12 poesie di Giovanni Marri

per vederti fatta
ho atteso una vita precisa
e averti addosso non mi basta
la storia non è questa il tempo non è giusto
c’è posto vicino?
se ero meno cretino diventavo un albero o un insetto
se ero meno inetto mi avresti amata
posso offrirti cioccolata?

***

coniugarti e declinarti

Non c’è più molta della luce nell’esser da grandi
come quel viso lontano oltre le mani
oltre le dita chiuse non troppo
gli occhi stretti che fanno molti colori
e gli odori che ci dicono che siamo arrivati.
Il porto e la notte
tutte le botte che ho addosso
i lividi e le mosse
tutte le volte che pensavo d’esserci
e mancavi tu

le stelle oltre le rotaie
il mondo e l’universo
così nudi e vellutati
tutti sulla tua pelle
che se ero un bambino non avrei voluto altro
che andare ogni giorno in un posto diverso
e ora
che sto sempre nello stesso
sei tu che manchi

***

bisogna saper dirsi
con segreta conoscenza
per dirsi ti amo
è la segreta penitenza di vetri rotti
le finestre sfondate per entrarsi dentro
l’alto costo
della vita

***

mia divinità nascosta
muscosa verde oscura
che la sera ricerco nel vento
e la notte nel letto
mio scontento riflesso scostante
da adorare con rabbia

***

un suicida

sapessi perché sto male
lo potrei curare
cosiccome
via il dente via il dolore

senza sapere
si tende invece a terminare
eliminare alla radice

non c’è mica mai
una tragica luce
quando si fa finita

***

la qualità del conto
sulla carta
pieno di bellezza
zeppo di errori ingenui e forti
le morti bianche dei propositi
i sentimenti che bruciano inutilmente
non corrisposti
gli anni come pietre chilometriche
che non dimentichi

***

alle volte vorresti esser morto
alle volte risorto
alle volte un porto di mare calmo
dove possano poggiare lente
le navi, tante, quante ce ne stanno
a volte ci si distrae e passa un anno
il libro non lo si finisce
la vita a volte
ci sfinisce.

***

l’amore che richiede perfezione
le nostre deliziose imperfezioni
le nostre deliziose sensazioni
l’amore che richiede perfezione
le benevole bugie e i suoni
che le menzogne ci rompono dentro

***

ah sta nascosta
ed eh la rassegnata
uh fa la stupida
ih la stupita
oh esclama un abbraccio
e le porta via tutte

***

Ci sono oltre i margini
gli argini del sonno
le coste vergini
le foreste e tutti i luoghi
che vorremmo insieme
sconosciuti e nostri,
i mostri ci sono
nascosti nei gesti distratti
nei contratti d’amore

***

“del canto liberato”

se si esplode con grazia
non si evita il dolore
ne la morte è più invitante
solo perché ci riposa
il gesto del canto liberato
riga le guance delle lacrime
delle stagioni della pioggia finalmente
definisce un limite a quello che la mente
la nostra mente addosso appiccicata
possa tenere nella sua volta.

Le carezze ed il canto liberato
nel verde nel momento segreto
d’averti voluto voluta con voluttà
da chiudere gli occhi e sapere che è un altro
urla con forza.

Marionette sveglia, alzatevi burattini,
statue prendetevi a martellate
fondete il cuore di stagno dei soldatini
coi fili spezzati delle nostre vite
faremo una trama dozzinale
nulla di fantastico
nulla di speciale
se non il canto liberato che morde le stelle

quanto freddo fa ora
che non c’è posa o diga
quante volte posso dire e ridire ora
senza che ora venga davvero
il serio signore dei miei comportamenti
ha pigiato bottoni veloci
troppi anni troppo tempo
non sono più

della natura del mare da bambini
e lo specchio d’acqua rane girini
e lo specchio già vecchio
ci si guardava
ci si cerca ci si trova
ci si vuole e ci si cerca
e quando ci si trova non si sa cosa fare

l’uomo, non è preparato ad avere
preparato soltanto a preparare
archi robusti a modi crudeli ed assurdi
nodi chiusi ruvidi e taglienti
per non dovere voltarsi
ne pronunziare canti liberati
il meglio, l’umanità nascosta
l’ho vista
così spesso in così tanti volti
che non posso coprire gli occhi
respirare sommesso e complice
fingere che siamo soli.

strappato il domicilio
senza più etichetta di come lavarlo
e i numeri che ci danno identità
le regole che fanno finta di delimitare
libertà
quando sono recinti della domenica
e l’aria profuma di tagliaerba senza erba
di sfalcio senza verde
questo è lo sfacelo delle nostre anime.

delle speranze rimaste sul fondo della scatola
della pratica di amare
del tuo amore, di tutte le parole che non riusciremo a dire
del pronunciarsi dolcemente
del canto liberato

***

controllo di torri
felici sorrisi a terra
valle di lacrime umida
perché sei morta quando non dovevi?

rompighiaccio nella nebbia portano fiori
nascosti dentro

forti venti spazzano il volto
è bello quando accade di poter dar contro
così bello come il peccato
come i soldi dentro le tasche

unisco coi fili i grattacieli
disegno un dentro
un fuori
un mondo diverso da questo
ci faccio un saltello

ti tiro su rumorosamente
sorseggiandoti da una tazza
sei tè caldo e autunno
o tempo incerto che passa poco

mi mostri il bosco
perché mentre ti cerco
tu ruoti nascosta intorno
al tronco dell’albero vivo

qui è albero morto è porto di cemento
è approdo di torri

è ciclo di umido e freddo
di tiepido e luce di parla e tace con la stessa voce
e stanco paziente

carezza di felci piano sussurro
che il mondo è bello ancora anche
senza che esista io
esito a chiudere gli occhi
ma finirà.

di te il gesto lieve
e di te l’occhio profondo
di te invece il sorriso
e di te il pianto compunto
di te ancora il disarmo
del mio furore
di te il modo che avevi di avermi
di te

11 pensieri su “12 poesie di Giovanni Marri

  1. francesca genti

    molto belle queste poesie.
    tanti registri diversi, soprattutto nei contenuti.
    sono contenta di conoscere un nuovo poeta.
    bravo giovanni.
    CIAO
    francesca

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  2. maura

    sì, sono sempre bellissime ognuna auso modo le poesie di giovanni, sono tutte diverse e tutte lui…anche se non è lui lui, ok ok…:o)
    ne vogliamo ancora!
    mau:o)

    Rispondi
  3. jolanda catalano

    In linea generale sono tutte godibili. Ho “sentito” molto Ci sono oltre i margini. Forse mi sbaglierò,Anna potrai correggermi, ma avverto un qualcosa di giovane in questi testi,in senso positivo,ovviamente.Perchè non ci parli anche dell’autore?
    un caro saluto
    jolanda

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  4. lambertibocconi

    Che ce ne dica lui, acciderbola! Certo che è giovane, tanto che io gli avevo chiesto qualche riga autobiografica ma lui me le ha mandate così evanescenti che non le ho messe, aspettando appunto la maturazione del momento. Giovanni, hai sentito? Tu che sei un vero, parlaci del tuo sfuggire o meno…

    Rispondi
  5. Name (required)

    ma mica no che erano evanescenti le righe mandate
    semplicemente svicolavano da coordinate anagrafiche…
    felice che ad alcune ci piace la mia rima
    e che la rima segua il suo verso
    ed il verso un suo senso indeciso

    la Genti
    mi sposa?

    giovanni

    Rispondi
  6. forzaelettromotrice

    io sono già sposata con Efialte, ma è già passato quasi un mese, non so quanto tempo basti a risposarsi, certo è che dopo aver letto queste poesie, una Francesca sola non ti può bastare (anche se è la grande Genti in messaggio di doppio sì, lo so, però…) qui ci sono gli elettrodi fotovoltaici di fem a tua completa disposizione o Giovanni.
    scusa ti lascio che devo tornare a rileggere le tue 12 poesie che già mi mancano (“delle speranze rimaste sul fondo della scatola” ah!)

    fem

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  7. ilgiovanni

    che bello la genti mi sposa due volte, la fem avra due mariti, la lambertibocconi non farà senza, l’aritmetica nei sensi non ha senso…

    ci sposeremo a nozze
    con organi a solletico
    sarò rigoroso nell’esserlo per niente
    e drastico nell’esser negligente
    terremo tutta l’etica bruciando la morale
    e se farà un po’ male si riderà forte.
    Ci coniugheremo in un noi molto largo
    perchè tu sei tu e lei e noi e parecchi
    così t’apparecchio
    pranzo con il pensiero di te
    sei la mia tavola imbandita
    compresa di tovaglia e tovagliolo

    giovanni

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