La via per Murano

di Giovanni Agnoloni

La via per Murano era fatta d’acqua, e il traghetto la solcava pigramente. L’aria puzzava di alghe, mentre il sole l’attraversava con i suoi raggi solidi. Faceva molto caldo. Philippos si sporse dalla ringhiera per cercare sollievo nell’attrito dell’aria. Aveva ottant’anni, e adesso voleva solo realizzare il suo desiderio.
Prigioniero dei Tedeschi durante l’ultima guerra, per una banale distrazione era stato scambiato per un altro e lasciato sul molo di Venezia. Incredulo e sospeso fra terra e cielo, aveva pensato di allontanarsi il prima possibile. Il primo mezzo che aveva trovato era un traghetto per Murano. Lì avrebbe trascorso il tempo che rimaneva fino alla fine delle ostilità, mescolato fra i locali grazie all’ospitalità di una famiglia di pescatori.
Adesso ci stava ritornando, e si sentiva bene. La sagoma scheletrica dell’isola si delineava, lunga, nella distanza, e l’aria fosca la schermava di un manto grigio e ineguale. Poco più in là, dei turisti tedeschi si scambiavano dei commenti, scattando delle foto, di tanto in tanto. Philippos non provava antipatia per i tedeschi, nonostante allora lo avessero fatto prigioniero. In fondo, da un loro errore era derivata la circostanza che lo aveva reso una persona eccezionale.
Anche se non si sentiva così, infatti, Philippos Iannakis, pittore cipriota famoso in patria come all’estero, era un uomo diverso dagli altri. E proprio Murano aveva dato inizio alla sua carriera artistica. Aveva dipinto le strade tenuemente colorate del paesino, il volo sporco dei piccioni in mezzo alle piazze spoglie, le chiese sole. Quel paesaggio mite lo aveva sedotto rapidamente.
I primi tempi, certo, si era sentito sperso, in quell’universo di cui non comprendeva la lingua. Però trovava le abitudini di quella terra umida e silenziosa simili a quelle della sua terra d’origine. La famiglia Bellamin l’aveva preso in simpatia e, aiutandoli nella pesca, era diventato come un figlio, per loro che non ne avevano avuti. Intanto i quadri avevano iniziato a vendere. Dopo la Liberazione, i contatti con l’esterno erano ricominciati, e i primi acquirenti – principalmente americani – si erano fatti avanti. Poi era ripartito per Cipro, non senza rimpianti. Non pensava che ci sarebbero voluti altri cinquantacinque anni, per ritornare.
Il traghetto attraccò, riscuotendolo dai suoi sogni. Si avviò verso la scaletta, e vide l’uomo delle vetrerie che indirizzava quasi imperativamente i pochi turisti a dirigersi verso i laboratori artigianali. Philippos non se ne curò. Preferì andare verso il centro abitato, dove si trovava la casa in cui aveva vissuto. C’era odore di fritto, nell’aria: i locali di ristorazione non ci sapevano più fare, pensò. Fu quella fragranza intollerabile a costringerlo a restare attaccato al presente. Fino a quel punto, aveva continuato a pensare a Murano come ad un frammento del suo passato, e non si era reso conto dell’atmosfera reale del posto.
Apparentemente, nulla era cambiato, ma provò la netta sensazione di essere un archeologo in mezzo alle rovine di una civiltà antica. Continuò lungo il canaletto, finché non raggiunse il bivio dove si trovava la sua casa. Fu stupito di non provare particolare emozione. Era piccola e insignificante, con la facciata azzurro smorto e la porta marrone: carina, ma svuotata della vita che lui conosceva. Le vibrazioni dei giorni in cui dipingeva sulla terrazzina al primo piano, dei sorrisi miti di Rosa, delle alzate di spalle di Tonino, non producevano più neanche una pallida eco.
Improvvisamente, si rese conto di quanto poco gli importasse del suo passato. Si accorse che forse era stato inutile venire fin lì. Oppure no, perché doveva essere così. Il suo presente valeva pur qualcosa. Tutta la sua vita aveva un senso: per quello che aveva fatto e visto, almeno. Rimosse dalla mente l’immagine di Sara, la donna di Salonicco che gli aveva creato tanti problemi, negli anni addietro. Non l’aveva meritato, forse, ma ormai non contava più nulla. Con gli anni, aveva imparato a non soffermarsi sul male delle cose, perché non serviva a nulla, e il tempo non è poi così tanto.
Si scrollò le spalle come avrebbe fatto Tonino e proseguì in direzione del ponticello che portava alla piazza con la chiesa. Giunto al termine della scaletta, si sedette sui gradini e si appoggiò al muro dietro le sue spalle. Il bidone dell’immondizia, poco più avanti, sciupava un po’ la visuale, ma era comunque piacevole posare lo sguardo sui mattoni rossi dell’edificio, sui tavoli del ristorante e sul pozzo in mezzo allo spiazzo.
Adesso c’era un po’ più di vento, e faceva meno caldo.
Philippos si sentì in pace e si addormentò.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

3 pensieri su “La via per Murano

  1. Giovanni Agnoloni

    Grazie infinite, Paolo. Il tutto nasce da un mio viaggio a Venezia e dintorni. Su quelle scalette, a Murano, mi assopii, e mi venne da chiedermi: “E se non fossi io, ma qualcun altro, completamente diverso?”

    Un caro saluto,
    Giovanni A.

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  2. robertorossitesta

    Caro Giovanni,
    complimenti davvero.
    Più avanti negli anni si scopre quanto sia importante il passato ma nel contempo quanto poco importino i singoli eventi, persino quelli cruciali; e non è una bella scoperta. Tu l’hai precorsa per intuizione, forse per grazia, con grande levità.
    Un caro saluto,
    Roberto

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