[Mi sono decisa a postare questo divertissement perché non si dica poi che scrivo sempre cose pesaaaaanti, tristi, cervellotiche (agh: qualcuno lo ha detto? Non voglio saperlo. Sì, è vero: da me me la canto e da me me la suono). Anyway: tutto quello che leggerete qui sotto è assolutamente vero. E mi è successo una settimana prima di alcune consegne importanti – la traduzione di tre romanzi che dovevo inviare di lì a sette giorni – e nel momento più convulso dell’editing di un libro che sarebbe stato pubblicato da vibrisselibri. Non so bene come io ne sia uscita viva, ma è certo che quel periodo ha segnato irrimediabilmente il mio equilibrio psichico, d’altra parte già compromesso, come chiunque mi conosca ben sa. Siate pietosi, cari lettori: sono solo una scribacchina.]
Cinquantacinque minuti di attesa al telefono la prima volta che ho tentato di parlare con il servizio assistenza della wind.
“Ma signora, è un semplicissimo disservizio”, mi ha detto l’operatrice. “In fondo sono solo due ore che non ha l’adsl”.
“SOLO due ore?” Mi si sono svelati i misteri dei raptus che portano all’omicidio. “Ma lei lo sa che io lavoro tutti i sabati e le domeniche, per non parlare dei giorni infrasettimanali, fino a mezzanotte?”
“…”
“Ma lei lo sa che io ho tre romanzi da consegnare entro il 31 gennaio? TRE, DICASI TRE, libri le cui traduzioni aspettano di essere completate?”
“…”
“Segnali il guasto all’assistenza tecnica, almeno…” (petulavo io)
“No. Ci deve richiamare, staccare tutte le spine, e telefonare dal cellulare. Altrimenti non possiamo fare i test sulla sua linea e non possiamo aprire la segnalazione di guasto”.
“ALTRI CINQUANTACINQUE MINUTI AL TELEFONO?”
“Se è fortunata saranno di meno”.
Telefonata n.2, stessa sera, altra donna.
Dopo trentacinque minuti in attesa è caduta la linea. Riprovo. Altri 23 minuti.
“No, non possiamo aprire la segnalazione di guasto. Deve richiamarci domani”.
“Wxaktgfrvzjywnculo”.
Dissolvenza.
(In altri casi si potrebbe definire il classico velo pietoso lasciato scendere su vicende agghiaccianti: vedi Hannibal Lecter che stacca a morsi il viso di un agente. Perché scrivo questo? Ho forse temuto di essere io, Hannibal? Ma no: chi mi conosce sa che sono buona, dolce, mite…)
(‘sti grandissimi strwsgshtfiglidiprwzxyskkytana)
Telefonata n. 12, uomo. Dalla telefonata numero 3 alla 12 ho inanellato un uomo dietro l’altro.
Quel giorno, la vocina registrata ha esordito dicendo: “CAUSA AGITAZIONE SINDACALE I TEMPI DI ATTESA PER COMUNICARE CON L’OPERATORE POTREBBERO ESSERE LUNGHI”. Ah. Capisco. Perché invece senza agitazione sindacale i tempi di attesa erano pari a un gajosecondo. Vorrà dire che tirerò fuori dall’armadio il pareo.
“Buongiorno, come posso essere utile?”
“Ho staccato tutte le prese, sto chiamando con il cellulare, ho fatto tutte le prove possibili e immaginabili, anche voi avete fatto tutte le prove possibili e immaginabili, e avete già verificato che c’è un guasto e io la chiamo per solle…”
“Ma non ci siamo già sentiti ieri?”
“Ah, sì, può darsi… in effetti mi pareva una voce familiare” (Menzogna! Avrei fatto qualsiasi cosa per blandirlo, lusingarlo, allettarlo: in realtà dopo tre giorni tutte le voci si somigliavano)
“Eh sì, lei ci chiama da Roma, giusto?”
“Già. Senta, volevo dirle che io sto avendo danni incalcol…”
“Eh, che bella Roma”.
“Sì, davvero. Grazie. Mi scusi se la disturbo, ma sa, io con il computer ci lavoro…”
“Ah! E che lavoro fa, se mi posso permettere?”
“Traduco libri. Scrivo”
“Che meraviglia! Complimenti. Sarebbe sempre piaciuto anche a me…”
“Be’, in effetti è una bellissima professione – quando si parla di libri mi ammorbidisco sempre. Tra me ho pensato: però, dai, è gentile, e poi ha un accento carino… – ma lei capisce, io devo consegnarne tre il trent…”
“E che tempo fa a Roma? Bello, vero? Sa, io sono di Torino e qui fa un freddo terribile…”
“Torino! Adoro Torino!” (Maledizione, non mollare l’osso, Hannibal: punta al fegato, non ti distrarre!)
“Le piace? Perché non ci viene a trovare allora?”
“Be’, non è escluso che lo faccia ma prima dovrei risolvere questo probl…”
“Posso chiederle come si chiama?”
“Gaja. Mi chiamo Gaja”.
“Piacere, io sono Marco”.
“Lieta di conoscerla, Marco, magari sarebbe stato più piacevole chiacchierare se non avessi avuto sulla testa questa spada di Dam…”
“Lei ha una bellissima voce”
“Grazie, insomma. Non è poi granché”.
“No, no, glielo assicuro. Quanti anni ha? So che non si chiede l’età alle donne, ma…”
“Trentotto. Sono del Toro. Il mio compleanno è il diciannove maggio. Sono rossa di capelli. Ho gli occhi verdi. Non sono proprio bruttissima, direi che c’è di peggio. Mi piace stare con gli amici, chiacchierare, mangiare, guardare Un posto al sole (qualche magagna ce l’ho anche io), mandare sms, commentare i blog altrui, amo l’Irlanda e la Nuova Zelanda, Lars Von Trier, Asterix. Sono bassa meno di un metro e sessanta. Sono talmente bianca che in confronto a me il latte è abbronzato. Quando mi ripristinate l’adsl?”
“Non prima di cinque giorni lavorativi. Però, secondo me, le donne piccole sono così…”
“Le donne piccole sono affascinanti, simpatiche, intelligenti, ispirano protezione, sono ironiche, argute, allegre, amano la vita. Tutto quello che vuole lei. Tutto quello che sta per dire. Tutto quello che pensa e anche di più. Ma sono anche terribilmente, orrendamente, cruentemente, pregevolmente incazzose”.
Clic.

L’aspetto della galanteria del tipo è inquietante, comunque tutta la mia solidarietà incondizionata a te e a chi è sceso nella spirale infernale dei call center delle compagnie telefoniche, quei ladroni legali, l’incubo dei guasti, delle attese interminabili. E’ un pozzo nero senza fondo.
Miss Gaja, ha tutta la mia comprensione. Per una situazione similare, Fastweb come gestore, ho avuto problemi per 4 mesi 4: ero pronto a fare una strage, non un semplice omicidio. Alla fine, risolta la questione, ho optato per un gestore differente e un contratto business, mi costa qualcosa di più (nemmeno tanto), ma se chiami rispondono in pochi minuti e ti passano il tecnico al volo.
In alternativa… vale sempre la pena di tenere a portata di mano un caro, vecchio modem; giusto per i casi disperati 🙂
Blackjack.
non ci posso credere… se provi a passare a Tim non solo ti regalano mezza azienda ma poi ai calla center ti rispondono solo sardi duri e puri e di pochissime parole.
provare per credere 🙂
sì, sì, mi piacciono i calla center, così dovevano essere le terme di Caracalla, anche se non tanto duri e puri…
@ Mauro: inquietante? Caspita se lo era! E com’era insistente! 😀 Un po’ mi faceva ridere, però… comunque sono stati giorni di follia pura, credimi! Li avrei voluti sopprimere con le mie sante manine! 😀
@ Giocatore D’Azzardo: QUATTRO MESI? Io che praticamente con il computer ci lavoro – è la mia appendice 😉 – sarei stata *ro-vi-na-ta*! E il modem ce l’avevo: infatti mi collegavo a 56 K, ma sapessi che tortura… e i tempi si allungaaaaaavano! ma d’altronde: io sono resistente, no? 😀 (basta crederci!)
@ Isabelita: e lo so: Tim è il mio gestore di telefonia mobile (come sono colta! Parlo bene, eh? :-D), e conosco quelle voci! Solo che ormai ho wind-infostrada e io sono una che prima di cambiare ci mette degli eoni… 😀
@ SparzO: Eh, ma sentilo lui, per una A in più! Sempre a cercare il pelo (!!!) nel tè… 😀
E poi ci sono pure quelli/e che ti dicono cose differenti,per uno il guasto c’è,per altri non c’è,per uno la tariffa è comprensiva di…,per altri no,eccetera. ne ho sentite tante di queste voci,molte,ma una cosa la devo dire: di solito ho trovato più gentilezza negli uomini,le donne,almeno quelle in cui mi è capitato d’incappare,sono spesso più sbrigative e invece di chiarire le idee te le confondono ancora di più.ma sono solo episodi e non voglio generalizzare.
un abbraccio Gajssima
jolanda
Gaja,cosa è successo? abbiamo già l’anteprima del mese.
ciao
jolanda
Ahahah! Be’, il prema-uno prema-due, i call center ecc. e tutte le situazioni tragicomiche, comiche, tragiche che creano – non sono altro che il segno pervasivo del tracollo della civiltà occidentale.
Aho’ quanto so’ pesante! Paro er Binaghi!
Eppure è vero… che tramonto lungo ed inglorioso! Che sterminio psichico di interi continenti! Che voglia depressiva di spaccare tutto a partire dal mio fegato!
Jolanda: è verissimo! Ognuno ha la sua verità. Ognuno dice la sua! 😀
Quanto al blog: mannaggia, non so cosa sia successo! Spero che torni presto tutto a posto!!!
T’abbraccio, mia cara!
ANNA: oddio che m’hai fatto ricordare! prema uno, prema due, prema il 345660!!!
CHE INCUBO!
Io volevo spaccare il pc, maledizione… sì, e poi come avrei lavorato? MAH!
Complimenti per “lo sterminio psichico di interi continenti”: rende perfettamente l’idea! 😀 (sorriso amaro)
appena uscita da una serie di chiamate da digiti 1 o 2 o 3…
solidarizzo anche io. a fine chiamata vien da dire ” pure noi santi subito”.
Concordo e sottoscrivo, Nadia.
Ma le care, vecchie voci degli operatori che ti rispondono al primo squillo (o anche al secondo o al terzo…) invece del labirinto senza uscita del prema uno, due, 89?
Io, già a quel punto, mi snervo!
😉
Gaja, io un’idea ce l’avrei per far scomparire in un amen i prema 1, 2, 3 e 1000: addebitare ai call center i costi telefonici fino a quando non inizia la chiacchierata produttiva con un umano in grado di interagire 🙂
Blackjack.
IDEA GRANDIOSA! (perché mai ero certa che avevi già la soluzione? eh? perché? 😉 )
Ma voi siete veramente e fino in fondo SCHIFATI DEL CAPITALISMO e delle sue forme? Se no, è consequente che vi teniate digiti 1, digiti 2, e pedalare! Peccato che me li debba tenere anch’io… 🙂
Alb: schiavi ma con la voglia di buttare tutto a mare, prima o poi! 😀
Fra l’altro, e chi ha visto “Appunti per un film sulla lotta di classe” di Ascanio Celestini lo sa, c’è una spiegazione ben precisa al fatto che, a volte, la linea cada improvvisamente mentre si parla con gli operatori: chi lavora nei call center, infatti, prende più soldi a seconda di quanto dura la chiamata. E’ per questo, forse, che il tuo Marco era così interessato alle donne piccole, Gaja! Allo stesso tempo, però, dopo che la chiamata ha superato una certa durata, gli operatori smettono di incrementare il proprio guadagno. Per esempio, se questo limite è fissato a 2 minuti, la chiamata potrà durarne tre, o magari venti, ma i soldi che prenderanno sono gli stessi. E’ ovvio quindi che a loro convenga riattaccare, e rispondere subito ad un’altra chiamata. Arrivare a due minuti, riattaccare, e così via. Con quello che prendono, non mi sento proprio di biasimarli. Quelli da mettere in gattabuia(oh, è antiquatissimo questo termine, ma ha un gusto tutto suo!!!)sono i datori di lavoro che offrono certi contratti…
Ah, ora capisco molte cose, Michele. Non sapevo dei guadagni calcolati in base alla durata: e comunque è vero. Gli operatori vengono pagati una miseria! (però, insomma, anche noi traduttori letterari non è che… ;-)))
p.s. Ascanio Celestini (Robertino Casoria e annessi e connessi ;-)) mi piace un sacco ma “Appunti per un film sulla lotta di classe” non l’ho visto. Rimedierò!
Dolce Gaja, ma a te piace tutto… dimmi una cosa culturale che non ti piace! Quanto entusiasmo che hai, accidenti! Io invece sono rimasta inesorabilmente indietro, mi piacciono Dostojevskij e Kafka e Garcia Lorca e Pasolini, li so a memoria e finisce lì. Ma tanto chi cavolo se ne importa. Tanti tanti baci a tutti. Anna
Michele ha ragione. Sarebbe un’informazione da far circolare e, quando ti chiamano quelli che conducono le indagini marketing, ad esempio, invece di subire le loro domande l’unica da fare sarebbe: quanto devo rimanere al telefono perché ti paghino la telefonata?
Fottere gli stronzi che li sottopagano, magari divertendosi 🙂
Blackjack.
Carissimi,
avrei una modesta proposta modestamente simile a quella swiftiana.
Ovvero tutti noi traduttori, poeti, scribacchini vari variopinti e avariati, trasferirci in massa nei call center nevralgici e attendere al varco redazioni di case editrici e di giornali, giornalisti, cattedratici e via cantando.
(Una volta si diceva “ben scavato vecchia talpa”, ma in verità il mio eroe è sempre stato Bristow, chi lo ricorda?)
Ma la soluzione autentica resta sempre un’altra: sotto con pergamena e penna d’oca!
Un caro saluto,
Roberto
Roberto: sei un GENIO.
Uniamoci/Armiamoci e partiamo!!! E aspettiamoli tutti al varco! (uh, che bella vendetta ;-))
Il problema è che con la pergamena e la penna d’oca ci metterei il triplo del tempo: e già non vivo così… 😀
Un bacio grande!
p.s. ma poi la tua modest proposal prevede che gli editori, ecc ecc, vengano cucinati anche loro in pentoloni di varia grandezza e con le ricette più appetitose? ;-))