Pippo Baudo entra paterno, cinge alla spalla una ragazza ossuta, la presenta. A Sanremo 1968 il maestro Detto Mariano è pronto a dirigere, con quelle basette lunghe, col viso da uomo sullo stile del commissario Calabresi, di Gian Maria Volontè.
Allora si vide Marisa Sannia, come cerbiatto smarrito, spaurito. Lo percepisco solo oggi che era bella, ma allora mi metteva inquietudine. Un’ingenuità che sorgeva protesa dal suo collo di zebra e di lei si conosceva che era “sarda”, connotazione andata avanti molto negli anni, anche nella cronaca nera prima degli attuali rumeni, “bandito sardo”, “rapinatore sardo”, “sequestratore sardo”. Ma questo più avanti. Io non sapevo niente di Sardegna, era ignoto esotismo e lontananza.
Oggi la rivedo nei filmati, dolce, spontanea e timida con i vestiti corti. La amo, sì, ma qui bisogna tirare una bella riga sull’oggi, bisogna inabissarsi. Cosa diavolo cantava, chi aveva scritto quei versi? Ecco la paura da dove veniva… Si annidava lì, non nell’adorabile magrezza silvestre della Sannia.
“C’è una casa bianca che – che mai più io scorderò… mi rimane dentro il cuore, con la mia gioventù. Era tanto tempo fa, ero bimba e di dolore – io piangevo nel mio cuore, non volevo entrare là. Tutti i bimbi come me – hanno qualche cosa che – di terror li fa tremare – e non sanno che cos’è… Quella casa bianca che”.
E qui la canzone avrebbe potuto finire. La cosa terrorizzante allora è q u e l l a c a s a b i a n c a c h e.
C’è poi un finalino posticcio e didascalico, di quelli che non se li ricorda nessuno, come Pinocchio quando diventa ragazzino, come Don Chisciotte che diventa savio: una retromarcia all’ultimo per slittare via senza investire nessuno: “Quella casa bianca che non vorrebbero lasciare, è la loro gioventù che mai più ritornerà”.
Ma la gioventù e il suo rimpianto non hanno niente a che vedere con i terrori senza nome di un bambino, con l’evocazione di un luogo nel quale non vuole andare. E su!
La Sannia era una sarda bionda, e già doveva essere strano nei bei tempi arati dove i luoghi comuni sui luoghi si fondavano ancora su un terreno profondo di somatismi netti. Ed io che immaginavo tante cose sbagliate – ma senza saperlo proprio lì si fondavano le mie future invenzioni e il coraggio di sbagliare in continuazione – avevo sentito fino allora un solo cognome di donna sarda, la Bulegas, accentato sulla “e”, ma mi sembrava spagnolo. La ricordavo molto vagamente, doveva essere un’aiutante di mia nonna, la ricordavo elegante ma bassa, nera e sfuggente, con lo scialle, come un’onda di ammirazione e soggezione. La Sardegna nel mio inconscio doveva essere allora il nero, il colore nero e un arretrare di passi arcaico.
Ma nel 1968 la mia coscienza si spalancò su tutt’altra porta: Marisa Sannia alta, a volte più dei suoi presentatori, che giocava a pallacanestro ma anche questo non lo sapevo. Era bionda, o forse castana chiara, avvolta da un caschetto che la fasciava. E si sporgeva, e vocalizzava in gola, con occhi grandi intimiditi da quel cantare a Sanremo.
Addio dolce Marisa, mi dispiace tantissimo.

Cara Anna,
sui ‘bei tempi arati’ ed il resto non potevi dire di meglio e di più, né così tradurre le sensazioni di un’istante di una notizia passata a volo veloce, fra le mille impoetiche di questi giorni sulla vittoria dell’uomo più impoetico del Reame.
Merci
,\\’
Grazie, Anna, per il bel ricordo che le dedichi.
Un amico comune, Antonio Strinna, ha usato per lei queste parole, richiamate da Mario Luzzato Fegiz sul Corriere della Sera di ieri: “Ci sono voci che vengono da molto lontano. Attraversati secoli e silenzi, ci raggiunge il loro canto misterioso, di solitarie creature. Il suo segreto è così antico, eppure così tuo, che ascoltandolo sembra di vederti in uno specchio”.
(Rimando ad un suo articolo, nel suo sito: http://www.antoniostrinna.it/dettaglio.php?id=500 )
Io non l’ho mai conosciuta, mi restano dentro le parole, la voce e l’immagine di una ragazza fine, delicata, assieme a quella di una casa (ognuno se l’era pensata a modo suo) sempre più nitida e viva, dalla caligine degli anni.
Giovanni
Cara Anna, non sapevo e mi spiace. La ricordo appena a una trasmissione un revival, gentile e tranquilla e quella canzone che un anno fa ho scaricato con altre dal web per l’i pod.
Grazie
grazie, Anna, di questa commossa condivisione, molto bella.
Sì, Anna, grazie: le tue parole limpide e dolorose mi hanno scosso… È una testimonianza dolce e partecipe. Grazie ancora.
Ieri, al Menestrello, àmo cantato varie canzoni sùa. Carucce, ma dopo un po’ du’ palle. None the less, lieve le sarà la terra.
La ricordo, sì. Era il ’68, noi eravamo un drappello di ragazzini che facevano sberleffi a quelle robe di Sanremo, però lei la ricordo, mi incuteva come un rispetto, perché era dolce, come scrive Anna, e anche beat, ma un beat come defilato, per nulla divistico –
Era una mia carissima amica, abbiamo giocato insieme a pallacanestro. Non era bionda, era bruna, ma per motivi fotogenici è diventata bionda… Era una donna stupenda e colta. Non amava apparire, adorava la poesia. Mi parlava in questi ultimi tempi del suo ultimo lavoro su Garcia Lorca. L’aveva studiato per tre anni ed aveva pronto uno spettacolo di canzoni (sue) e parole… Le ho sentite in anteprima, splendide. Grazie di questo ricordo. Anch’io l’ho ricordata nel mio blog. Il mio cuore è molto triste, Giulia.
L’altra sera ho rivisto in televisione Marisa Sannia. “C’è una casa bianca che…”. Sono passati giusto quarant’anni, quarant’anni che potrebbero essere anche quaranta secoli o quaranta settimane. Joseph Joubert diceva che “il ricordo risale il tempo, mentre l’oblio ne segue il corso”. Posso dire adesso che lo sguardo di Marisa Sannia io non sono mai riuscito a dimenticarlo? Quanti anni vuoi che avesse in quel filmato? Venti? Ventidue? Io allora ero un ragazzino che faceva atletica leggera, stravedeva per Il Barone Rampante, non metteva mai la punteggiatura nei temi di scuola, e cantava tutto il giorno I CAN’T GET NO SATISFACTION. A me della nostalgia, a voler esser sinceri, non frega proprio niente, così come non me n’è mai fregato niente di “quella casa bianca che…”. L’unica casa che avrei voluto abitare in quel periodo era tutta pitturata di rosso, e non era casa mia e neanche la Casa del Popolo, ma la RED HOUSE di Jimi Hendrix. Le immagini del telegiornale dicono Festival di San Remo 1968. E ci siamo un’altra volta con le celebrazioni del quarantennale? Niente paura, questa volta te la cavi con un aforisma di Adriano Sofri: “Peggio di quelli che parlano bene del 68 ci sono soltanto quelli che ne parlano male”. Io, lo confesso, se fossi uno che traffica con le immagini (uno alla Oliviero Toscani, tanto per intenderci), cercherei di convincere il mondo che in quello sguardo di Marisa Sannia apparso l’altra sera in televisione sono racchiuse tante di quelle promesse (e dimenticanze) che i cerimonieri del 68 neanche s’immaginano.
La dolce Marisa …un pezzo della gioventu’.
E’ dolcemente volata via. Grazie Anna per averla ricordata
s
Sono contenta che il mio ricordo di Marisa vi sia piaciuto, anche se in realtà non è un ricordo post mortem: è un pezzetto scritto mesi fa di un libro che ho in caldaia, su “quegli” anni e “quella” musica.
@ lorpat: per qfigurarsi, né nostalgia né ’68. Un certo tipo di verità non è storico…
Mi ha mangiato un pezzo interno al commento… stranezza. Dicevo: per quanto mi riguarda, figurarsi, né nostalgia né ‘68. Un certo tipo di verità non è storico. Molto bello il blog di Giulia!
Per me la decade infantile dei ’60 (fino a circa metà anni ’70) non è un ricordo o una nostalgia, ma una cosa interiormente del tutto attuale. Son rimasta lì. Sarò malata? A volte me lo chiedo veramente che roba ho in testa.
Non sapevo che fosse morta, guardo poca televisione, grazie Anna.
G.
Veramente io la televisione non ce l’ho neanche, l’ho letto sul giornale…
🙂
Grazie, Anna, per questo bellissimo pezzo – mercoledì 16 ho letto un bel ricordo della Sannia su “l’Unità”, scritto da Leoncarlo Settimelli –
ciao, quanto a “per me la decade infantile dei ‘60 (fino a circa metà anni ‘70) non è un ricordo o una nostalgia, ma una cosa interiormente del tutto attuale. Son rimasta lì”, condivido appieno, anche se gli oneri pratici della vita portano a tutt’altro – ciao e grazie
Pensavo spesso a Marisa Sannia da quando dopo averla riscoperta con le canzoni di “Sa oghe de su entu e de su mare” (estate 1995) in Sardegna avevo proprio sentito il bisogno di ricercarla a tutto tondo.
La sorpresa è stata di aver anche ritrovato nella memoria di bambino e adolescente il piacere di potersi riappropriare di quelle interpretazioni di cantante timida e garbata intrise di dolce malinconia ma che arrivavano dentro e si appropriavano di un pezzo della tua anima. Così non le avevo scordate mai!
La conobbi per caso al Teatro dell’Opera di Roma nel gennaio 1998, era da poco uscito il suo secondo CD di canzoni in lingua sarda “Melagranada” e così mi presentai. Ricordo il suo stupore nel sentire che ricordavo bene la sua carriera passata di cantante di musica leggera e lessi nel suo sguardo una sincera ammirazione nel percepire che avevo capito bene il messaggio poetico dei suoi nuovi lavori.
Poi tanti altri brevi contatti legati anche alle conoscenze con altri suoi fans del sito Web a Lei dedicato e via via un interesse culturale crescente legato a seguire il suo pensiero attraverso i percorsi culturali che l’hanno portata fino a Federico Garcia Lorca. E’ stato avvincente ma ora mi sembra impossibile che Marisa Sannia non possa continuare a portare avanti gli studi che l’hanno condotta a invaghirsi di poesie e storie dal forte interesse culturale.
Mi manca moltissimo e non riesco a pensare ad altro che alla sua immeritata troppo precoce fine.
Grazie per il ricordo di Marisa.
A me e’ sempre piaciuta per la sua eleganza, discrezione, per il suo sorriso e quella bellezza particolare, regale, fiera e mai ostentata.
Ha fatto parlare di se’ attraverso le sue canzoni, la sua musica, lei, cosi’ discreta, riservata, non si sarebbe mai prestata a “giochetti” pubblicitari e non avrebbe mai cercato il successo a tutti i costi. Il riscontro di pubblico e critica e’ giunto per quello che si ascoltava dai suoi dischi, per cio’ che appariva in televisione.
AVEVA UN AVOCE DOLCE, NON POTENTE O ESTESA, ma la porgeva in un modo assolutamente suo, cosi’ incantevole ed elegante che non potevi dire “mi e’ indifferente”. Marisa poteva non piacere, ma non lasciava indifferente nessuno.
I suoi ultimi e piu’ recenti lavori la vedono cantautrice toccante, raffinata, assolutamente poetica, cito – Sa oghe de su entu e de su mare, Melagranada e Nanas e Janas e il lavoro che uscira’ postumo su Federico Garcia Lorca…le case discografiche l’hanno snobbata, eppure sono lavori che parte della critica ha acclamato e una piccola parte di pubblico ha potuto ascoltarli, sentire questa Sannia intensa, suadente, elegante e raffinata piu’ che mai…Perle che ci ha lasciato, cogliamole perche’ sono il suo prezioso lascito.
Grazie, Marisa.
Grazie, Anna, ricordo bello e intenso.
Ho notato solo ora che viene citato Luzzatto Fegiz per un articolo dallo stesso scritto per la scomparsa di Marisa.
Mi permetto di esprimere il mio profondo disgusto per tali individui (Venegoni de La Stampa).
E’ mia esperienza personale e quindi non parlo “pour parler”.
Io e un amico ci siamo molto interessati perche’ le ultime produzioni di Marisa avessero visibilita’ e considerazione dalla stampa specializzata. Piu’ volte abbiamo interpellato Luzzatto Fegiz e la Venegoni, inviando loro i cd di Marisa, ebbene, non hanno speso una parola ne’ un breve commento sui loro giornali.
Sono indignato!!!
Ne parlano adesso che Marisa non c’e’ piu’…Vergognatevi! Avvoltoi travestiti da esseri umani!!!
Grazie Anna, non sapevo neanch’io. Ricordo quella canzone,
quell’aria che interpretava cosí bene la mia malinconia.
La malinconia che hanno comunque tutti i bambini, da qualche parte, come un organo.
Sono le canzoni che non sai di portarti appresso. Il viso
non lo ricordo.
E’ una brutta roba Luzzatto Fegiz (non solo esteticamente); anch’io avrei un aneddoto di una sua pessima figura a cui ho assistito di persona. Ora non ho tempo, ve la racconto un’altra volta.
L’ho saputo solo oggi, da mia moglie.
Ciao Marisa. Almeno per Natale, mandami una cartolina.
la cantante con una lacrima nella voce…
…e se volete ricordarla e renderle omaggio andate sul suo sito http://www.sannia.it e li’ conoscerete un po’ tutto di Marisa, gli ultimi lavori, ecc.
E se volete ascoltare le sue ultime canzoni andate sul suo myspace….di piu’, comprate i suoi ultimi cd, sono bellissimi.
Non snobbiamola pure adesso che non c’e’ piu’.
Marisa Sannia non ha cantato solamente “Casa bianca”.
RICORDIAMOLA!!! VISITIAMO I SOUI SITI E RENDIMOLE OMAGGIO. MARISA LO MERITA!
Ricordo quel disco in vinile con l’etichetta nera e la scritta “Cetra”– Non è questo l’addio – acquistato dai miei genitori, divorato da un “mangiadischi” color caffellatte; mi piaceva più di tutti gli altri… Sono del ’69, avevo allora 8 o 9 anni e la voce dolcissima e melodiosa di quella splendida ragazza coi capelli a caschetto raffigurata nella custodia del 45 giri segnava con un tratto di felicità in modo indelebile i miei pomeriggi estivi in Sardegna, destino bizzarro di un figlio dell’emigrazione… Con la mia ingenuità non sapevo neppure che io e lei si condivideva le stesse origini isolane.. sono trascorsi circa trent’anni da allora e venerdì scorso, 29 giugno, per puro caso apprendo la notizia che mi ha stretto il cuore… Anche se non mai avuto l’onore di conoscerti personalmente, grazie Marisa, per quanto hai fatto e per quanto farai, continuando a vivere dentro di me e regalando per sempre a chi ti saprà ascoltare meravigliosi attimi di gioia, Angelo fra gli Angeli…
Piero
“Marisa Sannia non ha cantato solamente “Casa bianca”
Non riesco a capire perchè in Sardegna e in Italia la ricordavano soltanto dalle prime canzoni,e molti neanche sapevano che cantava ancora ,
il primo suo cd che ho messo in onda é ”Sa oghe de su entu e de su mare” ,ha conquistato tutti. É l’artista preferita ,ho avuto la fortuna di intervistarla in diretta telefonica ,mi ha colpito la sua humiltà e la sua dolcezza,quando é venuta a mancare, cosi improvvistamente , é stato un colpo al cuore,non potevo crederci siamo rimasti tutti malísimo,Purtroppo il male ha colpito Marisa in un momento che sembrava pieno di futuro dal punto di vista artistico.
Aveva inciso il cd Rosa de papel e sognava presentarlo anche a Buesnos Aires.
non voglio abusare dilungandomi ,vi invito e leggere le bellissime testimonianze di Roberto DURIGON e Battista Leone ,curatori del suo sito e del suo space,
http://sardegnanelcuore.splinder.com/tag/liu+speciali+di+sardegna+nel+cuo
potete scaricare la trasmissione in omaggio dal sito http://www.quintomoro.it clicando sul logo di Sardegna nel cuore Radio soberania .
grazie
cordialemente
Teresa Fantasia
AGGIORNAMENTO: La Nar international ha ristampato gli ultimi cd di Marisa Sannia. Per chi fosse interessato http://www.narinternational.com
E’ uscito (nelle edicole) un DVD del Roxy bar trasmissione di RED RONNIE.
E’ il n. 32 e c’e’ un servizio su Marisa bellissimo ed emozionante.
C’e’ un po’ della sua storia artistica, compresa una versione a Senza rete de “La compagnia”, alcuni spezzoni di altri brani e poi le sue partecipazioni del 1995 – 97 al Roxy con i bellissimi brani dell’ultimo repertorio, alcuni davvero emozionanti.
Lo consiglio vivamente a chi ama (la musica che viene dall’anima”.
Il cd ROSA DE PAPEL uscira’ in tutta Italia il 10 Novembre, anticipato da un’anteprima al Premio Tenco (6 Novembre).
Edito dalla Felmay http://www.felmay.it e’ reperibile anche on line (Felmay, ibs, )
salve sono quasi due anni che tento di fare una serata concerto ad iglesias in onore di marisa sannia (non profit) forse e per questo che non interessa a nessuno ,un silenzio assordante e calato su di lei,chi mi vuole ajutare anche solo moralmente ,[email protected] cel.3384503538 via mameli 2/4 grazie
Pochi grandi artisti hanno saputo fare anche della proria vità una pura opera d’arte. Lei è riuscita in questo. E forse vi è riuscita proprio non accettando alcuni compromessi che non sarebbero stati certo opportuni per la sua “opzione fondamentale”.
Una grande cantante: fu parte della mia vita durante i suoi anni dedicati alla musica leggera. Ho scoperto la seconda parte della sua cariera artistica, iniziata neglia anni 90′ dopo la sua scomparsa e sono stato assolutamente meravigliato poer la sua qualità poetica e musicale. Marisa: canterai per sempre nel nostro cuore