(ut pictura, ut pictata terra)

I.

S’accosta, da un’urgenza

di luce, nell’oscuro strappo

della volta, nel tremante

saluto della mano,

sul dorso un rossore

di nerbo, ustione, nutrimento.

II.

Serba memoria d’alba,

camminate tra lo spino

e un rintocco calcareo, salvezza

sconosciuta dalle serpi.

Ritrova una salvezza altra,

di radura, la morte subitanea

dei vigneti, con la finzione

divenuta vita.

III.

Una frase anch’essa

calcarea, al suo spaccarsi

a un fuoco di fornace,

rende una crepa al cielo, troppo

vicino da escludersi.

Colmo di ogni ramo, esausto,

che qui s’innalza, collo

come di bestia antica

incattivita, resta

vetro alle finestre, vapore

d’erbe cotte della selva.

IV.

Case con luminose udienze

l’accolgono, gerani ai davanzali,

una difesa d’ombra. Rintocchi

nunziano il delirio, celato

da persiane – la gravità del mondo

un chiavistello. Offre granite scure

ad una peste incipiente,

ai monatti che celiano in combutta.

V.

Profili disegnati dalla marea –

è la visione delle ginestre in alto.

Il vento dall’interno accatasta

barche e nuova smania

per la fuga. Al disfarsi dell’aria

un varco nel seccume

del greto ieri navigato.

VI.

Quali colori il mai senza risposte, il ferro

degli sterpi ai nuovi fuochi: io

m’inginocchio alla vista

di terre note.

VII.

Terraemotu, in primis,

e una fenditura di rosso sotto

i mari, i cieli, e un coltello

di porpora lanciato sul biancore

della divinità che appare. Nella bracciata

dell’esule vetusto

un agitarsi d’ansia ed una sete.

Eguale traccia dell’esasperata

febbre coltiva ed alimenta,

con la scoperta d’una fine e fiamma.

5 pensieri su “(ut pictura, ut pictata terra)

  1. nadia agustoni

    Testi che portano traccia di un mondo particolare, affidato a una memoria attenta

    “Serba memoria d’alba,

    camminate tra lo spino

    e un rintocco calcareo”

    a un occhio che guarda vivendo ciò che guarda.

    un saluto

    Rispondi
  2. Giorgio

    Quali colori il mai senza risposte, il ferro
    degli sterpi ai nuovi fuochi: io
    m’inginocchio alla vista
    di terre note.

    Ancora un ritorno, un viaggio nella terra, un affondare negli elementi, una iniziazione, davvero nei modi di una pittura espressionista-futurista.

    Grazie, Enrico, e un caro saluto.

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  3. enrico de lea

    vi ringrazio per l’attenzione – in effetti nascono, questi versi, da alcune ossessioni coloristiche e, al contempo, ctonie -dovrebbero essere di “affiancamento” ad un prossima mostra di un amico pittore

    ciao a tutti, un caro saluto

    Rispondi

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