In memoria di Karol Wojtyla

wojtyla.jpg Primo tempo.
Scuoteva la testa ogni volta che compariva in televisione, ripeteva
-A l’è sempre ‘n gir.
Doveva essere il Papa da riquadro e da calendario, il Papa da santino e da rosario, il Papa della tradizione, il Papa da ricordare nell’omelia, il Papa che comanda dal Vaticano, e invece
-A l’è sempre ‘n gir.
Il ritornello era sempre quello, anche in italiano,
-Il Papa deve stare a Roma, mica deve andare in giro.
Sentenza inappellabile, no al Papa turista.

Secondo tempo.
Notiziona! (in paese ci si accontenta di poco), si beatifica ufficialmente una Beata del posto, il figlio vice sindaco parte per Roma con tutta la giunta, udienza dal Papa in persona, ma dove?, dentro la Basilica, siamo andati in una cappella laterale, il Papa riceveva dietro una porta scorrevole bianca,
-e allora? che ti ha detto?
-ma niente,
-come niente?
-ma sì, mi ha chiesto e tu, cosa fai? io glielo detto e lui mi ha risposto bravo! bravo!
con quella sua voce da contadino, e quella stretta di ferro,
-e poi, nient’ altro?
-no. Però mi è rimasto lo sguardo. Aveva quegli occhi che ti guardavano dentro.
(uh, che banalità, si pensava, uno incontra il Papa e pensa subito a sguardi che ti scavano dentro)

Terzo tempo.
E’ comparsa una foto incorniciata in silver,
sul comò del salotto di mia nonna, con suo figlio sorridente, in fascia tricolore su giacchetta, sorrideva anche il Papa, mentre gli stringeva la mano, roba da non credere,
mia nonna se la guardava come la foto dell’incontro tra due Capi di Stato,
e dalla foto in poi il Papa non è più stato
quel che a l’è sempre ‘n gir.

10 pensieri su “In memoria di Karol Wojtyla

  1. ramona

    Io ho sempre creduto al suo carisma. Vederlo da vicino, toccargli la mano, dava un’emozione che nessun altro riusciva a suscitare. E per fortuna che l’era sempre ‘n gir, così è stato lui a venire da me, tra le montagne. Come maometto, quando la montagna non si muove, si sposta lui, no?….

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  2. jolanda catalano

    Dove tu sei,a noi non è concesso,non ancora,ma luce pervada occhi e mani e attese,e tu sorridi a braccia spalancate,a gettito incessante d’Amore su di noi.

    Ciao Papa polacco
    jolanda

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  3. fabrizio centofanti

    una delle volte che venne in seminario, a cena, nascose la forchetta e il coltello e chiamò l’apparecchiatore, il quale sbiancò e quasi svenne. poi tirò fuori le posate dicendo: “scherzetto!”. un papa che sa ridere è una garanzia. di lui Angelo Comastri disse: quello che ho visto, in Giovanni Paolo II, è stata la determinazione a spendersi tutto, fino in fondo.
    grazie, Paolo.

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  4. Paolo Cacciolati

    Chiara, Jolanda, Fabrizio, le parole di Giovanni Paolo II sul non avere paura, sullo spendersi fino in fondo e su tanto altro, saranno sempre nei suoi cuori.

    Un abbraccio
    Paolo

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