiali.

    Rispondi
  47. Alessandro

    Scusa Pasquale, non sono sicuro di capire.
    a) Finché mi parli di probabilità, ossia del fatto che la probabilità di un elettrone di trovarsi in questo é quel punto é prossima a con un picco lì, siamo nel campo della matematica (per quanto ad Einstein non piacesse) e non solo, possiamo in un certo senso quasi prevedere.
    C’é poco da dire: non vale la stessa cosa per quello di cui stiamo parlando, da dove lo tiri fuori Gauss? E’ caso, nel senso di “quel che capita capita”, la probabilità non c’entra.
    b) Su confutazione e falsificabilità recito il mea culpa e prometto di far più attenzione a parlare.

    Rispondi
  48. Stefano Serafini

    Per Pasquale (e Alessandro) vorrei aggiungere tre notazioni:

    1) Scrivi: _Evoluzione: progresso sviluppo miglioramento crescita trasformazione…_

    Questa è una definizione da senso comune che non ha più alcun riscontro in Biologia. Progresso e miglioramento rispetto a che cosa? In cosa un uomo, da un punto di vista evoluzionistico, sarebbe migliore di un cianobattero talmente adattato da sopravvivere da milioni di anni anche in condizioni estreme? Il dibattito ha portato a definizioni sempre più vaghe e blande del concetto di evoluzione.

    2) Esiste un ulteriore modello oltre a quello boltzmaniano di inizio secolo al quale ti riferisci nella tua definizione di caso (quella alla quale il darwinismo dovette essere adattato, in seguito all’avvento del neo-mendelismo, diventando neo-darwinismo). Si tratta della dinamica non lineare dei sistemi complessi, che impone una terza revisione del concetto di selezione. Di nuovo, rimando (scusate la reboanza) ai citati D. J. Depew – B. H. Weber.

    A meno che tu, riferendoti alla statistica, non stessi parlando degli strumenti analitici del genetista – ma Alessandro, mi sembra, parlava invece delle fondamenta teoriche, delle premesse che spiegherebbero l’ordine della vita: il non-Dio del caos primordiale, lo Scarabocchio Fortunato, la Cieca Materia, e via metafisicheggiando. Ciò per cui Odifreddi e Hack deridono i credenti: loro “sanno”, loro, da dove viene il mondo. E ciò per cui è nato il movimento culturale (non scientifico) dell’Intelligent Design. Insomma Dembski è un fantasma evocato dagli apprendisti “filosofi” che sarebbe stato meglio se ne fossero restati scienziati.

    3) La perfezionabilità in corso d’opera dei modelli è un conto. La modificazione ad hoc è un’altra. Ma questo lo ha già ampliamente chiarito Popper (e anche il neo-laureando al quale non tornano i dati sperimentali della sua ipotesi, e aggiusta i dati, o stiracchia l’ipotesi).

    Ciao

    Rispondi
  49. Pasquale Giannino

    Appunto Stefano, non sai rispondere a quei due quesiti. Tutto il resto è fatto di chiacchiere e di fede (in Dio o nell’ateismo non ha nessuna importanza). Fede quand’è genuina. Altrimenti è solo volontà di “imbrogliare” il prossimo anziché amarlo.

    Alessandro, noto che sei parecchio inesperto sugli strumenti della ricerca scientifica contemporanea. L’impiego della meccanica quantistica nello studio delle particelle subatomiche è solo un caso particolare. La diffidenza che ebbe Einstein verso l’utilizzo di un mezzo così potente nella sua descrizione cosmologica gli costò cara, il grande scienziato deve la sua immortalità alle intuizioni giovanili… La gaussiana era solo il tentativo di fare un esempio che non fosse arabo, avrei potuto parlare di poissoniana, di orbitali etc. etc. Per quanto riguarda il discorso genomico, senza l’insostituibile contributo della statistica la ricerca in tale ambito non sarebbe mai decollata. Fra l’altro, i traguardi raggiunti negli ultimi anni sarebbero stati inimmaginabili senza i progressi compiuti nel campo della microelettronica e dell’informatica. A volte persino la tecnologia serve.

    Pasquale

    Rispondi
  50. Stefano Serafini

    _Appunto Stefano, non sai rispondere a quei due quesiti. Tutto il resto è fatto di chiacchiere e di fede (in Dio o nell’ateismo non ha nessuna importanza). Fede quand’è genuina. Altrimenti è solo volontà di “imbrogliare” il prossimo anziché amarlo._

    Appunto Pasquale, la mia critica è rivolta a chi invece pretende di rispondervi facendo “lo scienziato” (genuinamente o per imbrogliare). Ci siamo capiti, credo.

    Buon pomeriggio.

    Rispondi
  51. Alessandro

    Caro Pasquale, possiamo benissimo parlare di orbitali e quel che preferisci ma, come ha intesto Serafini, non sono le tecniche di ricerca ma il classico problema per cui lo scienziato possiede la stessa – ingenua e onesta – fede del credente senza neppure pensarci o, per dirla con parole non mie “le fondamenta teoriche, le premesse che spiegherebbero l’ordine della vita: il non-Dio del caos primordiale, lo Scarabocchio Fortunato, la Cieca Materia, e via metafisicheggiando.”

    Rispondi

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