La musica in testa

di Antonio Sparzani

Da poco tempo ho appreso dell’esistenza del pianista e compositore Giovanni Allevi.
Ho sentito qualche sua registrazione (ne trovate anche su youtube, se volete). Nella città dove vivo è venuto a tenere un concerto, io non son potuto andare a sentirlo, ma degli amici gentili sono andati e mi hanno poi regalato il suo libro La musica in testa (Rizzoli, Milano 2008).
L’ho letto d’un fiato.
E ho voglia di parlarne perché Allevi scrive come se stesse al tuo fianco a parlarti, ed è in grado di comunicare un entusiasmo a cui non si resiste. Il libro è misto di racconti autobiografici, che tradiscono la gradevolissima ingenuità del neofita, che ormai non è più ma anche in qualche senso continua ad essere, e di pensieri e divagazioni (capitoli in corsivo). Mi preme copiarvi qui una di queste:

Il non pensare

A volte l’esperienza ci mostra come il vivere intensamente corrisponda a un momentaneo abbandono della nostra facoltà di classificare, controllare, giudicare, cioè di pensare.
Vivere la vita o scriverla, esserne partecipe o pensarla: queste sono alternative esistenziali con cui gli artisti e i filosofi fanno i conti tutti i giorni.
Ma il segreto è non pensare.
Il pianista cerca i suoni e per farlo deve anche non pensare. Ogni suo calcolo infinitesimale precede e segue l’esecuzione, nella fase di studio, memorizzazione e prova, nella razionale gestione del tempo che ha a disposizione, nella comprensione del testo che è adagiato sul leggio. Ma quando è abbandonato alla dolce carezza dei tasti, sperimenta la solitudine totale ed è in grado di trascinare l’ascoltatore nella dimensione del non pensare, del silenzio, del recupero di sé. Egli stesso si rende conto che il concerto è passato in un attimo e se ne meraviglia: per un piccolo arco di tempo ha bevuto al nettare della vita e ne è stato talmente inebriato da non ricordare nulla, così come chiunque altro che fa con passione i gesti che ama.
Il non pensare è legato a ogni tipo di ritualità, alla ripetizione di gesti o parole che aiutano ognuno di noi a uscire dalla gabbia grigia e fredda del pensiero.

Quando un uomo non pensa il suo rumore principale diventa quello del cuore e del respiro, uniti insieme in una straordinaria poliritmia ancestrale. Due cicli discordi interagiscono, creando curve nuove e irregolari, parabole vertiginose o piane, che alimentano il fuoco dell’emozione. Un motore che ha due pistoni diversi, un ela¬stico che si tende continuamente da più parti, assumendo strane forme, una trottola mal bilanciata che inventa, finché è in equilibrio, evoluzioni circensi.
Ogni uomo, quando non pensa, suona, bagna, sogna, odora, scalda, cerca il contatto con le cose che vibrano, che restano umide, che inebriano, che profumano e scottano.
A me piace l’acqua, avvolgente, che rende opaca e lontana ogni cosa, annullando il tempo misurato, e che spinge in superficie con forza e grazia, o ingloba silenziosa il corpo che ha perso il suo spazio.
L’uomo deve tornare a essere soggetto assoluto della propria esistenza, vero punto di partenza di sé. Come si concilia tale visione con l’abbandono?
Credo che la grande scoperta di questo strano tempo sia che abbandono e attività non sono in rapporto antitetico.
In realtà dobbiamo evitare di strozzare il torrente impetuoso che è in ognuno di noi: dobbiamo evitare l’inibizione a tuffarci nella danza delle cose, fosse anche il traffico cittadino.
Ma l’inibizione nasce nel pensiero solitario: la nostra piccola mente non ce la fa a contenere un universo che danza, e allora concepisce il concetto dell’ irraggiungibile, dell’impossibile, della delega a forze altrui.
Invece il non pensare è apertura e paradossalmente è comunicazione profonda con gli altri: ora che siamo di fronte, dimentichiamo i nostri ruoli, i nostri nomi e riconosciamoci come esseri umani, come miracoli. Un essere umano, chiunque sia, è il culmine cui la natura è giunta e da essa si differenzia per l’estrema imprevedibilità, per la misteriosa e prodigiosa presenza.
Forse è possibile che più universi umani possano co¬municare, al prezzo dell’abbandono di ogni costruzione convenzionale, residuo del pensiero; forse comunicare significa essere presenti l’uno all’altro, tramite tutti i canali di cui l’umana e poliedrica personalità dispone, dalle azioni al calore corporeo.”

Allevi parla delle sue primissime esperienze – la prima volta a Napoli con cinque spettatori – e delle sue più famose tournées recenti, in Cina come negli Stati Uniti; parla della fetta di torta al cioccolato che pretende da contratto prima di ogni concerto e dello straordinario pubblico di giovani che corre ad ascoltarlo e soprattutto introduce un concetto a mio parere basilare: quello di musica classica contemporanea.
La descrizione di come la musica lo prenda letteralmente d’assalto e si formi nella sua testa ed esiga quindi poi il duro lavoro di trascrizione sul foglio pentagrammato è fantastica e non lascia dubbi sulla sincerità prorompente di un tale vulcanico, e allo stesso tempo fragile, personaggio.
Che non è dodecafonico, non è concettuale, ma compone e suona la musica che si scrive nella sua testa in re maggiore piuttosto che in sol bemolle, perché la sua conoscenza dei classici è tale da permettergli di elaborare un linguaggio personalmente affinato con cui esprimere stati d’animo, situazioni, emozioni.
Questa parola, emozione, è per lui una parola chiave: l’ultimo, visionario, capitolo è intitolato “L’Era dell’Emozione”: “Un Nuovo Rinascimento è alle porte. Proprio in un’epoca buia, fatta di meccanismi inceppati, di sistemi saturi e non più sicuri, siamo costretti a tornare alla sorgente del nostro agire: la spinta ideale, il sogno, la visione, per prendere di nuovo in mano le redini del nostro destino, metterci in gioco…..”

18 pensieri su “La musica in testa

  1. Plessus

    Veramente straordinaria la musica originaria che ha in testa questo ragazzo.
    Merita molta attenzione, grazie della segnalazione.

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  2. carla

    Complimenti a Giovanni!

    è sempre una questione di equilibri che regola il giusto rapporto tra
    il pensare e l’esperienza…
    (non posso non pensare al libro ‘Narciso e Boccadoro’ di Hermann Hesse)

    Un saluto
    C.

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  3. lambertibocconi

    E’ troppo forte Allevi! Io l’ho visto da Fabio Fazio, una sera degli ultimi tempi insieme alla mia adorata madre, siamo state felici entrambe. Fa sentire che c’è qualcosa per cui vale la pena di vivere, una fiamma, una simpatia… Io lo trovo un mito tra i viventi, pari solo (quasi, non del tutto…) ad Alan Moore.

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  4. furlen

    visto un concerto alla reggia di venaria questa estate. la timidezza esplosa ad ogni presentazione di un nuovo brano accompagnava una sorta di recitativo limpido e contratto come un insegnamento zen. ricordo in particolare le parole spese per il suo brano, credo panic,. la caduta per strada, la corsa in ambulanza, il terrore di non farcela e la gioia di sentirsi vivi.
    un pianista filosofo
    effeffe

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  5. furlen

    diffido di quanto ho letto attraverso i link citati. Mi ricorda quando all’epoca de “I cannibali”, come mi dicea Jose Munoz in una conversazione, i fumettari cattivi massacravano mattotti considerato troppo buono. Come se nell’universo di Chet Baker o di Coltrane non ci fosse la stessa dolcezza.Che ci sia il rischio con Allevi, di cadere in un easy listening modello Di Battista, posso anche capirlo ma da quello che sento e ho visto di lui posso dire con soggettiva certezza che quel rischio lo ha evitato. Riecheggia nel suo percorso una vera e propria anima da fenomenologo- e non da studente di filosofia che pure è stato- e devo dire che quella dolcezza talvolta crudele a me è parsa autentica. ma a proposito chi è il piciu che ha scritto quelle cose?
    effeffe

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  6. Carlo Cannella

    A me ha insegnato musica il padre. Capace di rimandare a settembre con il tre in pagella. Giovanni mi sembra più simpatico. Siccome è anche bravo e ha successo non mi stupisce che si cominci a dargli addosso con tutta questa cattiveria. Talmente gratuita da risultare poco credibile. Forza paisano.

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  7. lambertibocconi

    Miiii, se quel poveretto dei link per ogni chilo di invidia avesse un euro, sarebbe miliardario! Ma pensa te…

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  8. orsola puecher

    L’invidia è il pane secco e giallo dei mediocri.

    Allevi è una “forza della natura”, il successo non guasta la sua ricerca armonica sempre sorprendente e sincera. A volte facile al gusto. E perchè no?!?
    Piace molto ai ragazzi ed è un scommessa vinta che un ragazzo come loro, con le stesse paure e fragilità, solo davanti al suo pianoforte calamiti l’attenzione e il sentimento di una generazione abituata alla musica elettrica, filtrata ed addomesticata in studi di registrazione sofisticati e spaziali.
    Personalmente il suo ascolto continuato in cd un po’ mi stanca, dal vivo sarebbe diverso di sicuro. Mi sento forse più vicina al minimalismo alla Keith Jarret (di tutti il più amato) di Ludovico Einaudi, nelle sue Onde il naufragar m’è dolce.
    Ma sono sfumature.

    ,\\’

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  9. cletus1

    quanto ai cosidetti critici musicali, come non ricordare la famosa battuta di Frank Zappa: “scrivere di musica è come danzare di architettura”.

    PS. per inciso, sempre il predetto amava definire cosi la propria “visione” della musica : “la mia musica è cinema per le vostre orecchie”.

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  10. Gaja

    adoro giovanni allevi! anche io l’ho visto da fabio fazio e mi è piaciuto un sacco.
    grazie per aver parlato di questo giovane genio, anthony!

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  11. Michele Ortore

    Assieme a Neri Marcorè, è uno degli artisti che di questi tempi mi fanno sentire davvero orgoglioso di essere nato nella provincia ascolana(Giovanni è nato ad Ascoli Piceno, mentre Neri a Porto Sant’Elpidio)! L’ho visto due volte dal vivo, ci ho anche scambiato un paio di battute veloci: è un ragazzo semplice e spontaneo, molto gentile. Quando ha presentato l’ultimo album, Joy, all’Auditorium di Roma, avrà dovuto fare su e giù dal palco almeno una dozzina di volte, perché la gente non smetteva di applaudirlo e di chiedere altri pezzi. I due album con cui ha sfondato sono probabilmente i migliori, ma è doveroso ascoltare anche i precedenti, Composizioni e Tredici dita, in cui la vena pop si attenua, per lasciare posto all’ascendenza jazz, che in alcuni pezzi di No Concept e Joy è pure evidente. La sua musica è sicuramente fra le più fresche degli ultimi anni.
    Il suo personaggio non è assolutamente costruito, la timidezza è reale, e sono convinto che le persone dominate dalla fantasia non possano fare a meno di esserlo, almeno un po’. Il rischio serio, invece, è che su questa timidezza si speculi, che lo si trasformi in una figurina da svendere. Ecco, di questo, purtroppo, vedo tanti prodromi. Ultimamente l’hanno ficcato ovunque, suona dappertutto, dalla mostra di Agnelli all’Mtv day.
    Ovazione per la Puecher, per Jarrett e per Einaudi. Ma anche Philip Glass, e Nyman.

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  12. carmelita

    Io seguo Allevi e mi piace ciò che esprime attraverso la sua musica.
    Non solo mi piace come Artista, ma anche come persona, e dopo averlo incontrato e aver parlato con lui, e dopo aver scambiato con lui un paio di mail, posso solo dire che lui è una pesona molto umile e sensibile.
    In risposta a Perplessa, purtroppo, si è sempre più disposti a credere che a conoscere, quello che posso dire, è di non credere alle scemenza che si leggono, non credere a nessuno e nemmeno a me.
    L’unico modo per sapere, e per conoscere è quello di avvicinarsi senza pregidizi o per sentito dire.
    Ascolta la sua musica, vai ad un concerto e incontralo dopo il concerto, quando lui si ferma a fare autografi, solo così potrai avere la tua idea.

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  13. roberta

    avete letto il libro la musica in testa di giovanni allevi se è si mi potete riassumere ogni capitolo per favore vi prego aspetto qualche risposta aiutatemi

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