Che guaio non avere la banda larga!
Ma forse è meglio così: alla mia tenera età, il Liebestod mi fa ancora commuovere fino alle lacrime. Ne ho tre versioni in vinile, e non le ascolto mai, per pudore. Mi fa pensare a troppe cose. Mi fa rimpiangere tutta una vita.
Interpretazione finissima e chiara. Non mi piace Wagner, ma questo (ed altri suoi brani, ma non molti a mio avviso, forse un paio d’ore di musica) è uno di quei brani che consacrano il diritto di un artista a passare alla storia. Postarlo è stata un’ottima idea.
Il dramma d’amore che fa commuovere e sognare. Il vero amore che è rinuncia e sacrificio e che si concretizza nella morte.
Il sacrificio d’amore per l’altrui bene, un amore che non si compie nel puro egoismo del proprio piacere e possesso dell’altro ma si concretizza nel dare, nel rinunciare all’altro per il suo bene e il suo perdono, il suo stesso amore.
L’amore puro di Tristano e di Isotta, il tradimento di Melot, l’amico per il quale Tristano muore per non ucciderlo in duello.
La rivelazione dell’amore nella notte amica mentre il giorno nasconde la verità e tradisce.
Tristano muore (per amore e amicizia) e Isotta invoca la morte d’amore (liebestod) che riunirà i due amanti. Quando l’amore è vero si ritrova sempre ed è vita oltre la morte.
Un attimo prima di morire Isotta canta: “Son forse onde di teneri zaffiri? Son forse onde di voluttuosi vapori? Nel flusso ondeggiante, nell’armonia risonante, nello spirante universo del respiro del mondo -annegare, inabissarmi – senza coscienza – suprema voluttà!”
Questa l’opera, mentre mi chiedo l’amore quello vero esiste? Sì, e a volte non può compiersi che con la morte (intesa come allontanamento e rinuncia), con il non manifestarsi per non ferire altri e l’amato stesso, fino alla rivelazione che, in questa vita senza filtri magici, avviene per circostanze fortuite, volontà divina o un muto parlare di due cuori che non si possono confessare amore perché sarebbe impossibile viverlo senza causare troppo dolore agli altri. Ma l’amore vince l’amore.
Ma tutto questo è giusto? Ed è peccato vivere un amore impossibile secondo l’etica e la morale corrente, se è vero amore che trascende dal puro innamoramento e trasporto fisico? So che nessuno mi risponderà ma io credo di no.
Se manca allora il coraggio di sovvertire gli schemi per amare non è questo morire?
Morte come trasfigurazione nell’altro e nel silenzio come forse Wagner ha voluto insegnarci.
Allora sì, vorrei morire mille volte e la bellezza dell’amore muore dentro il canto.
Gazie , Fabrizio, di avermi fatto riascoltare quel brano meraviglioso che è la morte di Isolde. Diversi anni fa ho messo in scena il dramma “La santina di Gallipoli”, al secolo Lucia Solidoro, in cui gli ultimi istanti della sua vita ( morì a 23 anni) vengono accompagnati , in sottofondo , proprio da quella musica , davvero struggente; “na cosa , sosteneva il mio amico loggionista Amendolagine di Terlizzi, che ti prende alle “frattaglie”. Donne e uomini si commuovono fino alle lacrime, fino a star male. Ricordo, a Sannicola , quindici anni fa , presso il piccolo teatro del “Centro Insieme” , una signora , che dovette uscire dal teatro ed essere assistita da un medico che si trovava lì da spettatore. Come qualcuno forse sa , la “Santina” muore guardando il mare , “l’Jonio che ha la forma del vento”, dalla finestra della sua casa di calce e salnitro di poveri pescatori , sita sulla Riviera Bartolomeo Diaz, muore invocando il suo Dio crocifisso ( “Gesù mio, ti amo, ti amo…”), come la Santa Teresina di Lisieux.
Anche Isotta la bionda muore su un alto pianoro che guarda il mare , anche lei muore
d’amore davanti al mare amaro del Nord , ma non ha nessun Dio da invocare. Muore per il suo Tristano , muore adagiata sul corpo caro dell’amato, che l’ha preceduta nel lungo viaggio nella tenebra. Quella di Wagner non è l’Isotta cristiana della leggenda di Chretien dei Troyes , con il sentimento del peccato e della espiazione per un amore proibito, ma tutto il contrario. Nell’opera di Wagner – scrive Th. Mann – non c’è cielo né inferno , non c’è nessuna religione , non vi è Dio. Nessuno lo nomina , nessuno lo invoca , vi è soltanto una filosofia erotica, una metafisica atea, il mito cosmogonico nel quale il motivo del desiderio fa nascere il mondo”. E’ un poema filosofico d’amore e morte , dove Wagner , il rivoluzionario del teatro , il grande dilettante della musica ( non imparerà mai a suonare decentemente il pianoforte ) , l’anti-italiano , l’antisemita, a quel tempo innamorato folle della contessa Mathilde Wesendonck ( la sua Isotta) , più che mai nietzschiano e dominato dalla più alta concezione di sé , dice che è ora di cambiare musica , e trasmette il suo messaggio messianico: “ Solo nella morte, estrema rinuncia all’Io , l’amore trova la propria compiutezza”.
Il suo “Tristano e Isotta” è il massimo del romanticismo , l’infinito lunare , l’inconoscibile , la notte, l’amore assoluto, l’ebbrezza di annullarsi, la morte come momento erotico più alto e assoluto. “ Il nostro amore è ogni tempo / e oltre il tempo…Oh dolce morte/ fuga le nostre angosce/ oh morte d’amore/ tra le tue braccia / riscaldati da te / liberati dal pericolo di svegliarsi”.
Ma è anche la fine del romanticismo, dice Daniel Barenboim , grande pianista e grande direttore d’orchestra argentino , di origine ebraica , che ha preso la cittadinanza israeliana , e ora sta scompaginando tutti gli “equilibri” dell’odio atavico tra palestinesi ed ebrei , accettando anche la cittadinanza palestinese. «È un grande onore ricevere l’offerta di un passaporto», ha detto dopo un recital di piano dedicato a Beethoven , a Ramallah, città della Cisgiordania dove è attivo da qualche anno nel promuovere i contatti tra giovani musicisti arabi e israeliani. «Ho accettato anche perché credo che i destini del popolo israeliano e del popolo palestinese siano collegati in modo inestricabile Abbiamo la benedizione, o maledizione, di dover vivere assieme. E preferisco la prima delle due. Il fatto che un cittadino possa essere premiato col passaporto palestinese sia un segno che ciò è possibile…La mia convinzione è che tramite la musica noi possiamo imparare molte cose su noi stessi, sulla nostra società, sulla politica – in breve, sull´essere umano. La musica non come luogo di dorata ed edulcorata quiescenza, ma di fondamentali verità e quindi di ineludibili responsabilità. La musica è la cornice comune; è un linguaggio astratto di armonia. In musica nulla è indipendente. Richiede un perfetto equilibrio tra intelletto, emozione e temperamento. Quindi, tramite la musica possiamo immaginare un modello sociale alternativo, dove l’utopia e la praticità uniscono le forze, permettendoci di esprimere noi stessi liberamente e di ascoltare ciascuno le preoccupazioni dell’altro. Questo processo ci offre un importante insight sul modo attraverso il quale il mondo può e deve funzionare, e talvolta in effetti funziona».
Ma oggi, purtroppo, non si sente altro che sirene o spari , e la tristezza che siamo diventati, dice ancora Barenboim , grande artista , ma anche grande uomo , un sessantenne alto , grosso, pieno di energia , di passione, di umanità, che parla benissimo l’italiano , è veloce, è perfetto , è cantilenante , come i sudamericani, è tutto un bzzz bzz da insetto ronzante , – oggi la musica che si ascolta per le strade è un insulto all’orecchio…e l’orecchio è l’organo più intelligente del corpo umano…l’orecchio registra la memoria …bisogna educare a sentire…invece oggi è tutto visuale …
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Che guaio non avere la banda larga!
Ma forse è meglio così: alla mia tenera età, il Liebestod mi fa ancora commuovere fino alle lacrime. Ne ho tre versioni in vinile, e non le ascolto mai, per pudore. Mi fa pensare a troppe cose. Mi fa rimpiangere tutta una vita.
Non ho la banda larga, e ascolto a singhiozzo, immagino e ricordo, troppo.
Come sopra, ugualissimo. Maria Pia
Ehi, Fabry, se dovessi morire mille volte?!!
Saresti un Fantasma dell’Opera, con nulla da invidiare a Banderas! 🙂
http://it.youtube.com/watch?v=S88rkpPu8_g
Un abbraccio e buona giornata a tutti, con o senza banda larga.
Titti
Interpretazione finissima e chiara. Non mi piace Wagner, ma questo (ed altri suoi brani, ma non molti a mio avviso, forse un paio d’ore di musica) è uno di quei brani che consacrano il diritto di un artista a passare alla storia. Postarlo è stata un’ottima idea.
Il dramma d’amore che fa commuovere e sognare. Il vero amore che è rinuncia e sacrificio e che si concretizza nella morte.
Il sacrificio d’amore per l’altrui bene, un amore che non si compie nel puro egoismo del proprio piacere e possesso dell’altro ma si concretizza nel dare, nel rinunciare all’altro per il suo bene e il suo perdono, il suo stesso amore.
L’amore puro di Tristano e di Isotta, il tradimento di Melot, l’amico per il quale Tristano muore per non ucciderlo in duello.
La rivelazione dell’amore nella notte amica mentre il giorno nasconde la verità e tradisce.
Tristano muore (per amore e amicizia) e Isotta invoca la morte d’amore (liebestod) che riunirà i due amanti. Quando l’amore è vero si ritrova sempre ed è vita oltre la morte.
Un attimo prima di morire Isotta canta: “Son forse onde di teneri zaffiri? Son forse onde di voluttuosi vapori? Nel flusso ondeggiante, nell’armonia risonante, nello spirante universo del respiro del mondo -annegare, inabissarmi – senza coscienza – suprema voluttà!”
Questa l’opera, mentre mi chiedo l’amore quello vero esiste? Sì, e a volte non può compiersi che con la morte (intesa come allontanamento e rinuncia), con il non manifestarsi per non ferire altri e l’amato stesso, fino alla rivelazione che, in questa vita senza filtri magici, avviene per circostanze fortuite, volontà divina o un muto parlare di due cuori che non si possono confessare amore perché sarebbe impossibile viverlo senza causare troppo dolore agli altri. Ma l’amore vince l’amore.
Ma tutto questo è giusto? Ed è peccato vivere un amore impossibile secondo l’etica e la morale corrente, se è vero amore che trascende dal puro innamoramento e trasporto fisico? So che nessuno mi risponderà ma io credo di no.
Se manca allora il coraggio di sovvertire gli schemi per amare non è questo morire?
Morte come trasfigurazione nell’altro e nel silenzio come forse Wagner ha voluto insegnarci.
Allora sì, vorrei morire mille volte e la bellezza dell’amore muore dentro il canto.
Meraviglioso post.
Maria
[omissis] 🙂
ottima scelta, fabry.
grazie: di fronte a questo anche le pietre gridano.
Gazie , Fabrizio, di avermi fatto riascoltare quel brano meraviglioso che è la morte di Isolde. Diversi anni fa ho messo in scena il dramma “La santina di Gallipoli”, al secolo Lucia Solidoro, in cui gli ultimi istanti della sua vita ( morì a 23 anni) vengono accompagnati , in sottofondo , proprio da quella musica , davvero struggente; “na cosa , sosteneva il mio amico loggionista Amendolagine di Terlizzi, che ti prende alle “frattaglie”. Donne e uomini si commuovono fino alle lacrime, fino a star male. Ricordo, a Sannicola , quindici anni fa , presso il piccolo teatro del “Centro Insieme” , una signora , che dovette uscire dal teatro ed essere assistita da un medico che si trovava lì da spettatore. Come qualcuno forse sa , la “Santina” muore guardando il mare , “l’Jonio che ha la forma del vento”, dalla finestra della sua casa di calce e salnitro di poveri pescatori , sita sulla Riviera Bartolomeo Diaz, muore invocando il suo Dio crocifisso ( “Gesù mio, ti amo, ti amo…”), come la Santa Teresina di Lisieux.
Anche Isotta la bionda muore su un alto pianoro che guarda il mare , anche lei muore
d’amore davanti al mare amaro del Nord , ma non ha nessun Dio da invocare. Muore per il suo Tristano , muore adagiata sul corpo caro dell’amato, che l’ha preceduta nel lungo viaggio nella tenebra. Quella di Wagner non è l’Isotta cristiana della leggenda di Chretien dei Troyes , con il sentimento del peccato e della espiazione per un amore proibito, ma tutto il contrario. Nell’opera di Wagner – scrive Th. Mann – non c’è cielo né inferno , non c’è nessuna religione , non vi è Dio. Nessuno lo nomina , nessuno lo invoca , vi è soltanto una filosofia erotica, una metafisica atea, il mito cosmogonico nel quale il motivo del desiderio fa nascere il mondo”. E’ un poema filosofico d’amore e morte , dove Wagner , il rivoluzionario del teatro , il grande dilettante della musica ( non imparerà mai a suonare decentemente il pianoforte ) , l’anti-italiano , l’antisemita, a quel tempo innamorato folle della contessa Mathilde Wesendonck ( la sua Isotta) , più che mai nietzschiano e dominato dalla più alta concezione di sé , dice che è ora di cambiare musica , e trasmette il suo messaggio messianico: “ Solo nella morte, estrema rinuncia all’Io , l’amore trova la propria compiutezza”.
Il suo “Tristano e Isotta” è il massimo del romanticismo , l’infinito lunare , l’inconoscibile , la notte, l’amore assoluto, l’ebbrezza di annullarsi, la morte come momento erotico più alto e assoluto. “ Il nostro amore è ogni tempo / e oltre il tempo…Oh dolce morte/ fuga le nostre angosce/ oh morte d’amore/ tra le tue braccia / riscaldati da te / liberati dal pericolo di svegliarsi”.
Ma è anche la fine del romanticismo, dice Daniel Barenboim , grande pianista e grande direttore d’orchestra argentino , di origine ebraica , che ha preso la cittadinanza israeliana , e ora sta scompaginando tutti gli “equilibri” dell’odio atavico tra palestinesi ed ebrei , accettando anche la cittadinanza palestinese. «È un grande onore ricevere l’offerta di un passaporto», ha detto dopo un recital di piano dedicato a Beethoven , a Ramallah, città della Cisgiordania dove è attivo da qualche anno nel promuovere i contatti tra giovani musicisti arabi e israeliani. «Ho accettato anche perché credo che i destini del popolo israeliano e del popolo palestinese siano collegati in modo inestricabile Abbiamo la benedizione, o maledizione, di dover vivere assieme. E preferisco la prima delle due. Il fatto che un cittadino possa essere premiato col passaporto palestinese sia un segno che ciò è possibile…La mia convinzione è che tramite la musica noi possiamo imparare molte cose su noi stessi, sulla nostra società, sulla politica – in breve, sull´essere umano. La musica non come luogo di dorata ed edulcorata quiescenza, ma di fondamentali verità e quindi di ineludibili responsabilità. La musica è la cornice comune; è un linguaggio astratto di armonia. In musica nulla è indipendente. Richiede un perfetto equilibrio tra intelletto, emozione e temperamento. Quindi, tramite la musica possiamo immaginare un modello sociale alternativo, dove l’utopia e la praticità uniscono le forze, permettendoci di esprimere noi stessi liberamente e di ascoltare ciascuno le preoccupazioni dell’altro. Questo processo ci offre un importante insight sul modo attraverso il quale il mondo può e deve funzionare, e talvolta in effetti funziona».
Ma oggi, purtroppo, non si sente altro che sirene o spari , e la tristezza che siamo diventati, dice ancora Barenboim , grande artista , ma anche grande uomo , un sessantenne alto , grosso, pieno di energia , di passione, di umanità, che parla benissimo l’italiano , è veloce, è perfetto , è cantilenante , come i sudamericani, è tutto un bzzz bzz da insetto ronzante , – oggi la musica che si ascolta per le strade è un insulto all’orecchio…e l’orecchio è l’organo più intelligente del corpo umano…l’orecchio registra la memoria …bisogna educare a sentire…invece oggi è tutto visuale …
un abbraccio ad Augusto, persona speciale da molti punti di vista.
e un augurio perché non perda mai il suo entusiasmo.