La cruna dell’ago

Quanta solerzia in materia di processi penali (qui) e sulle intercettazioni! Un’emergenza assoluta, altro che l’impoverimento crescente e la crisi economica, occupazionale, altro che rimozione delle vere cause di molte morti sul lavoro, altro che rivedere i privilegi della casta! Bisogna smetterla di spiare la gente (una parte di essa, in particolare), com’è avvenuto in passato (qui e qui), e tappare una volta per tutte i buchi delle serrature delle stanze del potere. Anzi, recintarne i palazzi. Queste, le vere priorità!
In nome dell’emergenza  di riordinare il sistema processuale penale, e di meglio tutelare il diritto alla privacy – chi può negare l’importanza dei temi e la doverosità degli interventi? – sta per essere assestata una storica rivincita del potere politico su quello giudiziario, sospendendo alcuni processi, limitando certe indagini e impedendo la pubblicizzazione (comunque deplorevole) dei contenuti delle intercettazioni sugli organi di stampa. Tutto ciò al fine di garantirsi la tanto agognata, quanto contrastata impunità. E cosa potrà fare l’opposizione, pur agguerrita, di fronte all’implacabile legge dei numeri?
Ma in questa atmosfera fetida e inquietante sovviene, leggendo l’articolo de La Repubblica, un’altra perla di questo bel paese: e cioé che una delle responsabili della programmazione Rai era l’ex segretaria dell’attuale capo del governo, eletta ora deputato del PDL (questo, per chi avesse ancora qualche dubbio circa la casualità del mostruoso degrado culturale e sociale di questi ultimi decenni). Una presenza, si presume, prontamente e acconciamente rimpiazzata, vedendo i numerosi programmi spazzatura e quelle bombe deflagranti che sono i telegiornali: preordinati, oltre che ad occultare fatti e misfatti, a convincere la gente della necessità e ineluttabilità di certe scelte politiche. La tivù, i telegiornali, in particolare, sono la cruna di un ago dove passa solo il sottile della realtà, stabilito né dal rilievo della realtà né da chi la vive, ma da pochi e per nulla disinteressati signori.

GN

16 pensieri su “La cruna dell’ago

  1. lambertibocconi

    Ma tu, caro Giovanni, non eri uno di quelli che nell’infausto aprile hanno dichiarato che non sarebbero andati a votare? E se mi ricordo male – può benissimo essere – chiedo scusa.

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  2. Giovanni Nuscis

    L’ho dichiarato non una ma due volte, cara Anna, pentendomene. Con somma incoerenza sono così andato a votare.

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  3. Giocatore d'Azzardo

    Giovanni, di questa legge che dovrebbe diminuire le intercettazioni in Italia, c’è un unico aspetto che mi preoccupa: il bavaglio parziale imposto alla stampa. Il resto, limitare le milionate di intercettazioni utilizzate spesso a sproposito, mi trova completamente d’accordo.

    L’intercettazione è un mezzo di indagine banale, che non crea prove, può essere manipolato, frainteso e, ultimo ma non meno importante, distrugge le già scarse capacità investigative dei nostri magistrati. Ma hai idea di quante intercettazioni si fanno in Italia? E pensi che siano veramente utili? O non sono forse il mezzo per andare a colpire i pirla o i predestinati del gruppo? Spesso si concludono senza prove effettive e con dialoghi mozzicati, in codice o scarsamente utilizzati. Vorrei ricordarti anche le intercettazioni a carico della cricca UNIPOL-DS.

    No, questa volta non sono d’accordo: le intercettazioni, così come utilizzate ora in Italia, sono un danno che genera processi indiziari che non portano mai a nulla. Sono una via apparentemente comoda per evitare tecniche di indagine che richiederebbero ben altre capacità e competenze, assieme a un impegno di più alto valore. E la malavita, quella vera e di tutti i tipi, non utilizza i telefoni, ma dialoga utilizzando connessioni Skype-like cifrate; impossibili o quasi da intercettare (non parlo di Skype…). Non si affidano nemmeno più alle “cifranti” telefoniche perché hanno quasi sempre delle backdoor che consentono di portare in chiaro le telefonate.

    La Bergamini, che conosco, è una persona in gamba e non credo possano essere addossati a lei i malanni della RAI. Ti racconto un episodio che mi ha molto divertito: qualche anno fa il Signor CNN visitò la RAI e, mentre parlava con l’allora Direttore Generale, affermò che loro avevano circa 7.500 giornalisti in giro per il mondo. La risposta del mega Direttore RAI fu prontissima: “Oh, noi, solo a Saxa Rubra, ne abbiamo quasi 8.000!”. A fare cosa non è chiaro, ma sono in numero maggiore di quelli della CNN: vuoi mettere la soddisfazione?

    Blackjack.

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  4. Giovanni Nuscis

    Salvo convenire su piccole e grandi impunità, Blackjack, cosa che personalmente ritengo inaccettabile, come credo s’evinca dall’intervento, non si può impedire l’utilizzo di questo strumento nelle indagini. I costi sono effettivamente elevatissimi a vantaggio di un’azienda privata, ed è qui che bisognerebbe forse trovare qualche soluzione.
    L’intercettazione è una preziosa fonte probatoria spesso accompagnata da altre prove documentali o testimoniali.
    Siamo davvero certi che determinati poteri, nel contempo che limitano il potere di indagine della magistratura, chiudano poi tutte le “orecchie”?
    Il diritto di cronaca va ovviamente tutelato, ma evitando di riportare sui media informazioni di carattere personale che esulano dall’oggetto specifico.
    La Rai è quella roba che è da decenni, certo, ma ognuno ha fatto e continuerà a fare la sua brava parte. Continuo a non credere alla casualità finanche di ogni sospiro che esce da quella scatola.

    Giovanni

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  5. Piero Caluori

    A Siracusa nelle Latomie v’ era il grande orecchio che origliava i prigionieri schiavi. Oggi l’ orecchio tecnologico, ma sempre dittatura è.

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  6. Paola renzetti

    In pochi giorni si sono verificati cambiamenti tali, da sfigurare il volto della nostra Repubblica Democratica. Da un lato si insiste sulla “sicurezza” (le persecuzioni contro i poveri diavoli), dall’altra si sta creando una situazione di impunità per i reati “forti” provenienti di chi il potere può esercitarlo. Le intercettazioni spesso hanno scoperchiato pentole, che dovevono restare chiuse, così ora si vuole evitare quel rischio. Come non ricordare i giudici quasi criminalizzati o isolati per le loro indagini e posizioni?
    Quella dell’informazione è una deriva che si percepisce di giorno in giorno(omissioni e censure) Non so se si può parlare di rivincita della politica, chiamarla ancora politica non rende bene l’idea.

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  7. Paola renzetti

    I discorsi sulla razionalizzazione e sull’efficienza da impresa, sono sedimentati così bene, che in nome di quelle si giustificano molte cose, anche i tagli sulla libertà.

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  8. Giorgio

    Grazie, Giovanni. Con il rammarico di non poter moltiplicare le nostre voci. Purtroppo si fa fatica a dar conto dell’orrido: una cosa viene denunciata e cento ne accadono!

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  9. Giocatore d'Azzardo

    Giovanni, sarebbe opportuno avere, relativamente al tema intercettazioni, un livello più alto di conoscenza che, purtroppo, è difficile da raggiungere se non si è più che inseriti all’interno di un settore molto tecnologico ed estremamente complesso. Non posso mettermi a fare numeri, disquisizioni tecniche e altre amenità simili, perché non è la sede e richiederebbe troppo spazio, ma è assurdo che un paese come l’Italia abbia un numero di intercettazioni telefoniche superiori a quelle degli Stati Uniti. Semplicemente non ha senso e, se vai a scavare a cosa hanno portato le ‘grandi’ intercettazioni telefoniche degli scorsi anni, scoprirai dei grandi bluff mediatici, quasi sempre difficilmente dimostrabili in sede processuale dove non bastano gli articoli dei giornali, ma servono prove che le intercettazioni telefoniche non forniscono. Sono, per loro natura, un elemento di contorno di qualunque dispositivo d’indagine e non sono mai sufficienti per una condanna.

    La tua considerazione, relativa al fatto che sono affidate a una (più d’una) società privata è lontana da una realtà tecnologica che è impossibile da gestire per uno Stato: gli esperti di queste tecnologie non li assumi e non li tieni con uno stipendio da 5.000 Euro al mese e in giro ce ne sono pochi. L’alternativa potrebbe essere quella di affidare tutte le intercettazioni ai servizi, ma mi viene la pelle d’oca solo a pensarci.
    Tanto per darti un’idea: uno specialista VERO, sul mercato vale dai 1.200 Euro al giorno a salire. In tutti i paese occidentali sono gestite da società private, che subiscono livelli di controllo e di certificazione altissimi.

    Tanto per darti qualche numero, l’intercettazione di un numero telefonico costa, una volta predisposta la struttura, 3.500 Euro per un mese (spese di trascrizione e altre escluse), l’intercettazione di una comunicazione Skype 2.500, l’intercettazione di una comunicazione dati SSL idem. In Italia se ne fanno milioni!

    L’unico modo è mirare le intercettazioni ai casi ‘gravi’, nei quali possono effettivamente servire, e non farle diventare lo strumento principe che consente di ascoltare chiunque senza colpo ferire.

    La vera pecca di questa normativa è, a mio parere, l’imbavagliamento della stampa fino al completamento delle indagini preliminari: una vera bestialità. Un giornalista ha il dovere di dare le notizie ed è un problema della Magistratura fare in modo che certe informazioni non siano rese pubbliche e nella Magistratura dovrebbero essere cercate e punite le talpe che divulgano informazioni riservate; spesso a comando e a fronte di un piano comunicativo ben preciso.

    Blackjack.

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  10. Giovanni Nuscis

    Come volevasi dimostrare, ascoltando le ultime notizie dal senato.

    Qualunque altro discorso è davvero fiato sprecato.

    Ringrazio tutti gli intervenuti, augurando ben altre vittorie.

    Giovanni

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  11. pasquale vitagliano

    Caro Gianni,

    Condivido, anzi sento che mi appartiene, il senso civico e libertario di indignazione che emerge dalle tue parole verso questa “serva” Italia.

    Eppure, credimi, mi resta un inspiegabile retrogusto di incomprensione. Non riesco proprio ad avere le certezze di altri, come ad esempio, il bravo Travaglio.

    Parafrasando Sartre, chi ci governa ha torto “ne suo modo di aver ragione”. Ma gli altri?! Hanno torto, torto marcio nel loro “modo di avere ragione”.

    Tu sai come me, ad esempio, le cause vere del fallimento della nostra Giustizia.

    Ho un forte rimpianto… Che non abbiamo potuto ancorarci nell’Italia di oggi alle parole di Sciascia e di Pasolini, di padre Turoldo e di don Tonino Bello. Partiti troppo presto. E noi siamo rimasti orfani di parole fuori dai cori, fuori dagli opposti conformismi.

    Con grande affetto pe voi tutti.

    Pasquale Vitagliano

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  12. Giovanni Nuscis

    Caro Pasquale,
    la lettura del mondo non sarebbe facile, forse, neanche per Sciascia, Pasolini, Turoldo e don Bello, di questi tempi, se fossero ancora vivi. Credo che proprio questa difficoltà sia all’origine della ritrazione di molti non solo dall’impegno e dal confronto politico, ma anche dalla semplice espressione di un punto di vista. Non uno ma più saperi – ciascuno iperspecialistico e di crescente complessità – dovrebbero conoscersi, un minimo, congiuntamente e rapidamente; perché le urgenze non aspettano, richiedono tempi di reazione fulminei. E le nostre competenze sono sempre più punte di spillo nell’oceano sconfinato dello scibile, e siamo sempre più lenti e disorientati. Ma è importante intanto l’informazione, libera, non pilotata.
    De André, da quell’anarchico che era, andava ben oltre Sartre quando cantava che “non esistono poteri buoni”. Marat diceva che “informare, rendere trasparenti le pratiche dei padroni, è il compito primario di un intellettuale. I vampiri temono la luce del giorno.”
    I conformismi opposti derivano da “culture” o da derive omogenee, nella vision e nelle “fonti” di informazione che le alimentano, anche a loro insaputa.
    Noi, Pasquale, “siamo rimasti orfani di parole” ma anche di cori e conformismi buoni: quelli che ci sanno aggregare, almeno ogni tanto, per una buona causa scelta deliberatamente.
    Un caro saluto

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  13. pasquale vitagliano

    Grazie ancora,

    “Le pietre di scarto diventeranno le pietre angolari”…
    Vi invito entrambi (chissà, un giorno, sarebbe molto bello) a visitare insieme i luoghi di don Tonino, Molfetta, Terlizzi, Alessano (dove è sepolto) e magari farvi conoscere una persona speciale, Renato Brucoli (editore – edinsieme), che di don Tonino è stato (in Albania, in diocesi tra “le pietre di scarto”) ed è il suo ultimo testimone.

    Un abbraccio.

    Pasquale

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  14. Giovanni Nuscis

    Grazie, Fabrizio e Pasquale.
    C’è anche un sito dedicato a Tonino Bello: http://www.dontonino.it
    In una frase, riportata in home page, parla di “convivialità delle differenze”, la cui scaturigine andrebbe ricordata ai nostri cattolicissimi governanti.
    Un abbraccio
    Giovanni

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