Peccato. Mi era sembrata una buona idea quella di mettere in rete i redditi degli italiani. Non per suscitare invidia, curiosità o commiserazione, ma per iniziare a far chiarezza sulla condizione economica reale dei cittadini, in modo equanime e oggettivo. Trasparenza su un dato che, a ben vedere, non è più “sensibile” dei milioni di contribuenti onesti comprensibilmente dubbiosi del comportamento altrettanto virtuoso di molti altri. Non si vede del resto la ragione per cui alcuni redditi – e non soltanto di vip – siano stati pubblicati sui quotidiani mentre tutti gli altri ne sono esclusi (non considerando gli elenchi pubblicati in rete e dichiarati fuori legge). Si ha l’impressione, in questo modo, che solo il vojeurismo legittimi una deroga al principio della privacy.
La politica non può tutto, e i cittadini mi chiedo se non sarebbe giusto che iniziassero a fare la loro parte, smettendola di lamentarsi e segnalando, invece, le furberie grandi e piccole di cui sono stati diretti testimoni. Non per scatenare la lotta degli uni contro gli altri, ma per la prima enucleazione di un tabù che induca i contribuenti, nel tempo, a pagare il giusto (concetto per sua natura opinabile, e da chiarire…) e a dichiarare il vero. Mi chiedo anche, a questo punto, se non sarebbe opportuno rendere pubblica anche l’entità delle tasse pagate allo Stato che, a sua volta, dovrebbe farsi carico di informare meglio – vale a dire in modo preciso ed esaustivo – sulla destinazione ultima dei suoi introiti. Così le regioni, e i comuni.
gn


Sembra che la differenza stia in questo: che le dichiarazioni dei redditi sono sempre state pubbliche e visibili presso i comuni in cui erano state presentate. Per vederle bisognava però almeno identificarsi. Pubblicarle su internet, più che renderle pubbliche, sarebbe un po’ come stamparle sui cartelloni dell’autostrada.
In effetti, credo che non ci sia mai stato niente di più pubblico della dichiarazione dei redditi di Gianni Agnelli. Ma se si mette in piazza la dichiarazione di Ciccillo Esposito, perché abbiamo voluto un’authority per la privacy?
Mah.
Se vado in un ospedale non è che se lascio i miei dati alla caposala questa mi da la cartella clinica di Ciccillo Esposito. Quelli sono dati sensibili, questi no. Insomma, non è proprio la stessa cosa. Lo dice anche Rodotà, mica io.
Ezio
Internet è a pieno regime da anni. Per evitare ogni equivoco avrebbero dovuto mettere on line le dichiarazioni prima di arrivare in ‘zona Cesarini’, chiedendo un consenso netto e preventivo del Garante delle Privacy (e, se necessario, adottando modifiche legislative). Così facendo, purtroppo, si consente invece a chi ne ha interesse di mestare nel dubbio e nel torbido, vanificando quei diritti, interessi e aspettative di cui parla Giovanni.
Antonio
Il diritto di accesso a questi dati è riconosciuto da una legge fiscale del 1973. Dunque, il problema è solo nel mezzo, e non sulla sussistenza del diritto. Un mezzo, internet, che non paragonerei a un “cartellone dell’autostrada”.
Quanto a Ciccillo Esposito, se egli “piange miseria” pur avendo casa al mare, yacht, esenzione ticket e da tasse universitarie per i figli, finanziamenti a fondo perduto etc., ecco, io credo che Ciccillo dovrebbe dare finalmente conto alla comunità della sua furbastreria da quattro soldi; che tutti possano conoscere la sua reale condizione, agevolmente, non solo chi ha il tempo e la pazienza di compilare un’istanza.
Giovanni
Grazie per gli interventi.
G
Mah. Sembra quasi che la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi debba essere un mezzo per scoprire presunti evasori stimolando delazioni comunque motivate. Se è questo che si vuole, facciamolo pure. Poi però non lamentiamoci quando saremo toccati personalmente.
Io sto tranquillo, Riccardo, io non sarò toccato personalmente.
di tutta questa storia mi ha colpito la reazione di Grillo.
la trasparenza è una cosa seria: fa cadere molte maschere, anche insospettabili.
Riccardo, qui l’obiettivo ultimo non è un fanatico e cruento trionfo della virtù, ma la trasparenza quale presupposto di una leale e proporzionata compartecipazione di tutti tanto alle spese sociali quanto ai benefici individuali e categoriali. Ora le cose non stanno così, e nei tempi difficili che si profilano è necessario dissolvere, innanzitutto, la nebbia della disinformazione – per non subire la demagogia di politici e dei media, i piagnistei, ingiustificati, o l’arroganza di singoli e di gruppi, a scapito dei più fragili e bisognosi – auspicando così nuovi equilibri, più armonici, tra tutte le componenti sociali.
Grazie a Riccardo, a Giorgio e a Fabrizio.
Giovanni
Su Grillo, niente male le considerazioni di “Noantri”: http://www.noantri.splinder.com/post/16938321/Il+genovese.
Ciao
Giorgio, ti auguro di non avere mai “amici” malevoli…
Cari amici,
parafrasando il Poeta si potrebbe dire che è il modo che offende. Mai che si perda l’occasione per fare cose neutre o addirittura potenzialmente buone nel modo e nel momento peggiori. Evidentemente l’intenzione maligna tracima, e riversa la propria malignità sulla pretesa oggettività delle azioni e dei fatti.
Un caro saluto,
Roberto
Guardate un pò qui, messi on-line da il sole 24ore:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/05/redditi-2005-comuni.shtml?uuid=fa1052c8-1a90-11dd-8d22-00000e25108c
A me questa ultima azione di ‘dracula’ ha lasciato molto perplesso: un vero e proprio abuso, non per il dato fiscale in sé, ma per le modalità con cui è stato concepito e realizzato. Una vendetta malpensata e malconsumata.
Non si possono mettere in linea, impunemente, i dati delle dichiarazioni degli italiani, senza riuscire a tracciare chi li va a consultare. Non sto pensando ai ricchi che non pagano le tasse, no, sto pensando a tutte quelle persone che vivono in regioni ad alto rischio (Campania, Calabria, Sicilia) e che ora si ritrovano esposte agli appetiti di camorra e mafia, grazie alla coglionaggine di un quasi ministro. Talmente impresentabile che persino il PD l’ha abbandonato al suo destino.
Blackjack.
Grazie anche a Roberto,Plessus e Blackjack.
Giovanni
Cari amici,
una parola anche sul Garante, che si è mosso con notevole lentezza e cautela: non tanto, credo, per la necessità di adeguatamente ponderare, quanto per la consapevolezza della fragilità del suo ruolo.
Anche questo è uno dei numerosi noccioli del problema.
Un caro saluto,
Roberto
Sono d’accordo, Roberto.
L’intervento di un docente di diritto costituzionale chiariva, oggi, su un quotidino locale (Andrea Pubusa su “La Nuova Sardegna”): “C’è un evidente paradosso nella vicenda della pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi degli italiani. E tanta ipocrisia. Anziché dare risalto al fatto ch’esse mostrano un’evasione diffusa, specie da parte degli imprenditori, ci s’indigna per la violazione della riservatezza. Certo, la privacy è un diritto ed un bene prezioso e va tutelata con rigore. Ma riguarda quella sfera della persona che non interferisce con l’interesse pubblico. La relazione del cittadino col fisco ha rilievo soltanto privato? E’ assimilabile, per esempio, a quella con l’Asl? O non è il momento centrale del rapporto del cittadino con lo Stato, con ripercussioni generali, anzitutto sulla qualità dei servizi sociali e delle prestazioni pubbliche fondamentali?
E ancora, da cosa nasce l’eguaglianza sostanziale (art. 3, capoverso, della Costituzione) se non dalla redistribuzione a seguito del prelievo fiscale? E poi perché si omette di ricordare che la legge generale riguardante l’attività amministrativa, la legge n. 241 del 1990, ha sancito il principio della trasparenza e della pubblicità dei documenti amministrativi, qualificando tali non solo quelli formati dall’amministrazione, ma anche quelli da essa utilizzati nella sua attività. E certo in questa ampia previsione rientrano anche le dichiarazioni dei redditi, perché sulla base di essi viene imposto il prelievo […]”
Pur nella convinzione che gli evasori non siano solo tra gli imprenditori, credo che l’intervento evidenzi alcuni punti significativi dell’intera questione. Ognuno ne abbia, poi, la percezione che crede, ma senza parlare di violazione della privacy né di fatto grave, per quanto detto sopra.
Giovanni