![]()
Lo so. Mi rendo conto di essere in ritardo di un giorno, ma il mio lavoro e una serie di altri impegni professionali sempre più pressanti mi tolgono anche il tempo per respirare. Però ci tengo a rilanciare la seguente notizia, comparsa ieri in un articolo del Corriere della Sera: la UE ha ricordato che il 6 febbraio è la giornata internazionale della “tolleranza zero” nei confronti delle mutilazioni sessuali. È un argomento al quale sono particolarmente sensibile: questo blog ha ospitato anche un mio racconto sul tema dell’infibulazione.
L’immagine a sinistra è un dipinto di Magritte, dal titolo Lo stupro.

grazie, Gaja, di questa segnalazione doverosa e importante. Anch’io sono molto sensibile all’argomento; aggiungo però che molto interessante, e anche urgente, è riflettere sul tema, null’affatto scontato, di quali sono le usanze e i costumi dei non-noi-bravi-occidentali-che-sappiamo-come-si-fa che riteniamo giusto e corretto approvare e dunque accettare sul nostro sacro suolo e quelli invece da rifiutare e contro i quali combattere. Mentre nel caso dell’infibulazione, o in quello dell’omicidio della figlia da parte del padre (o dello zio, non ricordo) vicino a Brescia perché la figlia voleva vivere una vita diversa da quella prevista dalle sue tradizioni, in altri casi si possono dare situazioni più dubbie e personalmente non mi sento così sicuro di essere sempre capace di decidere. Ad esempio la questione del velo (in Turchia si stanno accapigliando su ciò) o altre abitudini, alimentari, religiose, ecc. Occorre una tolleranza molto alta, talvolta difficile da far accettare a tutte le comunità, nostre e loro.
Sì, Sparz, hai ragione: trovo giusto e correttissimo questo tuo invito alla riflessione. Personalmente, da donna, il velo mi fa rabbrividire: non so quanto questo attenga alla libertà di pensiero e alla tolleranza. Ci sarebbe da chiedersi se il suddetto velo sia una “libera” scelta. Sono molto scettica in merito. Mi pare inoltre di aver sentito, tra un telegiornale e l’altro, che il Parlamento turco abbia approvato in larga maggioranza un decreto che consentirà alle donne di indossare il velo all’università.
Anche se con un giorno di ritardo, hai fatto bene a segnalarlo.
Cristina
Grazi, Cristina. In effetti è parso giusto anche a me. Un abbraccio.
Abbiamo discusso tanto sotto la lettera ai poeti di Alessandro di poesia impgnata… almeno cerchiamo di sensibilizzare le persone su qualche questione seria, sarà poco, ma è meglio di niente.
Cristina
Cara, non ho seguito il thread di cui parli, e me ne dispiaccio: i post di Alessandro Seri sono garanzia di interesse. D’altra parte questo blog si chiama “La poesia e lo spirito” e se non si parla di poesia qui, dove altro?;-) Io non farei paragoni tra i due articoli, ecco. Sono cose importanti entrambe, nei loro rispettivi ambiti, e degne di essere discusse. Grazie ancora, davvero, di aver partecipato a entrambi i thread.
p.s. purtroppo tutto quello che si fa, nel nostro piccolo, è poco. Ma, per quanto mi riguarda, è l’unica cosa che posso fare, che noi singoli individui in certi momenti possiamo fare. Però lo faccio, perché, come te, sono convinta che sia meglio di niente.
Un bacio, Cristina.
C’è un bel numero di Marea rivista delle donne che si fa a Genova, piccola impresa civile, e che si può vedere in parte in http://www.mareaonline.it , che ha dedicato tempo fa un numero a “la libertà delle donne è civiltà”8numero richiedibile credo). Parlano le donne che si oppongono agli integralismi religiosi e che si fanno domande e domandano un ascolto e una attenzione che escano dai relativismi culturali e affermino i diritti umani per tutte/i senza se e senza ma. Una domanda semplice da farsi è: perchè chi chiede diritti e rispetto per sè può arrivare a buttare in faccia il vetriolo a una ragazza che rifiuta il velo? E dove rischiamo , in nome del quieto vivere di confermare pratiche che hanno prosperato sul silenzio di tutti e sulla vergogna di chi subiva? La conosce qualcuno di noi la vergogna delle vittime? L’essere abusati/e in nome di un presunto diritto atavico che volendo guardare si riduce alla forza… E’ domanda ancora più pertinente: perchè il discorso pubblico degli uomini è sul corpo delle donne e non sul loro corpo che evidentemente ritengono l’unico modello dotato di pieni diritti e portatore di umanità senza se e senza ma? L’avete mai letto quello che scrivono le obbligate al velo e ad altre pratiche di diminuzione umana? Ogni pratica obbligata è una marchiatura e per capirlo basta pensare alla reazione di scandalo quando ci fu chi propose il marchio a inchiostro sul braccio degli immigrati nei cpt. Vero che fa male la riduzione umana quando ci tocca sul nostro?
E detto questo ognuno si vesta come vuole ma il rispetto sia vero e reciproco.
“perchè il discorso pubblico degli uomini è sul corpo delle donne e non sul loro corpo che evidentemente ritengono l’unico modello dotato di pieni diritti e portatore di umanità senza se e senza ma?” era esattamente quello che mi stavo chiedendo ieri. Gli uomini, e questo è stato vero anche in letteratura, hanno sempre rappresentato il non-connotabile, e quindi “la normalità”, lo “specchio” davanti al quale rapportarsi. La letteratura scritta dalle donne è “femminile”, per distinguerla dalla letteratura “tout-cort”. D’altra parte, il canone letterario era, nei secoli passati, completamente nelle mani degli uomni. Alzi la mano chi è nell’editoria e ci lavora a vario titolo e non si è sentita in qualche modo discriminata.
A parte il discorso letterario, Nadia: grazie di aver citato Marea, che conosco bene.
Grazie per le tue domande. Sono spunti di discussione su cui voglio riflettere, anche se la mia impulsività mi porterebbe a una risposta molto poco meditata.
Quando si tratta di violenza alle donne, in qualsiasi forma, divento terribilmente integralista.
E secondo me anche il velo è una sorta di violenza, sì.
Ti abbraccio.
Gaya vado al lavoro ora. Credo che le domande aiutino a riflettere e a creare ascolto. Mi dispiace che sulla voce delle escluse vere ( le donne di altre culture che parlano contro gli integralismi) si glissi sempre. Ma anche noi occidentali siamo troppo silenti, come in imbarazzo qaundo loro ci interrogano. Eppure per esperienza so che se si parla con sincerità con loro le barriere cadono. E aggiungo che non ho mai visto religiosi veri ( ad esempio i sufi) massacrare qualcuno, tantomeno le donne e le bambine. E gaurda caso li si trova sul lato opposto degli integralisti.
Giusto, Nadia. Io credo che le donne abbiano voglia di parlare, di essere guardate negli occhi: noi occidentali abbiamo troppo spesso la certezza di avere la verità in tasca, e le nostre omissioni e la nostra indifferenza rischiano di essere la peggiore delle loro ferite. Le domande aiutano, altroché: intanto è importante discutere, mettere del significato nei nostri significanti (anche se la relazione che li unisce è del tutto arbitraria) e NON tacere. Il silenzio è un delitto, in certi casi. Una mutilazione in sé. Un alfa privativo.
Buon lavoro, mia cara.
Gaja,grazie per aver ricordato un argomento così doloroso.A riguardo mi ero già ampiamente espressa nel tuo post precedente ed ora ho finito le parole perchè solo al pensiero,la mia pressione sale,la mia impotenza cresce,la consapevolezza di queste assurde violenze mi fa stare troppo male.
un abbraccio
jolanda
Ricordo bene, Jolanda. Certo. Sì, la mia reazione è simile alla tua. Una rabbia infinita. Significa sbattere contro una realtà che crediamo inesistente e che invece è solo a qualche passo da noi. E, soprattutto, significa confrontarsi con il fatto inequivocabile che c’è ancora tanta strada da fare, e che la donna è, in troppi paesi palesemente, nel nostro in modo più subliminale a volte, ma non meno doloroso, ancora considerata “altra”, “diversa”, “inferiore” (dovrei togliere le virgolette? Non lo so…)
Un abbraccio a te, mia cara, e grazie per l’attenzione.
Mi unisco tardivamente cara Gaja, a questa giornata così importante e così misconosciuta, dalla mentalità comune nostra, e dai media se non con fretta(forse perché protetti in case di buone normativa?Quali?).
Grazie a te,ed a chi sensibilizza e informa, senza stancarsi.
Maria Pia Q.
carissima Maria Pia, non sai quanto mi fa piacere che tu abbia scritto queste parole, che tu ci sia e che tu senta – come me e tanti altri (uso volutamente il plurale *non* femminile) – l’esigenza di dare voce a certi eventi che noi occidentali troppo spesso trascuriamo, o non conosciamo.
grazie a te, alla tua sensibilità. grazie di essere presente. Un forte abbraccio.