lumina ed altre

(il tu del tradimento)

Il tu del tradimento, malcelato

passo dal patto, sale, s’inerpica

per le pertiche che scuotono

secolari alberi segreti, senza frutto.

 

lumina et semina (in valle d’Agrò)

31.

Ancora un’ascesi del paterno

raccolto, in un’arabia di ruderi

solenni, manca l’abbraccio

che impasta ulivi ed uomini.

Senza che sia risorto il costruttore

del secco casamento, un nulla di pietre

nel greto delle piene, una consolazione

da olivastri, giganti pronti

a nessuna salvazione del morente.

32.

Qui non è segno raro, come

un destino che infine è tanta parte

che scusa, che una madre un padre

restino i vecchi orfani d’un figlio,

di giorno in giorno preso

da un oscuro fuoco e divorato.

In una casa vista dalle Rocche,

estraneità del tempo del cieco,

Biagia e Peppino sopravvissero a Giovanni.

33.

Nuove, forse nuove consolazioni di ciliegi a Mitta,

dai patronali fondi dei Puzzolo, dove l’acqua

riporta, rinascendo a dignità sorgìve.

Non ancora, non più

sapere del caruso e del calcio d’asino

sulla sventatezza accesa. Ci siamo –

è la frescura, l’aria ove

finito ed oltre ci rimbrottano.

(epiche del conforto)

L’angelo dell’obitorio

accosta l’ala nera del conforto

agli ultimi, ai sopravviventi

nella compièta d’assoluzione e gloria.

Li accarezza, li astrae dall’alto

di una vetta di vigna sacrificale,

ah, nostra virtute del tralcio,

nostra matttanza dell’uso quotidiano…

(arte della visione)

Arte della visione include l’artificio

acceso del volto noto nell’osceno sguardo,

verso l’alto della caduta, creatura.

Ordinanza notturna si dispone

all’austera furia, marchio a fuoco

dell’occhio e del rastrello ad un pietrame,

memoriale ingenuo

della sentìna dei corpi, senza gioia.

3 pensieri su “lumina ed altre

  1. nadia agustoni

    C’è un senso del sacro in queste poesie che non tracima mai in immagini facili. Lo scavo cerca la parola giusta, esatta direi. Un senso dell’umano che un pò fa trasilire

    manca l’abbraccio

    che impasta ulivi ed uomini.

    Senza che sia risorto il costruttore

    del secco casamento, un nulla di pietre

    nel greto delle piene, una consolazione

    da olivastri, giganti pronti

    a nessuna salvazione del morente.”

    Si dovrebbe chiedere scusa della banalità dei complimenti, ma appunto complimenti.

    Rispondi
  2. enrico de lea

    ti ringrazio sinceramente per l’attenzione, per il giudizio (che coglie in pieno il senso di questi testi) e per i complimenti (che non sono affatto banali…) – ciao, e.

    Rispondi
  3. Giorgio

    Concordo con Nadia. Grazie, Enrico, questa valle buia e luminosa è diventata parte del mio immaginario, appena possibile voglio rileggere il poemetto nella sua interezza.

    Rispondi

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