di Giorgio Vanzini
Vorrei introdurre questa piccola recensione ricordando due cose di una bella intervista di Annachiara Valle a Mino Martinazzoli per la rivista Jesus. La prima, parlando di Dossetti e del bisogno da lui espresso di ricominciare un discorso politico cattolico partendo dall’interiorità e dalla formazione, accenna a un declino umano prima che politico che ci dovrebbe spingere a incamminarci il più presto possibile in quella direzione. La seconda è l’elogio a Nicodemo che andava a trovare Gesù di notte e non di giorno per farsi vedere da tutti.
Non accennerò all’altro bellissimo libro della Valle su suor Tersilla perché vorrei parlarne per esteso un’altra volta.
Il passato ritorna. Il passato torna sempre. Perché? E perché deve tornare col suo carico di dolore pressoché intatto? In molti sono convinti che ciò avvenga quando chiarezza non è fatta intorno ai diversi tragici episodi del periodo storico in questione. Quando i fatti non sono illuminati dalla verità il passato non può che ciclicamente tornare. Ben venga allora un testo come questo che con profonda umanità e consapevolezza prova a dare nuova luce grazie alle parole di voci “deboli” e, attraverso queste, ricostruire lo scorcio degli anni ’70 in Italia, il periodo più drammatico della breve storia della nostra Repubblica. L’attualità del discorso portato avanti dalla Valle riguarda proprio la parte ancora oscura, lo strato su cui non si è ancora riusciti a fare piena luce e che, rimanendo irrisolto, si rintana nel suo angolo buio, inattivo, ma ancora pericoloso, come in attesa di nuovi sviluppi. Come se in quell’angolo buio dell’anima collettiva del corpo sociale, i germi del rancore e dell’odio, riuscissero a riprodursi e a sopravvivere alla pace, covando una nuova epidemia di violenza per la prima occasione possibile.
Questa è la prima ragione per cui è importante leggere il nuovo libro di Annachiara Valle. Parole Opere e Omissioni ci offre nuovi spunti per arrivare a conoscere meglio, a comprendere il dispiegarsi di alcuni tragici eventi degli anni di piombo, fatti di cui si parla ancora nei giornali di questi giorni. E se ne parla perché c’è ancora qualcosa da chiarire; e se ne parlerà finché non ci si riterrà soddisfatti della verità umana raggiunta.
C’è una seconda ragione per cui è importante prendere in mano questo testo. Questa ragione abbraccia un concetto complesso che probabilmente travalica l’umano, ma che rappresenta l’unico percorso per uscire definitivamente dalla zona buia della nostra storia, la motivazione per debellare i germi dell’odio e offrire un ulteriore senso alle vite spezzate da quella follia. Una ragione in più da aggiungere al perché quelle vittime non sono morte invano, affinché l’odio non sopraffaccia più il cuore degli uomini, perché quello che accadde non accada più. Questa ragione si chiama riconciliazione. Questa, molto umilmente io dico, mi sembra la strada giusta. Annachiara Valle si domanda, insieme ad alcuni sacerdoti che hanno speso infinite energie per spegnere l’incendio, come è stato possibile che quelle tragedie abbiano preso corpo in un paese come il nostro, come è stato possibile che istanze positive di solidarietà e giustizia, talvolta ispirate dal Vangelo, si siano risolte e trasformate in un atroce inferno che ha travolto tante e tante vite umane.
Forse anche quegli anni affondano tragiche radici in nodi irrisolti, in sentimenti e progetti non pacificati, in una parte non giunta a riconciliazione di un conflitto precedente. Tutto questo aspetta ancora una risposta.
Annachiara Valle
Parole, opere e omissioni
La chiesa nell’Italia degli anni di piombo.
Rizzoli, marzo 2008


perchè mi cancellate gli interventi? non sta bene nè!
io lo riposto, non fate scherzi da prete! 🙂
riconciliazione
bella parola.
ma gli stessi che dovrebbero fare luce sugli anni più bui della nostra storia siedono sugli scranni più alti del potere e sono i mandanti morali, politici, e materiali delle stragi, dei depistaggi, delle strategie del terrore e per ringraziamento alla fine della loro carriera da “terroristi” di stato vengono fatti senatori a vita ( della serie che non ce li togliamo mai dalle palle, rido per non piangere) con l’approvazione e la complicità più o meno velata di quelli che si professano di destra e di sinistra.
e mi viene da ridere perchè se leggo quel brav’uomo di seneca , ( “convertitosi” solo a vecchiaia inoltrata) che si lamenta come ci lamentiamo noi uomini del duemila, ecco se penso a lui noto 🙂 che “luce” non è mai stata fatta, manco dalla storia postuma!
mi viene in mente una canzone…voi geeeeeeente per bene che pace cercate la pace per far quello che voi volete…
e queste altre…
“il mondo si divide in tre categorie di persone
un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti, un gruppo più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al compimento, e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto”.
così va la storia?
sì, così va la storia, non lo dico io lo dice la storia stessa.
e l’utopista nega la storia!
la storia non va via rettilinea come sostiene il “cristiano”, ma va via circolare
e questo circolo vizioso pare non sia possibile romperlo perchè a scuola, per esempio, non si dovrebbe insegnare la storia, ma si dovrebbe insegnare a “farla” la storia.
ahhhhhhhhhhhh quanto sono ingenua, ahhhhhhhhhhh quanto sono stupida, ahhhhhhhhhhhhh quanto idealismo! scema, scema scema!
come coniugare questa mia aspirazione, questo imperativo, questa necessità interiore, questo principio ordinatore con la “realtà”, senza diventare un’ anima bella ma perdente, lì bella e pronta a farmi impalare dal primo “giuda” di passaggio?
come fare d’altra parte a non incarognirmi, a non prestare fede ai “profeti” che aizzano le folle ma non raccontano l’essenziale ma tanti frammenti impossibile da ricomporre.
come fare?
come fare a non cadere nella tentazione di fare di tutta l’erfa “un fascio”?
la soluzione alla seconda puntata 🙂
che devo andare ad innaffiare l’orto e in questa operazione la parola riconciliazione ci può stare perchè è innocente ,e non viene “offesa” , “violentata” “abusata”
“usata”
innaffiare l’orto mi riconcilia con la vita.
caro fabrizio, sei il mio interlocutore privilegiato, spero non ti infastidisca, ho una smiliardata di cose da chiederti.
bacio
la funambola
cara Fu’, nessuna cancellazione, non so cosa sia successo al tuo commento.
Giorgio parla di far luce in senso proprio, tutt’altra cosa dall’occultamento dei potenti, che non hanno interesse alle chiarificazioni. qui c’è in ballo la domanda capitale su come ideali degni dell’uomo possano trasformarsi in crimini orrendi. una domanda che include le possibilità di trasformazione della società, i vicoli ciechi di fronte ai meschini interessi delle oligarchie, la frustrazione senza uscita di chi tocca con mano che qualunque soluzione sfocia immancabilmente nell’utopia. Giorgio ha vissuto quegli anni sulla sua pelle, e ne sta pagando ancora le conseguenze, sotto forma di domande senza risposta.
un abbraccio
fabrizio
l’unica utopia possibile non è quella di cambiare il mondo per renderlo quantomeno accettabile, l’unica utopia possibile è quella di cambiare le lenti con cui guardiamo il mondo, operazione che possiamo fare solo se abbiamo guardato spietatamente dentro noi stessi.
l’utopia siamo noi.
stai meglio fabrizio?
un abbraccio
la funambola
un po’ meglio, Fu’, grazie.
sì, l’utopia siamo noi.
per qualcuno sarebbe meglio se fossimo la storia.
alcuni dicono che qualcuno ci aspetta al varco.
io dico che qualcuno ci aspetta sulla soglia.
au revoir
fabry
“io dico che qualcuno ci aspetta sulla soglia”
bellissimo
au revoir fabry
la fu
io dico che siamo noi ad aspettare
speriamo non sia invano!
f&r
Si, qualcuno ci aspetta sulla soglia. E la luce cambia le cose e il nostro modo di vederle.
Per il momento possiamo vivere meglio i nostri tentativi di migliorare noi stessi e il mondo che ci circonda grazie alla leggerezza che ci viene regalata nell’abbandono all’amore di Dio.
Questo per me, il dono che offre serenità, anche quando sembra che i nostri sforzi non trovino approdo. Grazie a tutti.