Muore un uomo

zoran-music.jpgJohannes R. Becher ( Germania 1981-1958)
Es stirbt ein Mensch

Es stirbt ein Mensch. Er stirbt in deiner Nähe,
Er sitzt mit dir zu Tisch, der Mensch und stirbt.
Er hält sich fest am Essen, i?t so zähe,
Da? ihm der Tod nicht den Geschmack verdirbt.

Er schaut auf dich. Er möcht ein Wort erhaschen,
Vielleicht fehlt ihm zum Leben nur ein Laut.
Er möcht ein Kind sein, Sü?igkeiten naschen,
Dir sein wie einer Mutter anvertraut.

Es stirbt ein Mensch. Du sagst: “Auf Wiedersehen”,
Gewandt schlüpft deine Hand aus seiner Hand.
Du lä?t ihn mitten auf der Stra?e stehen.
Da ist er weg. Wie durch die Häuserwand.
Muore un uomo

Muore un uomo. Muore vicino a te,
Siede al tavolo insieme, l’uomo, e muore.
S’attacca al cibo, mangia lentamente,
Ché la morte gli guasti il piacere.

Ti guarda. Vorrebbe cogliere una parola,
Per vivere gli manca, forse, solo un suono.
Vorrebbe essere un bimbo, mangiare dolci,
Ed affidarsi a te come a una madre.

Muore un uomo. Tu dici: “ Arrivederci”.
La tua mano si sgancia dalla sua,
Lo lasci fermo in mezzo alla strada.
E già se ne andato, come attraverso il muro.

Traduzione di Stefanie Golisch

4 pensieri su “Muore un uomo

  1. Paola renzetti

    E’ difficile sostenere quello sguardo, quando si è eccessivamente preoccupati di difendere il proprio territorio. Eppure c’è chi scopre il valore della propria umanità, proprio a contatto con situazioni di bisogno estremo. Penso a certi provvedimenti educativi, che mettono a contatto chi ha sbagliato con le realtà, che hanno offeso e violato. La poesia è grande quando quando ci mette a contatto con la verità delle cose e di noi stessi.

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  2. rferrazzi

    Grazie a Stefanie per questo imprescindibile sguardo sulla poesia tedesca, per noi latini un continente inesplorato dal quale abbiamo tanto da imparare.

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  3. Giovanni Nuscis

    “Muore un uomo. Tu dici: “ Arrivederci”.
    La tua mano si sgancia dalla sua,
    Lo lasci fermo in mezzo alla strada.
    E già se ne andato, come attraverso il muro.”

    Spero che si trovi qualche sua opera, tradotta, in Italia.

    Grazie, Stefanie.

    Giovanni

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  4. sgolisch

    Becher è un abisso tedesco. Entrò nella vita letteraria come espressionista – con poesie crude e feroci – e finì la sua “carriera” come ministro della cultura nella DDR. Non scrisse solamente poesie come questa ma anche elogi su Stalin. Il suo biografo sostiene che ciò che mancava a Becher era il corraggio. Pare che alla fine della sua vita era un uomo psicicamente distrutto. E’ seppolto a Berlino sul cimitero degli scrittori e artisti , il Dorothenstaedtischer Friedhof. Suo efitafio :

    Vollendung traeumend hab’ ich mich vollendet
    auch wenn mein Werk nicht als vollendet endet.
    Denn das war meines Lebens heil’ge Sendung
    Dienst an der Menschheit kuenftiger Vollendung

    (Sognando la compiutezza, mi sono compiuto,
    anche se la mia opera rimane incompiuta.
    Questo fu la sacra vocazione della mia vita:
    Servizio alla futura compiutezza dell’umanità.

    Ideale e realtà. Probabilmente Becher sapeva che le cose non stavano così, che nella DDR , l’umanità non si stava affatto compiendo…

    E’ una figura tragica.

    Un caro saluto a tutti,

    Stefanie G.

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