Sguardi a perdita d’occhio – I poeti leggono l’arte

SGUARDI A PERDITA D’OCCHIO – I POETI LEGGONO L’ARTE

Gli sguardi a perdita d’occhio hanno il desiderio di vedere oltre il velo dell’apparenza e di andare al di là di un guardare anestetizzato. Perché il problema del nostro tempo è l’intorpidimento e l’assuefazione.
Ora, come in ogni epoca storica che sente di aver perduto qualcosa, pensiamo che sia necessario rieducare l’occhio a cogliere la sottile differenza che intercorre tra i verbi “guardare” e “vedere”, per acuire, forse, una coscienza più lucida della realtà. Perché “vedere” significa innanzitutto cogliere la vera essenza delle cose, ciò che permane; significa entrare, in profondità, nel flusso in divenire dell’esistenza.
“Vedere” vuol dire anche stare dentro il fluire, cogliere un ampio spettro di sfumature, sentire con ogni senso. Ci siamo affidati allora allo sguardo di quattro importanti poeti italiani. E, per innescare un processo di permeabilità, abbiamo chiesto loro di far interagire due linguaggi – quello della parola con quello dell’immagine visiva – e di creare un collegamento tra un punto di vista e un altro, tra una figurazione evocativa e una rappresentazione ritmica.
Anche il luogo che abbiamo scelto per la rassegna (la Porta Sant’Agostino a Bergamo Alta) è da considerare parte integrante dell’idea di creare un rapporto di permeabilità e di stare nel flusso dell’esistenza.
Mentre hanno luogo gli incontri con i poeti, sotto gli archi della Porta continuano a scorrere automobili e persone dirette verso le mete della vita quotidiana.
Anche qui, simbolicamente, come fosse in atto una performance o un’installazione in divenire, avviene qualcosa su un doppio registro: sopra, una coniugazione del verbo “vedere”, sotto, un’azione del gesto “guardare”.

Quattro poeti italiani di oggi (Maurizio Cucchi, Antonella Anedda, Davide Rondoni, Edoardo Sanguineti), dunque, “leggerano” tre grandi artisti contemporanei (Robert Rauschenberg, Bill Viola, Enrico Baj), e forse il più moderno dei pittori del passato, Lorenzo Lotto. I quattro incontri avranno scadenza settimanale, ogni mercoledì a partire dal 14 maggio sino al 4 Giugno, si svolgeranno presso la Sala della Porta Sant’Agostino, alle ore 18. Ingresso gratuito. L’inaugurazione sarà martedì 29 aprile, alle ore 18, presso l’Aula Magna dell’Università di Bergamo, con PHILIPPE DAVERIO, critico d’arte e conduttore della trasmissione Passepartout in onda su RaiTre.

Corrado Benigni Mauro Zanchi
(curatori della rassegna)

9 pensieri su “Sguardi a perdita d’occhio – I poeti leggono l’arte

  1. Alessandro Seri

    France Marotta, si postato stu articulu ma…. rondoni che interpreta o ce proa a Lorenzo Lotto me pare proprio na cosa strana, . Me chiedo se l’ha mai vista la croceffisione de monte san giusto, o se l’ha mai viste le altre opere del Lotto (le più importanti) sparse pe la provincia de macerata? Insomma, va vè de fa se cose, va sempre ve però un poca de dignità artistica bisogenrebbe aveccela. Non basta li nomi.

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  2. Posta Salvatore

    Alessa’, scùs’m’, ma n’aggio capìt’ bbuon’ ‘na cosa: chi è ch’adda t’ne’ nu poc’ ‘è dignità artistica? Je (fm), Rondòn’ o Benìgn’? O tutt’ e tre assièm’? T’ puo’ spiègà meglio? ‘O fatt’ m’interèss’ assaje…

    Posta Salvatore, per gli amici Tore

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  3. alessandroseri

    Tore, personarmente pensao solo a rondoni. Su Francé Marotta non metto vocca (notate la baciata, la rima non il ballo). Marotta ce capisce de poesia e sa sembre quello cha fa, suli organizza-tori de sta vella rassegna nemmeno perchè me pare che a parte sta gaffe de rondoni su Lotto per lo resto me piace pure a me. Avecce li sordi ce sario venutu. Però rondoni e Lotto per me non centra gné. Penzete che lu poru Lorenzo Lotto dovette fasse prete pe avecce un po’ a magnà da lu conventu de Loreto… inzomma, accoppià unu che sa fa prete per magnà con unu che non ce se fa per lu stessu motivu fa bbastanza rride (ma solo ridere, mi scuso e genufletto con gli organizza-tori verso i quali nutro grande stima).

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  4. alessandroseri

    Caro Corrado l’affermazione “i bale” corrisponde con la nostra accezzione italiana riferita a parte dell’organo riproduttivo maschile? Se così fosse non sarebbe di certo stato molto elegante. I nuovi o vecchi linguaggi dovrebbero comunque sempre cercare di evitare il turpiloquio. (Almeno così diceva la mia maestra delle elementari)

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  5. elio

    Ciò che vedo io in questa iniziativa è un’interessante tentativo di inquadrare il poeta come figura professionale che possa finalmente vendere un servizio, e quindi reintegrarsi in questa società di automobili e persone che scorrono verso le mete della vita quotidiana. Il linguaggio è quello, banalizzante e sicuro di sé, della pubblicità. Il problema del nostro tempo sarebbe dunque “l’intorpidimento e l’assuefazione”, mica l’esaurimento ambientale o gli squilibri sociali. Problema per chi, intanto? Per la piccola massa semi-acculturata (ma discretamente solvente) o addirittura la grande massa incolta (che però ben più difficilmente si farà prendere all’amo dal “complesso” della cultura)? E perché sarebbero tali? Ma è ovvio: perché non hanno capito la differenza tra “vedere” e “guardare”: nessuno (nemmeno il catechismo dunque) ha ancora insegnato loro a cogliere “la vera essenza delle cose”: a questo appunto servirebbero i poeti, attraverso il sussidio didattico delle immagini artistiche. Uhm, mi sembra una favoletta ben confezionata (sarà presa pari pari dalle dispense dello IULM).

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  6. corrado benigni

    Caro Alessandro,
    era persino affettuosa la mia espressione. Nessun turpiloquio (me ne scuso se è apparso tale, qui in Lombardia è un’espressione usata). Mi ha comunque divertito questo scambio di dialetti della nostra Italia. Se avessi voglia di partecipare a qualche incontro della rassegna sei benvenuto.
    Sì, le conosco quelle meravigliose opere di Lotto a Macerata. Hai mai visto quelle qui a Bergamo? potrebbe essere, questa della rassegna, una buona occasione…
    un caro saluto
    corrado

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