Simone Weil, Quaderni, volume secondo, a cura di Giancarlo Gaeta, Adelphi, 2. ed. 1991

L’invenzione matematica è trascendente. Essa procede da analogie assolutamente non rappresentabili, delle quali è possibile constatare solo le conseguenze.
E’ perché la matematica è chiara per eccellenza e in grado unico che in essa si prende il mistero nella rete.
Ciò a cui il genio autentico, a differenza degli uomini comuni, accede è puramente e semplicemente il trascendente, che è anche l’oggetto della santità.
Come mai la moralità sembra molto meno necessaria all’incontro col trascendente sotto la forma del genio che sotto la forma della santità?

4 pensieri su “Simone Weil, Quaderni, volume secondo, a cura di Giancarlo Gaeta, Adelphi, 2. ed. 1991

  1. lambertibocconi

    Io di fronte a S. W. striscio, però oso dire: il trascendente forse non è “l’oggetto” della santità, ma uno stato dell’essere che coincide con la santità stessa.

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  2. Sparz

    più volte ho letto, non tutti, per carità, i diari di Simone Weil (4 bei volumi Adelphi), ne ho anche scritto nel mio libro citato nel post ‘chi gira intorno a cosa’, e tutte le volte mi sono perso. Nel senso chiaro e netto – non ho difficoltà a confessarlo – che ho molte difficoltà a capire; anche le frasi citate sopra (II vol, p. 196) mi sono oscure. “L’invenzione matematica è trascendente”, come? Nel senso di Kant? Nel senso della fede cattolica – che mi pare piuttosto diverso? Non so. “Analogie assolutamente non rappresentabili”? Ma quando mai? Sono spesso rappresentabilissime. Devo dire che sempre, anche quando S. W. parla di fisica, il che accade spessissimo (Galileo, Newton, meccanica quantistica, ce n’è d’ogni) ho l’impressione che, grande donna quale senza alcun dubbio era, avesse un potere visionario che non le permetteva di abbassarsi alle povere ma rigorose definizioni della fisica e che prendesse anche – qualche volta è certo – dei notevoli abbagli.

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  3. vbinaghi

    Scusa Sparz, ma a me sembra evidente. L’oggetto della scienza è il trascendente nel senso platonico, cioè il mondo della teoria, la dimensione ideale che non coincide con l’espereienza naturale (Lebenswelt). Il dualismo che così si produce è l’anima irrisolta del pensiero occidentale.

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