Attonito per lo scambio di battute al veleno tra l’AD del Catania Calcio, Pietro Lo Monaco e l’allenatore dell’Inter F.C., tale Giosè o Cosé o Giusé Murigno, suggerisco al dirigente catanese, palesemente in torto dato il tono e il contenuto delle sue frasi, di presentare al suddetto Murigno, la seguente lettera di scuse. Nulla mi sarà dovuto dal sig. Lo Monaco se utilizzerà lo scritto. ma.mi.
Al sig. Giosè o Cosé o Giusé Murigno
c/o sede dell’Inter F.C.
Via Durini 24
20122 Milano
Egregio sig. Giosè o Cosé o Giusé Murigno,
sono qui con la mia a dirle: le chiedo scusa. E, per completare la citazione dovrei forse continuare con punto, due punti, punto e virgola – ma sì, fai vedere che abbondiamo – ma lei, di cultura cinematografica lusitana, forse non coglierebbe.
Per andare al sodo, facciamo che, ad augurararle bastonate sui denti, ho commesso un errore. Ho tentato di giustificarmi sostenendo che era una figura metaforica – anche se, in tutta onestà, c’è stato un momento, ma giusto un attimo e poi è passato, che ad averla de visu, un ritocchino al suo sorrisetto strafottente lo avrei dato volentieri – ma non ci ha creduto nessuno. Però non si fa. Siamo uomini di sport, e lei più di me poiché è più famoso, come giustamente ha fatto presente a tutti durante la conferenza stampa alla vigilia di Panathinaikos – Inter.
Ho sbagliato. La violenza deve stare lontana dagli stadi e dai suoi denti. E chi ha responsabilità dirigenziali nello sport deve tener conto che le sue parole sono ascoltate da tutti, anche da gente facinorosa e incolta, che ignora cosa sia una metafora.
Senz’altro la mia espressione è stata infelice e fuori luogo. E per quale motivo, poi? Solo perché lei ha affermato che l’Inter poteva battere il Catania 5 a 1. Insomma, non si auspicano bastonate sui denti per così poco (e nemmeno per molto di più).
La sua è stata una considerazione in materia di “se”, e vuoi che in un paese democratico non sia lecito discutere di cosa sarebbe potuto accadere se? Persone addentro alle cose letterarie più di me (e più di me pratiche di metafore, dunque) mi informano che esiste, addirittura, tutto un genere letterario che ruota attorno al “se”, e pare si chiami ucronia. Cosa sarebbe se l’Italia avesse perso la Grande Guerra? E se Mussolini non fosse morto?
Lei, giustamente e legittimamente, ha riflettuto cosa sarebbe successo se l’Inter avesse segnato cinque gol al Catania, anziché i due che ha fatto, concludendo che avrebbe vinto per cinque a uno. Logica inoppugnabile.
Altrettanto legittimamente avrebbe potuto riflettere su cosa sarebbe successo se avesse vinto almeno una Champions League col Chelsea: sarebbe stato sostituito da uno che non vanta l’altisonante titolo di SpecialOne e che, per giunta, è arrivato a giocarsi la coppa fino ai rigori, mentre lei, dopo aver fatto spendere diversi patrimoni al suo datore di lavoro, non ha portato il Chelsea nemmeno in finale? Mah! Chi lo sa?
Il mondo è fatto a scale, chi le scende e chi le sale, e lei, che per onorare il contratto è tenuto ad arrivare sempre più in alto, è condannato a salire sempre. Abbia pazienza, tuttavia, se ogni tanto troverà qualcuno che prende fiato sul pianerottolo. Può capitare. Lei non s’innervosisca e passi pure avanti, le scale sono tutte sue. Magari non stia lì a sbertucciare l’altro mostrandogli come sa fare i gradini a due a due, e soprattutto non si vanti, dopo averne fatti due, che avrebbe potuto farne pure cinque. Li salti, se è capace, e poi, se lo ritiene gratificante, stia pure lì a gonfiare il petto.
Comunque le chiedo scusa. Non dovevo dire quello che ho detto. La violenza è sbagliata. Avrei fatto meglio a mandarla più banalmente a quel paese, come si usa tra persone civili, e ad augurarle diversi tracolli con squadre ultime e penultime in classifica, così da stemperarle un poco la boria. Se l’avessi fatto, adesso non starei qui a presentarle le mie pubbliche scuse.
Come vede, anche io mi sono fatto prendere dalla voglia di discutere del se. Se avessi fatto notare che la sua espressione: “Potevamo vincere 5 a 1” era tale e quale a quella del mio nipotino quando gioca a calcetto con i compagnetti di scuola, avrei dovuto poi scusarmi?
E se i gol dell’Inter non li avessero segnati due giocatori del Catania, il Catania avrebbe poi vinto 1 a zero? Oppure per far contento lo Specialone, ci sarebbe toccato infilarci altre tre autoreti?
Mah! Chi lo sa?
Cionondimento, la saluto e ossequio
Pietro Lo Monaco
Amministratore Delegato Calcio Catania
