Un abbraccio a Maria Pia

Se ne è andato il papà della nostra carissima Maria Pia Quintavalla. Un caro abbraccio da tutti gli amici della redazione di LPELS e un ricordo – quale migliore ricordo che “Come potere trattenerti”, il poemetto di Maria Pia stessa dedicato alla sua figura così amata, così antica e così complessa. Ciao.

Come potere trattenerti,
come la linea dei salici in estate
che ondeggia ma sta ferma
e vaga,
assume il senso ed il colore (lieve)
di un grigio rosa che trapela
ansima svela nel cadere – verso terra
la sua natura ancella e in più ritrosa,
dolceamara.
Come potere trattenere come la luce
quel flettersi genuflesso delle foglie
e rami che sollevati dal dovere
della gravità – toccano il silenzio
di tenerezze grate di sapore
dolce che comunica col cielo,
come chi confina.
*
Se tu sei là, fermo o ambulante
che sosti pensieroso prima di una
partenza
che non vorremmo esistere per tutta
questa vita
per questo amore che ci turba assumerci
sereno
e lieto, in quel partire il gesto delle
mani nelle tasche al vento riparate
o esposte ma tardive che non si
attardano alle porte ad assi cigolanti,
ma con la voglia di socchiuderla
toccarla,
soglia dei semprevivi
alla partenza. Essa ci rese eguali
subito, e la discesa
la sconoscemmo.
*
Padre che non sei mai partito affatto,
ma che viandante e pellegrino
ci sorridi additando in un
gesto segreto un riso o uno scongiuro,
dalla bianca camicia e spezzi
un giorno arioso e lieve
come un’ostia calma che sa di carta
e pane, che fa luce.
E poi ci accenni che vivere
deambulare e camminare sono la stessa cosa:
un giro di memoria non si stacca,
e le colline suonano soavi
all’orizzonte lo incoronano di
gloria come le strisce blu e marrone
sotto il cielo che fila dalle nubi e
a sera formano la luna
più vicina, e credula sorella.
*
Non sai che trattenerci è il tuo mestiere
mentre noi non possiamo farlo a te, legati
a ritmi di catene sonagliere
al tempo che tintinnano – toccando terra
raspando l’aria di bambini che persero
l’infanzia
( quella come guscio amoroso
sotto terra ),
ma dalla mano un cenno ci ammonisce
Non parlate di me, non commentate
ma sostate guardando, assaporate e
aprite bene le braccia dei polmoni
restate a respirare ancora un’ora
a sorseggiare aria sotto la volta
di una parma antica, tra campagne
a raggiera ed alte mura che sorreggono
canzoni, albe notturne
di visioni e pietra dove
lunghe fontane coricate entrano
alla pélota corrono sotto il verde tenero
che nasce, lì accanto all’acqua.
*
E’ nella croce antica di una chiesa
che riempita d’acqua si formò fontana
e pioppi piccoli che restano a guardare
il fondo:
il monumento a Verdi travagliato dalle
bombe ostenta il pezzo suo migliore,
riesce a trasmettere un sipario sfondo
che ti rappresenta, e che cammina –
da un angolo proscenio ostenta spazio e
il cielo lo rapisce, vortica dove lo spazio
assume il cono d’ombra e luce quasi
eterno che già eterno ti accompagna. E’ là
in un’aura dolce che ti seguirà
rinata, che accompagna a passo lento
dentro l’erba
per sempre tu ne varchi il cerchio
lo attraversi ne esci poi ritorni –
la passeggiata quieta vola ai piedi, danzano
sull’acqua scalze le tue mani –
*
Non seguo il tuo bastone ma da lontano
in muta processione tutti i miei
passi e i tuoi serrati – formano un cordone un ampio
nodo e un corrimano dove appoggiarsi
tra i fori delle voci –
avanzano, risuonano nei gesti
tornano vinti e morsi d’aria
che raddoppiano le eliche del tempo,
da ieri a ieri fino a qui, future –
Come potere trattenerti non sappiamo
ma infine, come nel gioco della retina ed
un suono tracciato trattenuto
risuonano tenute strette a te, in abbraccio
a noi – conchiglie vuote.

26 pensieri su “Un abbraccio a Maria Pia

  1. Gaja

    Cara Maria Pia, ti abbraccio con tutto l’affetto che sai.
    Ti sono vicina. Se posso esserti utile, sono a tua disposizione.
    Un bacio.

    Rispondi
  2. vbinaghi

    Padre che non sei mai partito affatto,
    ma che viandante e pellegrino
    ci sorridi additando in un
    gesto segreto un riso o uno scongiuro,
    dalla bianca camicia e spezzi
    un giorno arioso e lieve
    come un’ostia calma che sa di carta
    e pane, che fa luce.

    Questi sono versi epifanici, è tuo padre e il mio.
    E’ il padre.

    Rispondi
  3. fabry

    ti sono vicino, Maria Pia. l’esperienza della perdita del padre è tra le più dure. io mi ripetevo: è morto papà, è morto papà, ma non ci credevo, dovevo convincermi.
    ti abbraccio forte. che il Signore ti sostenga.
    fabrizio

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  4. nabanassar

    Mi unisco al cordoglio alla signora Quintavalla, che vidi dal vivo a Milano un paio di anni fa, in un’occasione pubblica, tener testa con gran savoir-faire ad una platea interdetta per l’assenza dell’ospite annunciato (Alda Merini).

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  5. jolanda catalano

    Qualunque parola,adesso,può suonare vuota,ma col tempo, lo sentirai sempre vicino.
    ti abbraccio
    jolanda

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  6. Renata

    Non la conosco Maria Pia, e non conoscevo il poemetto, che è struggente, misurato e bellissimo e ci rende, io credo, tutti più vicini al suo dolore. Condoglianze sincere,
    Renata

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  7. enrico de lea

    “io, flagellante, il corpo mi percuoto / poiché, morto mio padre il mondo è vuoto” : una dozzina d’anni fa avevo scritto, fra le altre cose, questo distico malriuscito…
    ecc, il senso immediato in queste occasioni è quello di un mondo resosi immediatamente deserto

    un abbraccio, Maria Pia, e che ti sia di aiuto l’ormai costante presenza del padre

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  8. mariapia

    Carissimi voi tutti,

    è con commozione vera che vi leggo tutti, uno per uno e vi amo, dalla solitudine di questo dolore, e vi ringrazio.
    Ora, vi leggo e se volete, continuate a scrivermi.mi date il senso della vostra presenza ed affetto, che è tanto.
    vi abbraccio forte,grazie.

    Maria Pia

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