Partenza

a cura di Loris Pattuelli

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Visto abbastanza. La visione si è avuta ad ogni aria.
Avuto abbastanza. Brusio delle città, la sera, e al sole, e sempre.
conosciuto abbastanza. Le decisioni della vita. O brusii e visioni!
Partenza nell’affetto e nel rumore nuovi!

Rimbaud

HAI FATTO PROPRIO BENE A PARTIRE, ARTHUR RIMBAUD!

Hai fatto proprio bene a partire Arthur Rimbaud! I tuoi diciott’anni così refrattari all’amicizia, alle malevolenze e alla stupidità dei poeti di Parigi, così come al ronfare di sterile ape della tua famiglia ardennese un po’ folle, hai fatto proprio bene a disperderti ai venti del largo, a gettarli sotto la lama della loro precoce ghigliottina. Hai avuto ragione ad abbandonare il viale dei parassiti e le bettole dei piscia-versi, per l’inferno delle bestie feroci, per il commercio dei furbi e il buongiorno dei semplici.
Questo slancio assurdo del corpo e dell’anima, questa palla di cannone che raggiunge il suo bersaglio facendolo scoppiare, sì, così deve essere la vita di un uomo! Non si può, all’uscita dall’infanzia, strangolare all’infinito il nostro prossimo. Se i vulcani non si spostano di molto, la loro lava, tuttavia, percorre il grande vuoto del mondo dispensando virtù che cantano nelle sue ferite.
Hai fatto proprio bene a partire, Arthur Rimbaud! Noi siamo di quelli che credono, senza prove, alla possibile felicità con te.

René Char

5 pensieri su “Partenza

  1. vbinaghi

    Che bello, Lorpat.
    E anche noi abbiamo conosciuto questa estatica velocità.
    Ma se la palla di cannone scoprisse di avere un bersaglio
    uno scopo diverso dalla pura gioia di volare
    allora tutto cambierebbe.

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  2. loris pattuelli

    Partire, partire, disperdersi ai venti del largo. Confesso di averci provato un paio di volte anch’io, e poi di essere anche tornato subito indietro. Credo siano stati i muri storti di L’isle-Sur-la-Sorgue (o era Charleville?) a consigliarmi di non perdere mai di vista l’uscio di casa. La musicassetta che ascoltavo in quel periodo cominciava con un coro femminile che cantava questi versi di Bob Dylan: “All the tired horses in the sun / how am i supppose to get any riding done”. E poi nella tasca della mia giacca c’era anche questo raccontino di Kafka:
    “Mio nonno soleva dire: “La vita è straordinariamente corta. Ora, nel ricordo, mi si contrae a tal punto che, per esempio, non riesco quasi a comprendere come un giovane possa decidersi ad andare a cavallo sino al prossimo villaggio senza temere (prescindendo da una disgrazia) che perfino lo spazio di tempo, in cui si svolge felicemente e comunemente una vita, possa bastare anche lontanamente a una simile cavalcata”. Rimbaud ha fatto proprio bene a partire, e René Char ha fatto proprio bene a ricordarcelo.

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