Lunga vita

di Mauro Baldrati

 

La faccia di Keith Richards nell’ultima pubblicità Louis Vuitton, quel rilievo spigoloso di rughe e di vecchiezza che si nega e si esibisce con noncuranza, con strafottenza; quegli occhi foschi e truccati, quei capelli dritti, con la messa in piega, quelle labbra col rossetto e quel foulard coi teschi, che forse è uscito dall’anello col teschio, che non si vede, come la tuta rossa di Flash, l’uomo che corre alla velocità della luce; con una tunica e un coltello di ossidiana potrebbe essere il sacerdote che strappa il cuore alle vittime sacrificali e lo offre al sole; o un guitto decrepito che, con una chitarra scordata, si arrabatta per strappare un sorriso ai suoi padroni annoiati; forse ci specchiamo in quella maschera di cuoio rugoso, come Gustav von Aschenbach che vedeva nei lineamenti dell’uomo truccato il proprio fantasma e la propria morte; forse vediamo in quella scultura di legno intarsiato la sfida al demone della vecchiaia che tutto consuma e tutto degrada.
Lunga vita a Keith Richards.

21 pensieri su “Lunga vita

  1. Gaja

    Bellissimo post, Mauro. Bello l’accostamento con Gustav von Aschenbach che mi riporta alla mente (volendo seguire la falsariga letteraria) un altro non plus ultra della letteratura (“Il ritratto di Dorian Gray”) proprio per questo confrontarsi con un’immagine “altra” di sé, un’immagine “costruita” ma non per questo “falsa”. E poi mi ricorda il gioco di specchi che continuamente insegue il lettore in un romanzo tedesco poco conosciuto “Effi Briest”, di Theodor Fontane.
    Tu guarda cosa può far riaffiorare una pubblicità… e soprattutto una riflessione intelligente e piena di spunti interessanti come la tua!
    Adoro Keith Richards, e quel suo sguardo alla “guarda che io ne so più di te. sempre una più di te”.
    Un abbraccio!

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  2. ezio

    Keith Richard, lo confesso, mi spaventa un po’. Se dovessi indicare un emblematico “altro da me” non esiterei a dire, in prima battuta, appunto Richard e Jagger.
    E, volendomi prendere una vacanza dalla ponderatezza razionalista (che ancora ieri il papa esortava i fedeli a coltivare, più di altre virtù come la preghiera e la carità…), che mi farebbe indulgere di sicuro a un apprezzamento culturale, tenderei a prendere per buono l’istinto e quindi a evitare di occuparmi dei suddetti, da ogni punto di vista.

    Come padre di Jack Sparrow/Johnny Depp nei Pirati dei Caraibi però è un gran personaggio!
    Ciao!
    Ezio

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  3. Gaja

    Cavolo, Ezio! Ecco quello che avevo dimenticato di scrivere! Il padre di Jack Sparrow nei “Pirati”!
    Un ruolo fatto per lui!

    BACIX
    GAX

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  4. Paola renzetti

    Keith sembra dirci che si può sorridere anche con le rughe e in molte occasioni. La giovinezza, il carattere scanzonato e la passione non si perdono con il tempo che passa e la terra arata in profondità, può conservarne le tracce.
    Arte, musica, trasgressione e mito per alcune generazioni! Sono ancora fortissimi!

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  5. una pietra che non rotola

    Non ho visto la pubblicità, però la foto pubblicata qui è impressionante. Keith Jarret è un grande 🙂

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  6. cletus

    Baldrus, dovevi farla vedere tutta ! (la foto, della pubblicità). Vista giorni fa non ricordo come ultima di chissà quale quotidiano. La posa. E vagamente inqueitante, è un po’ tutta l’ambientazione. Dark. E Richard è tutto, un satrapo, un’icona consapevole, l’ultimo ieratico della chitarra elettrica. Ho degli album “solo”, incisi senza gli Stones. I suoi riff sono sui più apprezzati manuali per chitarra elettrica. Non so, la profondità di quelle rughe, cosi fieramente esibite, sta alla ragione ultima, per la quale ho sempre apprezzato “a pelle” il sound energetico degli Stones a quello melanconico dei Beatles.

    …ma come ti è uscito ? Bravo !

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  7. fabrizio centofanti

    a me ricorda l’Arcimboldo.
    anche se la mescolanza di elementi non è esplicita.
    una vita ne mette insieme di cose.
    più o meno mostruosamente, più o meno dolcemente.
    grazie, Mauro.

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  8. Plessus

    Keith Richards ha decisamente il volto di uno che si è fumato le ceneri del padre. Ci auguriamo tutti che il figlio Marlon debba aspettare ancora molto prima di fumarsi le sue… Le “sfumettature” della foto mi ricordano invece, chissà perchè, le ambientazioni cinematografiche di Sin city.
    Bell’idea il post, Mauro.

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  9. mauro baldrati

    Grazie a tutti per avermi seguito in questo piccolo viaggio su una foto. Quella qui in homepage non è quella della pubblicità, che non ho trovato sul web – e comunque sarebbe stato giusto pubblicarla (gratis)? Mah…

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  10. enrico

    condivido il commento di Fabrizio

    penso pure a certi ritratti di Beckett o di Robert Walser – credo ci sia un trascendere del volto che in alcuni casi è sconvolgente

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  11. cletus

    a prescindere dal gratis o meno, e fuor di qualsiasi polemica sulla pubblicità (e tutti i discorsi relativi alla premiata ditta Vuitton Luigi) è tutta la foto, ripeto, l’ambientazione, quella posa, in poltrona, quel foulard annodato sulla fronte, alla stregua di un vecchio, saggio, stremato, compiacente, capo indiano davanti al lampo di fumicoltone, a renderla, in sè, un qualcosa di memorabile.

    PS. diamo anche al fotografo ciò che è del fotografo ! O no ? 🙂

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  12. Paola renzetti

    Keith era un ragazzo difficile durante l’adolescenza e il suo destino è stato segnato dall’amicizia con Mick (erano compagni di classe alle elementari). A diciannove anni è passato improvvisamente a una travolgente notorietà, che lo ha travolto. La scoperta di droghe, come LSD ecc. segnò la sua esperienza, come quella degli altri componenti del gruppo. Ci fu anche un processo per droga nel 1967 con condanna e il timore del carcere. La vita del gruppo fu segnata anche dalla morte di Brian Jones (chitarrista come Keith) in circostanze misteriose. Keith ebbe una tormentata relazione con Anita Pallemberg, dalla quale ebbe una figlia, che morì piccolissima. Mostruosità e dolori provocati e sopportati, dai quali è sembrato emergere come la fenice.
    Negli ultimi concerti la bravura e il magnetismo del gruppo sembrano essere rimasti intatti, anche se fa pensare, il bel testo di Naomi Klein “No Logo”, in cui la loro intensa attività viene descritta come partecipazione a un grande impero economico, contrassegnato dal famoso marchio.

    “Spesso mi guardavo davanti allo specchio …Ero senza speranza. Mi mancavano un po’ di soldi per comprarmi uno strumento. Ma prima me ne andai via, poi mi feci la chitarra”.
    Keith

    “Noi non siamo vecchi. Non abbiamo paura dei moralismi.”
    Keith in tribunale, giugno 1967

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  13. cletus

    OK ne sappiamo qualcosa di più. Bastato sguinzagliare su google le parole magiche del cognome e della casa pubblicizzata. Cosi, la foto originale campeggia sull’home page (per decenza tralascio di inserire il link…). A scattarla è stata tale Annie Leiboviz, alla quale ho appreso di dover esser grato anche per la copertina del cd di Lennon e Oko Ono “double fantasy”.

    Richards non ha preteso una lira. Ha devoluto tutto al fondo di Al Gore “Climate Project”. Prima di lui hanno posato per la casa in parola, personaggi del calibro di Gorbaciow, la statuaria Catherine Deneuve, e altri.
    Il claim della campagna, recita, da brava diapositiva “”Alcuni viaggi non si possono esprimere a parole. New York. 3am. Blues in C”.

    virgoletto ancora da uno dei siti “usciti” dal search:

    ” “Keith Richards non ha bisogno di presentazioni”, dichiara Antoine Arnault responsabile della comunicazione della maison, “E’ un’icona mondiale, un modello per milioni di persone, siamo onorati che abbia acconsentito a rappresentare Louis Vuitton […] Difficile immaginare una personificazione più calzante della sua per un viaggio personale, emozionale”.”

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  14. Paola renzetti

    Le poche informazioni biografiche su Keith sono state tratte da “Rolling Stones” di Jon Ewing edito da Gremese editore. Le altre sono considerazioni di un’ammiratrice che ha avuto il grande piacere di assistere al loro concerto milanese di San Siro del 22 giugno 2006, di cui conservo ancora il biglietto. Lunga vita!

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  15. Mauro Baldrati

    Bravo Cletus, io ho cercato una settimana fa velocemente in “immagini” di google senza trovare nulla. Ma non ho insistito più di tanto, perché non era nelle mie priorità. Oggi invece, dopo la tua segnalazione, vedo che sono spuntate le immagini della pubblicità (ma un po’ più chiare di quelle viste sui giornali). Miracolo? Annie Leibovitz, americana, è certamente una delle più grandi fotografe viventi.

    Di nuovo grazie a tutti –

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