Un romanzo ambientato fra il 32 e il 64 d. C. è, per forza di cose, un romanzo storico. Giuseppe Conte fa il poeta, è critico militante, ma ha scritto e detto più volte e grosso modo: “Se scrivo in prosa, perché raccontare dei fatti miei? La mia è una vita ordinaria, non ha motivi speciali d’interesse. Preferisco le grandi storie, anche i grandi temi”. Di qui, le ovvie accuse di magniloquenza e saccenterìa, che si risparmiano volentieri ai moltissimi narratori di una contemporaneità tanto contemporanea da sembrare antiquaria (Sandro Veronesi, per dirne uno; Maurizio Maggiani, per dirne un altro; il brioso Andrea Vitali, per completare un quasi ideale trittico a contrario). L’adultera sembra l’opera più matura di Conte, ricca dii sfumature e apparenti contraddizioni in oggetto, notevole pas de deux fra due protagonisti drammatici e consapevoli della loro traiettoria umana. Del romanzo, lo scrittore e blogger (http://giuseppeconte.eu) chiacchiera con LPELS, per l’occasione in modalità EP.
Professore, perché proprio il passo dell’adultera che, per quanto oramai proverbiale, è solo di Giovanni (Gv 8, 1-11?):
Intanto, per una scommessa con me stesso. Di questa donna si sa pochissimo, l’episodio è fra i più misteriosi della Scrittura. Che io sappia, nessuno scrittore ha mai provato a raccontare la vita di lei. Inoltre, l’episodio dell’adultera mi ha riportato a una domanda: per quali ragioni si vìola la legge?
L’eterna questione di Antigone?
Anche: ma direi piuttosto Fedra, con il suo folle amore per Ippolito.
Vero. Torniamo però alla questione giuridica:
La legge mosaica prevedeva la lapidazione in caso di adulterio (basta leggere Lev 20,10 e 22, 23-24, ma anche Ez 16,38). La domanda che mi son posto: quale passione può essere tanto forte da condurre alla violazione della legge?”
Quale, dunque?
L’amore. L’adultera, che non ha nome nella Scrittura e cui non è sembrato giusto attribuirne uno io, è adultera fin da piccola. Da bambina, contrariamente alle prescrizioni della madre, vi s’immerge in mare, prima pian piano, poi con tutto il corpo. Dopo il matrimonio, il suo primo vero amante è Lucio, un centurione romano.
Ama quindi rompendo il patto coniugale,e ama un invasore.
Però ama davvero. E, quando accoglie per la prima volta il centurione in casa, gli offre da bere, lo rifocilla.
E’ un’adultera o una samaritana, come quella dell’altro famoso passo di Giovanni (Gv 4, 3-26)
Magari tutt’e due, chi sa. Non spetta a me giudicare il comportamento di questa donna.
Nemmeno all’anziano che, incontràtala in spiaggia a inizio racconto, si sente narrare 30 anni di vita
Quell’anziano, come dico nella note che chiude il libro, è Seneca. Incarna per me lo scetticismo di un intellettuale alla fine della vita, deluso dal progressivo decadere dei suoi ideali di pietà, eleganza, bellezza.
La sua adultera ama e gode anche della bellezza femminile.
Sì. Adultera è chi calamìta desideri e se ne lascia trascinare. Nel disegnare la protagonista del mio romanzo, avevo in mente la complessione fisica e il fascino di J. Lo., Jennifer Lopez.
Come J. Lo., quest’adultera gira il mondo. Prefigura forse la società globale di oggi?
Beh, non esageriamo. Gira e ha contatti con tutto l’Occidente di allora: dalla Palestina, in cui nasce, a Roma, che l’invade e poi ama tramite il centurione, a Cipro, dove pensa di fuggire dopo l’incendio di Roma ordinato da Nerone.
Che cosa insegna questa storia?
Ancora, non sta a me dirlo. In ogni caso, penso che l’energia dello spirito suggerisce a chi ne fa uso nuovi scenari di pensiero e di vita. Credo inoltre, e forse il romanzo racconta questo, che sia impossibile sfuggire alla redenzione, nel momento in cui, come con Gesù e l’adultera, la redenzione avviene nel nome dell’amore.


Titolo inutilmente blasfemo. Ma poi di che parla il libro?
Il Maestro dice all’adultera: va e non peccare più.
Ma l’adultera di Conte torna a peccare. Cos’avrebbe fatto il Maestro, se gliel’avessero riportata peccatrice. Certamente l’avrebbe ancora perdonata. Certo, proprio in quell’immaginarla recidiva, a Conte sembra prema l’affrontare anche grandi temi come il perdono, la confessione, la penitenza.
Un romanzo elegantissimo, scritto in prima persona, che ancora una volta raccontà superbamente di libertà e schiavitù.
Mi è sempre piaciuto Giuseppe Conte e spero e credo che il romanzo sia più bello di questa intervista. O che stasera sono più bollita del solito, ma mi è sembrata vacua e anche un po’ sgrammaticata…
molto bello e istruttivo quest spazio””
Cari amici,
è sempre un rischio per un artista confrontarsi con un testo precedente, immaginando come una storia inizi o proceda prima di entrare in campo o dopo esserne uscita.
Con certi testi poi il rischio aumenta vertiginosamente, tanto che ci si può addirittura chiedere se sia lecito affrontarlo, rendendone pubblico il risultato.
A questo punto le posizioni possono essere diverse.
Proprio di questi tempi altre culture rispondono in modi intransigenti e violenti a sollecitazioni(magari non sempre opportune)provenienti dalla nostra cultura.
La quale, nella sua (sovente pericolosa) permissività, non può fare a meno di tenere comunque conto delle intenzioni dell’autore.
Ora, a chi parla d’amore potremo con tutto comodo rivoltare le tasche; ma gli dobbiamo, almeno inizialmente, un credito di fiducia.
Un caro saluto,
Roberto
Prima di tutto, grazie per i molti commenti. A Lamberti Bocconi chiedo di vero cuore di segnalare le sgrammaticature, dovute a fretta e ignoranza di chi scrive (la mia lingua madre non è l’italiano). Scusa quindi a lei, ma grazie davvero delle correzioni.
Il libro é stupendo. La grande capacità di Conte é di raccontare questa storia in prima persona, calandosi nell’anima femminile. Operazione che gli riesce egregiamente.
Grazie Giovanni, il tuo pensiero é arrivato tutto
Ciao
Stefania
Io credo che il rischio c’é quando si prova a parlare di un
romanzo che non si ha letto.
L’amore nell’adultera é un colore, il mare, e il mare é sempre presente nella sua vita.
Una storia che offre un’incredibile quantità di letture,
affronta temi quali il fondamentalismo, la fedeltà, l’amicizia, il tradimento, la schiavitù. Qualsiasi altro scrittore, decidendo di raccontare un episodio in cui é presente Cristo, sarebbe rimasto schiacciato da quella scelta. Basterebbe invece leggere come Conte sia riuscito a gestire tutto questo.
Al di là del contenuto del romanzo di Conte, è interessante che anche da noi stia prendendo sempre più piede il romanzo storico, una tendenza ormai consolidata oltreoceano….
p.
Caro Giovanni, io ho notato “erronea” questa frase: “L’adultera, che non ha nome nella Scrittura e cui non è sembrato giusto attribuirne uno io, è adultera fin da piccola. Da bambina, contrariamente alle prescrizioni della madre, vi s’immerge in mare, prima pian piano, poi con tutto il corpo”.
La riscrivo in una delle possibilità di correzione: “L’adultera, che non ha nome nella Scrittura e alla quale nemmeno a me è sembrato giusto attribuirne uno, è adultera fin da piccola. Da bambina, contrariamente alle prescrizioni della madre, s’immerge in mare, prima pian piano, poi con tutto il corpo”.
Ciao!
Ho una macchia di tortellino sulla pagina 63 della mia copia de “L’adultera”.
Probabilmente questa mia affermazione potrà provocare qualche punto esclamativo sulla testa di molti lettori di questo commento, ma è il modo più efficace che ho trovato per descrivere cosa ha scatenato in me la lettura dell’ultimo romanzo di Giuseppe.
Il libro cattura sin dalle prime pagine, introduce la storia in modo incredibilmente cinematografico, senza rinunciare a stile, storia ed emozioni.
Lo scrittore riesce per la seconda volta a farmi respirare l’odore del mare. Ma sono odori diversi, sempre nuovi ed inebrianti. Il mare burrascoso, misterioso che ho incontrato in “Il Terzo ufficiale” e il mare calmo, il mare rifugio che accompagna la protagonista de “L’adultera”.
Si entra nella storia e si ha voglia di andare avanti, immaginandosi seduti sulla spiaggia, ad ascoltare il racconto della donna, arrivando a dimenticarsi che si ha in mano un libro e che si sta mangiando un piatto di tortellini al burro!
Mi spiace per Antonio, che si lamenta segnando come blasfemo il titolo. Più che correggere gli errori nell’intervista, avrei corretto tale mentalità ristretta.
Un sempli umorista.
avevo letto I.Lo. : ero convinta che c’entrasse Ignacio de Loyola (vedi s. giovanni, la copertina di sapore vagamente mistico…). anch’io bollita!
aggiungerò questo romanzo alla mia lista che si allunga sempre più, anche grazie a lpels.
quanto alle sgrammaticature, sono colpita piuttosto dall’attribuzione di adultera ad una bimba che si fa un bel bagno. neanche l’odiosa espressione “trasgressione” (così trendy!) andrebbe bene. una bimba che vede dell’acqua è naturalmente attratta a sguazzar-ci: ecco giustificato il rafforzativo pleonastico “vi” (s’immerge in mare).
perchè adultera, poverina? con chi fa le corna a chi?
Ma sì, e poi: viva l’adulterio! Scoppiassero tutti i matrimoni…
basta non arrivino schizzi e brandelli…
Letto di corsa con connessione temporanea e di fortuna.sto iniziando il romanzo che tu gentilmente mi hai regalato.spero di parlarne presto.ti bacio.
Lucy: schizzi e brandelli in genere arrivano sui figli, a matrimonio ancora intero…
Il romanzo non l’ho ancora letto. Ma a grandi linee so di che parla, e so che mi sarà molto caro. So che mi riguarda da vicino, infondo.
Perchè il Signore, disegnando distrattamente a terra disse: chi ha peccato scagli la prima pietra.
un sorriso all’autore del post.
Il Maestro non disegnava distrattamente; anche questa è un ipotesi. S. E. Mons. Alberto Ablondi, altrove citato in questo blog, spiega che, non si sa, magari i disegni incomprensibili non avevano davvero nessun senso compiuto, però servivano a tener desta un’attenzione che doveva peraltro già essere destissima.
uhps. chi non ha peccato scagli la prima pietra.
povera adultera, sarebbe stata sommersa da sassi altrimenti.
La forza del peccato è la legge, dice con la sua icastica formidabile Paolo (? ?? ??????? ??? ???????? ? ?????; questa piattaforma non sopporta né supporta alfabeti antichi, ma è 1Cor 15, 56b). Il comandamento dell’amore, declinato in maniera millanta che tutta notte canta lungo il Nuovo Testamento, redìme l’adultera – e quel ch’ella compie nel romanzo sopra raccontato è frutto della libera invenzione di uno scrittore che, piacendo al cielo, non ha voglia di baloccarsi con l’eventuali beghe del condominio. Vivano l’adultera e Conte, abbasso la letteratura di pretese basse, che non vuol diventare, col Salmo, sasso d’inciampo e pietra di scandalo.
Mi piace pensare a una languida distrazione che sottende una grande attenzione nel disegno e una scarsa propensione all’ascolto dei sacerdoti e dai lapidanti.Cosa vi sia disegnato non è dato da sapere.
Che altro vuol farvi capire, scrivendo in terra col dito? La legge, infatti, fu scritta col dito di Dio, e fu scritta sulla pietra per significare la durezza dei loro cuori (cf. Es 31, 18). Ed ora il Signore scriveva in terra, perché cercava il frutto. Avete dunque sentito il verdetto? Ebbene, si applichi la legge, si lapidi l’adultera! E’ giusto, però, che la legge della lapidazione venga eseguita da chi dev’essere a sua volta colpito? Ciascuno di voi esamini se stesso, rientri in se stesso, si presenti al tribunale della sua anima, si costituisca davanti alla propria coscienza, costringa se stesso alla confessione. Egli sa chi è, poiché nessun uomo conosce le cose proprie dell’uomo, fuorché lo spirito dell’uomo che è in lui (cf 1 Cor 2, 11).
(S. Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, XXXIII, 5. Spunto per eventuale supplemento di conversazione?)
Ciascuno di voi esamini se stesso, rientri in se stesso, si presenti al tribunale della sua anima, si costituisca davanti alla propria coscienza, costringa se stesso alla confessione. Egli sa chi è, poiché nessun uomo conosce le cose proprie dell’uomo, fuorché lo spirito dell’uomo che è in lui (cf 1 Cor 2, 11).
come fa un individuo ad essere peccatore e riconoscersi tale davanti ad un tribunale rappresentato dalla propria coscienza?
L’adultera è un titolo davvero troppo importante per non incutermi un grande timore.
Si rimane alquanto senza parole leggendo Agostino, e il pensiero va al Cristo quando afferma che lui non è venuto a togliere o modificare le leggi di Mosè, ma a portare un messaggio nuovo e straordinario. Che sicuramente è all’interno di questo gesto.
Gentile, si chiama pentimento. O essenza umana. Non credo non ti sia mai successo di guardarti dal di fuori. Il tuo guardiano, l’altro te, è il tuo giudice. Quel che ti fa pensare, scegliere e non essere unitario, perchè non possiamo esserlo qui, in questo Regno. E se pensiamo di esserlo ci poniamo al pari di Dio.
L’adultera penso sia più che altro uno stato, una condizione o una scelta. E se non si mente a sè stessi ci si può riconoscere come tali.
un sorriso.
L’inchinarsi di Gesù esprime l’umiltà; il dito, che è flessibile per le articolazioni, la sottigliezza del discernimento; la terra indica il cuore degli uomini che rende frutti sia di buone che di cattive azioni. Il Signore, richiesto di giudicare la peccatrice, non dà subito il giudizio, ma prima chinatosi scrive a terra col dito; finalmente, richiesto con insistenza, giudica proprio noi in quanto ci ammonisce simbolicamente che, quando vediamo qualcosa di sbagliato nel prossimo, non dobbiamo giudicarlo sfavorevolmente, se prima non abbiamo esaminato con umiltà e discolpato con accurata valutazione la nostra coscienza, se prima non abbiamo attentamente esaminato ciò che in essa piace o non piace al nostro Creatore, secondo le parole dell’apostolo: Fratelli, se l’uno viene sorpreso in qualche fallo, voi che siete spirituali, correggetelo con spirito di dolcezza, e bada bene a te stesso perché anche tu puoi essere tentato (Gal 6, 1).
(Beda il Venerabile, Omelie, I, 25)
Io mi riferivo a chi pecca e non si pente.
Chi è credente è sia corpo che anima. Chi pecca -e qui si potrebbero aprire settimane di discorso su cosa è peccare- in coscienza è giudice si sè stesso nel momento in cui usa la volontà d’azione. Non si pente, altrimenti non commetterebbe l’azione, ma coscientemente deve accettare le derivazioni del proprio gesto. Ed accettare la debolezza dell’essere umano, quindi imperfetto.
Chi pecca non in coscienza certamente non ha colpe nell’intenzionalità, ma nella leggerezza del suo essere.
D’ogni modo l’unica e sola sentenza non è decretata da noi, ma si svolgerà nell’intero arco delle nostre vite.
Caro Giovanni, un saluto e un ringraziamento per aver parlato con tanto dotta e autorevole finezza dell’Adultera e per aver diretto il coro dei bloggers (tra cui ho distinto le voci di alcuni cari amici) verso il tema dei temi, la scrittura col dito in terra del Maestro, una delle immagini misteriose che mi hanno spinto a comporre questo libro. Che comincia con l’adultera che scrive sulla sabbia di una spiaggia tirrena, ancora cercando invano cosa potesse aver scritto il Maestro che l’aveva perdonata e salvata.Le pagine dei giornali che hanno già parlato del libro sono state illustrate da belle immagini raffiguranti Cristo e l’adultera, di Brueghel il giovane, di Mattia Preti, del Tintoretto. Non le avevo viste prima, pur sapendo qualcosa della loro esistenza.Così niente mi ha influenzato mentre inventavo per la mia adultera un corpo, un volto, dei capelli, delle mani. Ho scritto con l’idea che sia ancora possibile creare ex nihilo, essere myth maker, come hanno fatto tutti gli autori che amo.Ciao a tutti (sono davvero io, lo dico perché rispondendo sul blog.paludes.fr dove si parlava del mio L’homme qui voulait tuer Shelley , ovvero La casa delle onde, ho letto la buffa ipotesi che poteva non essere l’autore a scrivere ma uno che scherza).No, sono davvero il vostro Giuseppe
E’ stato un vero onore, ma anche piacere.
Credo d’interpretare la voluntas redazionale ringraziando Giusepppe Conte del suo commento e segnalo intanto che il professore, per una questione d’eccesso di etichetta, non ha linkato una sfacciato, decisivo dialogo immaginario di lui con S-Giovanni Apostolo
http://www.giuseppeconte.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=45&Itemid=38
I critici da me depistati, diceva Montale da vècchio: qui però Conte depista poco, fornendo invece una quantità di suggerimenti di lettura. Inoltre, non si prende sul serio – e non è poco, per non dire che è molto.
Prima di andarmene a casa da questo lavoro abbastanza blasfemo ma nemmno tanto, ho pensato di stampare questa cosa che, caro Giovanni Choukhadarian, tu ci hai permesso di leggere ché altrimenti non l’avremmo saputo dal diretto interessato Giuseppe Conte.
Sono esattamente tre cartelle.
Tu mi hai detto “e l’adultera?” ma io ti ho risposto “mi mette in soggezione e sono anche un po’ prevenuta” pensando, nel mentre che lo dicevi, “io ho anche un po’ paura di questa storia”. E tu mi hai detto “la copertina” ed io ti ho risposto “non so, mi mette a disagio, non mi piace tanto” o qualcosa del genere. E tu: “la copertina è bellissima”.
A me viene solo di dire “grazie”, senza un vero perché.
Poi andrò a casa; voglio leggere il dialoghetto di Conte nello spazio finto che è la stanza dove dormo. Voglio leggerlo nella solitudine che in questo momento cerco come si cercherebbe l’oro in un rio del west. Voglio sentire, in una qualche maniera, la voce di Conte – che in realtà non so nemmeno come sia fatta – che mi legge questa cosa. Facciamo che inframezzerò la voce sconosciuta di Conte alla tua. Ti farò fare Giovanni l’evangelista.
Con la voce un po’ severa.
E saluti.
Solo poi deciderò se leggere L’adultera.
Che bellezza. Dopo aver letto i vostri ultimi commenti mi sono sentita onorata di averne fatto parte. Grazie, e un sorriso.
Chi tradisce spesso emana anche un suono ben udibile. Un suono come quello di quel famoso bronzo di cui parlava S. Paolo.
“Si linguis hominum loquar et angelorum caritatem autem non habeam factus sum velut aes sonans aut cymbalum tinniens” (1Cor 13). Che sonoro e familiare, il latino della Vulgata; e grazie all’adultera che mai lo è stata (but never say never) per l’occasione fornita al redattore del commento.
Gettata a terra come un sacco vuoto a malapena riuscivo a vedere le loro ombre urlanti. Né gambe né braccia, sentivo solo il viso bruciare, lacrime impastate a sabbia. Sabbia fra i denti, sabbia nel naso, negli occhi, sabbia nei polmoni a sibilarmi il respiro. Nelle orecchie insieme agli insulti mi esplodeva il battito del cuore mentre immaginavo la prima pietra a sfondarmi la tempia, la morte avrebbe avuto quel rumore per me, un tonfo sordo. Ma al posto di quel suono cupo è arrivata una voce stentorea a disarmare le loro mani e le pietre, una dopo l’altra, sono cadute a terra. Mi ha detto di andare e non peccare più. E io non ho più peccato che, da quel giorno, so cos’è l’amore.
Già.
Il dialoghetto sull’adultera di Conte è assai divertente. Sarebbe stupenda idea per una piece teatrale.
Che cosa davvero non si perdona all’adultera: che rompa il patto? No, non è questo. E’ l’amore che non le si perdona, l’amore donato ad altro, l’amore ritrovato nonostante ogni negligenza subita, ogni abbandono subito, ogni trascuratezza, ogni disattenzione, ogni riduzione ad oggetto, ad anfora vuota. Ma ora che lei, inaspettatamente e contro ogni possibilità ritrova l’amore, prima di tutto in se stessa, ecco che il mondo la prende a sassate, la insulta con questo nome. E poi c’è Gesù, il solo che la perdona. Chissà se almeno lui la comprende. Alla fine lei è sola, ed è questo che le si chiede, di restare sola. Accanto a lei, non c’è nessuno, né l’amore tradito, né l’amore nuovo. La morte dunque, in ogni caso, la morte per sé, per ristabilire il patto e la legalità. E l’amore?
Forte come la morte è l’amore, dice in sottofinale il Cantico dei Cantici. La nuova legge del Cristo, il comandamento dell’amore, asserisce che più forte della morte è l’amore. Sei sicura che l’adultera resti sola? L’evangelista non lo dice, lo scrittore non osa immmaginarlo; però è un interrogativo praticabile.
All’adultera non le si perdona che un amore, per il proprio uomo o per l’altro uomo, sia più forte dell’amore per Dio. Per quello le è perdonato io penso, perchè ella già capisce che chi disegna a terra è il Cristo. Perchè amare non è possedere ma donare, e nel suo caso donare a più d’uno. Per questo non rimarrà mai sola: forte della sua esperienza d’amore terreno sarà sempre avvolta da un amore assai superiore.
Ho iniziato casualmente a commentare in questo blog perchè volente o no vivo in me la figura dell’adultera, perchè mi fa riflettere. Spero presto di leggerne il libro, e spero di trasmettere a tutti l’idea che adultera non è solo colei che smette d’amare uno per concedersi a un’altro, o chi si concede per semplice lussuria, ma chi ha tanto da dare da amare due, senza togliere o mutare per l’uno o per l’altro. L’amore terreno è un passaggio, che duri mesi anni o decenni poco importa. Non si dimentica perchè è parte di sè. Ma distoglie dall’amore di Dio e dalla purezza della sincerità, che è l’unico vero Amore che vince la morte. Perdonate l’excursus, e grazie dell’attenzione.
All’adultera si perdona eccome, tanto da salvarle la vita. E le si dice di andare e non peccare più. Mica Gesù le dice “ti perdono e continua così”. Non è l’amore per Dio il problema, amando l’altro si ama anche Dio. E quanfo si tradisce l’altro si tradisce Dio. Non si amano due persone, bisogna sceglierne una per potere amare. Tutto il resto è una semplice giustificazione alla nostra incapacità di amare ed essere sinceri. Salvata dall’amore di Gesù l’adultera per la prima volta ha esperito su di sé l’amore appunto, l’ha conosciuto. D’ora in poi, volendo, potrà riconoscerlo. Potrà andare e non peccare più. Sempre che lo voglia, ovvio.
Vedi Adultera, potresti avere ragione su me, perchè è a me che ti riferisci. Forse le mie sono tutte giustificazioni, ma penso che Amare significa davvero donare. Che sia il proprio uomo, fratello, genitore o amico. Nella vita bisogna scegliere, vero, mettersi nelle condizioni, o a volte è la vita stessa che sceglie per te, e bisogna accettare e basta. Si ama il prossimo, perchè amore non è univoco, amore è Amore, è esperienza del tutto e del singolo contemporaneamente. Ma nulla è paragonabile all’amore per Dio, nessun amore terreno. Quando morirai lo scoprirai, spero. Quanto a me coscientemente vivo la mia esperienza, non sono senza peccato, e chiedo perdono per la mia mancata sincerità in ogni momento. Dalle mie azioni scaturiranno delle reazioni, e subirò ciò che è da subire. Ma ricorda che l’amore di Dio non è cosa terrena. Ricorda.
Cara Agape, con tuo fratello, genitore o amico non fai l’amore, non progetti una vita insieme e non prometti di essere fedele. L’amore fra un uomo e una donna è diverso dall’amore in genere. Si parla di adulterio e ho parlato di adulterio, con riferimento a Gesù e all’adultera. L’amore fra un uomo e una donna e qualcosa d’altro dal resto, questo ci insegnano Gesù e l’adultera. Altrimenti usciamo da tutto questo parliamo di religioni e società che contemplino la poligamia, ad esempio. Perché pensare che l’Amore di Dio non è una cosa terrena? Se lo si vive come lui ci ha insegnato lo è. La fedeltà è importante nell’amore, ricorda. Poi ognuno è libero di vivere e sperimentare ciò che crede e come crede. Da amica e non da persona che ti giudica, ti dico che l’Amore è una cosa terrena. Cercalo.
Adultera, ti ringrazio per i consigli riguardo la mia condizione. Per la decisione con cui esprimi i tuoi giudizi, opinioni e convinzioni, a me che oltremodo son portata all’ascolto. Non sono perfetta, umilmente lo riconosco. E ti immagino così serena e convinta della tua vita e delle tue scelte. Sperando che ecco, adultera di nome ma non di razzolo.. 🙂
Spero di poter provare a vivere come il Cristo, ma tu che consigli e forse già provi, sai che è molto difficile, che noi umani siam deboli, anche per una semplice legge come per quella delle scritture. Pensiamoci. Un saluto.
Agape, forse non mi sono espressa bene. I miei non sono consigli ma considerazioni sulla natura dell’Amore. Sono imperfetta e debole come tutti e consigli mi guardo bene dal darne, ma dico che se releghiamo l’amore in un luogo altro, nella perfezione Di Dio che sta altrove e non lo cerchiamo qui sulla terra finisce che ci rassegnamo a non trovarlo mai. I consigli li do solo di lettura, al massimo, e in questo caso mi sembra appropriato l’Anima e il suo destino di Vito Mancuso. Che c’entra l’anima? C’entra, è un bel libro in cui si parla anche molto d’amore. Sono imperfetta esattamente come te, anzi sicuramente di più. Un sorriso.
A questo punto della conversazione fra Adultera e Agàpe toccàsi, come pare, un punto centrale. Poco oltre la pericope dell’adultera, infatti, il Vangelo di Giovanni cita queste parole di Gesù: “Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno”. D’altra parte, in un motto celebre, è ancora il Maestro a ricordare: “Non giudicate, onde non esser giudicati. Col metro infatti che userete per giudicare, sarete voi stessi giudicati” (trad. del redattore, è in Mt 7, 1-2a).
Il tema scelto da Giuseppe Conte per il di lui gran libro ha derive presso che sterminate.
Venerdì 16 aprile a Bordighera, ore 17:30, ex chiesa anglicana, presentazione del libro con la presenza dell’autore. Introduce Claudia Claudiano.