NON E’ CHE UN LIBRO

Non è che un libro, un vecchio libro.
Ha ben 54 anni.
Se fosse un uomo avrebbe un’età ancora giovane e possibile.
Se fosse una donna avrebbe forse un’età da bilancio.
Poiché è un libro ha un’età da considerare, ma non notevole.
Non si parla ancora di antichità, per un libro. Non c’è, nel mezzo, tra la sua nascita e l’attualità, tanto tempo da evocare secoli fumosi e nebulose temporali.
Questo libro è solo vecchio e i suoi anni li dimostra tutti.

La copertina di cartone rosso è malandata e ho dovuto rappezzarla con del nastro adesivo. Niente sovraccoperta. Il titolo è impresso a lettere d’oro. Edmondo De Amicis, CUORE, Garzanti.
Garzanti… Ma non pubblicavano enciclopedie alla Garzanti?…
Già, ma questo libro forse è nato prima delle enciclopedie.

Aprirlo e sfogliarlo è un’operazione di estrema delicatezza. Le pagine sono ingiallite, fragili come la pelle di un vecchio. Ti aspetti di vedere le venature in controluce. Invece no, ci vedi le parole stampate.
Subito dopo il titolo, i diritti d’autore dell’epoca… “Ogni esemplare di quest’opera che non rechi la firma del figlio dell’Autore deve ritenersi contraffatto”… e difatti, subito dopo, un timbro un po’ sbiadito riporta la chiara firma di Ugo De Amicis. Bastava poco, allora, eh?

Il carattere usato per la stampa sembra pure antico, non saprei classificarlo, così a naso. Chissà se il word del mio pc ne contiene qualcuno di simile. Il mio computer è vecchio per i canoni attuali, eppure mi dà l’impressione di un infante che non conosca l’abc, quando gli chiedo di riconoscere questo carattere. Ma tanto non importa. Perché questo modello di scrittura, che in qualche modo evoca la grafia di una mano con penna d’oca e inchiostro, è perfetto per questo libro.

Ricordo che quando da bambina leggevo il diario di Enrico, dovevo adattarmi con un certo sforzo a un linguaggio un po’ aulico e rispettoso, tipico del periodo, così lontano dalla parlata comune. Ecco, anche la stampa rispecchia questa eleganza formale e antica.

Accantono la copertina rossa e rotta, dunque.
Sfoglio le pagine così gialle e penso a come abbia potuto un simile oggetto resistere agli anni, e dove si sia nascosto per tutto questo tempo, dato che io solo da poco ne sono entrata in possesso, e cosa abbia visto quando non era con me. Quali esperienze, quali mani, quali ricordi…

Mi torna alla memoria la visita compiuta alla casa del Leopardi, a Recanati, la biblioteca del conte Monaldo… patrimonio incalcolabile di sapere, libri che hanno attraversato i secoli e sono ancora lì, testimoni che l’intelletto umano non è una leggenda metropolitana, nonostante le cronache moderne cerchino di farcelo credere. Davanti a quella polvere secolare io ho realmente tremato. Avrei voluto aprire uno qualunque di quei libri, scritti a mano con certosina pazienza, per sentire la presenza e il DNA di chi lo aveva dettato, di chi lo aveva scritto e di coloro che lo avevano letto. So che lo avrei sentito. E un po’ di Storia sarebbe entrata in me.

Un libretto di appena 54 anni non può reggere al confronto. Non può vestire l’autorità del tempo, mezzo secolo di vita è uno scherzo rispetto a certi tomi antichi quasi come l’uomo (chi ha insegnato a scrivere, all’uomo…?).
Però…
Però questo libro ha qualcosa che me lo rende caro, che mi chiude la gola in un groppo di emozione. E non è la polvere, così poco affascinante perché non millenaria, nemmeno centenaria; e non è neppure il contenuto del libro stesso, che pure nella mia infanzia di lettrice-bambina mi ha commosso la giusta parte.

Il segreto del fascino di questo libro, vecchio ma non antico, che altri avrebbero già buttato via, sta in una calligrafia che in prima pagina, con una penna blu, ha riportato una dedica.
“Ad Anna Maria, in ricordo delle ore liete e tristi e con l’augurio di ritornare presto dai suoi aff.mi…” (seguono tre nomi, un luogo, e la data: 31/10/56).

Anna Maria era mia madre, che in quel lontano 1956, a soli 17 anni, aveva fatto da tata a dei bambini che alla fine, evidentemente, non si erano rassegnati a rinunciare alle sue coccole. Le regalarono il libro, già un classico, perché non si dimenticasse di loro.
Anna Maria aveva la quinta elementare, e leggere era sempre stata la sua passione. Io la vedo sfogliare quelle pagine fino a impararle a memoria. Posso sentire il suo tocco su quei fogli gialli, il suo rispetto e il rimpianto per non aver potuto studiare di più. Forse, se è vero che noi due ci somigliavamo, c’è anche il sapore di una lacrima qua e là. Sì. Sono sicura che c’è.

Tutto questo basta per fare di un vecchio libro appena cinquantenne il più prezioso dei libri.
Non c’è la Storia in questo libro.
C’è solo una parte della Mia storia.

4 pensieri su “NON E’ CHE UN LIBRO

  1. Stella Maria

    C’è solo una parte della Mia storia

    ed è una bellissima storia se questa ne è una parte.

    Stella

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  2. ramona

    Grazie Stella, è proprio storia vera e bellissima…
    Ma in effetti tutti abbiamo una storia bellissima da raccontare, perchè la vita di ognuno, la propria storia pesonale, è assolutamente unica e irripetibile, una magnifica avventura ricca di fascino e mistero.
    Un abbraccio.

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  3. jolanda catalano

    Grazie Ramona perchè c’è bisogno anche di un dolce ricordo come il tuo,una lettura che evoca in ciascuno di noi memorie passate che tornano a galla e piacevolmente ci proiettano in un periodo che,seppure con un pizzico di nostalgia,è sempre piacevole ripercorrere.
    Io custodisco gelosamente un piccolissimo quaderno con copertina nera sul quale mio padre,quarta elementare,aveva ricopiato con inchiostro di more un’opera intera di poesia di cui adesso non ricordo l’autore.
    un carissimo saluto
    jolanda

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  4. ramona

    Inchiostro di more? Ma è meraviglioso!
    Tenerissima la voglia di emergere, il bisogno di sapere anche se non se ne ha la possibilità. Era lo stesso per mia madre, che non si arrendeva alla propria scarsa istruzione (erano i tempi del dopoguerra, non era facile studiare).

    Trovo che questi oggetti sono testimoni preziosi della vita di persone speciali. Hanno l’anima di chi li ha posseduti e noi non possiamo che custodirli gelosamente.

    Grazie, Jolanda, per il tuo bel ricordo.

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