Non storcano il naso i puristi. In un blog attento alla “linfa” che si muove dietro le cose, queste che seguono, sono note che rivendicano un diritto di cittadinanza, qui dentro almeno.
Sere fa. Probabilmente rimasta accesa per errore, dopo il tg1, mentre traffico per casa, un viso di una bella donna colpisce la mia attenzione. Un primo piano impietoso, di qualche lacrima che le solca il viso. Alzo il volume, del tutto catturato dalla scena. Una giaculatoria. Un pianto sommesso, un excursus, davanti ad una telecamera impietosa, dei guai e dei sogni che in maniera in districabile fanno la vita di noi tutti. “mio figlio…tanti progetti, a me non cambia la vita, però 500,000 euro si, potrebbero….90 ? beh si, anche quelli….” E giu’ lacrime….fino ad un liberatorio “accetto”.
Due pacchi. Gli ultimi due. In uno 50 euro, nell’altro, appunto, 500000. In mezzo la proposta della voce fuori campo “90,000 prendere o lasciare”. (Ha fatto bene: nel pacco rimasto c’erano i 50 euro).
Ho provato pena per quella donna. Insieme una rabbia, potente per chi ha ordito e spettacolarizzato questo quadretto. Non mi interessa qui ipotizzare o meno un’attenta regia, una sapiente pre meditazione, con relativa scelta dei tempi, pause e thrilling sapientemente mescolate, in chiave di audience. No, vado oltre.
Intanto mi chiedo se è giusto che tali programmi vengano erogati da una rete pubblica, che si dovrebbe sostenere dal canone che richiede (obbligatoriamente, ormai) ai cittadini.
(illuminante, presente Don Fabrizio in quel del Campidoglio, qualche mese fa durante un convegno, la candida ammissione di un pezzo grosso del Tg1 “beh, certo pur essendo servizio pubblico dobbiamo stare attenti all’audience” leggi: assicurarci le cospicue entrate degli inserzionisti pubblicitari. Non ho avuto il tempo di replicare…purtroppo).
Poi, subito dopo, mi domando quale Italia abbiano in mente gli autori di una trasmissione cosi (adesso dico questa, perche’ mi e’ capitato di vederla, e di restarci male, ma chissa’ quante altre ce ne sono). Non mi atteggio a sociologo, ma voglio capire che cosa c’e’. A cosa porta la spettacolarizzazone dei drammi (in diretta ? o in differita, poco importa qui). Che cosa ci dice una cosa del genere. Cosa tocca ? Il nostro rapporto coi soldi. Scatta il processo di identificazione ?
Certo trova facile linfa nel disagio che in questa fase economica si percepisce dai supermercati meno affollati del solito. Si dira’ “che vuoi ? e’ dai tempi dell’antica Roma, che la gente e’ stata educata a spettacoli efferati”.
Intanto mi chiedo, siamo sicuri che e’ proprio questo quello che vuole la gente ?
In che modo la educo, continuando a mandare avanti roba del genere ? Che alternative offro ?
(va detto che piu’ o meno a quell’ora vanno in onda anche sulle altre reti obbrobri del genere), a meno di non spararsi, su qualche privata di infimo grado, che so, un documentario ingiallito sullo sbarco del primo uomo sulla luna (e già che sarebbe decisamente meglio, a volte).
Il punto. Le lacrime. Il denaro. Il processo di identificazione. L’audience. I valori.
Ho provato pena per quella donna, costretta (certo nessuno l’ha condannata, ci è andata lei di sua sponte), ad esibire sotto gli occhi della telecamera la sequenza dei suoi drammi personali, familiari.
Che messaggio manda una roba cosi ? E soprattutto, è giusto che sia veicolato da chi, dovrebbe fornire un servizio pubblico e non la spettacolarizzazione delle difficoltà altrui (che poi sono di tutti, o almeno di molti). Non basta indignarsi. Serve a poco. Si dirà, che vuoi ? E’ solo un gioco.
Perché, alla stessa ora, non mandano in onda, che so, un programma che spieghi all’Italia tutta, dico la prima, come è composta una bolletta, ad esempio ? Da quali voci è costituita, cosa vogliono dire certe sigle ? Roba da realismo sovietico ?
Ditemi come state messi a fine mese…
Il vero “pacco” è già da un pezzo che ce l’hanno mollato.

Caro Cletus, so che non ti piacerà quanto sto per dire, ma ti dovrai abituare a un ulteriore peggioramento della televisione, perché stiamo entrando nell’era Berlusca III, e già vi sono i primi segnali: i giornalisti che strisciano sotto le scarpe del nuovo padrone; e poi più enfasi sulla cronaca nera, tanto per mantenere alto il tasso di paura, poi gossip a piene mani, giochi giochetti e veline e nanerottoli vari.
Il fatto è che più il popolaccio è ignorante e più accetta supino tutto, e più rimane passivo, mugugnante, elemosinante, acritico e mazziato nello status quo. Si tratta, da parte dei mass media, di una lunga e sapiente costuzione dell’acquiescenza. Insomma: il rincoglionimento della “gente” è funzionale a un certo tipo di potere, e viceversa. Also sprach.
Ricordo benissimo quel convegno e quelle parole, Clè. Mi hanno fatto rabbrividire.
Concordo, d’altra parte, con Anna e Mauro. Il livello della televisione è sotto zero. E va bene così (a certuni che, ovviamente, non siamo noi).
un bacio!
Baldrus, posso capire il tuo (leggittimo ?) tentativo di scivolare in polemica. Lasciami però annotare che l’andazzo, e parlo della Rai, è tollerato da qualche tempo prima di domenica scorsa.
E poi, nessuno mi leva dalla testa che non è nemmeno corretto prenderla in questo modo. Secondo me, dentro ad un’Azienda come la Rai c’è gente che, come si dice, è incollata alle poltrone, buona per tutte le stagioni, della quale poco mi importa sapere se ha o meno in tasca questa o quella tessera. Dico solo, che alla luce di quanto sopra, è semplicemente indegna di gestire una cosa cosi delicata come un servizio pubblico.
(E cosi abbiamo evitato di buttarla in caciara, eh ?)
“Troppi paradisi” di Walter Siti risponde ad alcune domande sulla televisione fornendo una fenomenologia al momento esauriente, credo, ma probabilmente, Cletus, lo conosci già.
la storia è cominciata, è vero, ben più in la di ieri…è cominciata con la tv commerciale berlusconiana, con l’assetto che le è stato concesso, partito socialista mallevadore, con l’impossibilità per altre reti di concorrere, con la creazione di un duopolio televisivo di fatto in cui i giornalisti, vil razza dannata, gli anchormen, i presentatori sono rimbalzati dall’uno all’altro lungo i burrascosi ultimi ottanta e tutti i novanta. è continuata al peggio con il padrone delle ferriere capo del governo. qui non si tratta di polemizzare: l’anomalia italiana impedisce la diversificazione delle reti e una concorrenza per il meglio poichè la tv commerciale rastrella tutta la pubblicità esistente di cui, nonostante il canone, ha bisogno anche la rai. che pertanto si adegua. fanno capolino di tanto in tanto dei programmi gradevoli di intrattenimento
non demenziale, per il resto la ggente guarda bestialità di vario tipo per le quali ci si può svitare tranquillamente il cranio dal collo e appoggiarlo sul tavolino, tanto non serve. giorgio gori in testa, da più parti si sostiene che e la ggente a volere certi programmi e pertanto gli si dà quello che vuole. è il contrario. noi compriamo quello che siamo indotti a comprare, è risaputo. lo stesso vale per i programmi: guardiamo quello che si stabilisce, per i più svariati motivi, vada bene per noi. se ci venisse dato qualcosa di più intelligente guarderemmo quello, innescando un circolo virtuoso. ma a chi gioverebbe? intendo un popolo di uomini e donne (non quel “uomini e donne”!) e non di bovini, non di bimbetti neanche tanto intelligenti (così ci definì il silvio),un popolo educato e consapevole? e poi i programmi buoni e vari possono *forse* costare un bel po’. mentre con un format idiota d’oltreoceano si campa anni con minimi interventi di…imbruttimento: vedi G.F. e isole varie. non c’è scampo. ovvero c’è. come si può non comprare tutti i gadget che ci vengono propinati, così si può spegnere la tele. è la scoperta dell’acqua calda. e chi vuole continuare a guardarsi i pacchi non si lamenti poi se si ritrova con un bel “pacco”.
Forse semplicisticamente, penso che se la religione era l’oppio dei popoli, certa comunicazione è un oppiaceo dei tempi nostri. O, paradossalmente, vedo nella televisione il demone tentatore. Ti corrompe ti svuota ti crea falsi bisogni ti compra l’anima. Ovviamente, non lo è da appena nata, ma da quando se ne è capito il potere.
ricordo bene, Clet.
non è solo la tv, ma un’intera società che spinge a non pensare. la vera protesta oggi può avere un solo nome: pensiero. siamo nello 08: perché non farne un nuovo 68? con uno slogan diverso: il pensiero al potere.
fabry
“…il rincoglionimento della “gente” è funzionale a un certo tipo di potere, e viceversa. Also sprach.”
Condivido Cletus, e la penso come Anna. E non ricordo, infatti, interventi politici volti a far cessare questa vergogna.
Sì, Fabrizio, …e il maggio si avvicina.
La prima cosa che mi viene in mente, sulla questione, è una lettera aperta redatta da esperti, dal titolo “Istruzioni per l’uso della tivù. Rischi e profilassi”, con un’ampia premessa. Ma poi, realisticamente, mi viene in mente solo una sintesi di due parole: “tienila spenta”; e quanto alla società, mi sovvengono le parole di Kavafis: “E se non puoi la vita che desideri/cerca almeno questo/per quanto sta in te: non sciuparla/nel troppo commercio con la gente/con troppe parole in un via vai frenetico.//Non sciuparla portandola in giro/in balìa del quotidiano/gioco balordo degli incontri/e degli inviti/fino a farne una stucchevole estranea”.
Sempre disponibile,naturalmente, ad iniziative concrete.
Giovanni
Concordo anch’io con lambertibocconi, anche se l’accezione dispregiativa attribuita al termine popolo appare nata da un altro pianeta rispetto ad esso.
La funzionalità del rincoglionimento popolare al potere ha un’aggravante che risiede in due necessità indotte. Quella di dover lavorare tutto il giorno per far sopravvivere la famiglia e far studiare i figli – semprechè non si impasticchino o rimangano incollati ad un monitor tutto il giorno – e quella “dover” lavorare tutto il giorno per far più soldi possibile e permettersi il suv. Così, semplificando al massimo, sia l’impiegato/operaio sia il libero professionista rientrano a casa la sera col bisogno indotto di non pensare e, al fluire delle normali faccende domestiche fa da sottofondo – o da prim’attore, al termine di esse – il disimpegno più totale, rappresentato nel caso del post, dalla pertinente domanda: “Ma tu che avresto fatto al posto suo?”.
Qualche dubbio ce l’ho. Qui in Olanda, dove vivo, la televisione non è meno demenziale di quella italiana. Il grande fratello, si sa, è nato qui. In aggiunta a questo in Olanda viene trasmessa roba da far impallidire chiunque, scempiaggini di ogni sorta. Al confronto questa storia dei pacchi è puro intellettualismo. Eppure non mi sembra che la gente sia lobotomizzata, che ad esempio il consumo culturale ne risenta. A Leiden, dove abito, ci sono più librerie che supermarket (non in senso figurato, ma proprio come numero reale di esercizi commerciali in attività). Deve esserci sotto qualcosa di più specifico che riesca a spiegare il crollo italiano. Penso che la ragione sia molto più complessa di quella che sembra. Poi non ditemi di approfondire la questione, perché non ci riesco.
Carlo: mi stupisce la tua considerazione sulla TV olandese. Ho abitato ad Amsterdam negli anni ’80 e mi sembrava di migliore qualità rispetto a quella italiana. Dunque le cose sono cambiate e anche lì tutto crolla. Sulla separazione tra il cosiddetto consumo culturale e quello televisivo, forse è dovuto al target bassissimo cui fa riferimento la TV, un vero e proprio analfabetismo di massa (poi sui conclamati share lasciamo perdere, sono calcoli poco attendibili). Non a caso gli unici programmi decenti vanno in onda in seconda serata, o di notte. Il caso pietoso, o grave, dell’Italia è dovuto anche a una mancanza di concorrenza. E’ attesa, per il 6 maggio, la sentenza definitiva del Consiglio di Stato sul caso vergognoso Rete4 – Europa7, dopo l’ultima sentenza della Corte di giustizia europea del 31 gennaio 2008. Dopo un inter inenarrabile infatti Rete4 deve passare sul satellite perché la concessione della frequenza l’ha vinta Europa7; ma il governo Berlusconi prima col decreto salva-rete del 2003, poi con la Gasparri, ne ha impedito l’attuazione, giocando sulle continue deroghe e rimandi (aiutato anche dagli incredibili silenzi e pasticci della sinistra, che non ha mai messo mano veramente alla questione quando era al governo). Ora si arriverà, sembra, alla parola fine. Se – come è probabile, visto il personaggio che il Popolo Sovrano ha mandato al potere – Rete4 non mollerà la frequenza a Europa7, cui spetta per legge, andremo incontro a una procedura sanzionatoria di 400.000 euro al giorno. E chi pagherà?
Torno ora da Kiev, questa volta con bagaglio a mano ad evitare perdite penose e frantumanti discussioni, e mi ritrovo il ‘solito’ refrain sulla TV (premetto che alla TV consumo solo Gran Premi di Formula 1 e di MotoGP, nessuno è perfetto). Cletus ha tutte le ragioni a protestare per una TV pubblica, che incamera miliardi col canone e ammannisce porcheriole attente all’audience e sul suo post non ho nulla da ridire.
Però butto lì una notiziola: la RAI ha una delle cineteche più fornite al mondo, avrebbe potuto recuperarla e portarla sul digitale terrestre, magari anche sul satellite, a costo praticamente quasi zero (c’era uno sponsor disposto a coprire tutti i costi), ma qualcuno ha deciso di non farlo. Che ci crediate oppure no, la stroncatura dell’iniziativa non arrivò dai ‘consiglieri’ in carico al centrodestra. Sorridete.
Anna, ma siamo ancora a farci le ‘pippe’ con questa storia del duopolio? Berlusconi le TV le ha comperate (a parte la vecchia Canale 5 aperta in proprio) da Mondadori e Rizzoli. Mica gliele ha regalate nessuno e il ‘duopolio’ è nato perché chi aveva provato a fare TV – vedi i nomi di prima – non ne era capace oppure, vedi la ‘brillante’ (sto sghignazzando come un matto) e tanto sbandierata ‘nuova TV’ che avrebbe dovuto nascere dalle ceneri di Telemontecarlo ad opera di Costanzo, Santoro, Fazio e compagnia blaterando; si è piantata di fronte… alla necessità di rischiare soldi in proprio invece di raccattare contratti miliardari senza fatica. Altro sorriso please, che mi pare dovuto.
Non dimentichiamo poi il polo di Murdock (SKY), che incassa sia il ‘canone’ sia la pubblicità e la mancata partenza del digitale. Col digitale, per chi non lo sapesse, si riescono ad ottenere a parità di banda, da 6 a 12 canali per ogni canale analogico e con una qualità maggiore; tra l’altro la Gasparri, tanto maltrattata, impone ai possessori delle bande analogiche, la cessione in uso a terzi del 60% della banda digitale.
Mediaset ha attivato il digitale, RAI no. Chi è che vuole mantenere il duopolio? Sardegna e Valle d’Aosta avrebbero dovuto partire, 4 anni fa, col digitale per le TV locali: tutto fermo.
Vorrei comunque informare tutti, anche chi non se ne fosse ancora reso conto, che in Italia il duopolio non esiste da anni: da quando è arrivato Murdock. Anzi, oserei dire che, se non ci si dà una mossa, fra non molto torneremo al monopolio.
Sulla qualità della TV non discuto, non saprei che dire perché non la guardo (a parte i dettagli citati precedentemente), ma ho la vaga impressione che sia sempre e troppo sopravvalutata; assieme alla storia del popolino rimbambito dalla TV. A me, non volendo fare come al solito il provocatore, sembra molto più ‘rimbambita’ la presunta classe intellettuale italiana: spesso disinformata, lontana dalla realtà, disperatamente aggrappata a idee vecchie che non ha mai voluto cambiare e non vuole cambiare. Talmente contraria a questa TV che mi viene un sospetto: non è che continua a parlarne male perché non riesce a infilarci i piedi e, magari, anche una manina?
Blackjack.
Mauro, a me di ‘sta storia di Europa 7 o 69 (ogni riferimento ad atti sessuali è puramente voluto) o come cavolo si chiama, lascia perplesso il fatto che, a un ‘signore’ che non aveva mai fatto TV in vita sua sia arrivata, dal cielo, la concessione per gestire una TV a livello nazionale e, per esempio, a una ‘becera’ realtà commerciale come Telemarket (lo so che state ridendo, ma è classico trovare che ride di fronte a temi che non conosce), che già copriva tutto il territorio nazionale, questa concessione non sia arrivata generando, difensori dei lavoratori dove eravate?, un ingente danno a una realtà economica che era nata senza santi in paradiso.
Mi spiace per i 400.000 Euro al giorno di multa, ma questa vicenda puzza lontano mille miglia.
Blackjack.
Ehi, giocatore, uomo fortunato che sei stato a Kiev, oppure “L’uomo di Kiev” di Bernard Malamud (credo di averlo letto all’asilo… :-)): ma quando mai ho parlato di duopolio? Non ero mica io! O forse ci sono altre Anne? A me la tele non è mai piaciuta, non ce l’ho neanche. Non mi interessa e la disprezzo abbastanza, anche come argomento.
Pensa invece che l’unica volta che mi hanno arrestato nella mia vita ho passato una notte in una piccola postazione della polizia sovietica sotto una stazione della metropolitana di Kiev. Paura, eh? Dall’adrenalina che mi è salita ho parlato russo – lingua in cui credevo di saper dire solo “spasiba”, “dasvidania” e poco altro – tutta la notte a macchinetta coi milizionieri, per convincerli a rilasciarmi. Cosa che poi infatti è accaduta, mi hanno preso i cento dollari che avevo nel portafoglio e mi hanno fatto il gran favore di mollarmi. Poche volte si è visto qualcosa di corrotto come le polizie dei regimi!
Eccheccavolo però, andate tutti dappertutto e io qui inchiodata a fare le traduzioni tecniche che non capisco neanche niente. Non è giusto… 🙁
Anna, deve essere un male comune quello di essere fermati dalla polizia ‘russa’; io me l’ero cavata con un paio di pacchetti di sigarette. Comunque tranquilla, essere fermati ora è praticamente impossibile e non devi più nemmeno chiedere il visto: arrivi, timbrano e passi.
Tornato stasera da Kiev (niente a che vedere con l’uomo e, detto fra noi, preferisco le donne di Kiev), domani Milano, poi Firenze, poi Roma (quindi per un po’ non farò interventacci, a meno che un noto carrier telefonico non si decida ad attivarmi la scheda dati umts già pagata). Piccola pausa di riflessione e quindi, purtroppo, mi toccheranno un paio di settimane a Bali.
Per riprendermi da quel postaccio farò una puntatina a Macao, ho un debito da riscuotere, e quindi ritorno via Beijing/Kiev/Malpensa. Non ci crederai, ma è la tratta migliore.
Ok, lo ammetto, ho un debole per Kiev e per il Premier Palace; sarà perché si trova all’inizio della Kreshatik, sarà perché si mangia dell’ottima Borsch, sarà perché hanno le concierge più carine che abbia mai incontrato, sarà perché… 😉
Come al solito, e me ne scuso, ti ho afferrata in qualità di capro espiatorio per la tua tirata sul ‘popolaccio’ – il duopolio era implicito dai 😉
Sai che ti dico, dovreste viaggiare di più e tradurre di meno (odio le traduzioni tecniche, è stato uno dei peggiori lavori che mi capitò di fare, in gioventù, prima di scoprire che giocare a carte è più divertente e non c’è paragone dal punto di vista economico…)
Blackjack.
PS: mi consola il fatto che il mio ‘scarso’ russo arrivi fino a privet e poka, pure zumka, harasho e altre ‘parolacce’ indicibili a fronte del loro affascinante, ma criptico alfabeto. Però me lo sono ripromesso: prima di arrivare ai 50 voglio leggermi Maiakovskij in lingua originale. Meglio che mi dia da fare: manca veramente poco…
panem et cistersens, già.
re
Blackjack, le tue osservazioni non sono pertinenti. Dici che non ti convince l’assegnazione ecc., ma queste sono emozioni, i fatti sono che Europa7 ha vinto un concorso pubblico cui partecipavano altri operatori, e nonostante due sentenze della Corte Europea non gli viene assegnata la frequenza cui ha diritto, mentre Rete4 continua a trasmettere in maniera illegale, e sottolineo illegale, come ha sancito la senteza della Corte del 2006. Forse ti farai due risate, ma è un caso unico al mondo di illegalità al potere, visto che il padrone era addirittura il Presidente del Consiglio, che ha ideato e ratificato due leggi ad hoc per i suoi interessi privati. D’altra parte non è nuovo a questo style, visto che all’ultimo processo che ha avuto, per falso in bilancio, è stato assolto grazie alla legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio studiata e ratificata da lui stesso. Poi per la sanzione fai bene a rammaricarti visto che, se davvero arriveremo a questo scandalo mondiale, sarà retroattiva dal 2006, e sarà pagata coi soldi pubblici, miei e tuoi.
Esimio Blackjack, dai tuoi perfetti dati, freddi come come il grano della primavera di Kiev, emergono finalmente spiccioli distensivi di umanità e racconti di favolosi viaggi, come i personaggi che insieme si temono e si fanno amare.
Non da me, per esempio, non ti vorrei incontrare manco morto su un tappeto verde, anche se ne frequento uno da molti anni ma sempre con gli stessi amici. Divertente davvero, molto molto.
😉
Imoltre, mi sbaglierò, ma spesso traspare dalle tue parole che ogni azione umana debba essere finalizzata al raggiungimento di qualche guadagno di tipo economico, come se non ci fosse al mondo nient’altro che il denaro. Dalla tua parte, sarà così, visto il simpatico mestiere che ti sei scelto…
Il pil però non coincide col livello culturale di un paese, dato che l’intelligenza non sempre si mette al servizio dell’economia, tantomeno la poesia e lo spirito. La situazione economica italiana ne è la più convincente prova, governano solo i furbi.
Non concordo inoltre con te sulle presunzioni, sulle virgolette e sulla disinformazione della classe intellettuale italiana. Perlomeno non generalizzerei.
Ma condivido il tuo sospetto, e provo a trovarne una ragione. Sono troppo rare le trasmissioni in cui si insegna qualcosa e si informa davvero di qualcosa. Segno evidente che manca una volontà centrale di espletare questo – sembra – immane servizio alla comunità. La mancanza di volontà centrale è voce bianca conforme e funzionale, come si diceva più sopra, agli apparati governativi. La classe intellettuale è critica, e l’informazione di elevato valore culturale è difficile che passi in tv, almeno in Italia. Ne viene respinta, o confinata in orari impossibili.
Poi, ha ragione pure mbaldrati, ma rete4 è un episodio, la mancanza di informazione critica in tv è un sistema.
Mauro, mai messo in dubbio che la mancata assegnazione della frequenza a Europa 7 sia illegale: lo dice anche la Corte Europea e io sono e rimango un banale giocatore d’azzardo senza competenze. Facevo solo notare le ‘italiche’ stranezze che nessuno, al di là del citato caso Europa 7 ha mai rimarcato, di quello ‘stranissimo’ bando di gara. Hai provato a leggerlo per caso? Non a fartelo raccontare, che è diverso.
Fossi in te lo farei: c’è da divertirsi un sacco e, al confronto, le kafkiane vicende paiono robetta. Fa il paio, e leggerei anche quello, che è un ottimo ‘termometro’ per comprendere come sono scritti e gestiti i bandi di gara in Italia, relativo al primo (finto) tentativo di vendita di Alitalia.
Tu hai ragione a richiamare la legalità, tutte le ragioni del mondo, ma come tu rimarchi la ‘legalità posticcia’ relativa all’assoluzione (mi devo informare che non conosco la vicenda) di Berlusconi dall’atto di falso in bilancio, e la sostieni con forza, non capisco perché io non possa sostenere la ‘legalità forse posticcia’ di quella assegnazione. Direi, senza tema di smentita, che ci muoviamo sullo stesso ‘posticcio’ livello. A meno che tu non parta dal presupposto che i tuoi ‘bianchi’ sono più ‘bianchi’ dei miei; in questo caso possiamo interrompere da subito la discussione: sarebbe inutile.
Plessus: non mi risulta che il grano di Kiev sia freddo, direi il contrario, ma non è importante questo punto, almeno così mi pare.
Per quanto riguarda il tappeto verde, è impossibile che tu mi incroci: non gioco mai con gli amici, per principio (li perderei) e non gioco mai, sempre per principio, cifre ‘popolari’. Sulla seconda parte del tuo pensiero, posso solo dire che mi pare ingeneroso e poco obiettivo; non mi conosci e non ho alcuna intenzione di farmi conoscere, quindi frase inutile e soggettiva.
E’ interessante invece la correlazione (falsa) che tracci fra pil e cultura. Perché falsa? Il motivo è semplicissimo e mi meraviglia che tu non l’abbia ancora compreso: la cultura è un lusso che si può permettere solo chi ha la pancia piena.
Sulla disinformazione della classe intellettuale italiana ne ho la quasi (i totalitarismi sono sempre pericolosi) assoluta certezza; un ottimo termometro sono le pubblicazioni scientifiche su riviste accreditate; siamo, se non ricordo male, piazzati persino dopo il Brasile, senza nulla togliere ai brasiliani ci mancherebbe, e sulla stampa culturale internazionale di consumo (leggi ex terze pagine dei quotidiani) trovare l’articolo di un italiano è un’impresa quasi epica. L’ultimo che ho letto è del 19 aprile, se non ricordo male, lo scrivente era Piperno e il giornale lo Herald Tribune. Sempre che si voglia considerare Piperno e il suo romanzetto una roba ‘intellettuale’. A me non è piaciuto e mi è parso persino scritto male.
Ah, ovviamente non sto considerando gli articoli degli intellettuali italiani di nome, ma residenti all’estero di fatto: quelli non fanno parte della lista. Tu hai per caso informazioni diverse?
Per quanto riguarda invece le trasmissioni ‘culturali’ che ‘insegnino qualcosa’, non le affiderei mai agli intellettuali: pericolosissimo. Gli ultimi che hanno fatto scelte simili sono stati i regimi comunisti e non mi pare che si potessero trarre, da quelle trasmissioni, ottimi insegnamenti. Ma magari mi sbaglio e la mia è solo una congenita idiosincrasia per l’italico intellettualismo tutto casa, chiesa e gruppetti autoreferenti.
A volte mi è capitato, per motivi extra-professionali (intendo quelli del tavolo da gioco che lì non li trovi quasi mai per fortuna essendo di solito degli squattrinati, ma esistono le eccezioni e sarebbe interessante raccontarle), di dovermi confrontare con qualche ‘intellettuale’ e, alla fine, supportato anche dal mio prepotente ego, li ho sempre trovati disinformati, spesso frustrati, poco obiettivi, fuori dal mondo e ‘raccomandati’. A parte le eccezioni ovviamente e, per riportarti un esempio, mi piacciono gli scritti di Sparzani, anche se non sempre sono d’accordo con ciò che scrive.
Ah, dimenticavo: di solito l’intellettuale italiano non possiedono il dono dell’umorismo ed è un peccato capitale insopportabile.
Sulla mancanza di volontà centrale ribadisco che gli ‘intellettuali italici’, quando hanno avuto la possibilità di costruirsi la loro ‘Telesogno-ti-insegno-come-si-fa-io-che-sono-bravo’, hanno gettato la spugna e scelto, senza dubbio alcuno, i contratti miliardari di RAI e Mediaset.
Sorriso di prammatica.
Blackjack.
PS: come puoi notare oggi non sono andato a Milano, mi sono alzato male, non ne avevo voglia e ho rimandato l’incontro; lo so, è un atteggiamento molto intellettuale (sono sempre così impegnati) e poco rispettoso, ma non sempre si può essere perfetti. Basta saperlo.
Ach… avevo scritto un ‘commentone’, ma internet se l’è mangiato :(.
Vabbé, poco male, il mondo sopravviverà lo stesso e io vado a farmi un caffè 🙂
Blackjack.
Due domande per Blackjack:
1) Perchè non fai un raccontino sul tuo incontro al tavolo verde con un intellettuale? Non sarebbe niente male…
2) Come si fa a diventare Giocatori D’Azzardo Professionisti? Dico, esistono scuole (seppur clandestine), si fa un apprendistato, hai avuto un mentore/maestro, o che altro?
Oh, ma ci rendiamo conto che potrebbe essere un’ottima alternativa per tanti precari?
Certo, suppongo che esista un elavato rischio professionale, tipo finire con le gambe spezzate, o dover riscuotere la vincita da un delinquente, ma vuoi mettere con le soddisfazioni del mestiere?
Condivido quanto dici sulle trasmissioni culturali, tant’è che anche in RAI si cercano soluzioni diverse, come ad esempio la trasmissione di Neri Marcorè su RaiTre. Mi sono perso quella nuova della Zucconi (figlia d’arte?), qualcuno l’ha vista?
P.
Paolo, non escludo, prima o poi, di raccontare qualcosa; non qui però, non ho mestiere sufficiente e non sono così presuntuoso dal volermi confrontare su un terreno, quello della scrittura, che non mi appartiene. Avrai notato che commento pochissimo i post ‘letterari’, anche se, ti garantisco, li leggo sempre con piacere. Comunque raccontare fa a botte con la dovuta riservatezza richiesta dal mestiere; è una regola non scritta ma rispettata da tutti, o quasi… Potresti anche fare interessanti scoperte, il giorno in cui decidessi di rompere gli argini dell’omertà 😉
Certo che esistono scuole. Se l’interesse è per il televisivo ‘Texas Hold’em’, la maggior parte delle scuole sono nei lontani Stati Uniti; in Europa c’è Gus Hansen che, se non ricordo male, teneva dei corsi. Mai frequentati, anche perché avrebbe poco o nulla da insegnarmi e non amo i tornei: fasulli. Preferisco giocare con chi rischia soldi propri.
Il rischio di finire con le gambe spezzate non esiste, se sei un giocatore professionista, se invece sei il povero cristo che hai in testa e che tutti immaginano, è quasi una certezza; ma quelli non sono giocatori professionisti, sono quasi sempre dei disperati e ammalati.
Per quanto mi riguarda posso dirti che, spesso, sono i Casinò che mi pagano per giocare a determinati tavoli. Ho un mio tariffario, discreto, e sono sempre i Casinò a coprire le puntate; a meno che non decida, e capita, di giocare soldi miei. Ma quella è un’altra storia.
Fare il professionista non è semplice, al di là del tuo facile e comprensibile sarcasmo; devi conoscere almeno un paio di lingue, nel mio caso inglese e russo, non benissimo purtroppo il russo, studiare e parecchio, condurre una vita quasi ascetica (riposare, niente fumo, alcool nemmeno per sogno) e avere la giusta dose di cinismo.
Comunque il mondo del gioco d’azzardo, snobbato in Italia da una classe politica di PIRLA al cubo (che si limitano a tassare i poveri con le macchinette del video poker e la truffa del lotto e compagnia) è uno dei settori in piena espansione. Considera che a Macao il Sands,uno dei più grandi Casinò del mondo, è costato 950 milioni di $, dà lavoro a qualche migliaio di persone, attira un flusso di turisti impressionante e il costo è stato ammortizzato in meno di due anni.
Gli stipendi poi, fatti un giro sul sito, non sono certamente da call center, se sai fare il tuo lavoro.
Ti dò una notizia: un qualunque Croupier degli italici Casinò (nei quali entri solo se raccomandato, al solito) parte da uno stipendio annuale lordo vicino ai 100.000 Euro, mance escluse.
Già, potrebbe essere una soluzione per molti precari, se solo i Casinò e il gioco d’azzardo legale!!! non fosse, in Italia, terreno di conquista per i politici e i soliti noti. Sorridi.
Blackjack.
Black, premesso che mi stai simpatico a prescindere e che non volevo fare del facile sarcasmo,
ti confesso che pensavo che tu fossi un impiegato dell’ENCOPAU (Ente Nazionale per le Convergenze Parallele Appplicate all’Urbanistica)con interessi letterari, che si era inventato una doppia personalità di Giocatore D’Azzardo con cui baloccarsi in rete.
Da quanto scrivi finirò per ammettere di essermi sbagliato!!
Ciao
Paolo
Paolo, che ci sia del sarcasmo quando si parla di gioco d’azzardo non mi meraviglia, gli stereotipi si sprecano, e quindi nessun problema.
Che, invece, il gioco d’azzardo LEGALE possa diventare una risorsa impressionante, per un paese a vocazione turistica come l’Italia, ne sono fermamente convinto. Dei Casinò si vede sempre e solo il lato disperato e cinematografico: non è così. Alle spalle dei Croupier ruotano molte persone: tecnici informatici, sicurezza, cuochi, camerieri, barman, amministrativi, interpreti, etc… senza contare l’indotto generato per le strutture alberghiere e tutto il resto.
Sempre a Macao hanno appena inaugurato il Venice (ci andrò fra non molto) che è una riproduzione in scala reale di Piazza San Marco -sei autorizzato a ridere- è costato 2,5 miliardi di $ e dà lavoro a pieno regime a migliaia di persone. Il proprietario è sempre lo stesso, e non è italiano, purtroppo 🙂
La Croazia, per esempio, ha utilizzato anche i Casinò per rilanciarsi come area turistica di livello medio alto, richiamando anche flussi di italiani che avevano, come unica alternativa Venezia. Innsbruck idem, e una delle maggiori catene europee di Casinò è austriaca. Solo noi, con la nostra dabbenaggine e la nostra classe politica di sottoacculturati, possiamo continuare a ignorare impunemente un settore che genera affari, non inquina e ha un indotto che supera quello di un normale distretto industriale.
Per quanto riguarda la doppia personalità… ho dovuto fare il percorso inverso e, nella vita reale, inventarmi un ‘lavoro normale’; non mi crede nessuno quando racconto che gioco a carte di mestiere e quindi… non lo racconto più. Ma qui lo posso fare 😀 ed è meglio che la smetta di fare il serio; non è un ruolo che mi si addice.
Blackjack.
Tsk, tsk!
Troppo serio e beffardo, razionale e credibile nei suoi commenti per interpretare la finzione. Oggi, lo “switch” ed è diventato simpatico anche a me, con cui Blackjack – che oltre ad essere la tua firma immagino essere anche il tuo gioco preferito – si manifesta d’accordo almeno sul punto della sottoacculturata classe politica.
Visto il thread, azzardo un’altra domanda OT: come potrebbero secondo te restare lontane le mani lunghe della criminalità organizzata dal mucchio di denaro smosso da un’eventuale liberalizzazione del gioco d’azzardo in Italia, sulla quale, per inciso, sono tendenzialmente d’accordo?
Saluti e salute