mastella si dimette per la moglie,
l’assessore de luca mi chiama
per dirmi che lui guadagna meno
dei consiglieri,
io sto davanti al computer
come una vecchia che lavora
all’uncinetto.
mia madre mi guarda
mi dice che dovrei uscire
a prendere aria
piuttosto che arrabbiarmi
con questa storia dei rifiuti.
obbedisco: esco fuori
ma c’è un vento viscido
e nessuno in giro.
pur di incontrare qualcuno
mi avvio all’ospedale.
due parole col portiere
poi un giro in ascensore
cercando ai piani alti
altre persone.
niente.
pure qui non c’è nessuno.

Uh! Succede anche a Milano…
lasciamo fuori le mastellerie almeno dalla poesia, no?
Invece no, sono in totale disaccordo con Sparz, se vogliamo liberarci delle mastellerie dobbiamo inserirle perfino in poesia, soprattutto in poesia. Almeno su internet, almeno nei versi, non perdiamo la democrazia anche lì…
Michele
Dove c’è Arminio c’è poesia, anche con Mastella…
Questa è una poesia d’avanguardia. Una poesia fatta con materiali poveri. Roba per palati finisimmi.
Mi piace tantissimo!
Arminio è talmente bravo che le fa belle anche quando sembra che voglia scrivere una brutta poesia. I poeti che si ostinano intorno al poetese dovrebbero pagargli uno stipendio e andare a scuola da lui. Comunque la sua è una strada senza uscita. Oggi chi trova la bellezza è perduto.
Ma no, Leonardo: perché dici che chi trova la bellezza è perduto? Perché questo vittimismo? Io la penso esattamente al contrario: chi trova la bellezza, CE L’HA FATTA e non lo ferma più nessuno.