di Saverio Simonelli
Ricordo forse di più l’emozione che l’oggetto. O meglio: la curiosità nel trovarsi di fronte il volumetto Garzanti blu e nero e quel titolo in grande evidenza, tutto maiuscolo “Vere Presenze”, un’opera del critico George Steiner – spiegava la quarta di copertina – che si scaglia contro l’eccessiva produzione di saggi e commenti attorno alle opere letterarie. Era l’inizio dei tristi anni ’90 e quella sferzata polemica pareva accendere gli albori opachi del decennio postreaganiano.
E poi quella promessa: si parla di eternità, destino, dell’eucarestia e di altri temi forti. A venticinque anni ti si drizzano i sensi e ritieni fino a prova contraria di essere di fronte a un maestro per cui ti armi di matita e procedi alle doviziose sottolineature.
E lo apri, quel libro. In metro, sull’autobus, in bagno. All’inizio la tesi di partenza e il suo sviluppo, poi appare la prima digressione sulla produzione di letteratura secondaria attorno alla primaria. Si va avanti, ma non finisce, c’è una seconda digressione, figlia della prima: l’ordinamento delle università, e anche questa non finisce e c’è una terza digressione, non me la ricordo ma forse è una confutazione delle prime due. Quello che però ricordo bene è che la frequenza delle sottolineature si dirada così come il numero delle pagine stropicciate a guardare il volume di taglio, appare limitato al primo terzo. Un libro che muore. Inesorabilmente. Provo a rileggere e a riunire in un discorso coerente le parti sottolineate: non si tengono assieme. Sarà colpa mia, dico, e lo richiudo.
Continua qui.

Vere presenze? un libro bellissimo e parecchio istruttivo.
Questo articolo? proprio brutto!
Anche per me questo libro, come altri di Steiner, è stato importante.
Segnalo in particolare 3 temi da esso trattati:
1. “La storia… è una storia del significato… la relazione tra parola e mondo, tra interiorità e esteriorità è stata garantita dalla fiducia… è stata concepita e realizzata a livello esistenziale come una relazione di responsabilità…. La verità… era una responsabilità verso il significato del mondo…… Questa rottura del patto tra parola e mondo costituisce una delle poche rivoluzioni autentiche dello spirito nella storia occidentale e definisce la modernità stessa”.
2. “Immaginate una società dove sia vietata ogni discussione che verta sulle atti, sulla musica, sulla letteratura. In questa società ogni discorso orale o scritto sui libri, sui quadri o sui componimenti seri è bollato come chiacchiericcio illecito… L’ostracismo nei confronti della chiacchiera alta… causa davvero un silenzio deserto e passivo… intorno alla vita della fantasia creatrice? Niente affatto”.
3. “Ogni forma seria di arte, di musica e di letteratura è un atto critico”.
pesce d’aprile ad aprile. il pezzo va a finire in un altro sito.
mah.
saluti, nonostante
rs
Bah…mi sembra che anche dalle risposte non si evinca un granché. A parte i commenti di dubbio gusto e le perplessità sui reindirizzamenti che mi sembrano prassi puttosto comune perlatro nel web…il dato di fatto è che la “fecondità” a tasso zero dell’esercizio critico steineriano è confermato da questo “citazionismo” adoperato per confutare la mia posizione. Ripeto sotto la scintillante vernice del calambour critico non c’è un concetto che è uno in questi testi…qual è un punto forte delle argomentazioni steineriane? Mi pare che il discorso sulla sekundaerliteratur andasse avanti dai tempi di Friedrich Schlegel e che quel testo non abbia fatto registrare picchi di originalità così sconvolgenti…visto che ogni pagina si avvita sulla successiva…ma almeno fino a lì era leggibile…le ultime senili osservazioni, contraddizioni delle contraddizioni mi sembrano fuori da ogni logica comunicativa. Insomma, non erigiamo monumenti molto meno perenni della carta straccia, prego.
Saverio, mi scuso del citazionismo, è dovuto al fatto che non riesco a scrivere un trattato su ogni argomento in cui mi imbatto e su cui mi fa piacere esprimere la mia opinione, allora, visto che avevo sottolineato alcune frasi che riassumevano concetti che mi erano sembrati interessanti, li ho riportati, anche perché mi pare che possano essere interessanti anche per altri, soprattutto detti dalla voce dell’autore.
Per il resto, dall’Ecclesiaste in poi tutto è vecchio sotto il sole, ciononostante ognuno è libero di interessarsi a chi vuole.
Personalmente non vedo proprio quale posizione ci sia da confutare. E dalle risposte si può anche evincere semplicemente di non essere d’accordo.
Penso che quel libro, che ormai ha i suoi anni, rimane un esempio dimostrativo straordinario per coerenza, organizzaione argomentativa, critica letteraria sull’ipotesi sostenuta da Steiner.
Dà un senso forte alla letteratura.
Certo, sarebbe possibile costruire un percorso che mostri il vuoto della letteratura. Alla fine preferisco Steiner, perchè è persona che sa far valere la sua alta competenza.
Qual ‘è il punto forte delle argomentazioni steineriane? Che sa scriverle benissimo. E’ retoricamente efficace. E ciò è il massimo che ci si può aspettare da un fine conoscitore delle lellerature.
io, dico così, semplicemente, come un frate-asino che imparava dai consigli di Paolo Zublena (in questo caso) – ho amato molto quel libro, lo amo ancora. e di Steiner ho amato anche Errata e La lezione dei maestri. le Antigoni mi sfuggivano, erano troppe e troppo…
mi è rimasta in cuore un’intervista di Steiner alla Stampa, in cui era detto, più o meno: la civiltà di un Paese si vede da come tratta i suoi Ebrei. [da una Bocca sacra e invasata abbiamo imparato che “tutti i poeti sono ebrei”; da un regista sacro e invasato si impara che tutti gli attori sono vagine… e il due più due continua e tutto è in tutto… bastano poche cose, i colori primari, e poi viene il resto…]
commenti di dubbio gusto, scrive il superuomo.
cosa c’è, non ammette le critiche? qui l’unico incriticabile è ruggero solmi, moi, per NON servirla.
saluti, nonostante lei.
rs
Finalmente trovo uno a cui non piace Steiner. A me non ha mai detto molto, pur sforzandomi, e mi vergognavo a dirlo…
Vorrei poi ribattere allo stimato Luminamenti, giusto per osservare come sono vari il mondo e il sentire: vedi un po’, o Lumi, a me la prima cosa che riesce indigesta di Steiner è proprio lo stile! E ci ho provato, eh, ci ho provato…
Omaggi.