per un calamitoso destino, il nome dei Thyssen fa un cammino terribile nella storia degli ultimi decenni: come un funereo legame, connette la strage di Torino dello scorso dicembre, con quell’altra, non più grave, ma di proporzioni enormemente maggiori, del popolo ebraico che sta e starà per un pezzo nella memoria di tutti (così come deve starci quella di Torino). Leggetevi questa: BERLINO — Ci sono storie che, come i peggiori fantasmi, restano nell’aria per decenni. Poi, all’improvviso, si materializzano e lasciano senza fiato. Questa è una di quelle. La notte tra il 24 e il 25marzo 1945, le truppe dell’Armata Rossa erano a 15 chilometri dal castello di Rechnitz, sul confine tra Austria e Ungheria, residenza di Margit Thyssen-Bornemisza, maritata al conte Ivan Batthyany. Che il Terzo Reich fosse al crollo era chiaro, ma gli dei caduti erano più sprezzanti e mostruosi che mai. Margit organizzò l’ultima festa: 40 persone, tra Gestapo, SS e giovani nazisti. Fino a mezzanotte, balli, vino, liquori. A quel punto, però, serviva qualcosa di speciale che potesse fare ricordare quei momenti cruciali. Franz Podezin, un amministratore della Gestapo che aveva anche una relazione sessuale con la Thyssen-Bornemisza, prese l’amante e una quindicina di ospiti, li armò e li accompagnò a una vicina stalla.
In alcuni locali del castello, erano ospitati (in condizioni tremende) circa 600 ebrei…
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Francesco questo è bellissimo. Grazie
Credevo li avessero già dimenticati.
e il paradiso è con noi!
ciao effeffe
sperem…
perfetto effeffe, vai così.
grazie davvero, è splendido, effeffissimo.
bacio.
E già…, non c’è che dire! valeva la pena aspettare quasi quarant’anni…:
http://www.italica.rai.it/cinema/politico/classeoperaia.htm
per un calamitoso destino, il nome dei Thyssen fa un cammino terribile nella storia degli ultimi decenni: come un funereo legame, connette la strage di Torino dello scorso dicembre, con quell’altra, non più grave, ma di proporzioni enormemente maggiori, del popolo ebraico che sta e starà per un pezzo nella memoria di tutti (così come deve starci quella di Torino). Leggetevi questa:
BERLINO — Ci sono storie che, come i peggiori fantasmi, restano nell’aria per decenni. Poi, all’improvviso, si materializzano e lasciano senza fiato. Questa è una di quelle. La notte tra il 24 e il 25marzo 1945, le truppe dell’Armata Rossa erano a 15 chilometri dal castello di Rechnitz, sul confine tra Austria e Ungheria, residenza di Margit Thyssen-Bornemisza, maritata al conte Ivan Batthyany. Che il Terzo Reich fosse al crollo era chiaro, ma gli dei caduti erano più sprezzanti e mostruosi che mai. Margit organizzò l’ultima festa: 40 persone, tra Gestapo, SS e giovani nazisti. Fino a mezzanotte, balli, vino, liquori. A quel punto, però, serviva qualcosa di speciale che potesse fare ricordare quei momenti cruciali. Franz Podezin, un amministratore della Gestapo che aveva anche una relazione sessuale con la Thyssen-Bornemisza, prese l’amante e una quindicina di ospiti, li armò e li accompagnò a una vicina stalla.
In alcuni locali del castello, erano ospitati (in condizioni tremende) circa 600 ebrei…
il seguito lo trovate qui: http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_19/festa_nazista.shtml
Non c’è limite all’orrore. Certe volte, occorre gettare il cuore oltre l’ostacolo con una forza enorme, per sopravvivere.
Letto, ma che dire?
Sempre ricordare. La speranza però vola con ali bruciate.
grazie
jolanda
grande, fortissimo.
grazie,
renata