Se fosse stata ancora in vita, il 7 marzo di quest’anno, Anna Magnani avrebbe compiuto cento anni. Giancarlo Governi, scrittore e giornalista (tra i fondatori del secondo canale Rai), autore e presentatore di trasmissioni di successo come “Supergulp!”, “Il pianeta Totò”, “Ritratti”, “Laurel & Hardy: due teste senza cervello”, nonché autore di una ventina di volumi tra biografie e romanzi, le ha voluto dedicare un libro. Il titolo è “Nannarella” (Minimum fax, pag. 250, euro 16), il sottotitolo è “Il romanzo di Anna Magnani”. La figura dell’attrice è tratteggiata con stile piacevole e lineare. Ne emergono i punti salienti della vita e del carattere: gli “amori drammatici, esclusivi, travolgenti; i suoi dolori laceranti, le sue gioie sfrenate, le sue improvvise voglie di giocare e il suo drammatico disincanto”.
Per la Magnani la fama mondiale arriva nel 1945 con la vittoria del Nastro d’Argento grazie all’interpretazione nel film “Roma città aperta” di Roberto Rossellini. È solo il primo di una serie di prestigiosi riconoscimenti. 1947: miglior attrice alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per il film “L’onorevole Angelina”. 1951: secondo Nastro d’Argento per l’interpretazione della protagonista del film “Bellissima” di Visconti.
La data davvero storica è il 21 marzo 1956, giorno in cui le viene conferito il Premio Oscar, come migliore attrice protagonista, per l’interpretazione di Serafina Delle Rose nel film “La rosa tatuata” di Daniel Mann (per lo stesso ruolo vince anche un BAFTA quale attrice internazionale dell’anno e il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico). Il terzo Nastro d’argento arriva nel 1957 per l’interpretazione della protagonista del film “Suor Letizia”. Nel 1958 la Magnani è la miglior attrice al Festival di Berlino per l’interpretazione del film “Selvaggio è il vento” di George Cukor. Nello stesso anno, e per lo stesso ruolo, vince anche il suo primo David di Donatello come migliore attrice. Il secondo David giunge l’anno successivo per il film “Nella città l’inferno”.
“Perché dopo tanti anni si parla ancora di Anna Magnani?”, leggiamo sul libro di Governi. Poco dopo la risposta: “perché è stata l’attrice simbolo del cinema italiano del dopoguerra, il cinema della ricostruzione e del riscatto, e una delle più grandi attrici di tutti i tempi, capace di comicità sfrenata e di profonda drammaticità. Di lei gli italiani, da più di cinquant’anni, hanno nella mente, negli occhi e nel cuore quella corsa disperata dietro il camion tedesco che metteva la parola fine al suo più grande personaggio”.
Il riferimento è al film “Roma città aperta”, e a una delle sequenze più celebri della storia del cinema: la corsa – per l’appunto – dietro un camion tedesco, dove è rinchiuso il marito, al termine della quale il suo personaggio (la ‘Sora Pina’, ispirato alla figura di Teresa Gullace) viene ucciso dai mitra nazisti.
Nel libro di Governi la suddetta scena viene raccontata molto bene. Ne riporto, di seguito, un passaggio: “Sergio Amidei racconta che la scena, non prevista dal copione con questa dinamica, gli fu suggerita da un’ennesima lite – una delle ultime – fra Anna e Massimo Serato, che era andato a trovarla sul set. «Una volta che avevamo girato una scena», racconta Amidei, «con la Magnani, Fabrizi e un tedesco, grazie a un prete trafficone che ci aveva fatto girare di notte, dietro la caserma dei carabinieri a Trastevere, la Magnani aveva litigato con Serato, che era il suo uomo di allora, e Serato era scappato di corsa, saltando su una camionetta della produzione che aveva fatto mettere subito in moto. La Magnani corse appresso a questa camionetta, gridando i peggiori insulti di cui era capace, frocio, magnaccio, roba del genere! È stato questo il complemento del primo episodio: la Magnani dietro il camion dei tedeschi che le portano via il suo uomo». È, comunque, una scena che Anna vive con una passione e una verità inedite nel cinema di tutti i tempi.”
L’attrice muore a Roma il 26 settembre 1973, all’età di 65 anni, a causa di un tumore al pancreas. Si spegne una donna, rimane il mito… con immagini e interpretazioni che resteranno imperiture nella nostra memoria collettiva.
Massimo Maugeri

Anna Magnani canta “quanto sei bella roma”
http://www.youtube.com/watch?v=-o6RkGKmBQU
fatti di cronaca romana
http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/barbone-morto/barbone-morto/barbone-morto.html
a.
Piccolo omaggio anche da parte mia (una vecchia poesia contenuta nel libro “Il vino di quella cosa”).
VIALE MONTECENERI
Per vederci meglio
mi sono rifugiata in un bar.
La via zittisce per il temporale abbottonato al cielo,
si scuce a poco a poco il verde impermeabile del maniaco.
I gelati da parte loro son quasi finiti,
“Bindi fantasia nel dessert” diventa sempre più una radio d’epoca.
Alle prime gocce (ma tira un forte vento)
la furia irrompe nel deserto d’asfalto:
come Anna Magnani una donna corre tragicamente
verso la novanta ancora lontana,
con tanta storia inutile
impressa a tempo e fatica
su un viso e su una corsa scomposti
di madre e servitrice dimenticata.
L’episodio di come nacque la scena della corsa dietro al camion in Roma città aperta, così come la storia di come girarono il film è (anche) in ” Celluloide” di Ugo Pirro. Un bel libro.
Il fatto è che le donne come me si attaccano soltanto agli uomini con una personalità superiore alla loro: e io non ho mai trovato un uomo con una personalità capace di minimizzare la mia. Ho trovato sempre uomini, come definirli? Carucci. Dio: si piange anche per quelli carucci, intendiamoci, ma sono lacrime di mezza lira. Incredibile a dirsi, il solo uomo per cui non ho pianto lacrime di mezza lira resta mio marito: Goffredo Alessandrini. L’unico, fra quanti ne ho conosciuti, che mi stimi senza riserve e al quale sia affezionata. Certo non furono rose e fiori anche con lui. Lo sposai che ero una ragazzina e finché fui sua moglie ebbi più corna di un canestro di lumache. (da “Mamma tragica” di O. Fallaci)
Anna è.
E rimane.
Grazie Massimo
Chiara
Grazie per i commenti.
Come ha scritto Chiara (sono io che ringrazio te): “Anna è… e rimane”.